Gli USA, ora muovono attivamente gli eserciti, contro la droga, nell’idea che il nemico, individuato nei narcotrafficanti e nei governi che non li contrastano, sia da combattere anche militarmente.
Questo giustifica azioni, come quella recentemente divulgata via video sui social, di applicare una giustizia sommaria nei confronti dei narcotrafficanti, perché definiti terroristi. Così, se si ritiene che una imbarcazione, nel Mar dei Caraibi, stia traportando droga e che questa droga abbia, come destinazione, gli Stati Uniti, la si colpisce disintegrandola, assieme all’intero equipaggio. 11 morti.
La Casa Bianca in un post sui social scrive: “Facciamo che questo serva da avviso a chiunque pensi di portare droghe negli Stati Uniti d’America. ATTENZIONE!”
La spiegazione di tutto ciò è data dal Segretario di Stato Rubio. – Rubio ha affermato che gli sforzi per fermare il flusso di droga illecita verso gli USA non hanno funzionato. Dal suo punto di vista, come ha dichiarato durante una visita in Messico, aggiungendo che questo è solo l’inizio di un’operazione statunitense più ampia nella regione, i narcotrafficanti “si fermano solo quando li fai saltare in aria, quando li elimini”. Non si chiede se qualcosa non abbia funzionato anche nelle politiche interne di riduzione della domanda e sulle azioni atte a favorire prevenzione cura e riduzione del danno: evidentemente pensa che solo aumentando la forza repressiva verso l’esterno si possano ottenere risultati per una situazione che effettivamente ha effetti drammatici sui cittadini. L’idea iniziale di Trump, che le droghe siano diffuse come arma terroristica, evidentemente, si sta rafforzando o, comunque, viene usata per permettere azioni altrimenti non fattibili.
In relazione alla distruzione della nave nel mar dei Caraibi, Trump ha, infatti, dichiarato che – l’esercito statunitense aveva identificato l’equipaggio come membri della gang venezuelana Tren de Aragua, che gli Stati Uniti hanno definito un gruppo terroristico a febbraio. Ha ribadito le accuse secondo cui Tren de Aragua sarebbe controllata dal presidente venezuelano Nicolas Maduro, accuse che Caracas nega (fonte Reuters). D’altra parte è difficile pensare che lo schieramento navale USA nel mar dei Caraibi, che ha preceduto questa azione dimostrativa, sia stato fatto solo per affondare qualche imbarcazione di narcotrafficanti.
Nemmeno credo che gli USA pensino che, queste azioni, non proporzionate per l’autodifesa e che potrebbero rappresentare una violazione dei diritti umani e delle leggi del mare, possano davvero sconfiggere iI narcotraffico uccidendo persone che, al massimo, possono essere definite come “corrieri della droga”.
Siamo, però, di fronte ad una decisa escalation di una guerra alla droga che, se solo qualche mese fa, sembrava legata alla applicazione di dazi, oggi non sappiamo dove possa arrivare e con quale obiettivo reale, visto che Trump, non ha solo posizioni dure nei confronti del Venezuela e del suo Presidente. Infatti la società statunitense Chevron opera regolarmente all’interno del Paese in collaborazione con la compagnia petrolifera statale PDVSA.
Pino Arlacchi, che è stato Vicesegretario generale delle Nazioni Unite e Direttore esecutivo dell’UNODC, il programma antidroga ed anticrimine dell’ONU, in un suo recente articolo riportato in rete su diverse fonti, tra cui L’Antidiplomatico, sostiene che il Venezuela viene sistematicamente insolentito contro ogni principio di verità. Riferisce la spiegazione dell’azione USA a quanto, l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, scrive nel suo libro di memorie post-dimissioni. Trump gli avrebbe detto che quello di Maduro è “un governo seduto su una montagna di petrolio che noi dobbiamo comprare”. Quindi, lo schieramento navale USA e le azioni dimostrative e intimidatorie che sono iniziate, più che con la guerra alla droga, avrebbero a che fare, come sostiene Arlacchi, non con la droga, la criminalità e la sicurezza nazionale ma con una “calunnia sistematica contro uno stato sovrano finalizzata all’appropriazione delle sue risorse petrolifere”.
Per rendere più confusa la situazione, come riferisce Reuters, il ministro delle comunicazioni venezuelano, Freddy Nanez, ha suggerito in un post sui social media che il video condiviso da Trump sia stato creato con l’intelligenza artificiale. Verifiche sono in corso ma al momento non sembra così. In compenso Il Pentagono non ha rilasciato dettagli sull’attacco, alla nave affondata, tra cui che tipo di droga c’era a bordo, la quantità o come è stato effettuato l’attacco.
Siamo in un momento storico molto particolare, pericoloso e conflittuale. Anche la diffusione di droghe sembra avere, di conseguenza o come pretesto, una parte, non secondaria in questo scenario. È possibile che le azioni che, autonomamente, gli Stati Uniti porteranno avanti, non risolvano i loro problemi interni in relazione all’uso di droghe, ma finiscano modulare diversamente alcune rotte del narcotraffico, che si è andato globalizzando, mentre, contemporaneamente, si stanno ridisegnando confini, alleanze ed equilibri di potere nel mondo.
L’Europa, in tutto ciò, sconta la sua evidente debolezza di non essere una vera unione di Stati, pur avendo forme di welfare che, sebbene differenziate da Paese a Paese, mi sembrano più efficaci di quelle adottate oltreoceano. Mancano però strategie unitarie e locali di ampio respiro ed azioni conseguenti, come dimostrano anche i nostri recenti scontri politici su iniziative di riduzione del danno che, da una parte e dall’altra, fanno ricordare il detto “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”.
Questo anche perché è ragionevole ormai pensare che il narcotraffico mondiale abbia sempre maggiori ragioni per puntare concentricamente verso l’Europa, per sottrarle risorse e interferire con una situazione politica, economica, produttiva e commerciale che, a differenza di altre parti del mondo, rimane ancora relativamente florida.
Riccardo C. Gatti
Una versione di questo articolo è stata pubblicata su L’Altravoce il Quotidiano nazionale del 6 settembre 2025, con il titolo “Cosa si nasconde dietro la lotta alla droga di Trump”