"Dal Rapporto INSERT  che ha coinvolto medici di famiglia, Ser.T e tossicodipendenti utenti dei servizi, emerge una fotografia molto preoccupante: le strutture sono spesso fatiscenti e c'è scarsa attenzione alla situazione del paziente. Preoccupa anche una scarsa attenzione ai bisogni degli utenti. A fronte di questo c'è il dato positivo dell'accoglienza giudicata soddisfacente dagli utenti. L'indagine ha rilevato lo scarso coinvolgimento dei medici di famiglia nel percorso terapeutico dei tossicodipendenti, e la difficoltà di inserire gli stessi in una rete di servizi. Il Rapporto non si limita a fotografare la realtà, ma evidenzia due improcrastinabili necessità: dare più fondi ai Ser.T e investire nella collaborazione tra servizi e medici di medicina generale". Il tutto è emerso dal convegno, promosso a Roma, il 6.6.07 da Cittadinanzattiva - Tribunale dei diritti del malato (Fonti Aprile on line e La Repubblica.it).

C'è poco da stare allegri. Lo studio di Cittadinanza attiva mette in rilievo ciò che sostengo da anni: manca una politica di sviluppo per il settore. Prevenzione, terapia e riabilitazione non si fanno con parole buone solo per aprire la bocca e far prendere aria ai denti! Chi lavora nel campo non è sostenuto sufficienza: vale per il pubblico e vale anche per il privato sociale.

Nel frattempo, scende in campo la Società Italiana di Psichiatria. 500 psichiatri sono pronti a entrare nelle classi per fornire informazioni e supporto agli studenti. «Abbiamo già fissato un incontro con il ministro della Sanità Livia Turco per mettere a punto le nuove iniziative», dicono. (Fonte Il Messaggero). «Anziché mandare i Nas nelle scuole, con l’unica conseguenza di far fumare i ragazzi in strada anziché nei corridoi, pensiamo alla prevenzione», affermano alla S.I.P. Giusto ma, visto lo sconquasso mentale da loro stessi previsto in relazione alla diffusione di cannabis, non sarebbe meglio valorizzare gli psichiatri nell'ambito clinico, per curare (magari supportando i loro colleghi dei Ser.T) piuttosto che per dare informazioni agli studenti?  Ci sono altre professionalità con una formazione più specifica per svolgere ruoli preventivi ed, eventualmente, educativi.

Intanto FederSerD (Federazione degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle dipendenze), che ha collaborato allo studio di Cittadinanzattiva, prende posizione. In un comunicato stampa afferma che il  settore è "lasciato criminosamente, con risorse sempre più scarse", "saluta positivamente il fatto che le organizzazioni psichiatriche si occupino di giovani e droga" ma sottolinea che "è giusto ricordare alla politica che, al di là di estemporanee e poco realistiche proposte, è fondamentale valorizzare il patrimonio di saperi e strutture che l’Italia possiede" e si spinge anche oltre "E’ giunto il momento di definire un Piano Nazionale della prevenzione dei danni droga-correlati che comprenda appunto anche gli aspetti clinici della stessa. Il definendo e augurato Piano Nazionale di Azione sulla Droga può essere, inoltre, l’occasione per vincolare le varie declinazioni dei poteri dello Stato, fino alle Regioni e ai Comuni, ad azioni certe in servizi e risorse". Un bell'auspicio, condivisibile, e chi ha orecchie per intendere ... intenda.

Ma ... c'è un ma: rileggendo quanto riportano i giornali che insistono sulla "fatiscenza dei Ser.T e sulla loro inadeguatezza" mi chiedo se, alla fine, l'inchiesta di Cittadinanzattiva (non per quello che è ma per come viene sintetizzata e ritrasmessa) servirà a migliorare i Ser.T. o ad affossarli ulteriormente. Mi chiedo, inoltre, se l'iniziativa degli Psichiatri, rivolta a soggetti socialmente integrati e che tutto hanno in mente, salvo che di poter essere affetti da patologie mentali, sarà compresa e, quindi, se servirà ad accostare chi ne ha bisogno ai Servizi di cura. Onestamente non riesco a darmi una risposta.

Più in generale mi sembra che, in questo momento, molti interlocutori, a diversi livelli, siano sempre più sordi e ciechi ed abbiano, quindi, una grande difficoltà nell'interagire tra loro e nel trovare una strada comune. Nel momento in cui si attivano partono per la loro strada e spesso finiscono, anche involontariamente, per cozzare tra loro ... facendosi del male.  La storia recente dell'intervento in questo settore, ormai sempre meno regolato, governato e sostenuto, è tutta costellata dell'apologia del farsi male. L'assoluta mancanza di una funzione regolatoria del settore (chi dirige tecnicamente l'azione antidroga in Italia? chi ne è responsabile?) trasporta tutto su un piano di interlocuzione politica. Così, sempre più, valgono le azioni simboliche estemporanee e populiste rispetto alla costruzione di strategie e progettazioni operative valide e funzionanti. Più che avere obiettivi precisi e raggiungerli sinergicamente interessa il "mi notano di più se vado, mi appoggio a una colonna e non parlo con nessuno o se non ci vado del tutto?". Più che la scienza, la tecnologia e l'esperienza valgono il pugno, lo schiaffo ed il salto mortale e ... le belle parole.

Tutto il sistema di intervento sta come d'autunno le foglie sugli alberi.  

Riccardo C. Gatti 7.6.07

Il Comunicato Stampa di FederSerD

L'inchiesta di Cittadinanzattiva

 

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