L’obiettivo è di coniugare sicurezza e ordine pubblico e, così, in estate, nascono, le ordinanze anti-alcol, in molti luoghi turistici o dove ci sono eventi particolari, visto l’alto numero di soggetti in stato di ebrezza alcolica tra i partecipanti di passate edizioni.
In alcune città si individuano zone considerate particolarmente sensibili, tra centro urbano, aree di sosta con decisioni adottate per contenere problemi legati a disturbo della quiete pubblica, comportamenti incivili e situazioni di degrado urbano.

Che dire?

Passano gli anni e la cosa si ripete, anzi sembra proprio estendersi in parti sempre più ampie del territorio.
Passano gli anni e dobbiamo dare per assodato che, dove ci dovrebbe essere festa, e gioia, è anche necessario il presidio della Polizia e delle ambulanze, perché ci saranno, comunque, non poche persone che riusciranno a stravolgersi con alcol e droghe (non citate nelle ordinanze perché sono già vietate), fino al punto di finire, quando va bene, in gravi condizioni in un Pronto Soccorso.

Una cosa che, ormai, non è nemmeno più da commentare, perché è considerata inevitabile, a suo modo, normale. Nemmeno i giornali locali lo fanno più di tanto: si limitano ad informare sui divieti e a dare resoconti sui disastri provocati da chi li trasgredisce.

Forse è meglio non porsi domande su queste situazioni: la risposta potrebbe essere troppo triste e deprimente.

L’aveva già trovata Albert Einstein.

 

Riccardo C. Gatti