Continuo a non capire da quali fonti derivino questi numeri riferiti alla Gen Z: “La Gen Z paga il prezzo più alto: 910mila giovani si sballano regolarmente, rappresentando il 25% della loro fascia d’età.”

Ma da dove derivano questi numeri e, soprattutto, da cosa si evince che questi giovani “si sballano regolarmente”?

Dai dati ufficiali, quelli per intendersi divulgati anche dalla Presidenza del Consiglio nella relazione al Parlamento, risulta (testuale): “Nel 2024 quasi 910mila giovani tra 15 e 19 anni, pari al 37% della popolazione studentesca, riferiscono di aver consuma- to una sostanza psicoattiva illegale almeno una volta nella vita e 620mila studenti (25%) nel corso dell’ultimo anno”. È qualcosa di molto distante dalla rappresentazione di uno “sballo” regolare.

Può essere che le stime si riferiscano a situazioni differenti e cioè, ad esempio, che coloro che “si sballano regolarmente” lo facciano anche con sostanze legali e che il numero, 910mila, sia casualmente lo stesso di coloro che riferiscono di aver consumato una sostanza psicoattiva illegale almeno una volta nella vita, ma c’è anche una ulteriore coincidenza che mi colpisce nei numeri: quel 25% che, in un caso, è riferito al 910mila e rappresenterebbe la percentuale di persone che si sballano regolarmente in quella fascia di età, mentre, nei dati ufficiali, il 25% è riferito alla popolazione studentesca e rappresenta la prevalenza NELL’ANNO (pari a 620mila) di coloro che hanno consumato almeno una sostanza illecita.

Ora bisognerebbe comprendere la fonte di quei numeri che vengono divulgati dai media, anche in relazione al convegno di una Società Scientifica, per capire se siamo di fronte a coincidenze casuali oppure ad un errore ma, forse, se a livello dei media venissero citate le fonti di tutti i dati divulgati, e non solo di alcuni, sarebbe un bel passo avanti.

Questo proprio perché, come dice Claudio Leonardi, Presidente SIPaD: “Non possiamo più permetterci di guardare altrove”.

Per farlo, dobbiamo essere in grado di valutare correttamente il bisogno ed anche di prevederne l’evoluzione, altrimenti non saremmo mai in grado di dimensionare la risposta più adatta, anche in termini preventivi, per problemi che, direttamente o indirettamente, riguardano tutti noi ed il nostro futuro prossimo. In questo momento la fotografia della realtà divulgata dai media è ancora troppo confusa per essere utile.

Riccardo C. Gatti