Mentre l'intero paese litiga sulle solite quattro idiozie, a Roma sta silenziosamente esplodendo l'emergenza Fentanyl., Non è solo una questione di salute, è un problema che coinvolge come al solito ...“A Tor Sapienza siamo vittime di degrado e criminalità. E adesso è arrivato anche il fentanyl. Aiutateci!”, L’appello dei residenti di Tor Sapienza al Morning Show di Radio Globo, 👉 Segui ...

Periodicamente qualcuno lancia un allarme sulla effettiva diffusione del Fentanyl. Addirittura c’è chi pubblica video di persone piegate in due (tali e quali ad alcuni filmati che arrivano dagli USA) ma poi, di fatto, non c’è alcun riscontro.

Nessun sequestro né di fentanyl né di sostanze anestetiche veterinarie, come la xilazina, che potrebbero spiegare certe posture dei consumatori. Egualmente, nessun aumento di overdosi che potrebbero confermare la diffusione della sostanza.

Un esempio, sull’ultimo allarme a Roma, ecco cosa dice il Prefetto Lamberto Giannini: «I sequestri riguardano cocaina, crack, hashish, marijuana e talvolta eroina. Il numero di operazioni è talmente alto che, se ci fosse stata una diffusione di questa sostanza, l’avremmo trovata. Allo stesso modo, non c’è mai stato alcun intervento sanitario per overdose o problemi legati all’assunzione di Fentanyl. Sappiamo quanto sia pernicioso il suo utilizzo, ma al momento a Roma non lo registriamo».

Dunque che accade? Esistono dei motivi, per continuare a lanciare allarmi sulla effettiva diffusione di una sostanza specifica come questa? Denunciare la diffusione di fentanyl (quando non c’è) sta diventando un modo strumentale di ottenere ascolto o supporto? I video diffusi rappresentano situazioni reali o sono creati ad hoc?

Intanto, secondo un articolo di The Economist in Italia non ci sarebbe una diffusione del fentanyl per un accordo tra le mafie.

Sarà anche solo una ipotesi giornalistica ma, senz’altro, la nostra situazione risulta anomala nei confronti di quella di altri Paesi e dell’evoluzione degli scenari mondiali. È impressionante, anche se realistico, pensare che la possibilità o meno di una strage per overdosi in Italia sarebbe legata soltanto ad accordi tra criminali.

Mi viene anche da considerare quanto il mercato delle droghe sia anomalo rispetto ad altri. Viene dato per scontato, infatti, che il giorno in cui gli accordi mafiosi cambiassero ed il fentanyl venisse distribuito, lo spaccio troverebbe clienti per questa sostanza. In tanti ne morirebbero, ma sarebbero rimpiazzati rapidamente da altri consumatori che, egualmente, andrebbero a morire. Questo è esattamente ciò che è avvenuto in Nord America, dove per anni, ogni anno, decine di migliaia di persone sono morte per overdose. Eppure, anche quando la tragica situazione era diventata assolutamente evidente, altre persone continuavano ad accostarsi a questi consumi mortali.

Ci sarebbe da interrogarsi a fondo sul significato di questi avvenimenti e di questo tipo di scelte. C’è chi è arrivato ad ipotizzare che una sostanza potenzialmente mortale, sia più attraente, per il potenziale consumatore.

Nel frattempo c’è chi pensa che prima o poi gli accordi mafiosi cambieranno. In quel momento anche il nostro mercato potrebbe essere invaso da oppioidi ad alta potenza, probabilmente (penso) in mix già pronti con altre sostanze altrettanto pericolose. Se questo avverrà, il nostro sistema di intervento attuale potrebbe esserne travolto.

Per ora, però, non ci sono ancora segnali di attivazione per prepararci concretamente ed evitare questa possibilità. Non si tratta solo di attribuire risorse, a chi si occupa di curare e di prendersi cura di chi usa droghe, ma anche di formulare percorsi, modelli organizzativi e di governo di reti di intervento che, oggi, non esistono o sono molto fragili.

Riccardo C. Gatti

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