Gli errori della aziendalizzazione

 

Una rivoluzione banale

I più recenti dati sull'abuso di droghe negli USA descrivono un miglioramento della situazione. Per l'alcool, tuttavia, non è la stessa cosa. Recenti ricerche (fonte Reuters) dimostrano, infatti, come il numero degli Americani adulti che abusano di alcolici o sono alcoldipendenti è salito a 17.6 milioni (8.46 percento della popolazione) nel 2001-2002:  erano 13.8 milioni dieci anni prima (7.41 percento della popolazione nel 1991-1992). Non è chiaro cosa abbia provocato questo incremento che, tra l'altro, è composto da un aumento di chi abusa di alcolici e da una diminuzione degli alcolisti veri e propri. L'indagine è del U.S. Census Bureau che ha intervistato (faccia a faccia) un campione costituito da più di 43.000 persone.

Si tratta di dati che debbono far riflettere. Nel nostro Paese, ad esempio, quando si parla di abuso di sostanze, spesso e quasi automaticamente, ci si riferisce alle droghe illecite dimenticando che l'abuso di alcol, tabacco e  farmaci è molto più diffuso e produce, complessivamente, molti più danni. Paradossalmente, in Italia, esiste un sistema di intervento sulle dipendenze strutturato e capillare su cui, tuttavia, si investe soprattutto nei periodi in cui (come all'inizio degli anni '90), si decide di far guerra alla droga illecita. Il reale utilizzo del sistema preventivo, terapeutico e riabilitativo sembra, così, orientato più sul contenimento della devianza connessa con particolari forme di uso, abuso e di dipendenza che sulla prevenzione, la cura ed, eventualmente, il prendersi cura. Di volta in volta ci si orienta su questo o su quel problema particolare, su questa o su quella sostanza  lecita o illecita o, ancora, su una particolare fascia sociale o di età ma per fare cosa? Sembrerebbe quasi che, nel momento in cui si affrontano le questioni connesse all'abuso di sostanze la preoccupazione principale sia soprattutto di difendere, chi NON ne soffre, da particolari e specifiche situazioni (microcriminalità, allarme sociale, incidenti stradali, fumo passivo, aumento delle spese sanitarie o assicurative ecc.  ecc.). Il prevenire, il  curare ed il prendersi cura diventano così azioni derivate da un interesse prioritario che è ...altro. E' questo, probabilmente, il più grande errore logico e culturale da cui consegue la difficoltà di organizzare reali ed efficaci strategie di intervento. Pensare che esista una maggioranza sana che deve essere difesa da una minoranza che, a seconda dei casi, viene considerata malata o deviante è, pertanto, uno sbaglio.

Quando di fronte al problema dell'abuso di sostanze vogliamo costruire azioni conseguenti, proviamo, invece, ad immaginare noi stessi (e non un ristretto, teorico, gruppo di "deboli", di "malati" o di "devianti") come possibile target. Potrebbe essere utile anche per prenderci più sul serio e per capire che ci sono veramente tante cose che si potrebbero fare. Se, ad esempio, mentre facciamo "guerra alla droga", continuiamo a bombardarci con campagne pubblicitarie per favorire il consumo di alcolici utilizzando, come testimonial, personaggi famosi che sono anche sponsorizzati da marche di sigarette ... non possiamo lamentarci che, prima o poi, aumenti il consumo e l'abuso di alcol e sigarette. Se siamo convinti che i Ser.T e le Comunità siano luoghi costruiti per devianti emarginati e che, quindi, mai e poi mai, in caso di bisogno, potrebbero servire a noi stessi o alle persone che ci sono care ...non possiamo pensare che chi incomincia ad avere un problema di abuso si rivolga precocemente a chi potrebbe aiutarlo. Uscire dai soliti schemi mentali, naturalmente, è una rivoluzione: si tratterebbe, quando diciamo di voler "mettere al centro la persona", di ... fare per gli altri ciò che vorremmo fosse fatto per noi. Purtroppo è una rivoluzione banale: è di sostanza e non di immagine. Forse per questo trova ancora pochi sponsor. 

12.6.04 Riccardo C. Gatti  

 

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