26 giugno 2026 – Si conclude la Giornata internazionale per la lotta contro l’abuso e il traffico illecito di droga. I media (vedi anche i miei post precedenti) riportano più voci.

Risuonano parole che richiamano la necessità di uno sforzo corale: tutti paiono convinti di fare il possibile, vorrebbero fare di più e c’è anche l’incoraggiamento che arriva dal Presidente della Repubblica.

Poi, per caso, mentre cercavo le notizie del giorno, sono capitato su una pagina che parlava della Giornata internazionale di qualche anno fa. Non me ne sono accorto subito, perché ho trovato la stessa enfasi celebrativa ed il richiamo alla Conferenza Nazionale, ma non la più recente.

Ho avuto una strana sensazione. Questa giornata è ormai diventata la celebrazione di una sostanziale staticità: per capire le differenze nel tempo è necessario trovarle, quasi nascoste, come in certi giochi di enigmistica.

D’altra parte non è facile individuare nuove strategie, anche per chi si rende perfettamente conto che, quelle in atto, sono meno efficaci del desiderato. Così si proclama la volontà di liberarci da droghe e dipendenze, così come ci si dichiara contro le guerre o la povertà, sapendo che la realtà è ancora molto, molto, lontana da ciò che si auspica.

E, all’interno della celebrazione, in tanti si esprimono, ma continua a mancare una voce: quella delle persone che usano droghe o che sono affette da una dipendenza patologica. Probabilmente è difficile fare diversamente ma, proprio il fatto che sia difficile, dovrebbe suscitare degli interrogativi.
Uno tra tutti: nella lotta contro l’abuso e il traffico di droga, dove collochiamo concettualmente chi, le droghe le acquista e le usa?

Questo interrogativo non vuole essere una provocazione, ma solo una riflessione, visto che, nel frattempo, stiamo estendendo molti paradigmi propri di quella che dovrebbe essere una lotta alla droga, anche a stili di vita ed a dipendenze che con le droghe illecite non hanno a che fare. Il tutto con un certo imbarazzo per quanto riguarda ciò che, invece, essendo lecito, continuiamo a proporre.

Riccardo C. Gatti