Dipendenze, politiche internazionali e comunicazione

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Dipendenze, politiche internazionali e comunicazione

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(Come imbarazzarsi, tergiversare e parlar d’altro prima di sbattere contro un palo)

Quasi ogni giorno i nostri media si affannano, riprendendo notizie che generalmente arrivano da oltreoceano, per farci capire che le dipendenze sono tutte uguali. Gli allarmi piacciono ed esauriti gli aggettivi applicabili alle droghe, sempre definite “micidiali” e dagli “effetti devastanti”, “a prescindere”, oggi ci si agita anche per i danni ai polpastrelli, tipici della dipendenza da sms, oppure per la cattiva sorte di un signore inglese, padre di due figli, che è “letteralmente dipendente dalla Coca-Cola Light”.
Dichiarando che qualunque cosa può dare dipendenza non si fa notizia: si dice una cosa vera. Nasciamo dipendenti dalla madre e la nostra vita continua così, tanto che dalla vita stessa diventiamo dipendenti e, da sempre, ha successo chi ci vende segreti per prolungarla. Si può, tuttavia, anche fare confusione: giocare d’azzardo e perdere molti soldi non significa necessariamente essere dipendenti dal gioco. Insomma si tende a confondere lo sprovveduto col malato.

Ma perché insistere così tanto sul fatto che qualunque cosa può dare dipendenza e/o compulsività (Facebook, Twitter, il gioco d’azzardo, il gioco on line, Internet in sé, il telefonino, il sesso, il lavoro, lo shopping l’attività sportiva, il cioccolato, i carboidrati, lo zucchero, il cibo ecc.) ponendo tutto sullo stesso piano  delle droghe, più o meno additive che siano? Che senso ha scoprire ogni giorno una nuova emergenza che riguarda cose che in misura maggiore o minore tutti facciamo o utilizziamo normalmente?

Ci arrivano continuamente notizie che immergono l’abuso di sostanze all’interno di altre notizie. Ci viene ricordato continuamente che qualunque cosa può dare dipendenza e che, addirittura, le droghe curano e “fanno bene”. Il risultato è che la questione “tossicodipendenza” o, più in generale, l’abuso di sostanze lecite o illecite, perde di importanza e, poco per volta, tutto ciò che è inerente sparisce dall’ attenzione generale. Così le priorità cambiano, anche perché i decisori politici hanno interesse ad entrare in risonanza con i temi caldi del momento per dimostrare la loro adeguatezza.

Oggi il messaggio di attenzione generale sembra essere che tutto ciò che riguarda la dipendenza da droghe e sostanze è sotto controllo, pur essendo un problema, mentre ciò che rischia di non essere considerato riguarda tutta una serie di “altre dipendenze” che, purtroppo, non abbiamo valutato a sufficienza e, per cui,  …bisognerà fare qualcosa.

A cosa dobbiamo, dunque, questo messaggio?

Ad un insieme di fattori:

  • All’osservazione della realtà. Oggi sono offerte (pensiamo al gioco on-line o anche alle nuove tecnologie), tutta una serie di possibilità, che un tempo non esistevano, per convogliare persone verso situazioni additive. Il marketing di molti prodotti spinge all’additività verso i consumi. Chi è in bilico ha più possibilità di perdere il controllo.
  • Ai media, sempre più in concorrenza tra loro e sempre più affamati di notizie. Ovvio che sia più diffusibile e appetibile la notizia della dipendenza da Coca Cola light che quella di una overdose da eroina (le morti per droga non fanno più notizia se non riguardano persone note).
  • Al fatto che le “nuove dipendenze” hanno sempre avuto maggior rilievo delle vecchie che, poco per volta, sono “metabolizzate” a livello mediatico. Oggi, ad esempio, nessuno parla più della dipendenza da televisione anche se, probabilmente, esiste, così come esisteva prima dell’avvento di internet e delle più recenti tecnologie comunicative.
  • Agli interessi del mercato della cura. Nel nostro Paese, ad esempio, i Servizi Pubblici e le Comunità sono gratuiti, diffusi ed assorbono la domanda della maggior parte dei tossicodipendenti. Almeno teoricamente, quindi, saremmo già attrezzati per affrontare tutte le forme di dipendenza in senso preventivo ma anche terapeutico. Ma avanzare l’idea che i Servizi, che hanno già tutta l’esperienza per curare le tossicodipendenze, … sono inadeguati a curare le dipendenze non legate a droghe potrebbe aprire nuovi tipi di offerta e nuove forme di finanziamento, una volta lanciata un’emergenza mediatica.

Esiste, tuttavia, un altro motivo, forse il più importante, che spinge a spostare l’attenzione dall’abuso di droghe ad altre infinite situazioni di abuso o dipendenza. Ciò che non viene sufficientemente esplicitato e analizzato è che la questione “abuso di sostanze nel mondo”  versa in una situazione  veramente imbarazzante. Non trovo aggettivi migliori.

Almeno due gravi problemi irrisolti interessano con forza il continente americano e richiederebbero un ragionamento approfondito per essere affrontati anche dalla comunità internazionale ma, farlo, potrebbe mettere in discussione convenzioni ed equilibri che da anni, immutati, regolano i rapporti tra Stati, persone e gruppi di potere. Non sarebbe la prima volta che si compiono simili operazioni. La dinamica dei rapporti tra Stati e gruppi di Nazioni consiste proprio in un continuo rimaneggiamento degli equilibri e delle convenzioni. Purtroppo, in questo caso, è veramente difficile concertare verso quale direzione muoversi e, a mio avviso è proprio l’esistenza contemporanea dei due problemi a complicare il tutto.

I primo problema risiede fisicamente in Sud America, in Messico.  Più di 47.000 (quarantasettemila!) morti dal 2006, in una sola nazione, per violenze e scontri legati alla droga sono veramente tanti e fanno pensare. Se questi sono i risultati di una “guerra alla droga”, che, comunque, nonostante tutto, continua ad essere distribuita, è evidente che il concetto stesso di “guerra alla droga”, per come è stato concepito in questi anni, non funziona. Ciò soprattutto se, in relazione alle politiche ed alle azioni antidroga, i morti sono più di quelli che provoca la droga stessa. Tanto per avere un dimensionamento della questione i decessi conseguenti all’uso di cocaina nell’intera Europa sono di circa 1000 persone all’anno; in Messico, solo nel 2011, sono morte circa 12 mila persone in vicende collegate ad attività criminali connesse direttamente o indirettamente al traffico di droga. Ciò mette in imbarazzo tutti coloro che, all’interno di una serie di alleanze internazionali molto vaste, da anni investono nelle guerre alla droga trovando consenso nei contribuenti promettendo una soluzione radicale dei problemi che le droghe provocano. Come se non bastasse proprio dal Messico e nonostante la vera e propria guerra in corso, sta partendo una nuova offensiva dei Narcos alla conquista del mondo con droghe sintetiche. Sono state sequestrate in quantitativi tali da far pensare all’avvio di una distribuzione molto più ampia del nord America: è recentissimo il sequestro di 15 tonnellate di metamfetamina.

Il secondo problema, invece, risiede fisicamente in Nord America (Stati Uniti e Canada). Lo scorso anno ci sono state più overdose da painkillers (farmaci oppiacei per la terapia del dolore) che per l’abuso di eroina e cocaina messi insieme! E’ forse la prima volta che assistiamo nel mondo, in tempi recenti, ad un’ epidemia di abuso e dipendenza da farmaci di questa dimensione. Paradossalmente in una regione dove i quadri epidemiologici sembrerebbero molto meglio monitorati che da noi, la situazione è, comunque, sfuggita di mano. Talvolta i tentativi di riportarla sotto controllo hanno prodotto rimedi peggiori del male. Diminuendo la circolazione impropria di farmaci oppiacei le persone da essi dipendenti sono diventate facili prede per gli spacciatori di eroina. Come se non bastasse stanno per arrivare sul mercato nuovi farmaci oppiacei, ancora più potenti. Un sollievo per chi ha bisogno di cure ma un ulteriore imminente pericolo per il loro possibile uso improprio. E non consolano alcuni suggerimenti che arrivano dal NIDA National Institute of Drug Abuse quando, come rimedio per l’abuso di farmaci oppiacei, propone un altro farmaco “sostitutivo”, (Buprenorfina e Naloxone) che, a sua volta, comincia ad essere oggetto di abuso.

Risulta chiaro, allora, come, in seguito a due atteggiamenti opposti rispetto alla diffusione di sostanze che possono creare abuso o dipendenza (guerra alla droga da una parte e, al contrario, una più libera messa a diposizione di farmaci dall’altra), un intero continente sia in sofferenza.
In mancanza di soluzioni facili in grado di generare certezze e consenso meglio, dunque, spostare l’attenzione e disputare se renda più dipendenti Facebook, Twitter, il telefonino o la Coca Cola e spostare il problema … poi si vedrà.

Nel frattempo noi, che per costruire le nostre informazioni saccheggiamo le notizie che provengono da oltre oceano, tranquillizzati rispetto al fatto che la questione droga sia sotto controllo e che i problemi siano altri, stiamo continuando a disarmare il nostro sistema pubblico di intervento sulle dipendenze. Anziché investire per perfezionarlo, promuoverlo e sostenerlo come luogo specialistico di cura, lo manteniamo in una specie di limbo, sempre più vicino al contenimento ed al controllo sociale che all’intervento clinico di buon livello. Diventa così normale pensare che “non si possa certo mandare una persona dipendente da internet o dal gioco d’azzardo al SERT in mezzo ai drogati”. Eventualmente occorrono progetti speciali per farlo. D’altra parte anche i tabagisti li mandiamo altrove. Così ragionando, non ci poniamo domande sull’utilità di costruire servizi per tossicodipendenti, ritenuti infrequentabili dalle persone “normali”.

Probabilmente anche per questo motivo i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che definiscono di cosa si occupa il Sistema Sanitario oggi non includono le dipendenze che non siano da droghe o da alcol. Il Legislatore, probabilmente, non sa di avere già a disposizione le competenze e l’organizzazione per intervenire su altre dipendenze o, se lo sa, non vuole farlo.
Se e quando (e la storia ci insegna che potrebbe accadere in tempi non molto lunghi) avremo gli stessi problemi del nord America oppure se e quando (e la storia ci insegna che, a cicli, accade) avremo una nuova epidemia di droga, o di droghe, avremo così modo, ancora una volta, di leccarci le ferite dichiarando di essere stati colti di sorpresa da una situazione imprevedibile.
Bel colpo!
Oggi chi ha dipendenze non da sostanze non sa bene a chi rivolgersi, chi ha dipendenze da sostanze trova un sistema di cura in sofferenza e chi, in un prossimo futuro, ne avrà bisogno lo troverà inadeguato a curare. Questo è quello che succederà perché eravamo allertati a discutere della dipendenza da zucchero o dall’IPhone e, soprattutto, perché dovevamo continuare a dirci che tutto era sotto controllo, appena prima di sbattere contro il palo che ci stava davanti.

Riccardo C. Gatti 12.2.2012

2016-10-17T14:09:02+00:00 12 febbraio 2012|Tutti gli articoli|