Prendo l’occasione, per una mia riflessione, partendo da un articolo apparso su La Prealpina dal titolo “La criminalità avvelena il territorio“: è un commento molto duro, di Silvestro Pascarella, sulla criminalità legata alla droga che sta insanguinando la provincia di Varese e i territori limitrofi.

Nell’articolo (link) c’è un invito, tra l’altro, a trovare i mezzi per dissuadere chi vorrebbe trasformare il territorio in un emporio dello spaccio. Una situazione che, probabilmente, è diventata insostenibile ed è connessa anche alla immigrazione clandestina: in questo caso, dal nord Africa. Un problema, questo, che, sino ad oggi, non sembra aver trovato vere soluzioni, in Italia ed in Europa.

Il tutto mi spinge ad una considerazione. Un territorio è trasformabile in un “emporio dello spaccio” solo se, in quel territorio o in ambiti limitrofi, esiste, da parte dei cittadini, una domanda di droga tale da sostenerne l’attività. La manovalanza dell’emporio può coinvolgere o meno immigrati clandestini ma, senz’altro, il tutto non può funzionare in assenza di domanda. Di conseguenza, se è ovvio cercare soluzioni per contrastare l’offerta illecita di droga e ciò che comporta, non è utile ignorare l’altra faccia del problema: la domanda di droga.

Non è facile, perché deve essere messo in discussione un modo di pensare e di intervenire sul problema a cui siamo abituati. È figlio di concetti propri della guerra alla droga del secolo scorso che non sembrano funzionare ai giorni nostri, in un mondo completamente cambiato (ammesso che abbiano funzionato in passato). Quindi, prima o poi, l’argomento andrà rimesso in discussione e non solo in sede nazionale, anche perché non dimenticherei che la diffusione di droghe è sempre stata usata anche come strumento di destabilizzazione ed arma per guerre asimmetriche. Inoltre la situazione dell’ordine pubblico connessa si va facendo pesantemente critica e, talvolta, va ormai fuori controllo in diverse parti del territorio europeo.

Con il clima di contrapposizione pre-elettorale che è già in atto, penso che sia impossibile, in questo momento, discutere di una questione che andrebbe affrontata anche in modo bipartisan ma, almeno, sarebbe utile capire cosa le diverse coalizioni politiche propongono, a questo proposito e, soprattutto, cosa inseriscono nel loro programmi elettorali. Spero che non si tratti solo di propositi generici come combattere tutte le dipendenze, rafforzando l’azione di contrasto e l’attività dei SERD e delle Comunità, nonché le azioni educative e di prevenzione, lasciando, di fatto, il tutto così com’è.

Di fronte ai tanti problemi che abbiamo in questo momento, sia interni che collegati alla crisi internazionale in corso, il “problema droga” e di chi si droga, potrebbe sembrare una questione secondaria ma, se lo analizziamo nella sua reale consistenza, nei suoi diversi aspetti (dagli equilibri internazionali, alla salute ed alla sicurezza, sino alla capacità delle organizzazioni criminali di condizionare l’economia, la finanza e la produzione dei territori) e nei costi individuali e sociali che provoca, scopriamo che non è così. Continuare ad ignorarlo, confinando il nostro pensiero agli stereotipi del passato, mentre, nel Paese, non solo si consolidano “empori dello spaccio” ma esiste ormai una efficiente delivery, in grado di servire una clientela vasta e riservata, unita ad una serie di mercati paralleli che dal wellness, allo sport amatoriale, al divertimento, alla prostituzione, sono in grado di fornire sostanze diverse a clienti diversi, è un grave errore.

Riccardo C. Gatti