Quando si vorrà prendere in considerazione che il consumo di crack si sta diffondendo pericolosamente in tutto il Paese, sarà sempre troppo tardi.
L’attuale Sistema di Intervento sulle dipendenze potrebbe non essere strutturalmente in grado di rispondere a bisogni complessi, connessi al consumo di crack.
Chi contrae una dipendenza da crack, infatti, in un tempo molto breve, può manifestare gravi problemi di salute fisica e mentale che rendono difficili i trattamenti ambulatoriali ed impossibili (in fase iniziale) quelli in Comunità terapeutica. Occorrono reparti di ricovero con un approccio multidisciplinare specializzato che, salvo in alcune eccezioni locali, non esistono o non sono sufficienti.
È strano che ci sia un forte impegno, anche informativo, preventivo e normativo, su un possibile arrivo di fentanyl di produzione clandestina (che non si è ancora verificato), ma una analoga attenzione non venga data alla diffusione del crack che è pesantemente in atto. Una “disattenzione” che sembra parallela a quella per la cocaina, da cui il crack deriva: ormai arriva in Europa a tonnellate, è diffusa trasversalmente e rischia di erodere dall’interno gangli vitali della società civile, assieme alla salute fisica e mentale di molti cittadini.
A mio parere, nel nostro Paese, c’è qualcosa che, da tempo, non funziona nell’analisi e nella lettura dei fenomeni connessi alla diffusione di droghe e dipendenze e nella capacità di prevederne l’evoluzione. La conseguenza sembra essere l’attesa del consolidamento di fenomeni devastanti, prima di ragionare su come affrontarli con l’usuale logica dell’emergenza che ha sempre prodotto scarsi risultati, perché non è preventiva.
In compenso, vediamo atteggiamenti preventivi nei confronti del Fentanyl, probabilmente dettati da ciò che accade negli USA . Ma, forse, dagli Stati Uniti, presi dall’emergenza attuale, si sono proprio dimenticati di spiegarci cosa è stata per loro la devastante diffusione di cocaina e crack negli anni ‘80 e che oggi, sebbene in una società essenzialmente diversa da allora, sembra comunque in grado di ripetersi da noi.
A questo aggiungo con preoccupazione che alcune iniziative militari attuali degli USA nei confronti del Sud America e di ciò che viene considerato narco- terrorismo potrebbero rafforzare le rotte della cocaina verso l’Europa.
Riccardo C. Gatti
