Tossicodipendenti, niente carcere: “Una riforma importante. Ora però strutture e coraggio”. Così titola un articolo de La Nazione dove l’avvocato Marco Treggi, presidente della Camera penale di Lucca, dice, tra l’altro, “Attualmente non abbiamo comunità terapeutiche sufficienti, personale qualificato, servizi per le dipendenze adeguati e risorse per seguire i programmi“.
Ma se è così, cosa che non dubito, in quanto tempo ci si immagina di poter creare dal nulla strutture che non esistono, adeguare i servizi dipendenze e reperire (e formare) il personale adeguato?
Direi che il tutto potrebbe ragionevolmente richiedere un orizzonte temporale di almeno cinque anni, ma solo se ci si inizia a lavorare da ora. C’è chi, giustamente, ha sottolineato che le risorse messe a disposizione permettono solo l’esecuzione si un numero ridotto di percorsi in Comunità ma, se si trovasse il modo di aumentarle, il problema sarebbe risolto?
Credo che se si vuole creare la condizione perché i “percorsi esecuzione della pena siano più efficaci nel ridurre la recidiva e risolvere in radice la genesi dei molti crimini che derivano dallo stato di tossicodipendenza” non ci siano alternative ad un lavoro preparatorio che richiede tempi tecnici per essere fatto.
Questo tenendo anche presente che l’attuale sistema di intervento deve continuare ad esercitare le sue funzioni e non può, quindi, occuparsi solo di chi deve scontare una pena. Inoltre l’evoluzione degli scenari inerenti le dipendenze suggerisce già l’opportunità di iniziative di adeguamento di sistema e di nuovi modelli organizzativi e di offerta ancora tutti da sviluppare, in una situazione in cui la carenza di risorse si fa sentire ovunque.
Riccardo C. Gatti
Tossicodipendenti, niente carcere: “Una riforma importante. Ora però strutture e coraggio”
Detenuti con dipendenze: scattano i domiciliari in comunità?