Rispetto alla possibilità dello “scattare” della Legge, come dal titolo dell’articolo citato sotto, penso, piuttosto, che avrà una applicazione graduale.

È importante che venga applicata nel modo migliore perché, proprio l’applicazione, ne definirà l’efficacia rispetto agli obiettivi che si pone …e ci sono ancora da definire criteri da parte di una Commissione tecnica che dovrà essere costituita.

Se poi sono giusti i conti fatti da diverse fonti, i fondi disponibili “basteranno a coprire le spese di recupero per poche centinaia di persone all’anno”.

Mi pongo, tra l’altro, due domande:

– A parità di corrispondenza ai requisiti di accesso alla misura, chi potrà effettivamente accedervi e chi no, per carenza di fondi? Un bel problema per una misura che dovrebbe essere equa per tutti.

– Come potrà essere data la prova del collegamento diretto e inequivocabile tra la dipendenza certificata e il reato commesso? Onestamente non riesco ad immaginarlo.
Già, in alcune situazioni, può essere difficile diagnosticare con certezza la presenza di una dipendenza patologica (vedremo i criteri scientifici e legali della dipendenza definiti dalla Commissione tecnica) ma la prova di un collegamento diretto ed inequivocabile tra la dipendenza ed il reato commesso, su cosa si può basare?

Ci sarebbe anche un terzo interrogativo: come impatterà il tutto sul lavoro delle Comunità, tenendo anche conto del fatto che queste strutture non sono tutte uguali: i percorsi proposti sono differenziati e presumerebbero una scelta che non riguarda solo la residenzialità, ma anche la tipologia del percorso offerto?

Se la Legge dovesse funzionare a pieno regime, eventualmente dotata di fondi aggiuntivi, una platea di potenziali beneficiari, pari a circa 10mila detenuti con pene sino ad 8 anni, potrebbe trasformare in modo consistente il bilanciamento delle caratteristiche delle persone presenti nelle Comunità terapeutiche.
Verranno ancora scelte da chi, non avendo commesso reati, dovrà necessariamente condividere il percorso con chi ha, invece, commesso crimini anche gravi o diventeranno, gradualmente, soprattutto, luoghi alternativi al carcere, dove scontare pene anche lunghe?

Di fatto, questo provvedimento, nella cui esecuzione saranno coinvolti anche i Servizi dipendenze con un carico di lavoro potenzialmente non indifferente, sposta sempre più l’intervento pubblico, dedicato alla cura delle dipendenze, verso funzioni di controllo sociale, con gli adempimenti conseguenti.

Vedremo, nel tempo se si si tratta di una buona scelta, o se avrà, invece, effetti paradossali, riducendo la capacità e la valenza terapeutica dei percorsi di cura e l’accessibilità al sistema di intervento da parte di chi non ha commesso reati.

Potrebbe anche, indirettamente, aumentare il divario tra chi può permettersi percorsi di cura privati, sostenendone le spese, e tutti gli altri cittadini.

Riccardo C. Gatti

 

Detenuti con dipendenze: scattano i domiciliari in comunità