Nello scenario attuale, già con l’Amministrazione Biden, si erano sviluppate trattative con la Cina sulla questione fentanyl che sembravano avere un buon esito. Trump, tuttavia, già dal suo insediamento, ha accusato apertamente la Cina di alimentare, con i precursori del fentanyl, ciò che, per altri versi, aveva chiamato narco-terrorismo. La questione, quindi, appare  è tutt’altro che risolta visto che, come riporta InOltre, “Salvo ripensamenti dell’ultima ora, il 14 e 15 maggio Donald Trump si recherà a Pechino per incontrare Xi Jinping”. “Ma, insieme alla guerra (visibile) contro l’Iran, è probabile che venga affrontata nel corso dei colloqui tra i due anche la guerra (invisibile) contro il fentanyl”.

Insomma, quando ragioniamo della diffusione di droghe, spesso, pensiamo ad un rapporto domanda – offerta tra bande criminali che gestiscono lo spaccio ed i consumatori ma, forse non è (solo) così, visto il coinvolgimento attivo nella questione di grandi potenze mondiali e, comunque, di Stati o blocchi di Stati, nel caso citato, ma anche in altre situazioni. Evidentemente ai giorni nostri  le droghe possono diventare armi per conflitti invisibili o possono scatenare conflitti reali. Ma (attenzione !) possono diventare armi o efficaci strumenti di destabilizzazione, solo se trovano ampi gruppi di persone disponibili a consumarle. 

Ci sarebbe, perciò, da chiedersi se, in questo tipo di contrapposizioni, tra potenze, non esistano anche modalità “invisibili” per spingere le persone al consumo. Certi tipi di manipolazione delle informazioni potrebbero essere usati abbastanza agevolmente in una società interconnessa. È, non di rado, appaiono anche, comunicazioni media che, se da una parte allertano su determinati pericoli, dall’altra sembrano strutturate come redazionali promozionali diventando, all’atto pratico, solo avvertenze … per i consumatori. Va notato come, non di rado nel momento in cui viene proposta o riproposta una sostanza sul mercato, trovi velocemente persone disposte a consumarla ed il consumo possa svilupparsi in modo “epidemico”, anche quando gli effetti negativi sono assolutamente evidenti e le Istituzioni facciano di tutto per limitarne la diffusione. Forse non è un caso. 

“Sun Tzu, nel suo celebre trattato L’arte della guerra, sosteneva che il modo più efficace per vincere non è affrontare il nemico sul campo, ma logorarne la resistenza dall’interno. Questo principio è ancora oggi alla base delle operazioni di disinformazione e influenza condotte da attori statali come la Russia e la Cina. Per questi paesi, vincere senza combattere non è solo un’opzione, ma una necessità strategica (Senato della Repubblica – Il principio della guerra dell’informazione)”. 

È quindi importante capire che la diffusione di droghe potrebbe rispondere ad azioni e meccanismi molto più complessi e sofisticati di quanto siamo normalmente portati a pensare. Se, in alcuni ambiti, cioè, l’uso di una sostanza diventa un bisogno da soddisfare, non dobbiamo pensare solo al suo effetto sui circuiti cerebrali o al risultato della dipendenza dalla sostanza stessa, ma anche a qualcosa che viene prima: un bisogno indotto, creato ad hoc,  che accompagnerà e rafforzerà il consumo, nonostante tutto. 

Senz’altro è difficile trovare un equilibrio tra meccanismi logici che, da una parte, possono sconfinare nel complottismo e, dall’altra, nella ingenuità, ma credo che questo equilibrio vada trovato, assieme alla capacità di organizzare il lavoro di prevenzione, informazione, educazione e comunicazione, tenendo conto di fattori che, normalmente, sono ignorati.

Riccardo C. Gatti

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