Il tema droga e dipendenze compare e scompare periodicamente dai media. Quando compare è sempre descritto come una emergenza. Poi, in un tempo relativamente breve, l’attenzione si spegne.

Recentemente si è parlato di crack, non tanto perché la sua diffusione sta assumendo aspetto devastanti, quanto per i disaccordi su come affrontare la situazione. Il crack, un prodotto derivato dalla cocaina, si fuma.

Gli effetti, potenti e rapidi portano rapidamente in uno stato di attivazione, quasi di paranoia, che poi decade in depressione quando l’effetto finisce. Il tutto in una manciata di minuti. Per stare “bene” bisogna ripetere la dose. Dipendenza rapida, salute psichica e fisica che se ne va in fretta. Sotto l’effetto può accadere qualunque cosa. A fine effetto compare, imperioso, il bisogno di una nuova dose, in ogni modo, con problemi, anche, di ordine pubblico.

Ci sono Amministrazioni locali che, per affrontare la situazione, hanno promosso iniziative di “riduzione del danno”. Operatori dedicati cercano di agganciare i consumatori, anche fornendo articoli necessari per l’assunzione di droghe. L’idea è derivata da ciò che in questo ambito viene fatto con i consumatori di eroina. Come scrive l’Agenzia europea EUDA (European Unions Drugs Agency), infatti, “studi di osservazionali suggeriscano che tale fornitura possa contribuire ad ampliare il coinvolgimento delle persone che fanno uso di droghe, facilitando anche il loro accesso alle cure e alle misure di reinserimento sociale”. Questo dovrebbe essere l’obiettivo.

Ciononostante, una volta che queste azioni vengono messe in atto in ambito locale, nascono forti contrapposizioni a livello politico. Un esempio. Il Secolo d’Italia, a proposito di scelte operate a Bologna, scrive: – Il protocollo, redatto dall’amministrazione progressista bolognese, «comprende un ampio ventaglio di interventi che mirano a ridurre i rischi e i danni direttamente associati al consumo di sostanze, come overdose, trasmissione di malattie infettive, lesioni fisiche e psichiche, traumi psicologici, esclusione sociale e marginalizzazione». Ma il punto è che lo fa distribuendo materiale per la riduzione del danno, non con una convenzione per entrare in una comunità di recupero –.

Il Secolo d’Italia si definisce “il quotidiano on line della destra italiana”, mentre l’amministrazione di Bologna è di sinistra. Gli interventi “di strada”, per ridurre i danni o i rischi connessi all’assunzione di droghe, tuttavia, sono indirizzati persone che non si rivolgono a percorsi di cura e riabilitazione. Non è una scelta politica alternativa all’inserimento in comunità o ad un programma di cura ambulatoriale, ma di una alternativa alla possibilità che queste persone muoiano prima, oppure ci arrivino, ma dopo aver contratto gravi patologie che condizioneranno pesantemente la loro vita. Eppure, chi non conosce il problema, ma si informa sui media, finisce per avere la sensazione che, per affrontare la situazione, esista una possibilità di destra, l’invio dei consumatori in comunità, ed una di sinistra, la “riduzione del danno”, quasi come se si trattasse situazioni antitetiche.

Quando poi il discorso si allarga non solo a tutto lo scenario connesso alle droghe, lecite e illecite, ma anche alle diverse possibili forme di dipendenza patologica, la situazione diventa più confusa, contradditoria, e rischia anche di essere divisiva trasversalmente. Prendere posizione di parte, per gli schieramenti politici, diventa così più complesso.

Eppure, anche in questo clima pre-elettorale, c’è qualche segnale che, presto, il dibattito potrebbe riaprirsi, proprio a proposito di dipendenze e con un più ampio respiro, rispetto alle diatribe sul crack.

Giorgia Meloni, e il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che nel 2025, avevano lanciato congiuntamente la Coalizione Europea contro le Droghe a cui, ora, aderiscono 35 differenti Nazioni, si ritroveranno nella Comunità di San Patrignano, il 23 ottobre 2026, per un Incontro Internazionale da loro promosso sul tema della Prevenzione e del Recupero. La scelta di San Patrignano, anziché di un luogo più neutro, come avviene, per esempio, per le Conferenze nazionali indette dalla Presidenza del Consiglio, non è casuale ed infatti è scritto, proprio sul sito della Presidenza che “La scelta di San Patrignano punta a illustrare nella concretezza del quotidiano un’esperienza leader nel recupero e nel reinserimento delle persone con dipendenze: un esempio delle politiche che la Coalizione intende promuovere, nella prospettiva di rafforzare la risposta a una sfida che esige responsabilità e condivisione”.

Dunque, verso cosa si muoverà la proposta della Coalizione? Macron, negli ultimi anni, assieme a vari Ministri dell’Interno francesi ha puntato con decisione sulla colpevolizzazione del consumatore di droghe, non più considerato esclusivamente una vittima, ma come il principale finanziatore delle reti di narcotraffico e della violenza a esse collegata. In Francia, l’uso di stupefacenti è un reato penale, punito con multe e sanzioni. Tuttavia lo Stato francese spende fondi pubblici per la cura e per proteggere la salute dei consumatori, con anche concrete azioni di riduzione del danno, comprese sperimentazioni su stanze per il consumo sicuro. Quindi potrebbe non essere facile conciliare il punto di vista dei due promotori della Coalizione.

Quale potrà essere, quindi, la sintesi del documento finale che verrà redatto a San Patrignano, per coordinare le politiche delle Nazioni aderenti che, comunque, avranno voce in capitolo? Avremo la proposta di un modello centrato sulle comunità terapeutiche, con anche meccanismi simili alla “injonction thérapeutique”, misura giudiziaria che, in Francia, può imporre una cura obbligatoria per le dipendenze da stupefacenti o da alcol? Il concetto verrà esteso anche ad altre forme di dipendenza? Ci saranno ricadute dirette sulla nostra situazione legislativa ed organizzativa e sui programmi del centro-destra?

È difficile fare ipotesi, anche perché un documento che deve sintetizzare la proposta di 35 nazioni deve necessariamente conciliare posizioni differenti. Inoltre, qualunque proposta di variazioni notevoli di quanto già in atto, qui in Italia, finirebbe nella macina autobloccante della contrapposizione politica pre-elettorale, in cui molto viene detto, ma non ci si ascolta e, in generale, si conclude poco. Questa recente “Coalizione Europea”, promuoverà una apertura al dialogo o sarà uno strumento di parte.

Viviamo tempi difficili, ci sono guerre alle porte, la situazione economica rischia un tracollo. Nei momenti come questi la diffusione di droghe e delle dipendenze è una zavorra che può contribuire all’affondamento del Paese e non è detto che, soprattutto le droghe, non vengano usate come arma di destabilizzazione, contro di noi. Una apertura al dialogo e ad un lavoro bipartisan, su questi temi, sarebbe indispensabile, per il bene di tutti. Ma, forse, quest’ultima, rimane solo una (mia?) speranza. Cosa sarà scritto, in proposito, nei programmi dei partiti, per le prossime elezioni?

Riccardo C. Gatti