Vari media stanno riportando classifiche sui consumi di droghe nelle città: “borsini” di droghe che salgono e di altre che scendono, nella diffusione. Il tutto deriva dall’aggiornamento dello Studio europeo gestito dall’ European Union Drugs Agency (EUDA) che va periodicamente a verificare la presenza dei metaboliti delle droghe nelle acque fognarie di diverse località.
Ma, in mezzo a pagine di giornali, cartacei e on line, ormai invase da pessime notizie, inerenti alleguerre che ci circondano e ci coinvolgono sempre più, gli articoli sulla diffusione di droghe paiono quasi pubblicati, come per un atto dovuto. Così la notizia di Ketamina (+41%) e Cocaina (+22%) in Europa, in un anno, sebbene con l’uso di MDMA in decrescita e la Cannabis più o meno stabile, non è nemmeno più una notizia che preoccupa: ci si può accontentare, se la città in cui si vive è nella media.
È la rappresentazione di una parte di società civile che trova sempre più risposte nell’alterazione e di un’altra parte che osserva questa situazione, rassegnata o, forse indifferente. La politica, di fronte al problema, ammesso che lo veda come tale, al massimo riesce a scontrarsi su dettagli, ma senza avere una visione più ampia sui modi di affrontare un qualcosa che riguarda tutti molto da vicino.
Il fatto è che, quando sempre più cittadini vogliono alterarsi per aumentare le loro prestazioni, oppure a scopo ricreativo, oppure ancora, per sedare i propri malesseri, la prevenzione è difficile e attrezzare un sistema di welfare e di cura, in grado di intervenire in modo trasversale e precocemente, in situazioni individuali molto differenziate, ancora di più. Questo soprattutto quando, come da noi, gli interventi portano con sé, storicamente, lo stigma di essere dedicati alle dipendenze (e cioè a situazioni già intese come croniche), alla “salvezza” caritatevole di persone emarginate oppure, ancora, al controllo della devianza e, solo in modo conseguente, alla salute delle persone, indipendentemente dalla loro realtà, dalla loro fascia di età, dal loro contesto sociale e dal fatto che vogliano o meno cambiare completamente i loro stile di vita.
La diffusione di droghe, così, passa rapidamente in secondo piano rispetto alle notizie che, comunque vadano le cose, ci spiegano che, anche se non parteciperemo direttamente alle guerre in corso, saremo comunque in difficoltà: una situazione di crisi e recessione mondiale è alle porte ed è possibile che non possa essere evitata.
L’Europa è debole e lo si è visto chiaramente, ma non si tiene in considerazione a sufficienza che la diffusione di droghe è una componente di questa sua debolezza e non solo per gli ingenti costi individuali e sociali che provoca. Dire che in un anno, in Europa, il consumo di Ketamina è aumentato (+41%), assieme a quello della Cocaina (+22%) significa che più persone stanno mettendo in uno stato di equilibrio instabile la loro salute fisica e mentale: camminano su un filo e rischiano di cadere. Probabilmente pensano di poter tenere sempre sotto controllo la situazione: purtroppo sbagliano. Inoltre sta aumentando il drenaggio delle risorse economiche che passano dalla società civile alla criminalità organizzata. In una situazione generale di difficoltà economica,avere a disposizione un flusso enorme e continuo di danaro permetterà, a queste organizzazioni, di “comprarsi” sempre più parti del mercato economico – finanziario e produttivo, ricavandone unforte potere condizionante e corruttivo su qualunque parte della società. Questo senza contare che la diffusione di droghe può avere significato come arma destabilizzante in guerre asimmetriche o in preparazione di guerre reali. Ed anche se il dato complessivo europeo sembra “distante” e astratto,ricordo che, la tendenza è seguita anche nelle nostre città. Ad esempio a Milano, crescono i dati inerenti alla Ketamina, alla Cocaina ed anche (in controtendenza) alla MDMA.
È chiaro che i dati delle rilevazioni sulle acque fognarie vanno integrati con altri tipi di rilevazione, per disegnare un quadro preciso dello scenario in cui ci muoviamo. L’EUDA stessa avverte che “L’analisi delle acque reflue è un metodo consolidato per monitorare le quantità di droghe illecite utilizzate a livello di popolazione, ma non può fornire informazioni sulla prevalenza e sulla frequenza di utilizzo, sulle principali classi di utenti e sulla purezza delle droghe”. Teniamo conto che è in corso una grave diffusione del consumo di crack che non appare dalle notizie inerenti queste rilevazioni, ma è anche altrettanto evidente che, indipendentemente dalla singola sostanza o dal modo di assumerla, mi pare proprio si è sviluppata una linea di tendenza italiana ed europea verso l’aumento dei consumi di droghe. Questo sembrerebbe anche confermato dal fatto che sebbene i carichi delle diverse sostanze rilevati nelle acque reflue variano considerevolmente tra le sedi di studio EUDA, tutte le droghe illecite indagate sono state trovate, perché usate, in quasi tutte le città prese in considerazione. Dappertutto è ormai possibile trovare qualunque droga.
È un problema, riguarda tutti noi ed è necessario esserne consapevoli, e sviluppare pensiero, per trovare soluzioni ed anche modi diversi dagli attuali, per prevenire le conseguenze di ciò che sta accadendo. Dobbiamo ragionare sulla efficacia reale, non teorica, e sul rapporto costo beneficio di ciò che stiamo facendo, perché è nato da analisi, obiettivi e paradigmi legislativi, organizzativi e di comunicazione, propri del secolo scorso, in una società completamente diversa dall’attuale. Mettersi in discussione è, probabilmente, la cosa più difficile, ma dobbiamo farlo ora, prima che la situazione che possiamo ipotizzare dai dati disponibili, diventi presto diffusamente insostenibile.
Riccardo C. Gatti
Una versione di questo articolo è stata pubblicata da L’Altravoce del 20.3.2026 con il titolo “Le droghe dilagano e la politica cincischia”.
