Un drone carico di hashish, telefoni cellulari e altro materiale illecito è atterrato nei passeggi del carcere partenopeo G. Salvia di Poggioreale ed è stato intercettato e bloccato dalla polizia penitenziaria. Notizie come questa si susseguono, dimostrando come, ormai, le droghe entrino in molte carceri italiane, con le modalità più diverse.
Probabilmente si tratta di una situazione che non si riesce ad evitare e non credo sia dovuta esclusivamente ad una carenza di organici nella nostra Polizia Penitenziaria: il problema è diffuso a livello globale.
Sulla base di un totale di 81 studi provenienti da 22 paesi diversi, wires.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/wf “la prevalenza media dell’uso di droghe durante l’incarcerazione è del 32,0% con un intervallo dal 3,4% al 90%. I tipi di droghe utilizzate nelle carceri variano tra regioni geografiche, Paesi e persino regioni all’interno dei Paesi. La droga più comune segnalata per essere usata dai prigionieri nella maggior parte degli studi era la cannabis, tranne che nell’Asia meridionale e in Scozia, dove l’eroina era più diffusa. Le droghe usate in carcere tendono a riflettere la prevalenza delle droghe nella comunità locale, tranne quando una droga ha vantaggi unici da usare in prigione”.
Questo dimostra che le carceri non sono un luogo “isolato” e “protetto”, come molti potrebbero pensare ma, a tutti gli effetti sono, nel bene e nel male, una parte del territorio. Forse, ripensando agli interventi in questa dimensione, si potrebbe fare qualcosa di più ma, come ben sappiamo, le risorse disponibili sono limitate, la domanda di droga è sostenuta e l’offerta e la distribuzione di sostanze sono adeguate alla domanda. Se poi si considera che nelle carceri ci sono molte persone legate al consumo ed allo spaccio di droghe, che le droghe in carcere costano (e rendono) ancor più che fuori e possono essere usate, in modo diverso, anche per vincolare le persone agli interessi delle organizzazioni criminali, si comprende come lo sforzo per far entrare le sostanze illecite nelle carceri sia particolarmente sostenuto ed efficace.
Riccardo C. Gatti