C’è qualcosa che mi ha sempre lasciato perplesso sul tema droghe, in Europa.
Apparentemente c’è coordinamento a livello europeo; apparentemente abbiamo organismi dedicati ad hoc; addirittura, alcune iniziative, sembrano ridondanti, altre in contrapposizione tra loro.
Comunque , vedo più coordinamento operativo per le azioni repressive che per quanto riguarda prevenzione, cura, riabilitazione e riduzione del danno, dove, ciascun Paese sembra muoversi per conto suo. Probabilmente ci si accontenta di un fatto che viene citato nell’articolo di Marco Perduca riportato nel link (*) e così descritto: “L’illegalità ha fatto sì che il fenomeno negli anni abbia visto un’invasione di nuove sostanze ma un progressivo contenimento dell’effetto letale che esse possono causare se assunte, spesso in policonsumo”.
Nulla di più.
Ma, se questo è vero, mi sembra che si tratti di un equilibrio, forse, raggiunto, ma quanto mai instabile e, soprattutto, più legato alle scelte distributive delle organizzazioni del narcotraffico che ad altro. In un momento in cui gli equilibri mondiali sono abbastanza instabili e la diffusione di droghe potrebbe essere anche usata a fini di destabilizzazione, mi pare che lo scenario complessivo sia tutt’altro che tranquillizzante. In ogni caso, l’Europa non pare in grado di sviluppare (o non vuole sviluppare?) politiche e standard comuni di intervento, per quanto riguarda la tutela della salute di chi usa droghe. È un limite non indifferente che, per ora, non trova, in ambito politico, la volontà necessaria per essere superato. Anzi, alcune iniziative sembrano realizzate proprio per ribadire posizioni tutt’altro che unitarie.
Riccardo C. Gatti
(*) Droghe, l’Europa sa, ma guarda indietro – di Marco Perduca
