
TOSSICODIPENDENZE: FINE DI UN MONOPOLIO
di Riccardo C. Gatti
1 - IL MITO E LA RAGIONE
Ho partecipato recentemente ad un convegno il cui titolo suonava più o meno così: "Comunità terapeutica la fine di un mito". Effettivamente negli anni 80 e fino allinizio degli anni 90 la Comunità Terapeutica non è stata considerata soltanto un mito ma, da alcuni, anche un luogo in cui creare consenso politico ed elettorale. Da qualche anno quasi nessuno mitizza più la Comunità Terapeutica e sembrano diminuite le persone che cercano consenso politico mostrandosi "fraterni sostenitori" di questo o quel leader del privato sociale. Bisogna anche dire che le Comunità non sono state e non sono tutte uguali e che luniformare i concetti di privato sociale, volontariato, Comunità Terapeutica, soprattutto nelleterna e noiosa competizione pubblico - privato sociale, non ha mai reso giustizia alla realtà dei fatti. Oggi la situazione è in veloce evoluzione e prosegue quanto già è andato delineandosi negli anni precedenti. Il cosiddetto "Privato Sociale", inteso come fronte compatto di soggetti che agiscono con obbiettivi ed intendimenti comuni, non esiste perché, in questa accezione, non è mai esistito. Esistono, invece, dei gruppi, o meglio dei network più o meno grandi che portano avanti modelli ideologici e di intervento molto diversificati che sono, tra di loro, in concorrenza, o meglio, in competizione. Il Privato Sociale che gestisce risorse, mezzi e denaro sta, tra laltro, assumendo una propria identità di Fondazione o di Azienda no-profit diversificandosi così dallo spontaneismo, meno organizzato, tipico di una certa parte di volontariato. I leaders di comunità sono sempre di più degli imprenditori e sempre di meno dei "salvatori carismatici". I problemi sono sì quelli di "salvare dalla droga" ma anche quelli di far quadrare il bilancio e di gestire risorse umane e posti di lavoro. Daltra parte anche la Sanità Pubblica sta percorrendo una strada analoga nel momento in cui lobbiettivo non è più quello di dare il massimo delle prestazioni possibili a tutti ma di commisurare le prestazioni possibili alle risorse disponibili. Poiché le risorse disponibili non permettono di dare tutto a tutti diventano necessarie delle scelte e, per farle, occorre stabilire delle priorità. Nel campo delle tossicodipendenze, in questi anni, le priorità non sono mai state realmente determinate e si sono, perciò, spese risorse ingenti senza alcun progetto complessivo, senza alcuna verifica di qualità e di risultato, senza alcuno standard. Chiunque, con un minimo di ragionevolezza , capisce che non è più possibile continuare per questa strada. Ciò che si sta dimostrando e si dimostrerà sempre più in crisi, perciò non è il concetto di Comunità Terapeutica e nemmeno quello di Servizio Pubblico per le Tossicodipendenze ma il concetto di un Privato Sociale e di un Servizio Pubblico che possono permettersi qualunque cosa, nel bene e nel male, utilizzando a loro discrezione il denaro di tutti i cittadini. Il Servizio Pubblico ed il Privato Sociale hanno rappresentato, in questi anni, non solo la capacità di creare dal nulla iniziative di alto valore sociale ma, nel rovescio della medaglia, sono stati anche portatori di aspetti negativi tipici di un regime di monopolio, complessivamente molto ripiegato su sé stesso, fautore di politiche di corto respiro e condizionato da rapporti clientelari a doppio legame con il mondo della politica e dellinformazione.