4 - QUALE SOLUZIONE ?

 


In questo momento non esiste la progettazione complessiva delle attività e nemmeno il libero mercato delle prestazioni. Esiste solo un duopolio finanziato dallo Stato e ormai prossimo alla dissoluzione che si avvia ad operare in una situazione sempre più confusa. La deregulation non premia, necessariamente, i migliori ma solo i più forti. In un campo come quello delle tossicodipendenze un’azione di libero mercato significa che gli orientamenti complessivi potrebbero anche allontanarsi dalle reali necessità del Paese a favore di target di utenza adatti a generare prestazioni. Anche in presenza di norme antitrust, potrebbero riproporsi aggregazioni a network in grado di condizionare il mercato. D’altra parte l’attuale immobilismo fornisce solo elementi per il mantenimento di uno status quo che favorisce il lavoro di lobby ma non il progresso del sistema di intervento. Se lo Stato continua a finanziare l’intervento sulle tossicodipendenze perché ritiene (a ragione) questa azione di interesse pubblico e non solo di interesse individuale, non può permettersi di rinunciare alla programmazione ed alla verifica lasciando spazio a sprechi di risorse che vengono sottratte a chi le potrebbe utilizzare correttamente. Tuttavia, sino ad oggi, la programmazione nel settore ha avuto troppo a che fare col potere politico e con equilibri di forze che hanno barattato il loro appoggio con la disponibilità di risorse. Fino a quando questo meccanismo a doppio legame non verrà spezzato, una corretta programmazione e regolamentazione del settore sarà impossibile. La strada ideale non è, pertanto, quella della progressiva deregulation. Anche se difficile, è necessario responsabilizzare gli attori del sistema di intervento ad una gestione comune della progettualità e delle risorse ed al controllo reciproco. L’istituzione di una "Agenzia" per l’intervento sulle tossicodipendenze progettata per garantire e proporre un tavolo delle regole, degli standard, della programmazione e della verifica e che, al suo interno ,sia portatrice di una corresponsabilizzazione, sulla ripartizione delle risorse, mi sembra la strada da proporre, in questo come in altri campi, di attività no-profit finanziata dallo Stato. Naturalmente qualcuno potrebbe obiettare che un simile modello progettuale ripropone una situazione monopolistica. In parte ciò è vero ma la partecipazione diretta alla programmazione ed alla gestione di entità diverse costituirebbe un meccanismo di garanzia che attualmente non possediamo e non sarebbe, comunque, di impedimento alla nascita di altre iniziative non finanziate dallo Stato. Tutto ciò, naturalmente, se il Privato Sociale e le Aziende Sanitarie continuano a credere in una funzione di Servizio no profit a favore della comunità. Se, invece, ciascuno (pubblico o privato che sia) ritiene di seguire l’ottica aziendale pura e di giocarsi nel libero mercato ... ognuno per la sua strada e vinca il più forte, ma c’è da chiedersi se tutti i cittadini debbano continuare ad assumersi l’onere e il costo della competizione visto che, tra l’altro, non sembra nemmeno produrre uno spettacolo bello da vedere.

(c) R.C.Gatti - 1996

 


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