“Mentre i media e la politica spesso si concentrano sulla prevenzione dei danni causati dalla droga tra i giovani, i rischi specifici per gli anziani vengono discussi meno spesso e possono rimanere nascosti”. In Australia, ad esempio, stanno aumentando le overdosi nelle persone anziane con un tasso di decessi correlati alla droga simile a quello del Regno Unito , dove i decessi sono più elevati tra i 40 e i 49 anni, mentre i tassi diminuiscono nei gruppi più giovani. Questa suggerisce che la maggior parte dei decessi correlati alla droga si verificano nello stesso gruppo di persone che erano a rischio decenni fa: coloro che hanno iniziato a fare uso di droghe da giovani negli anni ’80 o ’90” (fonte The Conversation del 31/08/2025).

A mio parere il tutto potrebbe prefigurare anche un atteggiamento diverso delle giovani generazioni di quei Paesi, nei confronti delle droghe, comprese quelle lecite. In Gran Bretagna, ad esempio, quasi la metà dei giovani non beve più alcolici (fonte The Times). In Australia aumenta la percentuale di giovani che non beve alcolici o lo fa raramente (fonte survey del Governo Australiano).

Bisogna fare attenzione a questi dati perché se, da una parte, potrebbero rappresentare solo un passaggio generazionale da determinate droghe ad altre, con modalità di consumo differenti, dall’altra sembrerebbero anche evidenziare un atteggiamento diverso e più cauto nei confronti di determinati consumi a scopo ricreativo.

È una tendenza internazionale? ‘I dati (ESPAD) relativi ai giovani tra i 15 e i 25 anni indicano che i consumi di droghe tradizionali e alcol stanno calando tra i giovani europei. Nell’ultima relazione al Parlamento si legge che, in Italia c’è stata una «diminuzione del consumo di sostanze più pericolose e complesse, a fronte di un uso ancora significativo della cannabis, che rimane la droga più diffusa tra i ragazzi». In particolare, in un anno, il consumo di cannabinoidi è passato dal 22% al 21%,delle Nuove Sostanze Psicoattive (NPS) dal 6,4% al 5,8%, dei cannabinoidi sintetici dal 4,6% al 3,5%, degli stimolanti dal 2,9% al 2,4%, della cocaina dal 2,2% all’1,8%, degli allucinogeni dal 2,0% all’1,2%, mentre gli oppiacei sono rimasti stabili all’1,2%. (Fonte Corriere della Sera).

In sintesi, emergono segnali – ancora timidi ma evidenti – di un cambiamento significativo nelle generazioni più giovani, osservabili in vari Paesi del mondo. Occorre interpretarli con grande cautela: non tutti i dati risultano incoraggianti e il consumo di sostanze resta ancora (eccessivamente) diffuso, ma è giunto il momento di chiedersi se, in un futuro non lontano, non saranno i giovani ad essere i più esposti ai rischi conseguenti all’uso di droghe.

Riccardo C. Gatti