“Abbiamo il potere di riportare l’entusiasmo nelle loro vite noiose”. É una frase tratta dal l trailer della serie Netflix Griselda che mi è rimasta particolarmente impressa nella mente. C’è un mondo della droga che solo talvolta appare nelle narrazioni dei media ed anche degli operatori del settore. Non ha a che fare con boschetti delle spaccio, non riguarda quartieri a rischio, e suscita poche emozioni e poche idee a proposito di interventi precoci, di riduzione del danno e, tantomeno, di riabilitazione o di prevenzione. Eppure, in questo ambito che richiede prodotti di buona qualità, riservatezza e delivery più che efficiente, si giocano anche rapporti pericolosi tra criminalità organizzata e gangli importanti della società civile, attraverso persone che si ritengono vincenti, ma camminano su un filo. Rapporti che corrodono la nostra società dal di dentro. Solo le maggiori disponibilità economiche, mettono i clienti di questa parte del mercato apparentemente al sicuro da alcuni pericoli, ma non da tutti. La dipendenza patologica ed i disturbi correlati all’uso di sostanze, assieme alle relative patologie mentali, esistono anche per loro e, quando esplodono, mettono in pericolo sia loro che le persone con cui hanno a che fare. Se occupano ruoli di responsabilità, non sono in pochi a pagarne le conseguenze. La vita del funambolo è pericolosa e, prima o poi, cadere diventa una probabilità, più che un imprevisto, anche per chi è socialmente integrato.
Questo articolo de Il Fatto Quotidiano accende una luce su una parte consistente del mercato della droga e riguarda molte più persone di quanto si possa immaginare. E’ una parte del mercato, dove scorrono molti soldi veri e dove i legami tra chi vende e chi compra possono anche non essere banali. E i clienti chi sono? Persone che generalmente non si fanno intervistare a proposito delle loro abitudini, non rispondono ai questionari e non frequentano i SerD, fin che possono farne a meno. Persone a loro modo “invisibili” perché “non risultano” nelle stime ufficiali. A proposito, ora questo call center è chiuso ma … senz’altro sarà stato rimpiazzato velocemente. Non mi pare che a Milano ci siano persone in astinenza che cercano cocaina in strada, non sapendo più a chi rivolgersi. Evidentemente c’è chi non rinuncia al “potere di riportare l’entusiasmo nelle loro vite noiose”
Riccardo C. Gatti