PREFAZIONE AL LIBRO
di Susanna Lavazza
Piaccia o non piaccia dalle "guerre alla droga", dichiarate sino ad ora, siamo usciti sconfitti. Fino a dieci, quindici, anni fa potevamo pensare al drogato come una persona appartenente a particolari ambienti o ad un emarginato. Iniziamo il terzo millennio con la droga che diventa un genere di largo consumo, alla portata di tutti, con unottima distribuzione e penetrazione nel mercato. Stiamo ancora ragionando su come convincere i coltivatori delle piantagioni da cui si ricavano alcune droghe a dedicarsi ad altre coltivazioni che si è già consolidata la produzione di droghe sintetiche. In Europa siamo diventati tra i primi produttori mondiali di sostanze che nascono e si sviluppano in laboratorio: una vera e propria rivoluzione industriale che apre la strada ad infinite possibilità produttive. Forse vedremo una competizione di mercato tra sostanze di origine naturale e sostanze di origine sintetica. La droga sintetica, tra laltro, può essere prodotta ovunque a basso costo, la sua disponibilità non risente di particolari condizioni geografiche e climatiche: probabilmente rappresenta il futuro in questo settore. A cosa serve questa rivoluzione è presto detto: rendere disponibile, in grande quantità, la sostanza giusta al momento giusto per chiunque ne abbia voglia o bisogno. Abbiamo un bel dire che le droghe sono sempre esistite: tutto, a suo modo, è sempre esistito. Tuttavia non possiamo paragonare la potenza distruttiva di un'ascia con quella di un ordigno nucleare anche se, possiamo senzaltro dire, che entrambi servono ad attaccare o a difendersi e, quindi, rispondono ad esigenze primarie delluomo. Il problema è che, mentre le nostre "protesi", i nostri strumenti, le nostre armi, ed anche le nostre droghe diventano sempre più potenti, noi continuiamo ad essere animali fisicamente e mentalmente fragili e, quindi, è sempre più facile che qualcosa sfugga al nostro controllo distruggendo direttamente noi o la nostra civiltà. In una discoteca di tendenza ho ascoltato vocalist riproporre il mito di arrivare, attraverso la musica ed il movimento, a conquistare lo spazio, a salire sempre più in alto. Cera chi ci credeva e volava psichicamente al di fuori dei limiti della sala e dei suoi decibel di suono. Chi si calava di ecstasy riusciva, forse, ad andare anche più in alto degli altri, vicino al sole con le sue ali di cera. Un bel mito, non cè che dire, peccato non ricordare la fine di Icaro. Eppure, alla droga, ci siamo ribellati in diverse occasioni: specialmente quando era chiaro il risultato della sua diffusione. Persone cadute come Icaro, con le loro belle ali di cera, io, da solo, ne ho conosciute qualche migliaio. Si erano giocate molto: la giovinezza, la libertà, gli affetti, la capacità di ragionamento, qualche volta la vita. Tutte cose impagabili anche con tutto il denaro speso da loro e da chi gli stava di fianco. Ci siamo ribellati senza sapere dove era il nemico: la droga poteva diventare, di volta in volta, un mezzo di liberazione e di contestazione del sistema; oppure lo strumento di un potere repressivo che era contro di noi, contro la nostra possibilità di crescita e di emancipazione. Siamo arrivati al punto di non sapere più se fosse giusto dichiarare "guerra alla droga" anche perché, come in ogni guerra, non capivamo se stavamo lottando per una causa giusta oppure se eravamo strumenti di qualche interesse tanto occulto quanto minaccioso. Al di là delle nostre incertezze, comunque, il problema rimane. La diffusione di droghe come prodotti di consumo, in un contesto sociale, è un pericolo reale e, per le società avanzate, sarà uno dei problemi fondamentali del terzo millennio. Probabilmente, in questi anni, ci siamo comportati come se le varie "mode" che hanno riguardato questo settore fossero situazioni transitorie ed autolimitanti. Abbiamo sbagliato. Anche per questo motivo, oggi, luso di sostanze che alterano lo stato mentale è diventata una possibilità concreta per chiunque. Questo significa che avremo, in futuro, sempre più persone che potranno relazionarsi con le altre, prendere decisioni e compiere azioni mentre la loro critica ed il loro giudizio sulla realtà saranno alterati. Credo che anche chi, in questo campo, ha opinioni molto libertarie sarebbe preoccupato di affrontare un intervento affidandosi ad un chirurgo troppo spigliato e poco riflessivo, oppure di affidare i suoi soldi ad un operatore di borsa che non ha un quadro realistico del mercato oppure, ancora, di salire su un mezzo di trasporto guidato da una persona che non sa valutare la velocità e con campo visivo e tempi di reazione imprevedibili. Le droghe, di per sé non sono creature mostruose e incontrollabili: sono solo sostanze. Quando entrano nel nostro cervello, però, vanno ad alterare meccanismi di funzionamento molto delicati e, in parte, sconosciuti. Il loro effetto piacevole dipende dallalterazione del nostro equilibrio mentale che, come tutti sappiamo, non è che sia meraviglioso già in situazioni normali. Il loro uso, perciò, diventa una specie di roulette russa che facciamo con la nostra mente. Nel caricatore cè un solo colpo che può avere un effetto distruttivo: la probabilità maggiore è che non succeda nulla, quando premiamo il grilletto. Ma, quante più volte facciamo girare il tamburo della pistola e premiamo il grilletto quanto più aumenta il rischio che qualche cosa vada storto e, se va male, probabilmente non sarà un problema solo per noi ma anche per chi ci sta attorno e non aveva alcuna intenzione di partecipare al nostro gioco.
Che fare? Mentre è sempre vivo il dibattito politico tra proibizionismo e antiproibizionismo siamo in una fase di stallo. Attorno alla droga girano, nel mondo, migliaia di miliardi di dollari in una economia illegale che ha dirette connessioni con quella legale. La droga è molto cara, tutti la paghiamo direttamente o indirettamente anche quando non ne facciamo uso ma, purtroppo, non abbiamo una visione univoca nemmeno sul come fare a ridurre i profitti di chi sta illecitamente, ogni giorno, spillando soldi dalle nostre tasche. Quando si dovrebbe decidere sullatteggiamento nei confronti dei consumatori, la situazione non migliora: oscilliamo da posizioni violente, forcaiole e punizioniste ad altre mammiste, pseudoliberiste e deresponsabilizzanti.
Eppure la situazione non è senza via di uscita. Lesperienza mi ha insegnato che molto spesso, se un problema sembra non avere alcuna soluzione, è perché viene affrontato nel modo sbagliato. Oggi qual è il problema che riguarda la maggior parte dei cittadini? Se cerchiamo di essere pragmatici possiamo capire rapidamente che, attualmente, il fatto di utilizzare droghe è alla portata di chiunque e che, di fronte a questa possibilità siamo complessivamente assolutamente impreparati sia a livello di nozioni che a livello di cultura. La maggior parte dei giovani hanno informazioni credibili sulle droghe soprattutto da chi le vende o da chi le consuma. Il mondo degli educatori è spesso sulla posizione che "drogarsi è male" ma senza sapere spiegare in modo convincente perché e, complessivamente, anche chi si occupa di terapia è spesso alloscuro di questioni fondamentali correlate a questo argomento. Il mondo dellinformazione cerca acriticamente la notizia e se una droga fa notizia troppo spesso la promuove senza nemmeno porsi troppe questioni. Complessivamente ci stiamo muovendo verso una realtà in cui ladditivo è accettabile e auspicabile meglio se naturale ma anche chimico va bene. A costo di essere brutale devo affermare che cè chi approfitta della nostra ignoranza. Quindi il problema fondamentale della maggior parte dei cittadini, indipendentemente dalla loro funzione allinterno della società è lignoranza che lascia troppo spazio a chi, per diverse ragioni, è interessato alla diffusione di droghe. Se da una parte ci siamo resi conto dellimportanza di preservare a tutti costi il nostro pianeta, la nostra acqua e la nostra aria continuiamo ad accettare con sufficienza e tolleranza il fatto che si possa tranquillamente inquinare il nostro corpo e, soprattutto, il nostro cervello. La tendenza generale è che linquinamento del corpo e della mente sia un fatto di scelta individuale quasi come se lindividuo non viva in interazione con gli altri. Per crescere culturalmente e cognitivamente di fronte ad un problema sono però necessari strumenti che, normalmente, non ci vengono forniti molto probabilmente perché lignoranza crea altra ignoranza ed anche perché, ovviamente, se si deve poter approfittare di noi, è meglio tenerci impreparati.
I libri possono avere effetti dirompenti: non per nulla chi compie rivoluzioni integraliste cerca di distruggere tutti quelli che rappresentano la cultura avversa. Quanto più conosciamo di un problema quanto meglio possiamo attrezzarci per affrontarlo. Questo libro è un importante strumento di conoscenza ed ha una serie di vantaggi: non è fazioso, è ben documentato e pieno di informazioni utili e di indicazioni sul che fare e, come se non bastasse, non è noioso. Tutte queste sono qualità che raramente si incontrano nei libri che trattano di droga. Un libro può essere un arma di difesa e, per usarla, bisogna utilizzare proprio quel cervello che qualunque sostanza che si chiami droga tende ad inquinare riducendone lequilibrio e procurandoci, quindi, un handicap che, originariamente, non ci riguardava. Va difeso, il nostro cervello, in fondo, nel bene o nel male è tutto ciò che ci permette di andare avanti, di riconoscerci nel mondo di esserci.
Riccardo C. Gatti
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