Il ritorno dell’eroina (e attenzione ai farmaci!)

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Il ritorno dell’eroina (e attenzione ai farmaci!)

papavero

In questa pagina ho raccolto articoli che ho scritto in tempi successivi a proposito del ritorno dell’eroina. In un periodo discretamente lungo (anni) ci sono stati diversi segnali rispetto a questa possibilità. La mia sensazione è che la crisi economica abbia rallentato un processo che, altrimenti, sarebbe stato più veloce. Le droghe come l’eroina sono tali solo per il consumatore finale. Nel lungo percorso tra produttore e consumatore sono soprattutto una “moneta” alternativa. I diversi passaggi, evidentemente, possono generare maggiori profitti dove c’è più ricchezza o dove, comunque, l’economia cresce. Questo, in parte, ci ha preservato da guai peggiori e da maggiori “investimenti” in questo mercato. Vedremo cosa succederà se e quando la situazione economica migliorerà.

Intanto, nel Nord America, sembra gradualmente aver raggiunto un tetto il disastro fatto da una facile prescrizione di farmaci oppiacei per la terapia del dolore. Nel 2013, delle 43.982 morti per overdose negli Stati Uniti , 22.767 (51.8%) erano correlabili  a farmaci. Tra  le 22.767 morti da overdose da farmaci nel 2013, 16,235 (71.3%) sono state provocate da farmaci analgesici oppioidi e 6,973 (30.6%) da benzodiazepine (Un certo numero di decessi hanno coinvolto oppioidi e benzodiazepine insieme). (Fonte CDC) Il tentativo, parzialmente riuscito, di controllare la prescrizione e l’uso improprio dei farmaci oppiacei, ha visto contemporaneamente peggiorare la diffusione di eroina. Dal 2010 al 2012, le morti per overdose da eroina in 28 stati  sono balzate da 1.779 a 3.665  con una mortalità di 2.1 persone su 100,000. Molti nuovi eroinomani, negli USA, hanno iniziato la loro tossicodipendenza con i farmaci oppiacei. Nel 2014 le morti per overdose da oppiacei sono ulteriormente aumentate.

Si tratta di numeri spaventosi. Dal 2000 al 2014 quasi mezzo milione di cittadini americani sono morti per overdose.

Da noi, in Italia  la prescrizione di farmaci oppiacei continua ad aumentare ed è noto che le benzodiazepine sono tra i farmaci più abusati. Il problema non è, ovviamente, la prescrizione di farmaci appropriata per persone che ne hanno bisogno.  Infatti sono stati i farmaci oppiacei prescritti e usati impropriamente a diventare  il “cavallo di troia” per il ritorno dell’eroina nel Nord America. Siamo un grande Paese: da noi i problemi non esistono, sino a quando non esplodono e, normalmente, lo fanno in modo peggiore che altrove. Un minimo di attenzione ? Un ragionamento previsionale e preventivo? Evidentemente sono articoli di lusso che non ci possiamo permettere. Forse in Italia convivono troppe mafie.

Dai dati SIAPAD in Lombardia lo scorso anno si stima in circa mezzo milione le persone che hanno usato un farmaco oppiaceo. Peccato che il 30% lo abbia fatto al di fuori di un trattamento controllato da un medico e il 23% avvia ottenuto i farmaci senza prescrizione.

Inserisco nella trattazione anche due documenti video. Uno, della RAI, parla di tempi passati, quando una prima epidemia di eroina portò allo stremo una generazione e, in parte, distrusse le sue aspirazioni ed i suoi ideali. Il secondo è uno dei tanti filmati che ci parlano del ritorno dell’eroina negli USA. Non è storia del passato ma di oggi. Sarebbe meglio riflettere su queste cose e non dimenticarsi che non succedono per caso.

 

Il ritorno dell’eroina

Come pugili suonati !

(torna l’eroina)

“Nuovo marketing della droga. Secondo i carabinieri stiamo assistendo a un mutamento del mercato dell’eroina, che viene ora spacciata in forma più leggera, per abbattere i prezzi e avvicinare i giovani, mantenendo comunque inalterato il potere di assuefazione. (…) Oggi un grammo di eroina, specie se molto pura, è tagliato in modo da ricavarne 4-5 grammi “da strada”, per assicurare un mercato di consumatori stabile, se non in crescita. Oggi una dose è venduta a un prezzo che oscilla dai 25 ai 40 euro, dunque facilmente accessibile”.  Così scrive il Messaggero di Roma Città del 7.10.07.

Ora leggiamo cosa scrivevo su questo sito il 5 settembre 2005 :

Torna l’eroina ?

Già da un po’ di tempo ho come la sensazione che qualcosa si stia muovendo nel mercato dell’eroina. Forse nulla sta realmente cambiando: è possibile che questa sensazione  sia semplicemente la conseguenza di una maggiore attenzione da parte dei media nei confronti di notizie, come le overdose, che, per un certo periodo, sembravano essere sparite dalle cronache. Potrebbe però anche trattarsi di una … mia maggiore attenzione al fenomeno, collegata ad una certa sensibilità per le nuove tendenze in questo settore che ho coltivato in questi anni. La mia ipotesi, tutta da verificare, è che, dopo un periodo di relativa stasi, gli oppiacei stiano (in modo diverso a seconda dei luoghi e delle situazioni) ritornando “di moda”. Ecco, ad esempio, cosa segnala Bernardo Spazzapan, responsabile del Servizio tossicodipendenze dell’ASS Isontina  “E’ tornato a crescere l’uso di eroina da parte dei giovani, dopo anni in cui la tendenza era al ribasso”. Spazzapan si riferisce soprattutto alla situazione di un Comune, Ronchi dei Legionari, dove, dal suo punto di osservazione, ha notato il picco di questo fenomeno” (Fonte Il Nuovo Friuli 4.9.05). Anche questo, naturalmente, è ancora solo un segnale isolato. Da solo non può essere considerato un indice significativo ma, comunque, merita attenzione e non lo sottovaluterei. Le giovani generazioni non hanno idea di cosa abbia rappresentato l’eroina negli anni 70 e 80: è come non fossero culturalmente “immunizzate” verso la possibilità di una nuova epidemia. In presenza di una buona disponibilità di sostanza proveniente dall’Afghanistan, il ritorno dell’eroina potrebbe essere il modo per rigenerare uno “zoccolo duro” di clienti abituali fidelizzati da una situazione di tossicodipendenza. Verrebbero così meglio stabilizzate le possibili fluttuazioni di un mercato che, negli ultimi anni ed in alcune zone del Paese, aveva costruito la sua espansione soprattutto sul consumo occasionale di droghe diverse.

Tutti elementi che fanno pensare come il ritorno dell’eroina sia un evento decisamente prevedibile. Il bollettino intermedio di Prevo.Lab (laboratorio finalizzato alla previsione della diffusione di droghe in Italia), emesso nel giugno 2007, dice: “Pur in mancanza di dati numerici più precisi, il quadro di riferimento delineato fa propendere per una tendenza all’incremento dei consumi di eroina con modalità assai differenti da quelle “classiche”. Proprio per questo motivo è probabile un aumento di consumatori occasionali”.

Ora, tenendo presente che i consumi di cocaina stanno esplodendo o sono già esplosi in tutto il Paese e che esiste un sommerso di droghe sintetiche ancora tutto da valutare, osserviamo chiari segnali di come ormai sia stata attivata una strategia di marketing  finalizzata a piazzare nuovamente anche l’eroina tra i consumi dei giovanissimi. Manca solo qualche avvenente attrice che, mostrando le cosce, ripresa da tutti i media, dichiari un po’ eccitata come l’eroina, tra tutte le droghe, sia quella che l’ha intrigata di più e qualche trasmissione con target giovanile in grado di ammiccare scherzosamente verso  un “fumo diverso”. Tranquilli: arriverà anche questo: per le altre droghe già succede. Non sottovalutiamo la potenza di questo mercato! Negli anni ’60 farsi canne dava scandalo: la cannabis era droga. Oggi non è più così. Come mai? Quale mutazione genetica ci sta spingendo a considerare normale ciò che volevamo combattere? All’inizio degli anni ’90 erano ben pochi quelli che cercavano cocaina: oggi c’è chi se la procura nei locali pubblici o nell’ambito del lavoro per accompagnare la giornata. E’ il “logorio della vita moderna” che ci spinge a cercare qualcosa di diverso dai liquori al carciofo oppure vogliamo finalmente considerare la realtà di un marketing che, anche in questo settore, è perfettamente in grado di indurre bisogni che non esistono?

Purtroppo quando il mercato vuole che la gente acquisti droga è perfettamente in grado di raggiungere i suoi obiettivi anche decidendo quali sostanze debbano essere usate. Alla faccia dei consumatori che (come sempre) si ritengono consapevoli, adesso il mercato ha convenienza a proporre eroina e troverà sempre più persone che “consapevolmente (!?)” la vorranno consumare. E, poiché, tutto sommato, a tutti spiace il concetto di essere stati fatti fessi dai “commercianti” di turno, troveremo a posteriori il modo di costruire tutte le giustificazioni sociologiche e politiche necessarie per spiegare i nuovi consumi. A posteriori, però, perché nel frattempo ben poco verrà fatto anche solo per disturbare le azioni di un mercato che le stesse Forze dell’Ordine dichiarano di poter contrastare solo in piccola parte sequestrando il 10 – 15 % del prodotto in circolazione. Inviterei, tra l’altro, chi, a diverso livello, è nella possibilità di farlo, di verificare quali siano i reali investimenti nel bilancio di Stato, Regioni e Comuni finalizzati alla prevenzione della diffusione di droghe e per facilitare l’intervento precoce a livello terapeutico e/o educativo e come vengano utilizzati realmente.

Pongo alcune domande che possono aiutare a meglio chiarire un grave problema. Chi coordina l’azione antidroga il Italia?  Chi ne è responsabile?  Con quale mandato? Con quali strumenti? Con quali obiettivi? Con quali mezzi? Con quali poteri? Di quali conoscenze ci si avvale e su quali dati ci si basa per valutare la situazione nella sua evoluzione? Come vengono decise le priorità di intervento? Quali sono le politiche di settore a sostegno di chi ci lavora? Quali investimenti vengono fatti nel campo? Come si valutano nel tempo e dinamicamente i risultati di ciò che sta facendo?

A differenza dei “grandi temi etici di settore”, dove tutti mostrano certezze, a queste domande le risposte diventando quanto mai vaghe … perché non ci sono. Ben si comprende, così, perché e come il mercato della droga in Italia possa fare esattamente tutto ciò che desidera. Continuiamo a dibattere inutilmente, in mancanza di un contesto compiuto di pensiero ed azione, di sanzionare il possesso di 20 o 40 spinelli, di usare i cani antidroga dentro o fuori le scuole, di mandare o meno buoni gratuiti per test antidroga alle famiglie oppure, ancora, di prescrivere il metadone per un massimo di 7 o di trenta giorni o di recuperare globalmente la persona  piuttosto che ridurre i danni dell’uso di droga ecc. sembra, ogni volta, che si voglia fare chissà quale rivoluzione ma la triste realtà è che di fronte al mercato della droga continuiamo a restare completamente passivi, come i pugili suonati. Prima o poi qualcuno riuscirà addirittura a convincerci che è meglio così.

Riccardo C. Gatti 8.10.07

Afghanistan, papaveri e diserbanti

Marcello Foa, inviato speciale di politica internazionale de Il Giornale segnala sul suo blog che il Governo Bush vorrebbe irrorare con diserbanti i campi di papavero da oppio e farebbe pressioni in tal senso sul Governo Karzai. Giustamente Foa si domanda “perché solo adesso viene decisa una strategia antidroga di questo livello, considerato che la produzione cresce da anni?” e si chiede anche se la misura riguardi “solo le zone dei talebani o anche quelle sotto il controllo del governo afghano, dove le coltivazioni di oppio e di eroina sono state finora tollerate.” Ma siamo proprio sicuri che si tratti di una vera e propria strategia antidroga?

Normalmente si tende a considerare la distruzione delle piantagioni di papavero da oppio come una vera e propria iniziativa “antidroga”. Per quanto riguarda l’Afghanistan i Paesi occidentali, tuttavia, non vorrebbero le coltivazioni di oppio ma vorrebbero anche evitare di trovare occasioni per rafforzare la posizione dei Talebani contro il Governo Karzai, esasperando le condizioni economiche dei contadini. Da qui deriverebbero diversità di vedute tra alleati sul che fare, proprio rispetto all’azione antidroga. Lascia comunque perplessi il fatto che quando i Talebani governavano l’Afghanistan, le coltivazioni di oppio, erano molto meno imponenti di oggi.

Ora il Governo Americano propone di usare i diserbanti per distruggere i campi di papavero. Apparentemente potrebbe sembrare una misura diretta per arginare la diffusione di eroina nel mondo. Ma è proprio così? Proverei ad utilizzare una diversa chiave di lettura della situazione. L’Afghanistan è di gran lunga il primo produttore mondiale di oppio. La distruzione dei campi di papavero, se eseguita sistematicamente in maniera efficace, avrebbe pertanto un grandissimo impatto, sbilanciando l’equilibrio mondiale del mercato della droga. Ma attenzione: le droghe di origine agricola come l’eroina derivata dall’oppio dei papaveri …sono “droghe” solo per i consumatori finali. Prima di essere iniettate, sniffate o fumate sono esclusivamente una moneta di scambio ed uno strumento di potere e di colonizzazione. Questo spiega il loro lungo percorso dal luogo di produzione al luogo di consumo e la loro non sostituzione con prodotti di sintesi dagli effetti sovrapponibili. Probabilmente ha ragione chi dice che sarebbe possibile produrre oppio anche altrove ed, in effetti, la situazione dal punto di vista delle tossicodipendenze potrebbe anche non cambiare ma senz’altro, cambiando le rotte di produzione e traffico, ci sarebbe una diretta incidenza su equilibri politico – economico – militari che si giocano nello scacchiere internazionale.

E’ evidente, quindi, che la distruzione delle piantagioni di papavero potrebbe avere a che fare anche con qualcosa di diverso dalla “lotta alla droga” essendo, invece, il tentativo di destabilizzare uno stato di equilibrio mondiale fino ad oggi tollerato ma che, evidentemente, per qualche ragione, ora preoccupa.

Sarebbe interessante comprendere a chi sia effettivamente rivolto l’annuncio della Casa Bianca e le vere ragioni della perplessità dei Paesi Europei. Sarebbe curioso, ad esempio, che questi Paesi che, di fatto, non hanno una politica, una strategia ed una legislazione univoca contro la droga, trovassero, invece, una posizione condivisa sul fatto che i campi di papavero da oppio debbano… restare dove sono.

Riccardo C. Gatti 9.10.07

Il blog di Marcello Foa

Misterioso Afghanistan

Leggendo i giornali avevo capito che il papavero da oppio, in Afghanistan, era coltivato nella parte occupata dai Talebani e non in quella sotto il controllo dei Paesi Occidentali. Mi era parso strano: quando i Talebani controllavano l’intero Paese, infatti, la coltivazione del papavero era molto più ridotta non solo rispetto ad oggi, ma anche rispetto a quando non erano al potere. Ora però, secondo l’ANSA, ” L’Europarlamento raccomanda al Consiglio di elaborare e sottoporre al governo afgano, nel quadro di programmi di riduzione dell’offerta illecita patrocinati dall’Unione europea, un piano e una strategia globali intesi a controllare la produzione di stupefacenti in Afghanistan, migliorando la governance e lottando contro la corruzione ai livelli più alti dell’amministrazione afgana (in particolare al ministero degli Interni), avvalendosi degli strumenti giuridici internazionali esistenti. Ma anche dirigendo l’azione contro i principali trafficanti sul posto”. Per gli eurodeputati, il Consiglio dovrebbe inoltre ”esaminare la possibilità” di prevedere progetti pilota per la conversione, su piccola scala, di una parte delle attuali colture illegali di papavero in campi per la produzione legale di analgesici a base di oppio. E’ in questo ambito che si colloca la previsione di progetti pilota europei per la conversione, su piccola scala, di una parte delle attuali colture illegali di papavero in campi per la produzione legale di analgesici a base di oppio.

Sono esterefatto. Se la proposta del Parlamento europeo ha un senso, ciò significa che il papavero da oppio, di cui si tratta, deve necessariamente essere prodotto e commercializzato nella zona sotto il controllo dei Paesi Occidentali. Non credo proprio che si possa intervenire altrimenti nella zona talebana ed, evidentemente, la corruzione citata riguarda il governo filo-occidentale di Karzai e non quello con contro cui stiamo combattendo militarmente.  Se è così, però, non si capisce l’operazione della conversione “di una parte della attuali colture” per la produzione di analgesici. I contadini, infatti, coltiverebbero ancora papaveri da oppio, probabilmente al prezzo di oggi: a chi andrebbero, dunque, i nostri soldi per mezzo dei progetti? Ai trafficanti che continuerebbero a fare il loro mestiere guadagnando anche per la nuova fornitura? Ai corrotti per redimerli?

C’è qualcosa che non va. Se ho capito bene, dovremmo “giocare” altri soldi sullo scenario Afghano senza sapere a chi andranno e perché. Ricordo che per anni abbiamo già versato ingenti somme per la conversione di colture in Afghanistan. Anche a quei tempi il tutto era sotto l’egida di un organismo delle Nazioni Unite sovvenzionato soprattutto dall’Italia. Poi ci hanno spiegato che la colpa della nuova diffusione di eroina nel mondo era dei Talebani che, nel frattempo, avevano preso il controllo del Paese … ora incomincio a non esserne più sicuro!

In un momento in cui le risorse sono sempre più ridotte per qualunque cosa, non vorrei ne venissero investite di ulteriori per sovvenzionare i trafficanti di droga nella ingenua speranza di una loro redenzione. Anche l’affermazione che l’economia locale debba basarsi necessariamente sulla coltivazione del papavero mi sembra un po’ una bufala. Ci sono zone del mondo limitrofe in cui il papavero da oppio non viene coltivato e, francamente, i contadini, nella catena della droga, sono proprio quelli che guadagnano meno di tutti. In questa confusione mediatica che ha sempre caratterizzato la “lotta alla droga” e che non ha mai permesso di capire bene i termini delle situazioni che si dovevano affrontare non vorrei che i cittadini dei Paesi occidentali stiano diventando la “vacca da mungere” sia per pagare la droga sia per combatterla. O, meglio, il sospetto è ancora più grave e cioè che, in questa situazione, nei Paesi occidentali ci sia non solo chi ci perde (in droga e in tasse) ma anche chi ci guadagna e che comunque in Afghanistan, così come in altri luoghi, finiscano solo le briciole di un mercato della droga ma anche dell’antidroga che si svolge altrove.

Se ho capito bene penso che sarebbe ora di vederci chiaro in questa situazione anche perché, se fosse vera la mia ipotesi, incomincerei a capire perché i fronti dell’antidroga locali (prevenzione, terapia e riabilitazione) debbono da sempre fare il conto con risorse scarsissime mentre in tutte le sedi si continua a proclamare ed a condividere che la lotta alla droga è un problema prioritario: evidentemente le risorse ci sono ma vanno … altrove. Visto che paghiamo … perché non fare un po’ di conti?

Ma forse ho capito male.

Riccardo C. Gatti 28.10.07

E se la droga fosse una nuova tassa da pagare? Ma … a chi e perchè?

Una versione di questo articolo è stata pubblicata sul Corriere della Sera del 12.5.07

Droga: una nuova tassa da pagare

Droga e terrorismo

L’idea di fornire sussidi agli agricoltori afgani per convincerli ad abbandonare la coltivazione dell’oppio incomincia a fare proseliti.  Il Primo Ministro britannico, Gordon Brown vorrebbe, attraverso questa via, spingere gli agricoltori verso una economia alternativa per poi colpire “i produttori, gli spacciatori e tutti coloro che hanno benefici dalla produzione di oppio” (Fonte ADUC).

L’idea di pagare i contadini afgani per non coltivare oppio, comunque, non è nuova. In passato anche noi italiani abbiamo investito un bel po’ di soldi per convertire le coltivazioni afgane. Ma, attenzione! In passato la conversione delle colture afgane aveva un senso all’interno di azioni di “lotta alla droga”. Oggi non è più così.

L’azione proposta da Gordon Brown potrebbe avere successo soprattutto nelle zone controllate dagli occidentali dove verrebbe a costruirsi una economia alternativa all’oppio. La produzione, tuttavia, spinta dalla forte domanda mondiale, potrebbe ulteriormente aumentare nelle zone controllate dai Talebani.  Poco per volta, in quelle zone, i veri detentori del potere reale, potrebbero diventare i trafficanti di droga, probabilmente più interessati ai loro  commerci che alla guerriglia ed al terrorismo. In alternativa, se l’ipotesi di conversione delle colture avesse gradualmente successo in tutto il territorio afgano, le coltivazioni di oppio, potrebbero svilupparsi in altri Paesi. Il predominio dell’Afghanistan in questo settore potrebbe, così, diminuire. Diminuirebbero, di conseguenza, anche i proventi, attualmente utilizzati per finanziare l’attività della guerriglia locale contro la coalizione internazionale e il governo di Kabul.

Gli scenari futuri sono, quindi, strettamente legati agli obiettivi cui sono finalizzate le politiche di riconversione delle colture di oppio. Sicuramente un tempo la “lotta alla droga” era una preoccupazione prioritaria della politica occidentale. Successivamente è stata sostituita dalla “lotta al terrorismo”.

E’ difficile pensare che tutto ciò non abbia conseguenze sulla diffusione di droga nel mondo e sulle chiavi di lettura fornite per interpretarne il significato.

Riccardo C. Gatti 18.12.07

BABY EROINA

Segnalo l’articolo babyeroinadell’Espresso intitolato “Baby eroina“. Il giornalista Fabrizio Gatti (lo stimo moltissimo ma … non siamo parenti) si addentra nell’analisi di una situazione particolarmente allarmante: il possibile “ritorno” dell’uso di eroina nei giovanissimi. Uso il termine “possibile” perché, intimamente, spero proprio che non si verifichi una vera e propria nuova epidemia nella diffusione di questa droga anche se, ormai, sono chiari i segnali della sua imminenza. I lettori di questo sito sanno che, da tempo, questa possibilità mi preoccupa. Ho ripreso il tema più volte anche con uno “speciale” . D’altra parte Prevo.Lab ha previsto, per il 2010, un aumento dei consumatori di eroina compreso tra il 10 e il 20% rispetto ad oggi. Se questo aumento si concentrasse nei giovanissimi, francamente, sarebbe un vero disastro per un paio di generazioni. Stiamo rischiando di far pagare ai più giovani la nostra inerzia in questo campo, gli anni di assurdo immobilismo, il declassamento della priorità della questione droga, la totale mancanza di un reale coordinamento strategico ed operativo dell’azione antidroga non repressiva, l’assenza di adeguati investimenti nel settore dell’intervento, la miopia della politica europea e nazionale, la diffusa incapacità di comprendere che ormai esiste un mercato delle droghe moderno e sviluppato che, come tutti gli altri mercati, è in grado di generare e modulare bisogni e  consumi in modo molto veloce. Il nostro primo problema è quello di essere anacronistici: per accorgersene basta prestare attenzione ai più recenti dibattiti e pronunciamenti, provenienti da più parti, in tema di droga. Per fortuna esistono ancora giornalisti in grado di documentarsi e studiare la questione per rappresentare la realtà uscendo dagli stereotipi R.C.G. 11.1.08

Sempre sull’argomento segnalo che Alessandro Calderoni, su Panorama, a dicembre 2007, aveva già trattato l’argomento. Calderoni è, tra l’altro, l’autore di “Sopra le righe” libro inchiesta sul mercato della droga in Italia.

Attenti all’eroina bianca

Sono sempre più frequenti le notizie inerenti i sequestri di eroina bianca. Facciamoci attenzione perché la presenza sul mercato di questa sostanza è un indicatore del fatto che: anche il mercato dell’eroina è in “movimento” e sta differenziando l’offerta: l’eroina bianca, normalmente  è più costosa e pura della brown a livello mondiale inizia a sentirsi anche la rinnovata produzione di oppio nel triangolo d’oro (parte dell’eroina bianca arriva dal Myanmar, ex Birmania) Sebbene molti giovani si accostino al mercato dell’eroina per usarla sporadicamente, fumandola e non iniettandola endovena, quanto più l’eroina è pura quanto più rapidamente può portare a dipendenza. La presenza di eroina più pura sul mercato (non solo bianca ma anche brown) potrebbe portare facilmente il consumatore inesperto verso una overdose. Se qualche tempo fa ipotizzavo il possibile “ritorno” dell’eroina oggi ne ho la certezza.

RCG  11.12.08

Imbecilli

TREVISO (7 aprile) – Tre studenti sedicenni dell’hinterland trevigiano sono stati sorpresi quest’oggi in un parcheggio vicino al centro città: stavano per “farsi” di eroina. I tre, tutti studenti di un istituto superiore del capoluogo, avevano comprato la droga in stazione, subito dopo le lezioni, ed avevano cercato un nascondiglio nel parcheggio (da Il Gazzettino.it) – . Tutto “normale”? Ad una prima lettura sembra una notizia sulla droga come tante altre. Invece non è così. Da tempo affermo che l’eroina sta tornando (vedi lo “speciale” ) e che il mercato della droga,  sta cercando di creare un nuovo “parco clienti” sicuro. Il mercato della droga investe sui giovani perché sono stati abituati (dagli adulti) a considerare le droghe un “bene di consumo” come tanti. Ma oggi la vendita di beni di consumo è in crisi ed il mercato cerca sicurezze che non possono essere date solo dai (tanti) consumatori occasionali. Per questo deve trasformarli, almeno in parte, in tossicodipendenti. L’eroina è un ottimo prodotto per ottenere questo risultato. Si ritorna al passato? Niente affatto. L’obiettivo è costituito, ormai, da tutti i giovani. Non esistono più, cioè, categorie a rischio costituite da persone prossime alla devianza o alla emarginazione perché inserite in contesti degradati o in ambiti familiari “difficili”. Lo spazio culturale lasciato aperto al “consumo consapevole” di sostanze, i mancati investimenti su una seria azione educativa e preventiva, l’idea che basti creare delle norme e delle regole per risolvere i problemi, la mancanza di strategie e di politiche di settore di ampio respiro, la strumentalizzazione della “questione droga” per altri fini o per creare consenso,  il mantenere i servizi di prevenzione e  cura in un perenne stato di sofferenza, ha lasciato il mercato libero di giocare la sua partita. La notizia che ci arriva da Treviso, pertanto, è solo una delle tante notizie che ci arriveranno fino a che ci accorgeremo di avere il problema in casa e non più in quella sorta di “realtà virtuale” che è il mondo dell’informazione. Solo allora, forse, riusciremo anche a capire la gravità e la priorità della questione ma il prezzo che pagheremo sarà altissimo. A quel punto, spero, che avremo, almeno, il buon gusto di non chiedere ai più giovani un senso di responsabilità che gli adulti, oggi, non stanno dimostrando. Forse smetteremo di considerare il tutto semplicemente come il frutto di libere scelte individuali.  Forse reagiremo dopo aver proclamato una nuova “emergenza droga” ma, nel frattempo, avremo collaborato alla costruzione di un disastro. Comprenderemo l’imbecillità connessa all’attuale sottovalutazione del problema che non ci ha fatto intuire per tempo cosa si preparava. E’ già successo anni fa, proprio con l’eroina. E’ successo di nuovo con la cocaina ed ora sta capitando di nuovo. E’ così.

Riccardo C. Gatti 10.4.09

Quei morti di Torino

Ma che succede a Torino? Tra il 13 e il 14 luglio 2009 comincia a girare una notizia relativa al fatto che in città ci sono troppi morti per droga. Un P.M. parla addirittura di 30 casi (poi ridimensionati a 20) nel giro di un paio di mesi. La Regione si attiva con un comunicato stampa. Avvisa le altre Regioni ed il Dipartimento Nazionale che, a sua volta, lancia un messaggio di allerta. Nel comunicato stampa della Regione si dice testualmente “Su notizia della Procura della repubblica di Torino, siamo venuti a conoscenza di un aumento improvviso ed eccedente i dati epidemiologici di periodo, che ha causato circa 20 morti a Torino dal primo maggio 2009, con un forte incremento dal primo giugno 2009. Sta infatti circolando a Torino, in modo diffuso e quasi esclusivo, una sostanza stupefacente oppioide con alta concentrazione di 6-monoacetilmorfina (6-MAM) venduta come eroina.   Tale sostanza attraversa la barriera ematoencefalica con la stessa velocità dell’eroina (di-acetilmorfina) ma è immediatamente attiva sui recettori in quanto già deacetilata. Pertanto ha un effetto più rapido ed immediato sul meccanismo di innesco dell’overdose”. Il comunicato prosegue anche citando il fatto che in città sarebbe stata sequestrata eroina con principio attivo anche molto più alto del normale.  Un comunicato, più recente, del Dipartimento Nazionale parla di 15 decessi ma, evidentemente, si tratta di una situazione che deve essere ancora approfondita.

L’avvenimento suscita una serie di interrogativi e riflessioni. Il primo riguarda la dinamica degli avvenimenti. Ad accorgersi che qualcosa non andava è stata la Procura della Repubblica. Forse una indagine era in corso e, a un certo punto, … i morti sono diventati troppi oppure, chissà come, ci si è accorti di tutti quei decessi. Di sicuro, però, gli organi preposti alla salute dei cittadini, sino a quel momento, non avevano rilevato nulla di anomalo o, almeno, non lo avevano segnalato. Stessa situazione per i cronisti dei giornali. E proprio i media, anche dopo il comunicato stampa della Regione, hanno dato poco risalto alla notizia. Perché?

Come spesso accade nelle situazioni complesse la situazione è stata, probabilmente, provocata da un insieme di concause.

1) La grande attivazione di “lotta alla droga” dei primi anni ’90 ha costruito un sistema di intervento diffuso a livello nazionale soprattutto per contenere la devianza, la microcriminalità e la possibilità di diffusione dell’AIDS. Oggi che la devianza è stata contenuta, la microcriminalità è concettualmente associata  all’immigrazione clandestina e l’AIDS fa meno paura … l’attenzione al problema droga, salvo casi ed eventi particolari, si è attenuata e, con essa, l’attenzione alla salute di chi si droga, soprattutto se tossicodipendente. Le persone morte a Torino avevano una età media attorno ai quarant’anni e usavano eroina. Rientravano, cioè, in una categoria di scarsa attenzione. La prova? Se fossero morti 15 ragazzi con meno di vent’anni, per overdose da amfetamine è ragionevole pensare che l’allerta sarebbe scattata molto prima e, sicuramente, avrebbe avuto una maggiore enfasi da parte dei media, non solo nazionali –

2) Probabilmente anche in correlazione a quanto espresso nel punto precedente, da qualche tempo (anni), l’Establishment tende in tutti i modi a rassicurare l’opinione pubblica rispetto al fatto che la situazione droga è “contenuta” e “sotto controllo”. E’ una posizione trasversale agli schieramenti e complessivamente inspiegabile se non notando come trovi riscontro anche a livello internazionale, quasi come se fosse frutto di una scelta. E’ evidente come a questo tipo di posizione corrispondano strategie ed investimenti di settore di basso profilo –

3) Per una serie di motivi complessi l’uso di droghe è sempre più concettualmente legato a scelte di tipo personale. Questo, almeno in alcuni ambiti e per alcune sostanze, ha diminuito lo stigma nel confronti di chi usa droghe (e parallelamente ha aperto culturalmente varchi enormi alla possibilità di diffusione del mercato) ma ha trasformato anche le conseguenze del consumo in un problema sempre più individuale, di cui non farsi carico a livello sanitario e sociale.

Per tutte queste ragioni è possibile che se la Procura della Repubblica di Torino non avesse notato come una anomalia il triplicarsi delle morti per overdose in città … nessuno se ne sarebbe accorto.

Concludo con alcune domande:

1) siamo proprio sicuri che cose simili non stiano avvenendo anche in altre parti del Paese ?

2) riteniamo che i sistemi di rilevazione dei decessi e degli eventi acuti conseguenti all’uso di droghe siano a punto ?

3) quale livello di strage (valutata in numero di morti mensili) è necessaria perché si riprenda a considerare la questione con la giusta attenzione?

4) riteniamo che il tutto sia archiviabile con la notazione della produzione di una droga più potente oppure della presenza sul mercato di eroina dal principio attivo troppo altro oppure è giunto il momento di ripensare a ciò che stiamo facendo per la salute dei cittadini (visto che anche quelli che si drogano lo sono) ?

5) pensiamo che questi decessi possano, almeno, insegnarci qualcosa ?

Riccardo C. Gatti 19/7/09

Eroina: SVEGLIA!

Ecco cosa dice l’ultima previsione di Prevo.Lab (il laboratorio che dirigo e che prevede l’evoluzione dei consumi di droga in Italia)

Eroina

Previsione al 2012

Si conferma e si rafforza la tendenza a un possibile sensibile incremento del numero dei consumatori, già segnalata nel Bollettino Previsionale 2008-2011. Gli elementi in nostro possesso suggeriscono che, nel 2012, il numero dei consumatori di eroina potrebbe aumentare fino a +40%,rispetto al numero dei consumatori del 2009. Prevo.Lab stima che il numero dei consumatori, nel 2012, sia di 170.000 individui circa (lo 0,5%della popolazione italiana fra i 15 e i 54 anni).

Ora una notizia

MESTRE

Eroina, l’allarme della questura
«Molti ragazzi sono tornati a bucarsi»
In un anno 22 arresti in flagranza, 17 custodie cautelari, 49 denunce e 152 segnalazioni. Gli agenti: «Sempre più giovani i consumatori della sostanza»

MESTRE – Ventidue arresti in flagranza di reato, 17 custodie cautelari, 49 denunce e 152 segnalazioni all’autorità giudiziaria. È il bilancio di tre operazioni per contrastare lo smercio e il consumo di stupefacenti compiute nel periodo gennaio 2009-gennaio 2010. Proprio analizzando nello specifico il profilo dei giovani segnalati, i militari hanno tratto la convinzione che molti giovani, talvolta anche minorenni, sono ritornati al massiccio uso di eroina e che, a differenza di un tempo, la assumono fumandola, ritenendo di non essere a rischio perchè non dipendenti dalla siringa. (11 febbraio 2010 Il Corriere del Veneto)

SISTEMA DI ALLERTA PRECOCE PER LE DROGHE

14/01/2010 19:06 Allerta 3 Eroina ad elevata percentuale di principio attivo nell’area di Bologna

Altra notizia

Un fenomeno da segnalare, invece, è quello che si è registrato nella popolazione sopra i 20 anni che ha mostrato una tendenza contraria a quella dei più giovani incrementando, invece, il consumo di eroina, cocaina e cannabis». Da evidenziare, poi, ci sono altri due aspetti. Il primo è la forte tendenza riscontrata al «policonsumo» con uso contemporaneo di più droghe e quasi costantemente di alcol. In particolare, l’uso di cannabis viene spesso associato anche con cocaina ed eroina. (da Torna l’allarme-droga nel Salento – il Tacco d’Italia)

E ancora ..

C’È UNA STRATEGIA imprenditoriale della criminalità locale e in particolar modo delle famiglie legate all’ndrangheta per «promuovere» fra i giovanissimi l’uso di droghe. L’obiettivo è quello di immettere sul mercato eroina a costi sempre più bassi per creare dipendenza da subito. Per farlo alcuni pusher (l’ultima catena del narcotraffico) si stanno dando da fare anche con dosi omaggio. Un vero e proprio «investimento» per gli anni a venire.
I dati presentati ieri da Antonio Verbicaro, ispettore capo della polizia di Stato e vice dirigente della questura di Lecco (da il Giorno Lecco 30.1.2010).

Potrei continuare ma quando, finalmente, metteremo assieme questo puzzle di notizie e informazioni scopriremo che ciò che vado dicendo da tempo è una realtà (e non solo in Italia visto che l’Osservatorio Francese ha già lanciato un allarme in proposito).

Approfittando della capacità propria dell’eroina di indurre rapidamente dipendenza si sta cercando di creare un nuovo parco clienti stabile nei giovanissimi trasformando policonsumatori occasionali in eroinomani stabili. Si parte fumando eroina a basso pricipio attivo … poi il bisogno aumenta, specie se, gradualmente, si alza il principio attivo del prodotto sul mercato che va differenziandosi anche con la presenza di eroina bianca (generalmente più pura). Il tutto avviene nel Paese a macchia di leopardo in modo da ridurre la possibile percezione di allarme. In molti luoghi l’eroina ancora ha un basso principio attivo (una “schifezza” per il tossicomane classico ma … ciò che serve per reclutare nuovi clienti).

Di fronte a tutto ciò continuiamo a dormire ed a rassicurare che tutto è sotto controllo. Infatti è così ma il controllo è quello delle organizzazioni criminali. SVEGLIA!

Riccardo C. Gatti 12.2.10

Si sniffa come la cocaina

-Si sniffa come la cocaina, ma in realtà è eroina, del tipo “brown sugar”, molto diffusa negli ambienti della cosiddetta “Bari bene”-. Così titola il giornale City nella cronaca di Bari. Naturalmente la cosa non avviene solo a Bari: del “ritorno dell’eroina” ho già parlato ampiamente su www.droga.net In quella città colpisce la dimensione di un sequestro (50 chili tutti in una unica auto) ma l’eroina si diffonde, comunque, in tutta Italia così, come preannunciato anche da Prevo.Lab.
La strategia del mercato è molto chiara ed è stata usata altre volte: agire rapidamente mentre l’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori politici è altrove ed il problema droga non è considerato più di tanto. In questo momento non è difficile. Chi commercia in droga sta cercando di ricostituire una popolazione di veri tossicodipendenti che sia in grado di sostenere la loro economia illecita nei prossimi anni. Altre droghe si prestano più facilmente ad un uso occasionale. L’eroina, anche fumata, può portare più rapidamente e sicuramente di altre droghe ad uno stato di tossicodipendenza vera. Ed è così che la “brown sugar” viene, oggi, presentata come droga che gira nella Bari bene, dimenticando che “sparata in vena” e non fumata è la stessa brown che gira nelle periferie degradate. Ma c’è un tempo e un modo per ogni cosa. Intanto Bari, secondo le Autorità, non è più un punto di ingresso per l’eroina in Italia ma un punto di arrivo di un traffico che viaggia da Nord verso Sud e non viceversa. La si compra in tutti gli ambienti sociali. Sono segnali che stiamo sottovalutando e che ormai stanno arrivando da tutta Italia. “Si sniffa come la cocaina” è una espressione che, francamente, mi preoccupa davvero per tutto quello che significa.

Riccardo C. Gatti 16.6.10

L’eroina torna a far paura

Già da un po’ di tempo ho come la sensazione che qualcosa si stia muovendo nel mercato dell’eroina. Forse nulla sta realmente cambiando: è possibile che questa sensazione  sia semplicemente la conseguenza di una maggiore attenzione da parte dei media nei confronti di notizie, come le overdose, che, per un certo periodo, sembravano essere sparite dalle cronache. Potrebbe però anche trattarsi di una … mia maggiore attenzione al fenomeno, collegata ad una certa sensibilità per le nuove tendenze in questo settore che ho coltivato in questi anni. La mia ipotesi, tutta da verificare, è che, dopo un periodo di relativa stasi, gli oppiacei stiano (in modo diverso a seconda dei luoghi e delle situazioni) ritornando “di moda”.
Sopra quanto scrivevo nel settembre 2005. Poi ho scritto altre note sullo stesso argomento che sono raccolte nello speciale “il ritorno dell’eroina”. Il lavoro previsionale di Prevo.Lab ha confermato le mie intuizioni. Anche se le previsioni iniziali sono state riviste nelle versioni successive (visto che la crisi economica ha improvvisamente diminuito la domanda per i beni di consumo, droghe comprese), abbiamo osservato che l’eroina, da sostanza dimenticata, messa ai margini e, comunque, sempre presente tra i consumi di droghe, ridiventava una possibilità concreta ed in espansione almeno, in alcune parti d’Italia, con un futuro prevedibile in moderata crescita.
La cosa che mi preoccupa di più è assistere ad una sua progressiva espansione tra gli studenti. Negli anni 80 e 90 gli studenti che l’assumevano erano pochi e, quei pochi, abbandonavano rapidamente il corso degli studi per finire in un qualcosa che era efficacemente definito “tunnel della droga”. Quando però, ancor prima, il fenomeno eroina era iniziato, non aveva, da subito, interessato solo o soprattutto persone ai margini. Per questo, già nel 2005, parlavo di oppiacei che tornano “di moda”. Ogni diffusione di droghe ha bisogno di essere supportata una visione del consumo che faccia “tendenza”. Lo studente può essere un buon “testimonial”.
Contemporaneamente alla nostra situazione, oggi, tutto il Nord America cerca di porre rimedio ad una epidemia di abuso di oppiacei (N.B. anche l’eroina è un oppiaceo) nati come farmaci per la terapia del dolore: da soli stanno provocando più emergenze di eroina e cocaina messe assieme (!!!).  Ciò mentre negli USA e in Canada l’eroina torna nelle strade come “sostitutivo” di quei farmaci ma anche come “nuova droga” a basso prezzo per tutti. In Russia e zone limitrofe, dunque molto vicine a noi, sono ormai milioni i consumatori di questa sostanza che, assieme ai suoi derivati più pericolosi, sta facendo danni disastrosi.
Pensavamo che l’intervento occidentale in Afghanistan potesse anche affrontare il problema oppio e derivati ma, invece, lo ha peggiorato. Addirittura una epidemia di dipendenza da oppiacei, sebbene da noi se ne parli poco, si è diffusa tra le truppe di occupazione e tra i “contractors” che supportano le azioni belliche. L’eroina afghana parte verso l’Europa, l’Asia centrale, il Medio Oriente e l’Africa ma la sensazione è che arrivi anche al Nord America, assieme a quella proveniente dall’America Latina; quella prodotta nel Triangolo d’oro asiatico alimenta i mercati cinesi, est-asiatici e dell’Oceania.
Attenzione! Alla fonte sia la produzione che i prezzi sono in aumento ed è quindi pensabile che la domanda di eroina sia prevista in crescita e che questo ne faccia aumentare il valore.
Passata l’ebbrezza che a cavallo del secolo vedeva le droghe proposte a tutti con tecnologia da “grande distribuzione” con una miriade di consumatori occasionali forniti da spacciatori occasionali in un mercato in continua espansione, la riduzione dei consumi dettata dalla crisi ha obbligato tutti a fare una “spending review”, organizzazioni criminali comprese, con la necessità di un maggior controllo delle catene di distribuzione, dei territori e… dei consumatori. C’è necessità di stabilità e di sicurezza per il futuro. Chi investe in droga deve essere garantito negli utili e non è rassicurato da un mercato dove, con i prodotti sintetici, chiunque può improvvisarsi produttore e distributore verso clienti per cui “una droga vale l’altra”. Come se non bastasse ci sono intere Nazioni che incominciano seriamente a valutare la possibilità, della sostituzione del monopolio illegale della cannabis con uno legale, spostando gli utili dalle mafie agli Stati ed a “liberi imprenditori”.
Certe mutazioni nei consumi e nelle abitudini sono irreversibili, altre tendenze legislative sono ancora tutte da discutere ma se, nel frattempo, le organizzazioni criminali non riusciranno a ricreare una base solida di consumatori abituali di droga, non riusciranno nemmeno a rassicurare gli investitori ed a mantenere una rete di vendita diffusa, sostenuta da una logistica (dalla produzione, al magazzino, al trasporto verso il consumo) importante ed onerosa. Non è detto che questa operazione venga fatta in Italia. Ci sono interi Paesi emergenti e continenti (l’Africa) dove certi investimenti potrebbero essere più redditizi ma, a meno che l’Italia non perda completamente di interesse economico per i trafficanti di droga, l’eroina rimane un prodotto importante anche per le sue caratteristiche intrinseche.
Indipendentemente da come venga assunta, infatti, l’eroina rapidamente genera, a differenza di altre droghe, la necessità di aumentare la dose o la frequenza di assunzione solo per avere lo stesso effetto. Il passo successivo, la dipendenza, quindi, è più facilmente inducibile; il consumo ripetuto ma occasionale è più improbabile. Raggiunto lo stato di dipendenza, l’astinenza “fai da te” è molto avvertibile anche a livello fisico e difficile da controllare considerando che… basta una dose di eroina per ritornare a “stare bene”. Anche per chi intraprende un percorso di cura, spesso lungo e complesso, le ricadute sono frequenti: almeno due persone su tre ritornano a foraggiare i loro spacciatori di fiducia.
Per questi motivi l’eroina proposta con metodi “push” anche a chi consuma saltuariamente altre sostanze,  rimane un modo efficace per tentare di controllare economie, territori e persone e, soprattutto in periodi di crisi, rappresenta un investimento sicuro e con buone prospettive di sviluppo nel tempo perché in grado di contrastare attivamente e competitivamente i mercati alternativi alle droghe tradizionali.
Per questo anche se l’eroina non tornerà più ad essere “La Droga”, in un mondo globalizzato che anche in questo campo presenta molteplici alternative illegali ma anche legali, potrebbe ri-guadagnare spazio nel nostro Paese. Alcune azioni, come quella di riproporre sul mercato eroina bianca assieme alla brown, differenziando qualità e prezzi, sembrano andare in questa direzione. Se l’iniziativa fosse intrapresa con decisione ed avesse successo, produrrebbe non pochi danni: teniamo presente la facile diffusione che hanno oggi le sostanze illecite, rispetto ai tempi passati, e che esiste una popolazione giovanile che manca di “anticorpi” perché ha idee molto vaghe rispetto a cosa abbia significato la diffusione epidemica della sostanza nel secolo scorso.
Certamente la situazione generale nell’Europa occidentale, per ora, sembra stabile ed in molte regioni italiane non ci sono segnali consistenti di particolare allarme. Comprendo, quindi come possa sembrare anacronistico parlare di “vecchie” droghe proprio in un momento in cui tutti sembrano allarmati o, forse, attratti da nuove forme di dipendenza da “nuove” droghe o anche da dipendenze comportamentali. Credo, però, che ci siano molti motivi per essere vigili rispetto alla possibilità di una diffusione epidemica dell’abuso di oppiacei (farmaci compresi) in generale e dell’eroina, in particolare.
Già oggi, in alcune zone del Paese, l’eroina torna a far paura e non è più un fenomeno residuale. Fino a qualche anno fa nessuno lo avrebbe pensato.

Riccardo C. Gatti 25.10.2012

da Corriere.it (salute) 14.2.2014

LA COCAINA SPESSO FA DA TRAINO, I RAGAZZI PASSANO DALLO SNIFFO ALL’ENDOVENOSA

Il ritorno prepotente dell’eroina
Sette persone uccise in una settimana da una drogache si credeva passata di moda e che sta vivendo un nuovo boom

da il Fatto quotidiano blog di Achille Saletti 6.2.2014

Droghe: la crisi e il ritorno all’eroina

E se l’eroina, in questi anni, si fosse solo nascosta? Pensavo a questo stupendomi del fatto che in pochi giorni mi si sono presentate scene che avevo rimosso dalla memoria.

e poi basta usare un motore di ricerca per accorgersi di che accade. Ci vuole un po’ di pazienza per riuscire a fare sintesi di molte notizie che appaiono spesso nelle cronache locali: overdose, maltrattamenti, siringhe … insomma, qualcosa che i più giovani non hanno mai visto e che i meno giovani cercano di dimenticare. Intanto nel nord america l’eroina è ritornata ad essere la droga emergente e la maggior parte dei nuovi eroinomani non hanno iniziato la loro carriera con altre droghe ma con farmaci. La prescrizione facile e, poi, l’abuso e l’uso improprio di farmaci oppiacei per la terapia del dolore ha aperto la strada a tutto ciò. Speriamo che da noi non si chiudano gli occhi. Già in passato è successo proprio con l’eroina. Mentre l’epidemia di dipendenza e morte si spandeva in altri Paesi noi eravamo “sicuri” chein Italia non sarebbe successo. Ingenuità, stupidità o copertura degli interessi delle mafie dei nostri territori? Ora è difficile dirlo. Giudicheranno i posteri. Intanto per questi errori abbiamo pagato e, nel caso, pagheremo ancora tutti noi.

R.C.G. 20.12.2014

20015: L’Osservatorio Europeo dice che l’eroina è in declino ma ci sono cambiamenti del mercato che richiedono uno stretto monitoraggio 

Ecco la parte dell’introduzione all’European Drug Reporting 2015 che parla dell’eroina

Heroin in decline, but market changes call for close monitoring

Problems relating to heroin still account for a large share of the drug-related health and social costs in Europe, but recent trends in this area have been ‘relatively positive’, says the EMCDDA, noting an ‘overall stagnation in demand for this drug’. Fewer people are now entering specialised drug treatment for the first time for heroin problems: 23 000 in 2013 compared to 59 000 in 2007. And it is estimated that over half (700 000) of Europe’s 1.3 million problem opioid users (i.e. long-duration, dependent users) are now in opioid substitution treatment (Figure 3.6).

Reported seizures data, which help understand trends in heroin supply, also show declines. The quantity of heroin seized in the EU in 2013 (5.6 tonnes) was among the lowest reported in the last 10 years — half the amount seized in 2002 (10 tonnes). The number of heroin seizures also fell from around 45 000 in 2002 to 32 000 in 2013 (Figure 1.6). But against this positive backdrop, the EMCDDA flags up a number of market changes which call for close monitoring.

Latest UN estimates (2), for example, suggest a substantial increase in opium production in Afghanistan in 2013 and 2014, the country supplying most of the heroin used in Europe. A potential knock-on effect of this could be greater availability of heroin on the European market. Also highlighted are signs of market innovation, including the detection inside Europe of heroin processing laboratories, the first time since the 1970s. Two laboratories, converting morphine into heroin, were discovered in Spain in 2013 and 2014.

Changes in heroin trafficking into Europe are also noted. While the traditional ‘Balkan route’ remains prominent, there are signs that the ‘Southern route’ is gaining ground. (This originates in Iran and Pakistan and reaches Europe directly or indirectly via countries in the Arabian Peninsula and east, southern and west Africa). A new analysis released today on opioid trafficking from Asia to Europe points to a diversification in the products traded (e.g. morphine base and opium, in addition to heroin) and in the means of transport and routes used (see ‘Perspectives on Drugs’/POD).

Dovrebbe, dunque, esserci una stagnazione della domanda ma il mercato si muove come se si preparasse ad un ritorno della sostanza, cosa che in diverso modo (vedi sopra), segnalo da tempo. Nuove tendenze? Inevitabili corsi e ricorsi della storia? Attesa per il rilancio dell’economia nel Continente Europeo che renderebbe più fruttiferi nuovi investimenti? Onda lunga della epidemia di dipendenza da oppiacei che sta investendo il Nord America? Difficile dirlo, ma quanto sino ad ora raccolto parla di una realtà già in atto che, ora, viene osservata anche livello istituzionale sebbene non possa (ancora?) essere rappresentata con dati numerici.

Se una inappropriata prescrizione e gestione di farmaci oppiacei, (non solo quelli previsti per la terapia del dolore ma anche i “sostitutivi” affidati agli eroinomani in trattamento), fosse seguita da fenomeni di abuso e diversion (di cui pure esistono segnali iniziali), la situazione potrebbe complicarsi rapidamente in modo ulteriore, aprendo strade ancora più ampie al mercato dell’eroina, se proposta a basso costo.  Ricordo che questa droga, per le sue caratteristiche, è in grado di fidelizzare fortemente il cliente per anni e può essere un ottimo strumento per controllare un mercato, quello delle droghe, che si sta disperdendo in mille rivoli, spostandosi sempre di più dall’illecito al lecito. E’, a mio avviso,  difficile che le organizzazioni criminali non tentino, in qualche modo, di recuperare potenziali clienti in grado di portare ingenti quantità di denaro. Ciò, soprattutto, in presenza di un miglioramento reale della situazione economica europea e di un abbassamento dell’attenzione al “problema droga” con l’involontaria complicità di correnti tecnico-culturali-commerciali che cercano di convincerci che, in fondo, la tossicodipendenza non esiste, se non negli interessi di chi ne propone la cura.

Riccardo C. Gatti 4.6.2015

2016: Epilogo

Siamo nel 2016. Gli Osservatori qualificati sembrano rassicurarci a proposito di un possibile ritorno dell’eroina in Italia. Eppure le notizie e le immagini che ciascuno può reperire sembrano raccontare una storia completamente differente. Come se non bastasse si moltiplicano anche le segnalazioni di ricette contraffatte utili a procurarsi farmaci oppiacei.

Che dire. Tutto è possibile, ma le segnalazioni di spaccio a “cielo aperto” si moltiplicano e si ricominciano a vedere persone giovani che si “bucano” per strada, anche in luoghi dove questi atteggiamenti erano scomparsi da tempo.

L’attenzione del Paese al problema droga è praticamente inesistente. Oggi, se si parla di dipendenze, il tema dominante è il gioco d’azzardo. Se si parla di droga, invece, tutto ruota attorno al tema legalizzazione della cannabis.

In dieci anni i segnali preoccupanti sono stati molti, ma per tradizione siamo abituati a intervenire troppo tardi. Le risorse, comunque, sono sempre meno.

Ieri, in una zona quasi centrale di Milano, ho visto una giovane ragazza bucarsi dietro un’auto in un parcheggio. Era da sola, un poco rannicchiata su se stessa, intenta a trovarsi una vena. Se ne è andata prima che mi potessi avvicinare e dirle qualcosa.

Riccardo C. Gatti

6.10.2016

 

 

Da leggere anche:  Prescrivere farmaci per la terapia del dolore

2016-10-17T14:08:50+00:00 6 ottobre 2016|Audio/video, Tutti gli articoli|