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- “Da almeno vent’anni si è diffusa una precisa consapevolezza
sull'importanza che la comorbidità psichiatrica nelle tossicodipendenze
(altresì detta "doppia diagnosi") - cioé la copresenza di
disturbi psichici e di disagio psicologico in questi pazienti - riveste
in relazione alla salute della popolazione generale”.
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- … da almeno vent’anni si è diffusa una
precisa consapevolezza …
- … vasta mole di evidenze …
- … poco riconosciuto anche da parte dei Servizi che se ne occupano (SerT
e Comunità Terapeutiche)
- … pazienti in carico ai Servizi Psichiatrici che, sempre più spesso,
"incontrano" le sostanze …
- … trattato non adeguatamente dal punto di vista terapeutico …
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- Perché se della questione “doppia diagnosi” esiste una precisa consapevolezza
(accompagnata da una vasta mole di evidenze) da almeno vent’anni … il
paziente continua ad essere
trattato non adeguatamente dal punto di vista terapeutico ?
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- in un passato relativamente recente, le parole d'ordine ben presenti
nell'intervento sulle dipendenze patologiche erano “non medicalizzare”
e, ancor di più, “non psichiatrizzare”
- oggi, queste espressioni, vengono utilizzate meno frequentemente ma le
conseguenze dei concetti che sottendevano sono ancora vive
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- E’ esistita una vera e propria frattura nei diversi ambiti del curare,
tra loro e con quelli propri del prendersi cura, al punto di compromettere la possibilità di
intervenire nel modo più adeguato possibile su situazioni che
richiederebbero, logicamente, un continuo di azione
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- Il mandato sociale al Sistema di intervento sulle tossicodipendenze è
sempre stato ambiguo: molto più indirizzato al contenere i problemi e,
forse, le persone, piuttosto che a curare e, possibilmente, a guarire.
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- Per una serie di motivi diversi, nel nostro Paese, le associazioni di
persone in cura con problemi di abuso di sostanze o non ci sono o hanno
scarsa voce in capitolo.
- Il trattamento delle dipendenze si svolge, di fatto, all’interno di un
duopolio: SERT -Comunità
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- Nella nostra cultura il “paziente doppia diagnosi” tende a diventare …
di competenza altrui … specialmente quando la “doppia diagnosi” è
dichiarata !
- La situazione peggiora se il paziente si presenta in un momento di
particolare crisi o quando è un minore
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- Considerati i presupposti, l’intenso interesse che si sta sviluppando
attorno al tema “doppia diagnosi” può preludere all’apertura di nuovi
orizzonti
- Questa esplorazione può presentare anche alcuni pericoli che è opportuno
valutare attentamente
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- vede il nostro sistema sul punto di superamento di antichi dualismi e
contrapposizioni ed una reale tendenza alla sinergia di discipline e
approcci culturali differenti: anche per questo (solo) oggi si parla
diffusamente di “doppia diagnosi”
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- Il progressivo aumento delle conoscenze ed il valore aggiunto delle
sinergie permettono di comprendere la complessità di un problema …
- … ma anche i limiti dell’attuale intervento
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- Il tema della “doppia diagnosi” è stato recentemente molto valutato in
due ambiti principali: Psichiatria e Comunità Terapeutiche
- Si realizza così (apparentemente) un’alleanza tra ambito
clinico-terapeutico ed ambito socio-educativo che sembravano in
competizione
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- Stranamente il tema appare meno “caldo” all’interno dei Servizi che, ad
oggi, hanno in carico il maggior numero delle persone che manifestano
problemi di dipendenza e di abuso di sostanze: i SERT
- Chi è “affetto da doppia diagnosi” deve, quindi, essere … mandato da
qualche parte … anziché essere curato lì dove si trova?
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- La gestione della crisi psichiatrica
- il trattamento psichiatrico parallelo al trattamento della dipendenza
- richiedono risorse, organizzazione, preparazione e capacità che
rappresentano un costo aggiuntivo notevole e, sino ad oggi ancora
sottovalutato
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- In mancanza di risorse, infatti, è possibile che, alle capacità
cliniche, vengano sostituite capacità contenitive perché meno onerose
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- ricorrere ai trattamenti Residenziale in Comunità per doppia diagnosi solo
per una non capacità (o volontà) di organizzare anche territorialmente
setting idonei alla cura di pazienti complessi
- concludere, di conseguenza, che i pazienti “doppia diagnosi” possono
essere curati solo in comunità
- non fornire alle comunità risorse
idonee per sviluppare interventi complessi e non pretendere standard
adeguati alla complessità dei casi
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- La diagnosi psichiatrica connessa all’abuso di sostanze, al loro uso o
alla dipendenza pone una questione importante: in quali condizioni del
soggetto è effettivamente attuabile una diagnosi ?
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- 1) l’astinenza, l’intossicazione acuta o cronica possono sfociare in un
sintomo psichico o in un vero e proprio Disturbo mentale: scompaiono
anche senza trattamento dopo alcune settimane di non uso della sostanza
o delle sostanze che ne sono origine;
- 2) un sintomo psichico che perdura nonostante l’astensione dall’uso di
sostanze può essere dovuto a:
- “craving” o “astinenza protratta”
- Disturbo mentale autonomo rispetto all’uso di sostanze
- possibili disfunzioni conseguenti all’uso pregresso di sostanze
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- è buona norma prima di porre
una diagnosi psichiatrica osservare il paziente in condizioni di
astinenza. Salvo evenienze particolari, è dannoso, o quanto meno inutile
intervenire con psicofarmaci prima di aver verificato quanto sopra.
- ( Cibin e coll. , 1996; degli
Stefani e Cibin. 1996).
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- L’attuale sistema di intervento, proprio nei casi complessi, non
permette un’osservazione diagnostica adeguata perché questa deve essere
eseguita in ambito ambulatoriale in condizioni dove l’astensione
dall’uso di sostanze non può essere garantita
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- Per un insieme di motivi la fase dell’abbandono delle sostanze di abuso
e dell’osservazione diagnostica che ne dovrebbe conseguire non è
organizzata in modo adeguato
- Ne consegue un’oggettiva maggiore difficoltà dei pazienti ad abbandonare
l’uso delle sostanze
- Ne consegue anche un’oggettiva difficoltà nel fare diagnosi attendibili
soprattutto nel caso di disturbi mentali e contemporaneo uso di
psicostimolanti
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- Se i processi diagnostici sono inadeguati anche i programmi terapeutici
ed i luoghi dell’intervento non possono essere scelti in modo opportuno
- Il “drop-out” dal trattamento diventa frequente
- I costi dei trattamenti ed i costi individuali e sociali della
tossicodipendenza aumentano
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- Una diagnosi ben fatta non determina di per sé un trattamento adeguato
- Non tutte le patologie diagnosticabili sono curabili
- Non tutte le patologie curabili possono essere curate con le risorse
disponibili
- Una diagnosi psichiatrica in mancanza di una possibilità di trattamento
adeguato può provocare azioni peggiorative della situazione del paziente
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- Le potenzialità tecniche ed operative maturate in questo settore sono,
oggi, sacrificate da un sistema di intervento che non gode ancora delle
risorse e degli investimenti necessari per applicarle correttamente.
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- L’evoluzione e la
sofisticazione del concetto di diagnosi all’interno di un sistema che
non è in grado di sviluppare (di pari passo) la capacità
clinica-terapeutica rischia di ottenere risultati paradossali
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- … potrebbe essere rinunciare consapevolmente a parte della clinica …
come meccanismo di difesa …
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- Quale tipo di peso e di priorità si intende dare all’interno del sistema
di intervento sulle tossicodipendenze al processo di cura del
tossicomane ?
- Quale tipo di peso si intende dare al processo di cura del tossicomane
all’interno del sistema di sanitario ?
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- Ancora oggi la programmazione sembra orientata a risolvere una serie di
epidemie riguardanti la popolazione giovanile (emergenze eroina …
ecstasy … cocaina …) piuttosto che a considerare come l’abuso di
sostanze legali e illegali sia, nel nostro Paese, endemico e molto
diffuso in diverse fasce sociali e di età
- Il sistema di intervento nel suo complesso pare più un insieme di
progetti sperimentali che un vero e proprio sistema
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- permette al cittadino di scegliere il luogo di cura
- permette al terapeuta di scegliere la cura più adeguata
- oggi, il nostro sistema, pur avendo una capacità ricettiva relativamente
alta, spesso non lascia adeguate possibilità di scelta al cittadino e
nemmeno al terapeuta
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- Costruzione di reti locali costituite da gestori diversi
corresponsabilizzati nella programmazione e nella manutenzione
tecnico-economica delle reti stesse con il fine di realizzare possibilità
di offerta più ampie ed adeguate ai bisogni dell’utenza
- Possibile messa in comune di risorse tecniche e professionali per la realizzazione
di nodi comuni a tutta la rete locale (es. osservazione diagnostica
residenziale – disassuefazione – trattamento “doppia diagnosi” … ma
anche supervisione, formazione e prevenzione)
- Possibile superamento dell’unità di tempo, di luogo e di azione
nell’operatività delle equipe multidisciplinari
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- Con un diverso sistema di intervento, forse, la diagnosi potrebbe … non
essere più “doppia” ma diventare una.
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- www.droga.net
- gatti@droga.net
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