

Cannabis e Psicosi
Sulla rivista "ADDICTION"
è uscito un nuovo studio che sembra confermare i rapporti tra cannabis e
disturbi psicotici. Praticamente, nei giovani che diventano regolari
utilizzatori di cannabis, assumendola quotidianamente, i tassi di psicosi sono
superiori del 150% rispetto a chi non ne fa alcun uso. Si tratta di uno studio
sufficientemente ampio che ha riguardato 1055 persone nate nel 1977 che sono
state monitorate per 25 anni nell'ambito di una indagine di Sanità Pubblica in
Nuova Zelanda. ''La direzione predominante di causalita' sembra comportare un
percorso dall'uso di cannabis ai sintomi psicotici, causati da mutamenti chimici
nel cervello, piuttosto che un percorso dai sintomi psicotici all'uso di
cannabis'', ha sostenuto il Prof. David Fergusson, responsabile dell'equipe
dell'Università di Otago (Fonte ANSA) che ha condotto l'indagine. Nella ricerca
si è prestata particolare attenzione, infatti, alla possibilità che potesse
essere la malattia mentale ad aumentare l'uso di cannabis e non viceversa come,
invece, sembrerebbe dimostrato da questo studio. E' possibile, pertanto, che, in
individui suscettibili, l'uso continuativo di cannabis porti alla psicosi.
Già nel 2004 avevo segnalato che uno studio pubblicato su The American Journal
of Psychiatry (Am J Psychiatry 161:501-506, March 2004) riferiva di una forte
associazione tra l'uso di cannabis ed una età più precoce (in media 6.9 anni
prima dei non consumatori di cannabis) per l'insorgenza del primo episodio
psicotico in pazienti maschi affetti da schizofrenia. Gli autori suggerivano la
necessità di ulteriori studi per esaminare questa possibile relazione causale.
Nel 2002 il British Medical Journal del 23 novembre aveva pubblicato, invece,
alcuni studi (uno di questi aveva seguito 50.000 persone per 15 anni) che
mostravano un legame inquietante tra l'uso di cannabis (non di altre droghe !) e
l'insorgere di disturbi schizofrenici. Allora concludevo "mi sembra che
esistano, ormai, alcuni elementi oggettivi che dovrebbero suggerire una maggior
prudenza in chi tende a considerare i derivati della canapa come sostanze
pressoché innocue".
Per anni chi si è occupato di prevenzione, terapia e riabilitazione dei
tossicomani ha considerato i derivati della canapa delle "droghe minori".
D'altra parte, mentre era in corso l'epidemia di eroina, tra dipendenze gravi
che condizionavano la vita di intere famiglie, morti per overdose e diffusione
dell'HIV ... il farsi le canne pareva il minore dei mali. La questione dell'uso
dei cannabinoidi, tra l'altro, era sempre stata affrontata nel peggiore dei modi
trasformandola, soprattutto, in una questione "politica". Di fatto, sostenere
che le droghe "siano tutte uguali" equiparando "droghe leggere" e "droghe
pesanti", oppure schierarsi dalla parte opposta, facendo delle differenze,
presuppone uno schieramento più politico che scientifico.
Anche oggi vi sono illustri ricercatori, clinici ed educatori che mantengono una
posizione molto indulgente rispetto a droghe che, comunemente, continuano ad
essere considerate "leggere" ma la loro opera, anche di tipo divulgativo, è
ancora basata su criteri scientifici? Qualcosa, infatti, non quadra, soprattutto
da quando abbiamo sempre più dati che ci permetterebbero di affrontare la
situazione in modo differente. In Europa, ad esempio, la domanda per trattamenti
conseguenti all'uso di cannabis è in crescita. Perché? Anche l'Osservatorio
Europeo di Lisbona se lo sta chiedendo. In Olanda, un Paese che storicamente ha
mantenuto una posizione molto “laica” sulle questione, i trattamenti per uso di
cannabis dal 2002 al 2003 sono aumentati del 21%. E' chiaro che si richiedono
cure quando si sta male ma ... perché chiederle per sostanze che si continuano a
considerare "leggere" e, in fondo, innocue? Ma c'è un'altra questione che mi
preoccupa. La maggior parte delle persone che conosciamo come consumatori di
droghe sono quelle che si rivolgono ai Servizi di cura. La stragrande
maggioranza di questi soggetti sono (e, spesso, sono stati) anche buoni
consumatori di cannabinoidi. I Servizi per le tossicodipendenze, tuttavia, nella
loro storia, si sono occupati di prendersi cura e di curare soprattutto in
riferimento a quelle che ritenevano le sostanze primarie di abuso, con
particolare riguardo per l'eroina. Gli Operatori, gradualmente, hanno compreso
come disturbi psichici di una certa gravità affliggessero diversi pazienti. Per
quale causa? Tralasciando quella parte di soggetti definibili primariamente come
malati psichici, si è pensato che la causa principale dei disturbi risiedesse
principalmente nell'uso di droghe psicostimolanti, prima di tutto la cocaina,
che, sempre più spesso, veniva usata anche dagli eroinomani trattati con
oppiacei sostitutivi. Ma quello che andava costruendosi era un quadro realistico
della situazione?
Se dovessimo dar ragione alla ricerca Neo Zelandese e ad altri studi la realtà
potrebbe essere diversa, almeno per una consistente fetta di pazienti. Una delle
cause principali di disturbi psicotici sarebbe collegabile all'uso di cannabis.
Chi conosce cosa significa psicosi sa anche che questa sindrome racchiude molti
sintomi di tipo psichiatrico che hanno significato di per sé (ansia,
depressione, disturbi del sonno, difficoltà di relazione ecc.). Questi disturbi
potrebbero rimanere sotto-diagnosticati nelle forme più lievi oppure nella
concomitanza di assunzione di droghe "sedative" e, in un certo senso,
ansiolitiche, come l'eroina o i suoi farmaci sostitutivi. Si renderebbero però
maggiormente evidenti, anche allo stesso paziente, al momento della sospensione
dell'uso di eroina o del farmaco sostitutivo oppure, ancora, potrebbero
amplificarsi nel momento dell'assunzione sostanze psicostimolanti. Il tutto,
naturalmente, in soggetti predisposti. Ma quanti potrebbero essere questi
soggetti considerando non solo le forme di vera e propria psicosi ma anche,
eventualmente, disturbi psichiatrici isolati non raggruppabili in sindromi di
tale gravità? Insomma continuare ad assumere i "trascurati" cannabinoidi
potrebbe essere una concausa importante non solo di psicosi ma anche della
necessità di continuare in modo indefinito nel tempo i trattamenti sostitutivi,
o i trattamenti psicofarmacologici iniziati conseguentemente all'uso di altri
tipi di sostanze considerate primarie. Allo stesso modo potrebbe essere una
importante concausa di ricaduta per soggetti che, una volta cessato l'uso della
sostanza di abuso considerata primaria, continuassero a vivere in uno stato di
disagio psicofisico magari riferito proprio alla sua mancanza oppure a una sorta
di malessere esistenziale incolmabile senza (altre) droghe.
E' una ipotesi fantascientifica? Può darsi. Effettivamente il mio è soltanto un
dubbio, eventualmente una ipotesi di lavoro: non una certezza e nemmeno un
atteggiamento preconcetto. Ricordo, in ogni caso, che le granitiche ed
immutabili certezze sono proprio il contrario di un atteggiamento scientifico
che, per essere esercitato, richiede la necessità di porsi dei dubbi. Mi chiedo
cosa succederebbe se, ad esempio, per un qualsiasi farmaco, venissero pubblicati
studi in grado di dimostrarne, su migliaia di persone, la possibilità di indurre
psicosi. Probabilmente verrebbe ritirato dal mercato. Forse esistono dei mercati
per cui, evidentemente, non bisogna porsi troppi dubbi. Peccato che, così,
sempre più persone, apparentemente consapevoli del loro consumo, si stiano
sottoponendo senza alcuna tutela ad un inconsapevole esperimento: tra molti
anni, in scienza e coscienza, qualcuno ne spiegherà loro i risultati.
Riccardo C. Gatti 6.3.05