
Qualche cronaca locale inizia a far notare che abbiamo un problema che rischiamo di sottovalutare e cioè che, se c’è una emergenza droga, è più che mai collegata alla cocaina.
Insomma, c’è uno scenario diverso da quanto narrato dalla comunicazione mainstream, circoscritta ai “boschetti della droga” o ai ragazzi affetti da “disagio giovanile” e tentati da spacciatori senza scrupoli. E c’è anche qualcosa di diverso sia dall’allarme fentanyl (un pericolo potenziale, ma con una domanda reale, per ora, quasi inesistente e consumi del tutto marginali) che dall’allarme dipendenza smartphone, con costruzioni logiche molto simili a ciò che si diceva per la dipendenza da televisione, negli anni ‘60.
La cocaina sta erodendo la società civile ed il crack sta creando situazioni molto complesse, anche dal punto di vista della sicurezza, ma la questione appare sottovalutata. Questo accade, progressivamente, ormai da anni, al punto che iniziamo a considerarne il pericolo solo adesso, quando il consumo ha, ormai, avuto una diffusione estremamente trasversale, per età e per fasce sociali, e quando il crack sta creando realtà veramente dirompenti.
È una situazione strana e, direi, anche anomala, in un Paese apparentemente molto sensibile alla questione droga, visti anche i dibattiti e le contrapposizioni sul presunto effetto drogante della “cannabis light”. D’altra parte è vero che siamo strani visto che un singolo furto, grave ma, comunque circoscritto, di fiale di un farmaco oppioide, riesce a suscitare più clamore delle tonnellate di cocaina che arrivano di continuo nei porti, ovviamente per essere distribuite e consumate.
Non so se tutto questo avvenga per caso. Il mercato della cocaina produce una sorta di economia e di welfare parallelo che, evidentemente, fa comodo a molti e crea legami tra la parte produttiva della società civile e la criminalità organizzata che possono essere molto condizionanti. Ma tutto questo, per essere sviluppato e consolidato ha bisogno di silenzio.
Sicuramente, nel frattempo, la cocaina sta fornendo alle mafie una quantità enorme di danaro che permette qualunque cosa, compresa la possibilità di influenzare gli ambiti finanziari, le imprese e, in generale, il funzionamento dei mercati legali. Non vorrei complicare troppo questa riflessione ma, come hanno dimostrato i colloqui ai massimi livelli tra ben due Amministrazioni USA e la Cina, l’idea che facilitare determinati traffici possa avere effetti destabilizzanti, utili a cambiare gli equilibri di forza tra nazioni o gruppi di nazioni, non andrebbe trascurata, in un periodo storico in cui questi equilibri si stanno ridisegnando.
Siamo, quindi, in pericolo, in relazione alla diffusione di cocaina? A mio parere si ed il pericolo non riguarda soltanto la salute ed i costi individuali e sociali che possono derivare dal consumo della sostanza. Vanno valutate una serie di problematiche complesse, per comprendere a fondo la dimensione del problema e trovare il modo migliore per affrontarlo. C’è, però, chi ha tutto l’interesse ad agire perché questo non avvenga o avvenga il più tardi possibile. A mio parere, sta riuscendo nel suo intento.
Riccardo C. Gatti
Nota a margine su recenti sequestri (utile ad arricchire il ragionamento)
Salgono a circa 4,7 tonnellate i quantitativi di cocaina sequestrati nell’ambito dell’operazione internazionale coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia. Dopo il fermo del gommone oceanico avvenuto il 24 luglio (Giornale di Brescia).
“Secondo le stime degli investigatori, il carico avrebbe avuto un valore di circa 150 milioni di euro all’ingrosso, destinato a salire fino a circa un miliardo di euro una volta immesso sul mercato europeo dello spaccio”.
Il tutto rende l’idea di cosa si muova attorno al mercato della cocaina rivolto verso l’Europa e verso l’Italia: non va dimenticato che, se questo carico è stato fermato, altri, analoghi, raggiungono la destinazione.
Nel porto di Vado Ligure, ed è solo un esempio, il 3 luglio sono stati sequestrati oltre tre quintali di cocaina in un container, il 21 luglio altri 770 chili, in strada 5,4 milioni di dosi. In Liguria, dove avviene il 18,2% dei sequestri portuali di droga registrati in Italia, solo nel 2026 la Guardia di Finanza ha già sequestrato in regione 3,5 tonnellate di cocaina (fonte IVG) …ed i porti in Italia sono tanti.