home page "indipendente" sulle tossicodipendenze, sulle droghe e sul sistema di intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo di Riccardo C. Gatti (Medico, Psicoterapeuta e Specialista in Psichiatria, Direttore del Dipartimento delle Dipendenze della A.S.L. Città di Milano - Direttore Scientifico di OReD - Osservatorio Regionale Dipendenze della Regione Lombardia |
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La guerra dei dati
Pare che l'estate stia proprio finendo mentre si annuncia un autunno caldo. Basta polemiche su Morgan, ormai redento, e basta polemiche su Belen, stranamente indenne alle "censure" mediatiche. Dopo il coinvolgimento nello scandalo delle discoteche milanesi, ha continuato, negli spot televisivi TIM, ad apparire in televisione con la colonna sonora di Lady Gaga che, secondo il gossip, pare abbia paura delle radiazioni dei telefonini ma non disdegna di dichiarare come le droghe l'abbiano positivamente ispirata nella musica e nelle scelte di vita. Peccato non sia stata coinvolta anche Paris Hilton: sarebbe stato uno spot col botto! Fossi Morgan ricorrerei a qualche commissione sulle "pari opportunità".
Ma parliamo di cose serie. L'autunno si scalda in prospettiva perchè Stato e Regione Emilia- Romagna stanno facendo a botte, tramite le agenzie di stampa. L'Assessore Lusenti ha contestato i dati delle Relazione al Parlamento del Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga, ritenuti inattendibili e che vedevano la Regione con una situazione di diffusione HIV ben poco invidiabile. Serpelloni, il Capo del Dipartimento Nazionale, ha risposto duramente e, da lì, è partita una serie di bordate reciproche. Per fortuna che il tutto avveniva tramite agenzie di stampa e non di persona ... Il problema non è da poco. Evidentemente è partita una guerra tra lo Stato e la Regione che dovrà trovare una soluzione. Lusenti ha dichiarato che porterà il problema del rapporto interistituzionale ad una commissione della Conferenza delle Regioni. Vedremo, magari si è trattato di un fuoco di paglia, ma non credo. La questione è molto seria. Strumentalizzare un dato come quello dei sieropositivi HIV, a mio avviso, è una cosa grave e, stando alle affermazioni dei contendenti, uno dei due lo ha fatto. Strano, sino ad ora, il silenzio del Sottosegretario Giovanardi che, forse, non vuole buttare altra benzina sul fuoco. Certo è che, se si trattasse di calcio, potremmo dire che si tratta di "cose che non si vorrebbero vedere sui campi da gioco" ma, qui, non è un gioco e, sebbene i contendenti facciano parte di squadre diverse, non è in ballo una palla in rete ma il dubbio che i "dati ufficiali" siano creati a uso e consumo di chi li divulga. Se non si trattasse della salute di noi tutti, potremmo anche non preoccuparci.
Riccardo C. Gatti 2.9.10
Per saperne di più è possibile approfondire su questi link
E poi, poichè la situazione è in aggiornamento, consiglio un passaggio su Google scrivendo semplicemente Lusenti Serpelloni
Ultimo aggiornamento
Interviene anche Giovanardi «Non accettiamo che Carlo Lusenti la butti in polemichette politiche contestando comportamenti del dipartimento che sono sempre stati pienamente disponibili al dialogo con tutte le regioni». Il dossier oggetto delle polemiche, secondo Giovanardi, «non polemizza con nessuno ma fotografa situazioni e dati ed elabora statistiche sulla base di elementi forniti dalle regioni al ministero della salute». Scoppia lo scontro politico. Il PDL accusa l'Assesore Lusenti di voler coprire mancanze e disfunzioni della Giunta di cui fa parte; la Lega ed i Grillini ne chiedono le dimissioni. Un buon riassunto della situazione è leggibile su La Repubblica. Stranamente, la maggior parte dei media, per ora, non sembra dare particolare attenzione al caso. Eppure, se i dati ufficiali e le relazioni al Parlamento fossero poco attendibili (questa è l'accusa di Lusenti), saremmo messi molto male. Lusenti sostiene, come riferito dai media, che “il Dipartimento nazionale antidroga non è nuovo a un uso disinvolto dei dati e delle relazioni istituzionali”. E' un attacco a chi lo dirige. Questo spiega la dura reazione di Serpelloni, il Capo del Dipartimento Nazionale. 2.9.10
Coca City ed altre storie

A leggere i giornali la questione cocaina, sta diventando la storia di Belen Rodriguez e del suo giro di (ex ?) amicizie. Sembrava solo Gossip e Glamour ma, invece, dopo la nuda cronaca dei primi giorni, ci si è buttati sui temi etici. Il livello del dibattito è nettamente salito. Grazie a un Sindaco ci si è posti una domanda nodale: - deve o non deve la “fidanzata degli italiani” andare a Sanremo? – Un tema importante che avrebbe meritato un diverso approfondimento se una serie di circostanze sfavorevoli non avesse congiurato contro questa possibilità facendo mancare gli spazi televisivi di approfondimento per ragionare e discutere. Niente Porta a Porta o Matrix, quindi, niente Santoro ed anche niente Floris, con Ballarò. Il motivo è chiaro: nonostante la situazione del Paese la Rai non si poteva permettere di mettere in discussione Sanremo. Le conseguenze sono evidenti.
Pensiamo al, pur recente, caso Morgan. E’ il febbraio 2010. Il cantante viene escluso da Sanremo perché dice di usare la cocaina come antidepressivo. E’, come oggi, uno scandalo ma subito arriva un aiuto autorevole. Riporta il Corriere della Sera: “Sono disponibile a incontrare Morgan per metterlo al corrente dei danni cerebrali a cui si espone ogni volta che assume droga”. L’offerta è del Direttore del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio. Interviene anche l’opposizione. Pierluigi Bersani dice: “Morgan ha dato un cattivo insegnamento. Ha sbagliato, ma non possiamo massacrarlo”. Il cantante ne uscirà egualmente “massacrato” ma con la solidarietà di molti.
Oggi è diverso. La televisione resta spenta sugli approfondimenti dei talk show e, per i “pasti” del pubblico, rimangono solo i giornali e la Rete. Nessuno, così, interviene per spiegare scientificamente a Belen ed ai suoi amici i gravi danni procurati dalla droga; nessuno le offre, come era stato fatto per Morgan, dopo opportuno pentimento e redenzione, di diventare un testimonial positivo. La Milano che conta, ne esce devastata con un effetto a catena. I giornali rivelano fatti inimmaginabili a proposito del “neo rampantismo” di questi ambienti VIP. E’ la storia di un aspirante funzionario comunale che si presenta al concorso con le risposte già in mano: sbaglia a copiare fallendo l’obiettivo. L’immagine del Paese all’estero precipita. Si titola “George Clooney Girlfriend Elisabetta Canalis Cocaine Scandal” ma qualcuno parla, a sproposito, di -un giro di escort e prostituzione alimentato ad alcool e cocaina-. Si salverà almeno l’immagine di Clooney, per ora dedito solo alla promozione del caffè?
Concludendo: grazie all’ imponente sforzo dei media (quelli che non erano chiusi per ferie), abbiamo finalmente capito a pieno cosa significhi la diffusione di droga a Milano.
Ora è chiaro a tutti che ad assumere droghe si rischia molto, addirittura di non andare a Sanremo, e che non sempre arriva qualcuno a cercare di tirarti fuori dalla situazione o di difenderti come è successo con Morgan.
Per fortuna, lasciando passare un po’ di tempo, avremo sempre di Belen Rodriguez, come per la mai dimenticata Megan Gale, un bellissimo ricordo, rinverdito ogni momento da un oggetto che abbiamo sempre con noi: il telefonino.
A meno che ad ogni trillo di telefonino o ad ogni sms, quasi per riflesso condizionato, non ci venga in mente …
Basta chiudere gli occhi e associare liberamente oggetti del desiderio, magari canticchiando la musica di uno spot pubblicitario. Funziona tutto in automatico: un certo stile di vita, una donna come Belen, un telefonino … la cocaina. Ma questo è un altro discorso.
Riccardo C. Gatti 5.8.10
Mondo: cambiano le politiche?
Si tratta di una di quelle notizie che non balzano ai clamori della cronaca eppure potrebbe rappresentare l'indizio di una prossima svolta delle politiche sulla droga a livello internazionale. L'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga ha un nuovo Direttore che succede ad Antonio Costa: è un Russo e si chiama Jurij Fedotov. E' un diplomatico di carriera ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite lo ha definito come persona con una "una ricca esperienza di altissimo livello" e "perfettamente al corrente delle attuali difficolta' e delle sfide che deve affrontare questa organizzazione". Ora, se è chiaro che un Direttore di una Agenzia ONU risponde, prima di tutto, alle Nazioni Unite e non al suo Paese di Origine, è anche chiaro che la scelta di un Diplomatico di Carriera di un determinato Paese, piuttosto che di un altro, ha significati specifici che non possono essere ignorati. La Russia, a differenza dell'Italia che, sta sottovalutando ampiamente e colpevolmente la questione droga, vive gravissimi problemi anche in relazione alla diffusione di eroina afghana. In tempi molto recenti il rappresentante di Mosca presso la NATO, Dmitry Rogozin, ha manifestato sconcerto per la mancanza di coesione all'interno dell'organizzazione proprio per quanto riguarda la lotta al traffico di droga in Afghanistan. Ha ricordato che nel suo Paese c'è un milione di tossicodipendenti mentre circa 30.000 persone muoiono ogni anno per cause legate all'uso della droga. La posizione di Rogozin in sede NATO è stata durissima. Il suo Paese ha, tra l'altro, contestato i dati ufficiali relativi alla produzione perchè sottodimensionati ed ha definito la situazione "una guerra non dichiarata" nei confronti della Russia. Rogozin ha anche criticato gli Stati Uniti per la loro doppia politica nella lotta al traffico di stupefacenti in Afghanistan e in Sud America: "la strategia di Washington in Colombia è una vera guerra contro la droga perché questo paese è la principale via di transito di cocaina verso gli USA. Ma per quanto riguarda l'eroina, prodotta in Afghanistan, e il suo traffico in Russia, gli americani non stanno facendo praticamente nulla". Stranamente queste posizioni hanno avuto poca eco, almeno per quanto riguarda i media occidentali, ma, evidentemente, la Russia ha in qualche modo voluto la direzione della Agenzia ONU contro la droga ed il crimine organizzato per cambiare la situazione attuale. Bisogna ricordare, tra l'altro, che la Federazione Russa, il prossimo agosto, assumera' la presidenza di turno nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Da questa posizione e dirigendo l'Ufficio della Nazioni Unite contro la droga, potrebbe tentare di provocare una svolta radicale, riportando il problema droga all'attenzione internazionale e stimolando una politica più interventista contro quella che in molti Paesi continua ad essere avvertita come una grave minaccia. Riccardo C. Gatti 10.7.10 Intanto c'è chi comincia a esprimere preoccupazioni rispetto a una possibile "svolta russa" nelle politiche antidroga mondiali. Uno dei motivi sta proprio nella situazione russa in sè: l'epidemia di tossicodipendenza da eroina (iniettata in vena) dilaga. I medici non possono usare farmaci sostitutivi come il metadone o la buprenorfina, perchè vietati, e così la situazione peggiora: le morti per overdose aumentano, l'HIV si propaga. Insomma c'è chi teme che l'ONU possa propugnare politiche interventiste di tipo militare, da una parte, senza sponsorizzare o avversando apertamente, dall'altra, tutto ciò che ha a che fare con la riduzione del danno e le terapie sostitutive degli oppiacei. Chi, inoltre, sperava in una possibile svolta antiproibizionista nelle politiche antidroga vede allontanarsi la realizzazione di questa speranza. Consiglio la lettura (in inglese) di un recentissimo articolo del Lancet "Russian injected drug use soars in face of political inertia" dove viene illustrata abbastanza bene la situazione russa del punto di vista della cura e della impossibilità di usare determinati farmaci. Link all'articolo di Lancet Si sniffa come la cocaina -
-Si sniffa come la cocaina, ma in realtà è eroina, del tipo “brown sugar”, molto diffusa negli ambienti della cosiddetta “Bari bene”-. Così titola il giornale City nella cronaca di Bari. Naturalmente la cosa non avviene solo a Bari: del “ritorno dell’eroina” ho già parlato ampiamente su www.droga.net In quella città colpisce la dimensione di un sequestro (50 chili tutti in una unica auto) ma l’eroina si diffonde, comunque, in tutta Italia così, come preannunciato anche da Prevo.Lab. Riccardo C. Gatti 16.6.10 Buona notte
Una amica giornalista mi ha chiamato per sapere se c’è qualche notizia nuova nell’ambito della droga. Ho trovato la domanda imbarazzante. Sta diventando sempre più difficile trovare notizie interessanti in questo settore. Proviamo a fare il punto sulla situazione. Spento il caso Morgan (a mio parere un caso di “mala-informazione”) rimangono solo notizie di bande “smantellate” e “sgominate” da operazioni di polizia. Sono tantissime. Ma, evidentemente, spacciatori e i trafficanti risorgono come zombi alla fine di ogni azione risolutiva … visto che le droghe, in giro, non mancano mai. Tra il Dipartimento Nazionale ed alcune ONG (Forum droghe, CNCA, Gruppo Abele, LILA) c’è maretta. Ma non è una novità. Fuoriluogo riferisce che “un gruppo di operatori e di associazioni maggiormente impegnate nelle pratiche di riduzione del danno ha scritto alla presidenza spagnola del gruppo europeo sia a Bruxelles che a Vienna, dissociandosi dalla delegazione italiana che ha esibito un documento sulla riduzione del danno che condanna come "non accettabili" alcune misure già applicate da molti paesi europei (trattamenti con eroina, stanze del consumo e pill testing), millantando che la posizione espressa nel documento sia frutto di un accordo fra il Dipartimento Antidroga e le ONG italiane”. Giovanardi dichiara, invece, che “il documento presentato a Bruxelles dal Dipartimento antidroga, non solo e' stato sottoscritto dalle più importanti ONG italiane (sia degli operatori del pubblico che del privato sociale), ma, correttamente, riporta anche le posizioni contrarie delle citate ONG in ordine all'esclusione da qualsiasi impiego delle cosiddette 'camere del buco', sulla somministrazione controllata di eroina e sul pill testing'' e conclude “viene da chiedersi perché i responsabili di queste associazioni, chiamati, peraltro, a concertare le politiche sulle droghe del Governo precedente, non abbiano provveduto, nei due anni della scorsa legislatura, a introdurre nell'Ordinamento e realizzare le misure che adesso reclamano a gran voce” (Fonte ASCA). Tutto qui. Non trovo altro. O meglio, qualcosa in giro si trova: altre scaramucce. Muore gente e si disputa sulla capacità di allertarsi precocemente. Intanto il Sistema nazionale invia messaggi di allerta che finiscono per sembrare catene di santantonio: in pochi sanno cosa farsene se non trasmetterli a qualcun altro. L’ultimo, allerta, ad esempio riguarda un “cannabinoide sintetico” acquistabile su Internet e negli smart shop. Naturalmente, continua ad essere acquistato e venduto ma, prudentemente l’allerta nazionale segnala “il potenziale rischio in caso di un’informativa generalizzata ai consumatori o ai media di generare un effetto promozionale che potrebbe risultare, per alcuni individui, come incentivante la ricerca ed il consumo di tali sostanze”. Meglio, quindi non dare dettagli e lasciar perdere i media, prima che anche ad altri venga la stessa idea. Certo, chi acquista la sostanza via internet continuerà a non saperlo ma il Sistema Sanitario vigilerà anche per loro. Peccato che le stesse persone che, come responsabili del Sistema Sanitario, sono allertate per quattro casi di intossicazione da cannabinoidi sintetici in Italia, con ogni probabilità, non sanno quanta gente è stata male per altre droghe o per alcol ed ha avuto ricoveri o è morta durante nello stesso giorno, negli ospedali, in casa o nelle strade, della città in cui operano. Non è questione di velocità di trasmissione dei dati. E’ che questi dati, proprio, non sono raccolti e analizzati e, anche quando lo sono, hanno scarsa attendibilità o, comunque, sottostimano ampiamente la situazione e sono reperibili solo in parte. Ma anche questa non è una notizia: è la norma. Credo che non potrò aiutare la mia amica giornalista. Certo, la Consulta Nazionale degli Operatori e degli Esperti che fa capo al Dipartimento Nazionale verrà convocata (come da comunicato stampa) per discutere “del rapporto tra la faticosa, certosina e capillare opera di informazione” tentata sul territorio, “anche attraverso portali specializzati per le scuole, e trasmissioni come quella di Annozero”, sempre sul “Caso Morgan”. Ma anche qui, ormai la storia è già vecchia e non interessa più a nessuno capire perché quasi cento esperti di droga si ritrovino improvvisamente a parlare di comunicazione a riflettori ormai spenti, quando dovrebbero essere convocati abitualmente, in tempo reale, per costruire politiche e azioni antidroga. Saluto la mia amica. Non l’ho aiutata ma, in fondo, “no news is good news”: il fatto che non ci siano notizie potrebbe essere una buona notizia. E mentre leggo come le agenzie di stampa ricucinano il solito, inascoltato, allarme alcol, me ne vado a dormire con qualche senso di colpa, cognito di far parte di una nazione che su questi problemi continua, sbagliando, a dormire il sonno dei giusti. Anche il sonno ha le sue ragioni. Prima di addormentarmi mi viene in mente che uno degli intossicati da cannabinoide sintetico è una signora di 55 anni. Sorrido. Tra qualche anno avremo l’allarme droga tra i pensionati. Chissà se manderemo in comunità anche loro, continuando a chiamarli “ragazzi”. Che buffi pensieri vengono prima del sonno. Buona notte! E’ l’unica cosa che rimane da dire. Riccardo C. Gatti 6.3.2010
La droga giusta al momento giusto
Dichiararsi tossicomane, se si sceglie la droga giusta, il momento giusto e l’atteggiamento adeguato nell’approccio ai media, può essere un vantaggio. Morgan ha acquisito più visibilità di qualsiasi altro concorrente del Festival di Sanremo. Chi si è presentato alla manifestazione solo armato della sua capacità professionale e della sua storia senza “scandali”, in questo senso, è stato penalizzato. Oggi, anche chi non segue il Festival, sa che esiste un Morgan musicista e che sono in tanti a considerarlo un artista di valore. Riccardo C. Gatti 18.2.2010 quanto ho dichiarato a Porta a Porta, il 4 Febbraio, a proposito del "caso Morgan" è visibile a questo link nella terza parte del filmato
Eroina: SVEGLIA!
Ecco cosa dice l'ultima previsione di Prevo.Lab (il laboratorio che dirigo e che prevede l'evoluzione dei consumi di droga in Italia) Eroina Previsione al 2012 Si conferma e si rafforza la tendenza a un possibile sensibile incremento del numero dei consumatori, già segnalata nel Bollettino Previsionale 2008-2011. Gli elementi in nostro possesso suggeriscono che, nel 2012, il numero dei consumatori di eroina potrebbe aumentare fino a +40%,rispetto al numero dei consumatori del 2009. Prevo.Lab stima che il numero dei consumatori, nel 2012, sia di 170.000 individui circa (lo 0,5%della popolazione italiana fra i 15 e i 54 anni). Ora una notizia MESTRE MESTRE - Ventidue arresti in flagranza di reato, 17 custodie cautelari, 49 denunce e 152 segnalazioni all’autorità giudiziaria. È il bilancio di tre operazioni per contrastare lo smercio e il consumo di stupefacenti compiute nel periodo gennaio 2009-gennaio 2010. Proprio analizzando nello specifico il profilo dei giovani segnalati, i militari hanno tratto la convinzione che molti giovani, talvolta anche minorenni, sono ritornati al massiccio uso di eroina e che, a differenza di un tempo, la assumono fumandola, ritenendo di non essere a rischio perchè non dipendenti dalla siringa. (11 febbraio 2010 Il Corriere del Veneto) SISTEMA DI ALLERTA PRECOCE PER LE DROGHE 14/01/2010 19:06 Allerta 3 Eroina ad elevata percentuale di principio attivo nell'area di Bologna Altra notizia Un fenomeno da segnalare, invece, è quello che si è registrato nella popolazione sopra i 20 anni che ha mostrato una tendenza contraria a quella dei più giovani incrementando, invece, il consumo di eroina, cocaina e cannabis». Da evidenziare, poi, ci sono altri due aspetti. Il primo è la forte tendenza riscontrata al «policonsumo» con uso contemporaneo di più droghe e quasi costantemente di alcol. In particolare, l'uso di cannabis viene spesso associato anche con cocaina ed eroina. (da Torna l'allarme-droga nel Salento - il Tacco d'Italia) E ancora .. C’È UNA STRATEGIA imprenditoriale della criminalità locale e in particolar modo delle famiglie legate all’ndrangheta per «promuovere» fra i giovanissimi l’uso di droghe. L’obiettivo è quello di immettere sul mercato eroina a costi sempre più bassi per creare dipendenza da subito. Per farlo alcuni pusher (l’ultima catena del narcotraffico) si stanno dando da fare anche con dosi omaggio. Un vero e proprio «investimento» per gli anni a venire. Potrei continuare ma quando, finalmente, metteremo assieme questo puzzle di notizie e informazioni scopriremo che ciò che vado dicendo da tempo è una realtà (e non solo in Italia visto che l'Osservatorio Francese ha già lanciato un allarme in proposito). Approfittando della capacità propria dell'eroina di indurre rapidamente dipendenza si sta cercando di creare un nuovo parco clienti stabile nei giovanissimi trasformando policonsumatori occasionali in eroinomani stabili. Si parte fumando eroina a basso pricipio attivo ... poi il bisogno aumenta, specie se, gradualmente, si alza il principio attivo del prodotto sul mercato che va differenziandosi anche con la presenza di eroina bianca (generalmente più pura). Il tutto avviene nel Paese a macchia di leopardo in modo da ridurre la possibile percezione di allarme. In molti luoghi l'eroina ancora ha un basso principio attivo (una "schifezza" per il tossicomane classico ma ... ciò che serve per reclutare nuovi clienti). Di fronte a tutto ciò continuiamo a dormire ed a rassicurare che tutto è sotto controllo. Infatti è così ma il controllo è quello delle organizzazioni criminali. SVEGLIA! Riccardo C. Gatti 12.2.10
Curare la tossicodipendenza in casa propria?
“Con l’affido terapeutico, niente più lunghe file davanti ai Servizi per le Tossicodipendenze (Ser.T.) italiani: la cura per tre pazienti su quattro, oggi si gestisce in autonomia. La possibilità per i tossicodipendenti di curarsi da casa infatti è una realtà in aumento negli ultimi anni, con percentuali che sono passate dal 61% nel 2008 al 75% nel 2009”. Così inizia un articolo (Fonte GfK Eurisko) riportato dalla newsletter di Dronet, collegata al Dipartimento Nazionale Antidroga. Link per leggere tutto l'articolo |
U.K. propone limiti al metadone
Incominciano a scricchiolare le posizioni, fino a qualche anno fa molto solide, di chi sostiene l'importanza di una grande facilità di accesso alle terapie con sostitutivi, praticamente illimitate nel tempo, per i tossicodipendenti da eroina. AIDS, microcriminalità e morti per overdose avevano spinto negli anni '80 verso una direzione, criticata da alcuni e sostenuta da molti, che aveva trasformato un farmaco, il metadone (e, più avanti, anche la Buprenorfina), nella cura principale per gli eroinomani proprio nel presupposto di ridurre, in prima istanza, danni e rischi conseguenti all'assunzione di eroina da strada. Una posizione, per altro, supportata "scientificamente" dalla definizione della tossicodipendenza come malattia "cronica e recidivante" in cui il metadone diventava per l'eroinomane come l'insulina per il diabetico. In Gran Bretagna la Nta (National Treatment Agency for Substances Misuse) propone un diverso approccio ai trattamenti a lungo termine con metadone. Ecco cosa scrive l'International Herald Tribune Il dibattito è aperto ma, se la proposta fosse approvata dal Ministero della Salute britannico, potrebbe aprirsi un'ampia discussione sull'attuale significato dei trattamenti per la tossicodipendenza da eroina con farmaci sostituitivi. Altri Paesi, come l'Italia, potrebbero cogliere l'occasione per rivedere una situazione di fatto che, in effetti, ha ragioni per essere ridiscussa e, forse, almeno parzialmente, rivista. A questo proposito consiglio caldamente la lettura di un mio articolo del 2009: "Cronico e Recidivante chi?". Inizia così: "Ci sono concetti che, indipendentemente dal loro fondamento, possono essere di ostacolo per il trattamento delle dipendenze. Poniamoci una domanda: siamo proprio sicuri che la tossicodipendenza sia UNA malattia cronica e recidivante? Il mondo tecnico-scientifico, basandosi sull’evidenza sembrerebbe proprio rispondere di si al punto che difficilmente si esprime con una prognosi diversa quando, ad esempio, prende in cura un eroinomane. La stessa espressione che unisce il concetto di cronico e, quindi, proprio di una malattia che dura a lungo, con quello di recidivante, che presume ricadute, sembra lasciare … senza speranze. Per leggere Cronico e Recidivante chi ? Consiglio anche la lettura di Il metadone tra controllo sociale e terapia Riccardo C. Gatti 21.7.2010 1 milione di drogati in meno in un anno
Fino ad oggi la diffusione di droghe sembrava un fenomeno inarrestabile. Il Governo, invece, rassicura cittadini e Parlamento: la situazione migliora. I dati presentati nella Relazione al Parlamento parlano chiaro: 1 milione di persone in meno in un anno si sarebbero accostate al mercato delle droghe. E’ una buona notizia, finalmente. Dopo anni di annunci drammatici rispetto al diffondersi dei fenomeni di abuso si intravede una situazione più serena. Già precedenti studi nazionali ed internazionali, infatti, lasciavano intravedere ciò che oggi sembra confermato anche se, oggettivamente, i numeri forniti paiono troppo grandi. Una diminuzione dei consumo di droghe che riguarda una persona su quattro (-25,7%) rappresenta, infatti, il crollo epocale in un solo anno di un mercato, sino ad ora, estremamente solido. Simili trasformazioni che comportano consistenti inversioni di tedenza, a mio avviso, richiedono profondi cambiamenti culturali e di atteggiamento che non si sviluppano in tempi così brevi oppure eventi esterni di grandissimo impatto ed in grado di scompaginare non solo la domanda ma anche l'offerta. Il Sottosegretario Giovanardi, tuttavia, non ha nascosto la propria soddisfazione, sottolineando, come riferisce Il Tempo.it i risultati conseguiti e rimarcando il lavoro che resta da fare. «Dopo anni in cui veniva evidenziata una situazione in peggioramento continuo, quest'anno - ha dichiarato il sottosegretario - i dati segnalano un calo o per meglio dire un crollo, dei consumi». «Come interpretare questo fenomeno? Si tratta di un fatto assolutamente positivo favorito dalle grandi campagne nazionali di prevenzione e dissuasione (campioni dello sport, portale internet per le scuole, le campagne portate sul territorio e negli enti locali) che hanno aumentato la consapevolezza dei danni causati dall'assunzione delle droghe. Il calo è ancora più eclatante - ha aggiunto Giovanardi - se si guarda alla fascia di età 13-16 anni, in ulteriore discesa rispetto agli adulti. Un forte contributo deterrente lo ha dato anche il drug-test per una serie di categorie professionali come piloti e autisti». Una politica di dissuasione rafforzata dai maggiori controlli stradali, con la previsione di sanzioni molto dure, come ritiro patente o sequestro veicolo. Possiamo, dunque, stare tranquilli? Il mercato della droga, così come tutti lo conosciamo, è stato per anni collegabile soprattutto allo smercio di sostanze che, dal produttore al consumatore, compivano un percorso relativamente lungo e controllato. Ogni tappa del percorso rappresentava, infatti, una occasione di scambio e di guadagno. Le droghe diventavano sostanze psicoattive solo per il consumatore finale. Per il resto erano la moneta di un’economia parallela. Il mercato era in grado di condizionare i consumi. Alla fine degli anni ’80 il concetto di droga era associato all’eroina. Non si trattava di un mercato grandissimo e paragonabile a quello odierno ma rendeva molto, anche perché i tossicomani avevano bisogno della sostanza ogni giorno. La situazione, compreso il suo carico di overdose, di patologie correlate allo scambio di siringhe infette e di microcriminalità, trovò un argine, sebbene parziale, nel grande lavoro, non sempre compreso e sufficientemente sostenuto dei Ser.T., i Servizi Pubblici Tossicodipendenze e delle Comunità terapeutiche. Finiti i tempi “eroici” della “guerra alla droga”, la guardia, purtroppo, venne abbassata sia a livello culturale che organizzativo . Ma il mondo cambia velocemente ed oggi sta accadendo qualcosa che, ragionevolmente, dovrebbe preoccupare molto gli usuali distributori di droga. Così come in altri campi, Internet sta trasformando gli scenari dei mercati. Gradualmente produttori e distributori tradizionali incontrano difficoltà nel condizionare i comportamenti di un pubblico che, continuamente stimolato nei consumi, cambia rapidamente scelte, attribuzioni di valori e orientamenti. Il gioco, quindi, lo fa chi compra. Chi vende, insegue. Non è più il pesce più grosso che mangia il pesce più piccolo ma il pesce più veloce che mangia il pesce più lento. Il mercato tradizionale delle droghe è grosso e potente ma, legato a lunghi percorsi, a coltivazioni agricole ed a giochi di equilibrio nello scacchiere internazionale … è estremamente lento. Nulla di comparabile, in velocità, con le infinite e rapidamente mutabili proposte di sostanze più disparate che provengono dalla Rete che, prima ancora di aver strutturato un vero e proprio mercato alternativo, è già in grado essere un’ottima vetrina e va gradualmente popolandosi di una miriade di produttori e distributori di prodotti psicoattivi. Così anche gli stili di consumo delle droghe cambiano, adeguandosi ai tempi. La droga come anestesia, devianza ed emarginazione è concettualmente morta alla fine degli anni ’80 ma anche la droga intesa come doping, degli anni ’90 e di inizio secolo, ha nettamente incominciato il suo declino. Del passato rimarrà traccia nella storia, nel comportamento e nei consumi di molte persone ma, la droga di oggi e di domani comincia ad essere altro. Non condiziona più lo stile di vita, diventa uno strumento. Si vive normalmente, integrati nel proprio contesto, e poi, quando lo si sceglie, magari solo per un giorno, ci si “spacca” (il gergo potrebbe essere diverso ma il significato è questo) completamente in uno stato di profonda alterazione. Poi ci si riprende e si ricomincia la vita normale. Attenzione: per “spaccarsi” una sostanza vale l’altra, dipende dai gusti, anche l’alcol funziona allo scopo e non è detto che si usino sempre gli stessi prodotti o che, di volta in volta, ne si usi uno solo. Siamo, perciò, di fronte ad una situazione molto pericolosa e, senz’altro, più preoccupante di altre già attraversate. L’attuale crisi economica, tra l’altro, potrebbe facilitare lo sviluppo dei mercati a pipe-line breve tra produttore e consumatore. Gli Osservatori Istituzionali, basati sugli usuali sistemi di misura, tarati su altro tipo di situazioni, continueranno ancora per un po’ a fotografare soprattutto la possibile progressiva e “rassicurante” contrazione dei mercati tradizionali cogliendo, però, solo i bordi della mutazione che ho descritto. Il mio dubbio, pertanto, è che gli attuali dati "ufficiali" abbiano fotografato soltanto una parte del fenomeno droga su campioni di popolazione e poi li abbiano proiettati, così come è ovvio, sulla popolazione generale amplificando una tendenza ma sfocandone un'altra emergente, colta solo per un attimo e solo per quanto riguarda ciò che sembra uno shift tra il consumo di droga ed il consumo di alcol (usato come droga). Il rischio è di abbassare nuovamente il livello di attenzione verso il fenomeno droga , tranquillizzati dai dati, rendendo ancora più veloce ciò che si delinea come una vera e propria rivoluzione e, in un periodo di crisi economica, di giustificare anche una (ulteriore) riduzione di investimenti in un settore di intervento (Ser.T e Comunità) che, da troppo tempo, già lavora con l'acqua alla gola e che, guarda caso, almeno per quanto riferiscono i media, non sembra essere stato preso in considerazione come uno dei fattori in grado di determinare la diminuzione dei consumatori di droghe. Naturalmente spero di sbagliarmi e di essere troppo pessimista. Spero, tra qualche tempo, di vedere confermati dati che, così come sono stati presentati ai media, sembrano la realizzazione di un sogno. Spero, insomma, che non si tratti di un sogno ma di realtà. Spero di non svegliarmi male. Riccardo C. Gatti 23.6.2010 Chi non fa non falla Attualmente il Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga è molto attivo. Dalla “lezione” di neuroscienze fatta a distanza, via Internet per i ragazzi di una scuola media, al progetto ministeriale per controllare la percentuale di stupefacenti nelle acque reflue degli istituti, agli editoriali ed alle notizie pubblicati su una scatola cinese di siti Internet, alle modifiche della legislazione in modo che il piccolo spacciatore tossicodipendente al quale resta da scontare un anno di pena, invece di uscire semplicemente dal carcere o di terminare la pena agli arresti domiciliari lo faccia in comunità, ai frequenti (troppo?) allerta del Sistema di Early Warning nazionale, alla “corsa” per inserire le smart drugs nelle tabelle degli stupefacenti, per renderle illegali, alla presenza sui tavoli di confronto internazionale ecc. ecc. ecc. il Dipartimento Nazionale è presente, si rende visibile e, gradualmente, estende la sua sfera di influenza. Per via della situazione di relativa povertà economica del settore, trova, inoltre, facili alleanze per la realizzazione di progetti nazionali di cui è l’unico sponsor. Non tutti sono d’accordo sul modo centralistico di operare del Dipartimento e del suo Direttore, il Dott. Serpelloni. Altri dissentono profondamente con la visione che il Governo, attraverso il Dipartimento, esprime sulla questione droga. Uno dei limiti della situazione attuale è che, oggi, più che il Governo in sé, sembra quasi il Dipartimento Nazionale l’autore delle politiche antidroga. Nel bene e nel male molto di tutto ciò è dovuto a come il suo Direttore ha organizzato l’attività, con un manipolo di fedelissimi, in modo da avere mano libera su qualunque iniziativa senza doverla contrattare o discutere con altri, salvo, probabilmente con il Sottosegretario Giovanardi. L’idea alla base di tutto è tanto semplice quanto efficace: faccio una proposta, ditemi cosa ne pensate e, poi, ne tengo conto ma, all’interno delle prerogative che mi competono, vado per la mia strada. E’ un meccanismo spiazzante in un Paese in cui, normalmente, per fare qualcosa bisogna mettere d’accordo una serie infinita di interlocutori e basta un “ni” per fermare tutto. Naturalmente è anche un meccanismo in grado di procurare nemici in modo esponenziale e che può esporre ad errori anche gravi, in mancanza di meccanismi reali di feedback. L’iperattivismo di Serpelloni e dei suoi potrebbe, comunque, avere il positivo risultato di suonare la sveglia per molte Regioni che dovrebbero governare l’azione sui loro territori e, invece, dormono. Direi, anzi, che qui siamo di fronte ad un nodo sostanziale. E’ vero che uno dei “difetti” del Dipartimento Nazionale è quello di sembrare una sorta di Dipartimento Locale solo più grande e più “potente”, ma è anche vero che questo “difetto” è accentuato dalla carenza di interlocutori. Insomma il Dipartimento Nazionale sarà anche ipertrofico nel travalicare i confini delle Regioni e dei territori con iniziative proprie ma questa ipertrofia diventa quasi inevitabile in presenza di Enti locali che hanno sistemi di governo, di azione e di finanziamento atrofizzati o, addirittura inesistenti. E’ anche chiaro, comunque, che questo disequilibrio dovrà essere risolto. I sistemi di governance e di governo o vivono in un partecipato equilibrio o non funzionano. Questo partecipato equilibrio non esiste e, di conseguenza, qualunque iniziativa centrale, per quanto eclatante, rischia di perdersi nel nulla o di rimanere una splendida “incompiuta” con il risultato di investire, ancora una volta, nel nulla le poche risorse a disposizione. Per questo se riconosco al Dipartimento Nazionale la positività di gettare di continuo sassi nello stagno non posso che essere preoccupato per ciò che complessivamente accade nello stagno. Insomma non vorrei che di droga finissero per occuparsene solo Giovanardi e Serpelloni, da una parte, come Governo, e gli Operatori dei SERT delle Comunità, qualche Insegnante, Poliziotto o Magistrato, dall’altra, per l’azione sul campo, quasi come se fosse un problema che riguarda solo loro e non l’intera società civile e l’intero mondo della politica e dell’amministrazione del territorio. Non vorrei che il Governo continuasse a gonfiare i muscoli per nascondere, dietro un fisico apparentemente possente una sostanziale impotenza. Detto ciò se è chiaro che chi fa può sbagliare e che è molto più facile stare seduti a criticare piuttosto che impegnarsi a lavorare, devo anche dire che, in tema di azione antidroga, considerando la situazione generale, stare seduti a guardare è lo sbaglio più grosso che si possa fare. Riccardo C. Gatti 25.4.10 P.S. Per evitare fraintendimenti tengo a precisare che vedo con simpatia chi, in questo momento, anche a costo di sbagliare, si sta dando da fare. Vedo, invece, con preoccupazione la generale stagnazione della situazione che circonda l’iperattività del Dipartimento Nazionale. Ciò che spero è che all’avvio di un (parzialmente), nuovo sistema delle Regioni, molte delle quali hanno appena insediato nuove Giunte, la questione droga, anche nel rapporto Stato – Regioni, possa essere presa in considerazione diversamente da come è stato fatto fatto sino ad oggi. Una pessima notizia
In un recente articolo, intitolato "Buona notte", sostenevo che è sempre più difficile trovare notizie interessanti in questo settore. Ebbene, oggi una notizia c'è! L'Afghanistan, già principale produttore mondiale di oppio, è diventato anche il più grande produttore mondiale di hashish. Secondo Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Agenzia antidroga delle Nazioni Unite, anche se l'oppio, da cui si ricava l'eroina, e' ancora la coltivazione preferita fra gli agricoltori afgani, l'hashish consente un guadagno lordo di 3.900 dollari per ettaro, contro i 3.600 del papavero, ed e' tre volte piu' economico come costi di produzione (fonte ASCA). Se consideriamo che fonti Russe hanno criticato i dati diffusi dalle Nazioni Unite perchè sottostimati (la produzione di droga in Afghanistan sarebbe aumentata di ben 44 volte dal 2001 !) e che, anche recentemente, il rappresentante russo presso la Nato, Dimitri Rogozin, ha ribadito le critiche incentrandole sull'incapacità alleata di bloccare il narcotraffico "Perdiamo ogni anno 30mila vite per il commercio della droga afgana e un milione di persone diventano tossicodipendenti" ... "E' una guerra non dichiarata contro di noi" (Fonte AP e ADUC,) bisogna dire che ci sono ragionevoli motivi per pensare che la situazione sia anche peggio di come viene normalmente descritta. Eppure lo stesso Antonio Maria Costa nella prefazione al "Rapporto mondiale sulla droga 2009" ha sostenuto "Le statistiche parlano chiaro: la crisi della droga degli anni ’90 sembra sotto controllo". Se le Nazioni Unite sostengono questa posizione, a mio avviso, qualche problema, almeno nelle statistiche a disposizione potrebbe esserci. In una situazione mondiale "sotto controllo", altrimenti, non si spiega come un Paese che è sotto occupazione militare da otto anni possa scalare tutte le classifiche di produzione di droga, prima con l'eroina e, poi con l'hashish. Se poi consideriamo anche soltanto la situazione messicana che, per molti motivi, incomincia a preoccupare seriamente gli Stati Uniti ed il nuovo grande mercato delle sostanze di abuso che si sta aprendo con Internet, mi sembra di poter affermare che "la crisi della droga degli anni ’90" sarà anche "sotto controllo", come dice Costa, ma solo perchè gli anni '90 sono ormai storia passata. Nel 2010 la situazione è molto più variegata, infiltrata, incombente e critica di quanto fosse nel secolo scorso. Dopo la "pausa elettorale" in cui il tema droga è stato considerato di secondaria o nessuna importanza, infatti, la prima notizia che arriva è una pessima notizia. La situazione Afghana è troppo strana, troppo particolare per pensare che si realizzi senza che sia fortemente voluta anche da livelli diversi da quelli che sembrano trarne immediato vantaggio. Se l'Afghanistan è il maggior produttore mondiale di oppio e hashish sarà anche vero che, come sostiene l'ONU, la produzione avviene "nelle regioni dove e' maggiore l'instabilita' politica'' ma ... la distribuzione ed il commercio dei prodotti attraversa zone molto più stabili, compresi i Paesi occidentali, e richiede una logistica complessa e sofisticata che non è certo controllata dai contadini Afghani. Insomma: per trovare delle risposte ad un problema bisogna porsi delle domande e ragionare di conseguenza. Se lo facessimo ci accorgeremmo di come la politica estera, gli equilibri e gli interessi internazionali determinino la "situazione droga" più delle politiche interne e delle leggi, più o meno proibizioniste, dei singoli stati. Così si preferisce, quando proprio non se ne può fare a meno, spostare la discussione su cosa dichiarano i cantanti, su come i giornalisti trattano le notizie o se sia meglio la "riduzione del danno" o il "recupero globale della persona" mentre, nella lotta alla droga, sembra già un grande successo adeguare le rette delle comunità terapeutiche e, soprattutto liquidarle in tempi decenti o mettere d'accordo Stato e Regioni su quale sistema informativo unificato realizzare per classificare gli interventi dei Ser.T.. Tutte cose importanti, naturalmente, ma molto lontane dal nocciolo della questione che non viene mai scalfito o che, comunque, non deve riguardare "l'opinione pubblica". Quasi come se, a questo proposito, si dovesse volare basso. Certo che, anche considerando globalmente la situazione, un dubbio viene: esiste un accordo (esplicito o implicito) tra gli Stati Occidentali per lasciare aperto il mercato della droga? Apparentemente no ma, in sostanza, questo è uno dei pochi mercati che "tira", anche in tempi di crisi, portando molto danaro fresco ed investimenti ad economie in affanno. Inoltre, a seconda di dove finisce, la droga può essere un utile strumento di destabilizzazione interna di alcuni Paesi e, più in generale, si potrebbe preferire la polarizzazione della criminalità organizzata (e non solo) attorno ad alcuni temi che "fanno girare" l'economia e redistribuiscono ricchezza piuttosto che ad altri. Si tratta di una visione della questione molto diversa da quella che viene solitamente rappresentata e che potrebbe spiegare molte cose, compresa l'inerzia generale dell'Europa su questo argomento. Sarà fantapolitica ma la solita rappresentazione dei buoni contro i cattivi in una situazione "sotto controllo" è, francamente, sempre meno convincente. Riccardo C. Gatti 1.4.10
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L'influenza della crisi economica sul sistema di intervento E' ovvio, siamo tutti preoccupati. Quando un Governo è costretto a manovre finanziarie di una certa entità, anche rischiando di giocarsi il rapporto con gli elettori è perchè la situazione deve essere più che critica. Non sono tempi belli, quindi. Il Paese è composto da molte persone anziane che, probabilmente, si sarebbero aspettate, col passare degli anni, una maggiore tranquillità. Molti genitori si stanno, nel frattempo, convincendo che la possibilità di preparare per i figli un futuro migliore del loro presente sarà molto difficile ed i più giovani stanno accettando il precariato come uno stile di vita, che non è una bella cosa. Certo si può anche cercare di pensare positivo: in tutti i corsi di management ti insegnano principi che assomigliano al vecchio detto "far di necessità virtù". I più realistici comprendono in fretta che, d'altra parte, non è possibile fare diversamente altri continuano a vivere ed a pensare come se nulla stesse cambiando. La Storia ci dirà chi aveva ragione ma ... ci vorrà tempo. Passate le epoche del rampantismo e dello yuppismo, passato il sogno di una economia che cresce sempre e comunque per forza, dobbiamo fare i conti ed i conti sono in rosso. E' possibile che tutto ciò ci porti a rinnegare la nostra stessa essenza consumistica occidentale ma non sarà una operazione facile e in altri periodi critici della storia del mondo, purtroppo, è anche capitato di trovare rimedi peggiori del male. Insomma, la netta sensazione è che si incominci a comprendere che per guadagnare acque migliori si debba remare tutti e con forza verso una medesima direzione: ma quale? Il tradizionale mercato delle droghe di origine naturale (quello, per intendersi, controllato dalla criminalità e che, alle spalle, ha coltivazioni agricole e lunghi percorsi delle sostanze dal produttore al consumatore) continua a crescere ed, ormai, è presente in ogni parte del mondo: forse è proprio perchè non produce solo droga, corruzione, azioni criminali ma anche ricchezza. E' molto potente ma, forse, per la prima volta nella sua storia qualcosa si è infilato nei suoi ingranaggi e rischia di spaccare una macchina che sembrava bene oliata e funzionante. I mercati si stanno trasformando da push a pull: in pratica sono i consumatori che decidono quali sono i prodotti che interessano e non più chi li produce o li distribuisce. L'operazione - droga = doping della vita quotidiana - che ha portato con sè la grande distribuzione di cocaina sta perdendo forza. Le stesse tendenze derivate, ma sempre connesse al concetto di droga prestazionale, stanno perdendo significato. . La "febbre del sabato sera", Ecstasy e discoteche stanno diventando un po' vintage e, da tempo, nessuno si veste più da Tony Manero per andare in discoteca. Il mondo è cambiato e, come è già accaduto nella storia dell'uomo a cambiarlo è stato un nuovo media. La rete è il presente ed il futuro ed ha già cambiato per molti i modi di relazionarsi, di creare opinione, di vendere e di comprare. Chiedetelo, ad esempio, agli editori: è una rivoluzione. In molti tremano. Ma forse anche gli spacciatori devono cominciare a preoccuparsi. Oggi in rete si può comprare qualunque cosa ed a basso costo. Per quanto riguarda le droghe tradizionali, evidentemente, li tutto è più complicato, ma dai farmaci riciclati ad hoc (oppiaci compresi) ai prodotti chimici o anche di origine naturale in grado di provocare qualunque effetto tutto è acquistabile senza grande difficoltà. I nativi digitali lo stanno scoprendo con facilità ma, attenzione: non solo loro. Tra il 2005 e il 2009 l'uso di internet è 'schizzato' dal 10,8% al 22,8% per i 60-64enni e dal 3,9% all'8,5% per i 65-74enni. Proprio tra gli anziani, in soli quattro anni, cioé, si è registrato il maggiore incremento per uso di nuove tecnologie (Fonte ANSA – ISTAT) e, guarda caso, la Società Italiana di Geriatria ha appena lanciato un allarme: - Anziani a rischio alcol e droga: tra gli over 65, le dipendenze sono aumentate in un anno del 10% (ANSA) -. Cambiano anche i modi di usare le droghe: non più doping per aumentare le prestazioni ma momenti di pausa e di alterazione profonda, da soli o in compagnia, prima di ritornare ad una vita del tutto normale, fin che si può. Io mi aspetto battaglia tra il mercato tradizionale fatto da criminali e spacciatori ed il nuovo mercato in cui chiunque può improvvisarsi "imprenditore", comprare e vendere. Sarà una battaglia di prezzi e di distribuzione il cui esito dipenderà da molte cose. I Governi, infatti, si stanno allertando nel tentativo di controllare la rete e, se ci riuscissero, farebbero indirettamente un grande favore alle mafie, ma non sarà facile. Una operazione simile non è riuscita per quanto riguarda la musica ed i film scaricati clandestinamente: chi un tempo controllava il mercato ha dovuto riformulare le sue iniziative. Allo stesso modo succederà per le droghe ma riusciranno e organizzazioni criminali a impossessarsi del mercato in rete o lo dovranno combattere abbassando ulteriormente i prezzi ed allargando la distribuzione nella speranza di reclutare almeno una base stabile di tossicomani? Ritornando alla crisi economica, comunque, è sempre molto difficile contrastare realmente ciò che produce ricchezza, almeno in una organizzazione sociale come la nostra dove la ricchezza è un "valore". Solo la richezza può produrre crescita e, come sappiamo,"pecunia non olet": il denaro non puzza, indipendentemente da dove provenga. C'è quindi da aspettarsi, per quanto riguarda la droga, che le azioni e le prese di coscienza collettive rispetto a mercati che, crescendo, produrranno solo danni, possano arrivare solo più avanti, in tempi migliori. Per ora, secondo un recentissimo sondaggio del Corriere della Sera (30.5.10 pag.3), gli Italiani appaiono chiaramente orientati: il 61 % di loro pensa, infatti,sia necessario ridurre i finanziamenti per i servizi sociali pur di non aumentare le tasse. Chi, in questo momento, è, quindi, in affanno rispetto alle risorse necessarie per prevenire, per educare, per curare, per prendersi cura, per assistere e per sperimentare nuove modalità di intervento è avvisato. A questo punto, tuttavia, per chi governa si pone un problema non da poco. Lasciando le cose così come sono l'abuso di sostanze aumenterà ulteriormente e con la sua diffusione aumenteranno i costi sociali ed individuali conseguenti. Tuttavia costruire un sistema di prevenzione e di cura più efficace dell'attuale potrebbe essere un intervento economicamente insostenibile e, come abbiamo visto, nemmeno condiviso da una opinione pubblica preooccupata di altre cose. Si tratterebbe, infatti, di trasformare sistemi e strategie nati per contenere la devianza e l'emarginazione in ambiti di socialità relativamente circoscritti, in una azione coordinata, differenziata e vasta per intervenire a diversi livelli (compresi quelli propri del curare e del prendersi cura) sulla popolazone generale anche sperimentando nuove (e più adeguate ai tempi) modalità di approccio in diversi settori. Dovremmo anche cosiderare che il sistema di controllo sociale "a contenitore elastico" e vagamente "protettivo" oltre che contenitivo, costituito da polizia-magistratura, Ser.T. e Comunità Terapeutiche, è andato perdendo significato per una popolazione generale che non è emarginata, non è affetta da disturbi psichiatrici (se non quando direttamente provocati dall'abuso di alcune sostanze) e, non tende, almeno in senso classico, alla devianza o alla microcriminalità. Che fare? Quando si ha il fiato corto è necessario prendere delle decisioni. Ma quali? La maggior parte delle persone che abusano di sostanze e ne hanno un danno, abusano di sostanze legali. L'avvento del mercato Internet rischia di riversare sui consumatori una serie infinita di possibilità alternative che, unite all'alcol, porteranno a problemi e situazioni così variegate che potrebbero portarci a rimpiangere i "vecchi tossici" di una volta. Se la lotta alla criminalità organizzata è sacrosanta, disperdere il fronte per rincorrere mille rivoli non interconnessi tra loro potrebbe costituire un obiettivo impossibile da perseguire. Fare opinione, prevenzione, educazione ed intervento precoce in modo più adeguato ed efficace non è, soprattutto, un problema di conoscenze e tecnologie ma un problema di strategie e di risorse. Oggi mancano. Incomincerei a chiedermi, pertanto, se l'attuale impianto normativo, che risale come concetto di base agli anni 70, non debba essere completamente rivisto e, con esso, gli indirizzi generali di funzionamento dell'intervento repressivo e dell'organizzazione dei sistemi preventivi, terapeutici e riabilitativi. Ciò che dovrebbe interessarci, infatti, non è tanto reprimere il consumo di alcune determinate sostanze in fasce specifiche di popolazione, quanto evitare che l'uso di droghe (lecite o illecite) e di sostanze additive possa aumentare la sua diffusione, ormai trasversale, e produrre ulteriori costi sociali ed individuali. Potrà sembrare uno sforzo titanico ripensare il nostro modo di operare ma non vorrei che si stesse ripetendo, in questo settore, quanto è già successo con l'economia. L'imprevidenza di anni, la mancanza di lungimiranza e della capacità di analizzare e rivedere lo stato delle cose ci ha portato in una situazione insostenibile con il risultato che uscirne ci costerà molto di più di quanto sarebbe costato intervenire a tempo debito. Personalmente mi vado convincendo sempre più della necessità di rivedere in modo ragionato e attento il rapporto tra quanto si investe in repressione e quanto è reso disponibile per la prevenzione e per la cura. Partirei da qui e, poi ... andrei avanti. Riccardo C. Gatti 1.6.10 La "variazione culturale come norma regolatoria"
Il Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga ha varato un Codice, definito di "Autoregolamentazione", con indicazioni per lo svolgimento dei programi radiotelevisivi che trattano il tema dell'uso di droghe e dell'abuso di alcol. Il documento è stato sottoposto in bozze successive alla Consulta Nazionale degli Operatori e degli Esperti che ha avuto modo di discuterla in una riunione. Ciascuno dei componenti ha, poi, avuto modo di commentarla via mail e molte osservazioni sono state accolte. Collegialmente, tuttavia, alla Consulta non è stato chiesto di esprimere un accordo o un disaccordo sul testo definitivo. Il Codice di Autoregolamentazione che propone, con particolare rilievo, la tutela dei minori, dovrebbe (nel documento in mio possesso si parla di Organi a cui si propone di inviare il documento) essere stato inviato alla Presidenza di RAI, MEDIASET e SKY, ad una serie di Organi di Controllo, di Indirizzo o di Autdisciplina ed all'Ordine dei Giornalisti. Si conclude con un articolo che prevede come, in caso di trasgressione delle indicazioni date, siano previste "idonee misure deterrenti e disincentivanti anche per la prevenzione di un'eventuale futura reiterazione del comportamento". Lascio al lettore la possibilità di visionare il testo completo del codice che, in larga parte, presenta condivisibili considerazioni di buon senso. Rimango tuttavia perplesso in quanto ho sempre avuto l’idea, magari errata, che il concetto di auto-regolamentazione avesse a che fare con un gruppo di professionisti, di aziende o, comunque, di persone che decidono di comune accordo di darsi delle regole su un argomento determinato per raggiungere un fine definito. In questo caso, invece, è il Governo che, attraverso un proprio Organo tecnico, propone direttamente un regolamento indirizzato soprattutto a Editori e ad organi di Controllo ed a (solo) una parte dei realizzatori dei programmi radiotelevisivi, per tramite dell'Ordine dei Giornalisti. Mi sembra chiara una certa "forzatura" che non deve essere sfuggita nemmeno al Direttore del Dipartimento Nazionale quando esplicita che è intenzione del Dipartimento stesso iniziare "un percorso di confronto e formazione con gli Enti e le Organizzazioni della Comunicazione in modo da promuovere quella variazione culturale in materia di prevenzione dell'uso di droghe e dell'abuso di alcolico da tutti auspicato". Il problema, tuttavia, è che il percorso è previsto "subito dopo la diffusione del codice". Lo avrei proposto prima (anche ben valutando chi forma chi e per cosa), proprio con l'obiettivo di studiare congiuntamente una possibile strategia di cui un eventuale codice di autoregolamentazione potesse essere uno strumento. Oggi, invece, ci troviamo di fronte ad un codice che indica quale sia la corretta strategia comunicativa da utilizzare in questo campo, rappresentando, in prima istanza, la visione di un Organo tecnico per il Governo delle Politiche Antidroga ma non il lavoro e l'esperienza in merito di Esperti di Comunicazione. Forse, per questo motivo, sebbene, come ho detto, gran parte del Codice presenti condivisibili considerazioni di buon senso, esistono altre parti che, francamente, non mi convincono proprio in tema di strategia comunicativa. Sarebbe tutta da verificare e discutere, ed è solo un esempio, l'affermazione che "i migliori testimonial positivi per i giovani sono proprio le persone che hanno vissuto direttamente il problema e ne sono usciti dopo faticosi percorsi di recupero" (punto 12 di quanto è richiesto dal Codice). Si tratta, infatti, di buoni testimonial soprattutto per il percorso di recupero seguito. Un tossicodipendente attivo, senz'altro, potrebbe vedere in loro un esempio positivo da emulare. Ma tra il pubblico di una trasmissione generalista i tossicomani sono solo una piccolissima percentuale degli spettatori. Un generico "giovane", invece, potrebbe anche considerare che, senza il pregresso uso di droghe (sebbene seguito da un percorso di recupero), questi testimonial mai avrebbero potuto essere essere protagonisti di un programma televisivo! Che effetto può fare su un adolescente questo tipo di considerazione? Se la risposta è che l'effetto può essere variabile ma anche controproducente, forse non siamo di fronte a una proposizione dei "migliori testimonial positivi per i giovani". Allo stesso modo prescrivere che "vi sia l'obbligo per le trasmissioni, specialmente quelle con alta audience giovanile, di diffondere ad intervalli regolari messaggi, sotto forma di micro-spot o battute nel testo dei dialoghi, contro l'uso di droga e/o l'abuso di alcol" (punto 12 di quanto è richiesto dal Codice), potrebbe avere un effetto paradossale e contradditorio quando, nella stessa fascia oraria, venissero trasmessi a ripetizione spot pubblicitari incentivanti l'uso di alcolici o, magari di farmaci o di integratori. Insomma, l'idea di approfondire l'argomento mi è sembrata positiva e opportuna, ma considerando anche che, anche al punto 18 del Codice, si richiede che "vengano promossi incontri tra gli esperti del mondo della comunicazione radiotelevisiva (autori, conduttori, direttori di programi e/o di telegiornali, giornalisti specializzati ecc.) ed esperti del mondo della dipendenza da sostanze, al fine di individuare con maggiore precisione la strategia comunicativa più adatta ad un pubblico giovane e di promuovere un cambiamento culturale nei confronti della tolleranza verso l'uso di droghe o l'abuso alcolico" mi sarei immaginato che, sollevata e analizzata la questione, la strategia comunicativa più adatta, potesse essere suggerita, sin dall'inizio, proprio da chi è esperto di comunicazione a chi è esperto del mondo della dipendenza da sostanze: non viceversa. Concludo con alcune domande. Siamo proprio sicuri che per costruire una nuova cultura antagonista meno tollerante dell'uso di droghe e dell'abuso di alcol il problema sia regolamentare i "programi radiotelevisivi che trattano esplicitamente il tema dell'uso di droghe e dell'abuso di alcol"? Non è piuttosto il sistema televisivo commerciale, in generale, ad alimentare sin da bambini impulsi al consumo che vengono, poi, utilizzati dai mercati delle droghe per proporre i propri prodotti all'interno di stili di vita usuali e pre-formattati? Non è che proporre una serie di vincoli e sanzioni per programmi specifici, ridurrà, di fatto, la loro presenza nei palinsesti a vantaggio di una comunicazione complessiva che, anche attraverso la Rete, promuove i consumi, (sostanze d'abuso lecite ed illecite comprese) in modo completamente incontrollato e incontrollabile con mezzi convenzionali? Non è che in un mondo in cui la crossmedialità e l'interattività la fanno da padrone, l'iniziativa di un codice di autoregolamentazione per i programmi radiotelevisivi, così come è stato strutturato e per i fini che si propone ... nasce già vecchia? Riccardo C. Gatti 9.4.10
Per leggere il codice di autoregolamentazione
Ad approfondimento dell'articolo consiglio anche la lettura di:
e di
RICORDO PER LA LETTURA DELLE SLIDE DI SBLOCCARE LE FINESTRE POPUP DEL BROWSER
Abuso di farmaci oppiacei negli USA Negli Stati Uniti l'abuso di farmaci è un problema veramente imponente. Secondo dati recenti del Governo Usa, più di 4 milioni di americani hanno dichiarato di utilizzare l'analgesico oppioide OxyContin per uso non medico. La situazione è così "pesante" che la ditta produttrice, ha studiato una nuova preparazione del farmaco per ridurre il rischio di overdose a causa di un utilizzo improprio del prodotto. La nuova formulazione, se sciolta in un liquido, forma un gel difficile da iniettare o inalare. L'OxyContin, che ha un effetto simile all'eroina, viene normalmente acquistato da persone che se lo fanno prescrivere da diversi medici per poi ritirarlo in diverse farmacie, prima di rivenderlo. Può essere interessante notare come la DEA avesse, a suo tempo, espresso preoccupazione circa un marketing particolarmente aggressivo da parte della casa produttrice. Il farmaco, infatti, veniva proposto come rimedio per curare una vasta gamma di condizioni a medici che non sempre erano adeguatamente formati nella terapia del dolore. Oggi le politiche di vendita della casa farmaceutica, la Purdue, sono cambiate ma, certamente, l'OxyContin è sempre stato il suo prodotto di punta dal 1996, anno dell'inserimento in commercio, in avanti. Già nel 2001 e 2002 le prescrizioni superavano i 7 milioni (Fonte GAO). In quegli stessi anni incominciava ad emergere, soprattutto in aree rurali, l'uso improprio del farmaco al punto che già nel West Virginia, nel 2000, la metà dei pazienti trattati da un Servizio per le Tossicodipendenze erano tossicodipendenti da OxyContin e la DEA contava già circa 140 morti per overdose. Evidentemente la situazione ha continuato a peggiorare. Gli Stati Uniti sono un territorio molto vasto ma 4 milioni di persone che hanno usato il farmaco per uso non medico, sono un numero impressionante anche ricordando che, evidentemente, questo non è l'unico farmaco che può prestarsi ad abuso. La cosa interessante è che ci sono "Farmacie" on line che vendono l'OxyContin (assieme ad altri farmaci simili) a pochi Euro a compressa. Sarebbe preoccupante scoprire, un giorno, che problemi simili a quelli degli Stati Uniti si sono diffusi in tutto il mondo con analoghe preoccupanti proporzioni. RCG 14.4.10
La droga e le generazioni
Attenzione sbloccare le finestre pop up del browser per vedere lo slide show Per la prima volta nella storia dell’uomo, nella nostra epoca (nei Paesi occidentali) convivono almeno tre mondi paralleli. I mondi sono abitati da persone allevate ed educate da “agenti” di comunicazione diversi che … convivono. Tutti apparentemente si comportano così come sempre. Così come quando, cioè, era normale pensare che ...i tuoi genitori ed i tuoi figli facessero parte della tua stessa epoca.
Per guardare uno slide show sul tema Per guardare tutta la sezione "slide show"
Droga 3.0
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I nonni dicono: “Tutte le generazioni hanno avuto le loro droghe”. Già dicendo la parola “droga”, tuttavia, hanno in testa qualcosa di diverso dai loro figli e dai loro nipoti. Droghe veramente “nuove”, forse, non esistono ma cambia il loro significato.
Cronico e recidivante chi ?
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Ci sono concetti che, indipendentemente dal loro fondamento, possono essere di ostacolo per il trattamento delle dipendenze. Poniamoci una domanda: siamo proprio sicuri che la tossicodipendenza sia UNA malattia cronica e recidivante?
Prevo.Lab
è on line il rapporto PREVISIONALE AL 2012 sulla previsione della diffusione di droghe in Italia il nuovo rapporto previsionale al 2012 |
SPECIALI !
Un amico, mio figlio, il mio partner si droga ... che fare ?
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Il ritorno dell'eroina
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articoli sempre
aggiornati per "mettere a fuoco" il problema
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La legge sulla droga. (una storia vera) |
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Droga a Milano
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Il documento della ASL di Milano |
Prevo.Labil futuro della diffusione delle droghe in Italia
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