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Il Brenipatide è un peptide sintetico che attiva due recettori dell’incretina contemporaneamente: il recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1R) e il recettore del polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente (GIPR).

Proviene dallo stesso programma di ricerca sui peptidi metabolici di Eli Lilly che ha prodotto tirzepatide (il doppio agonista GIP/GLP-1 approvato) e retatrutide (un triplo agonista in fase di sviluppo). È, quindi, simile, nella azione, alla Tirzepatide, farmaco che si usa per il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2, ma con una più lunga durata di azione (va somministrato con una iniezione mensile, anziché settimanale).

Brenipatide è in fase di sviluppo da Eli Lilly and Company e potrebbe mostrarsi utile, tra l’altro, per il trattamento di alcune dipendenze patologiche. L’osservazione che pazienti in trattamento per l’obesità o il diabete di tipo 2 con Tirzepatide o, comunque farmaci che agivano sul recettore GLP-1, riferivano perdita di interesse per l’alcol o le sigarette ha portato ad approfondire la potenzialità di questo tipo di agonisti nelle dipendenze.

Gli studi sugli animali hanno dimostrato una riduzione dell’autosomministrazione di alcol, cocaina, fentanil, eroina e nicotina, dopo l’attivazione del recettore GLP-1, con effetti tracciati nelle regioni cerebrali correlate alla ricompensa. Ampie analisi delle cartelle cliniche di persone che assumevano questo tipo di farmaci hanno collegato il loro utilizzo a tassi più bassi di disturbo da uso di alcol (e di ricadute), un minor numero di ricoveri alcol correlati, una riduzione degli eventi di overdose di oppioidi e una minore mortalità correlata alle sostanze. È così che la dipendenza è diventata una delle aree di ricerca in più rapida crescita sul GLP-1, con studi, ora in corso, sui disturbi da uso di alcol, nicotina, oppioidi, cocaina e metanfetamine. Per quanto riguarda il trattamento del disturbo da uso di oppioidi i ricercatori stanno testando i farmaci che agiscono sul GLP-1 insieme ai farmaci esistenti piuttosto che come sostituti. Ci si aspetta che questi studi vengano completati tra il 2027 ed il 2028.

Detto ciò devo ricordare che già abbiamo la capacità di curare i disturbi da uso di alcol, nicotina, oppioidi, cocaina e metanfetamine ma, se questo nuovo farmaco si dimostrasse effettivamente utile, avremmo a disposizione uno strumento importante in più, per aiutare i pazienti. Qualche elemento indica che potrebbe essere di aiuto nella prevenzione delle ricadute. Se così fosse avremmo a disposizione uno strumento importantissimo che cambierebbe in meglio il destino di molte persone, visto che le ricadute, anche se non sono la regola, fanno parte della storia di diversi pazienti in trattamento e, talvolta, sono anche la causa dell’abbandono delle cure in atto. Vedremo cosa ci diranno gli studi in corso. Speriamo che diano buoni esiti.

Senz’altro potrebbero aprire una nuova strada per la comprensione dei meccanismi sottostanti ad alcune gravi forme di dipendenza patologica e per il relativo trattamento. Per questo, a mio parere, siamo di fronte a studi che sono di particolare importanza. Probabilmente i primi risultati (sono in fase 3) riguarderanno il trattamento del disturbo moderato e severo da uso alcol.

Riccardo C. Gatti