Leggo di esperti che spiegano come il Venezuela non sia un Paese chiave per il traffico di droga, che Caracas non conta molto in questo ambito e che, quindi, la questione droga è solo un pretesto per una azione militare USA che ha altre ragioni egemoniche.
Può essere che sia così, ma continuo a chiedermi se il traffico di droga, allora, giustifichi questo tipo di azioni ancor più del fatto di voler contrastare una dittatura.
Questo perché, se fosse una giustificazione valida, potrebbe diventare una “scusa” per interventi militari in qualunque zona del mondo da parte di qualunque Nazione si sentisse danneggiata dalla diffusione di droghe illecite.
Certo è che, anche nei filmati più recenti riguardanti l’arresto di Maduro, sono molto evidenti le divise degli agenti della DEA (Drug Enforcement Administration) quasi come per ribadire che la lotta alla droga può giustificare qualunque azione militare al di fuori dei propri confini.
In una Nazione che ha avuto più morti per overdose che in una guerra convenzionale, forse, questo tipo di rappresentazione può raccogliere consenso emotivo, ancor più della affermazione del potere militare USA nei confronti di altri Paesi.
È chiaro, però, che, da questo momento in poi, la “guerra alla droga” torna ad assumere significati che sembravano dimenticati e che, nel secolo scorso, non avevano affatto arginato il problema. Ciò che è accaduto e continua ad accadere negli USA ne è la chiara dimostrazione.
Riccardo C. Gatti
