
In questi giorni i media si stanno interessando più del solito al tema droghe e dipendenze. Non era difficile prevederlo, vista la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, indetta dal Governo e che si conclude a Roma dal 7 all’ 8 novembre, dopo alcuni mesi di lavori preparatori. Secondo la legge in vigore dovrebbe servire per fornire al Parlamento elementi per modificare la legislazione in base all’esperienza applicativa ma, in realtà, è sempre stata una sorta di vetrina di proposte indirizzate più al Governo che al Parlamento, nonché, l’occasione per il Governo in carica di presentare iniziative di “contrasto” alle droghe ed alle dipendenze. Forse anche per questo, così come è successo altre volte, è stata convocata una “Controconferenza”, per rendere pubblicamente evidenteche un momento, che dovrebbe essere unitario, in realtà non lo è. La questione droga è sempre stata un argomento divisivo e, anche ampliando la visione a tutte le dipendenze, non solo a quelle da sostanze, le divisioni rimangono. Sono molto più profonde di quanto possa apparire e non riguardano semplicemente il come è stata organizzata la Conferenza e chi è stato o meno chiamato a parteciparvi.
Intanto, in un’altra parte del mondo, in tema di droghe, soffiano venti di vera guerra. Flotte che si muovono, navi disintegrate, militari e servizi segreti che si attivano, una sana “disinformazia”, in modo che, anche grazie a ciò che viene fatto trapelare “in esclusiva” ai grandi network mediatici, non si capisca più bene cosa accade e soprattutto perché. Come in tutte le guerre, si uccide, anche in nome della giustizia, ma potremmo essere solo all’inizio di qualcosa di più importante, visto che si parla di possibili azioni “mirate” da parte degli USA in territori stranieri contro gruppi di narcos.C’è chi dice che la lotta al traffico di droghe sia solo un pretesto, ma è anche vero che in tempi recenti stanno morendo per overdose più cittadini statunitensi di quanti siano morti in guerre convenzionali ed i leader delle grandi potenze difficilmente si incontrano per trattare problemi marginali. Negli incontri USA – Cina, prima con l’Amministrazione Biden ed ora con Trump Presidente, il problema droga, fentanyl in particolare, è stato messo all’ordine del giorno, alla pari di altre questioni, come Taiwan o la guerra tra Russia e Ucraina che rischiano di accendere la miccia di un conflitto mondiale. Quindi, mentre scrivo, qualcosa d’altro o è già successo o sta per succedere. In fondo tutte le guerre nascono con azioni “mirate” e, apparentemente, circoscritte. Lo stesso Putin definiva, all’inizio, la guerra in Ucraina, una “operazione militare speciale”, non una guerra.
Così sembra quasi strano che, nella nostra parte del mondo dove, fatti salvi gli articoli ed i pronunciamenti su tragici fatti di cronaca, le costanti notizie sui sequestri di sostanze e periodichebaruffe politiche che fanno quasi venire nostalgia per i dibattiti tra Muccioli e Pannella del secolo scorso, l’uso di droghe sia stato quasi metabolizzato. È vero che ci si allerta, in senso preventivo, per ciò che non c’è e potrebbe arrivare, il fentanyl e gli altri oppioidi sintetici ad alta potenza,prodotti clandestinamente, ma si sorvola, quasi rassegnati, sulla invasione di cocaina e di crack che ci sta attraversando e sta provocando disastri. Mentre i governanti di grandi potenze come USA e Cina si incontrano e mettono sul tavolo i problemi connessi alla diffusione di droghe, noi ci muoviamo un po’ sottotono, così come si conviene a chi, nei confronti di determinati problemi, da solo, può fare qualcosa, ma non più di tanto. Certo, ci sarebbe l’Europa, ma anche per questi problemi una strategia comune manca. Ciascuno sembra andare per conto suo. Negli scenari mondiali delle droghe, così come altri Paesi europei, contiamo più come consumatori che per altro. Noi siamo quelli da depredare perché, con tutti i limiti che conosciamo, stiamo ancora meglio rispetto ad altre parti del mondo e non par vero, alle organizzazioni criminali, di tentare di sottometterci con i nostri stessi soldi, drenati dai consumi di droghe. Una azione che potrebbepiacere a chi vedrebbe volentieri l’Europa ed il nostro Paese più deboli di ciò che sono. Non dimentichiamo che molti equilibri mondiali sono in discussione e che, da sempre, la diffusione di droghe è stata usata come strumento di destabilizzazione, conquista e sottomissione.
Troppo deboli per combattere, ma anche troppo deboli per scegliere, da soli, strade alternative alla guerra alla droga e di efficacia, per altro, tutta da dimostrare, ci troviamo in una strana posizione per un Paese che ha mafie in grado di operare, proprio in questo ambito, a livello mondiale, specialmente per quanto riguarda proprio quella cocaina che, in rapporto alla dimensione della diffusione, viene poco citata anche a livello ufficiale. Rimaniamo così in sospeso con un problema droga che, di volta in volta, trattiamo come una emergenza ma che, ormai, più che una emergenza è profondamente sintono con la nostra realtà. E lo è a tal punto da generare sistemi di welfare parallelo: quello di chi lavora per la diffusione di droga e quello di chi lavora contro la droga, anchenell’ambito socio-sanitario, mentre un numero tendente all’infinito di progetti di vario genere si aprono e si chiudono ogni giorno, finanziati con i soldi di tutti i cittadini, senza che si possa capire davvero se abbiano una qualche efficacia, visto che ogni volta agitano spettri di una situazione in peggioramento, anche quando, forse, non è propriamente così. Ambiti che si allargano ad ogni forma di dipendenza, ma sarebbero quasi inesistenti, se la diffusione di sostanze illecite ma, attenzione, anche lecite, non avesse la dimensione che ha. Già, perché se volessimo guardare bene i dati che abbiamo a disposizione, ci accorgeremmo che, dal punto di vista della salute, alcol e tabacco creano ancora molti più morti e costi individuali e sociali delle droghe illecite e anche molte insidie relative alla capacità di generare dipendenze patologiche arrivano dai mercati legali,prima ancora che da quelli illegali, sollevando qualche dubbio su chi vede la soluzione di ogni problema nella legalizzazione e nella regolamentazione di ciò che, oggi, è illecito.
Così, mentre il Governo cambia il nome al Dipartimento, nato per il coordinamento della lotta alla droga, in “Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze”, verrebbe da chiedersi se effettivamente questa posizione di contrasto sia anche la posizione del Paese oppure se, in fondo, proprio la droga e le altre dipendenze siano ormai diventate parte integrante della nostra costruzione sociale: costosi strumenti per colmare l’ansia ed il vuoto culturale che hanno accompagnato il nostro passaggio dalla società post-industriale alla società interconnessa. Una società ben rappresentata nei social, ma anche nei talk, dove, ormai, lo scontro “ignorante” e focoso, più dell’ascolto e del dialogo, permette di affermare fugacemente la propria debole identità, mantenendo proprio quel vuoto che, invece, andrebbe colmato, assieme alle condizioni sociali e ambientali che vedono una risposta solo nella diffusione di droghe e dipendenze.
Riccardo C. Gatti
Una versione di questo articolo è stata pubblicata su l’Altravoce del 7 novembre 2025