Ci risiamo.
Attorno a come intervenire sui problemi legati alla diffusione di crack si è riaccesa la polemica.
È solo una delle usuali polemiche che, da sempre, accompagnano gli interventi sulle dipendenze e che non cambiano alcunché.
Eventualmente, i “fronti” contrapposti riescono ad inibirsi a vicenda, senza pensare che, su argomenti come questi, le ragioni ed i torti non stanno mai da una parte sola. Forse sarebbe meglio rendersi conto che il problema sta crescendo e … non sappiamo cosa fare sia per fermarlo che per evitare che le persone che assumono crack si autodistruggano. Altrimenti lo avremmo già fatto, con successo.
In ogni caso, senz’altro, gli scontri tra coloro che vorrebbero mettere un argine a questo possibile tsunami, finiscono per essere solo un vantaggio per chi trae profitto dal suo dilagare. Piuttosto bisognerebbe analizzare meglio se chi cerca di fare un lavoro di prossimità con i tossicomani e chi, eventualmente, li può prendere in cura, hanno risorse adatte e sufficienti per poterlo fare. Non lo darei per scontato ma, attenzione, un vero argine non può essere fatto solo di parole!
Riccardo C. Gatti