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Non di rado leggo che il percorso di cura al Servizio Pubblico che si occupa di dipendenze è percepito come stigmatizzante ma … si tratta di una errata percezione o … è proprio così?

Forse si tratta di una domanda inutile: se è percepito come stigmatizzante … è stigmatizzante.

I Servizi Dipendenze hanno maturato negli anni una grande esperienza, ma soffrono di un peccato originale: sono nati all’interno di una legge costruita per il contrasto alla diffusione degli stupefacenti e, quindi, più come parte di un sistema di controllo sociale che come parte del sistema sanitario. Ancor oggi i dati ufficiali ci parlano di quante persone vengono prese in cura da questo sistema, ma non di quante, in relazione alla diagnosi, migliorano la condizione patologica o ne guariscono. Evidentemente è importante sapere quante persone entrano nel “contenitore”, mentre sembra meno importante sapere quante ne escono con successo. D’altra parte, anche chi ci lavora, non di rado parla della dipendenza come di una patologia cronica e recidivante. C’è del vero nella storia di molte persone, ma non di altre che ne escono completamente.

L’insieme di queste cose, la progressiva collocazione dei Servizi dipendenze all’interno della psichiatria (leggi salute mentale) e il loro legame diretto con le Prefetture e con procedure connesse ai percorsi penali, non favorisce la considerazione della dipendenza come una condizione patologica problematica che può interessare chiunque ma, affrontata per tempo, può risolversi. C’è chi sostiene che sia importante uscire dai Servizi dipendenze, per “agganciare” le persone affette da dipendenza patologica nel loro ambiente ma, anche questo, riguarda soprattutto alcune situazioni estreme e visibili. In tutti gli altri casi, se le persone non si rivolgono spontaneamente alla cura in fase precoce, arriveranno a chiedere aiuto solo in una situazione già molto deteriorata.

Insomma: se l’intervento dei Servizi dipendenze è percepito come stigmatizzante, non sarebbe il caso di ripensare una volta per tutte il ruolo, l’organizzazione ed il funzionamento di questi Servizi e di rappresentarlo, anche, in modo diverso da come è stato fatto sino ad ora? Oppure si teme che, facendolo, ci sarebbe una maggiore domanda di cura ed occorrerebbero maggiori risorse da mettere a disposizione dei Servizi pubblici di questo settore e, per ragioni diverse, è proprio questo che si vuole evitare?

Riccardo C. Gatti

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