
Relatore : Riccardo C. Gatti
E' un po' di tempo che non porto relazioni a convegni. Conduco una vita, in questo senso, ritirata. E un momento di riflessione. Ho accettato questo invito a Siena perché sono attratto da questa città in modo anche inspiegabile Esporrò, perciò, idee molto personali, frutto di queste riflessioni ancora in corso.
Della droga, per molti anni, se ne è parlato anche troppo e, soprattutto, a sproposito.
Ripercorriamo questa storia di persone, di servizi, di gente che si droga, di gente che non si droga. E una storia che possiamo far iniziare quando vogliamo, anche dal tempo dei Sumeri !
Non sono, però, affatto convinto del discorso chiaramente tranquillizzante, che ogni generazione, in fondo, ha avuto la sua droga. Le cose cambiano: assomigliano, forse, al passato, ma non sono il passato.
Vado indietro nel tempo di 10/12 anni.
Nell88 dirigevo un servizio in provincia di Milano, una cittadina abbastanza grande, caratterizzata, nellambito criminale, dalla presenza di famiglie mafiose. Mi occupavo soprattutto di eroinomani.
Avevo la passione per i computers, per la telematica, e mi "aggiravo" (prima che nascesse internet) per varie reti amatoriali come "Fidonet" e commerciali come "Compuserve". Attraversando questi luoghi virtuali e confrontando le mie idee, mi accorgevo che esisteva una differenza rispetto alla questione droga che conoscevo nella mia attività professionale: cera una grande attenzione per gli psicostimolanti, gli allucinogeni con una alterazione dello stato psicofisico orientata al "prestazionale".
Non capivo come mai cera questa discrepanza tra quello che vedevo io (soprattutto eroinomani) e quello che percepivo sulle reti. Per una serie di combinazioni veramente fortunate fui invitato negli Stati Uniti. Per due anni consecutivi conobbi molte persone a tutti i livelli che si occupavano di droga in quei paesi. Tornato a New York l'anno successivo vidi che cosa succedeva con la cocaina e con il crack. Il crack faceva grossi pasticci. Veniva venduto per pochi dollari anche vicino alla quinta strada, nella zona centrale; lì il problema era quello.
Ad un certo punto il Presidente U.S.A. decide che bisogna fare "guerra alla droga". Lidea viene accolta anche dal nostro Presidente del Consiglio che allora era Bettino Craxi. Stranamente e quasi contemporaneamente al Partito Socialista milanese si stava studiando la possibilità di preparare un congresso a Milano a favore della legalizzazione della cannabis. Ci fu un cambiamento di posizioni molto strano, repentino, come se fosse successo qualcosa.
Nel frattempo ero tornato a Milano e, parlando con il Console americano, si organizzò un convegno sulla cocaina e sul crack; fu il primo in Italia e fui preso per una specie di esibizionista che voleva parlare di un problema che non cera. La mia colpa: essermi reso conto in anticipo di come le cose sarebbero cambiate.
Con la legge Jervolino-Vassalli si raccolse lidea di fare la guerra alla droga. Volenti o nolenti, i Paesi occidentali sono legati saldamente alle decisioni U.S.A.. Era una guerra strana: andava dalla proposizione di semplici slogan come "Just say no!" (basta dire no alla droga) sino ad armare l'esercito americano per mandarlo in uno stato del Sud America ad arrestarne il capo di stato. Il fine: portarlo negli USA per processarlo come trafficante! Effettivamente le guerre permettono azioni che in tempi di pace non sono né possibili né rispettose del diritto internazionale. Cominciai anche a pensare che forse le guerre alla droga non centrano niente con i problemi dei tossicomani e delle loro famiglie, insomma con le cose che costituivano il mio quotidiano. Fu illuminante quando incontrai una persona che stava nel Parlamento Andino: una specie di Parlamento Europeo. Mi raccontò il suo punto di vista. Era molto arrabbiato con noi e con gli americani. La sua posizione, non so se di maggioranza o di minoranza, suonava più o meno così: "Scusate, ma se non sapete educare i vostri figli e questi si distruggono con la coca, ci mandate lesercito? Distruggete le coltivazioni e poi ci suggerite di convertirle con qualche cosa che voi non comprate. Ci volete far morire di fame ? Cosa fareste voi se per fare la lotta allalcolismo vi mandassimo lesercito a distruggere tutti i vigneti che ci sono in Italia ?"
Non ci pensiamo perché siamo il paese maggiore produttore di alcol. Il problema dellalcol labbiamo rimosso. Anche quando diciamo che ci sono molte più persone che muoiono per lalcolismo di quelle che muoiono per droga facciamo fatica a pensare che le nostre coltivazioni possano contribuire a tutto ciò. Ma se, dallesterno, i popoli di quelle culture che non riescono a controllare luso di alcol imponessero, con il loro esercito la distruzione delle nostre coltivazioni come vivremmo la situazione ? Basterebbe a consolarci letichettamento delloperazione come manovra di "Polizia Internazionale"?
In qualche modo che cosè la droga, che cosè la lotta alla droga e quali sono le conseguenze della lotta alla droga, dipende, per così dire dai punti di vista.
Spesso noi di questi punti di vista conosciamo solo quelli che ci vengono detti, rappresentati. Attorno agli anni novanta sappiamo che tutto il mondo legato alla sfera degli Stati Uniti si mise a fare la guerra alla droga, ma, forse, non abbiamo mai saputo che non era la stessa droga.
Per gli USA la guerra alla droga era, per una serie di motivi, la guerra alla cocaina. In quel momento e da loro la cocaina era un grosso problema. Dovevano passare molti anni prima che la situazione cambiasse: solo dal 97 negli USA lammissione a trattamenti per problemi connessi alluso di oppiacei ha superato quella per uso di cocaina. In qualche modo, negli USA vinsero: riuscirono, almeno parzialmente, nel loro piano di arginare la diffusione della coca. Ma era veramente quello il loro reale intento ? In fondo gli U.S.A. non vinsero la guerra alla droga ma una battaglia alla diffusione della cocaina. Modificarono il mercato, gli usi e i consumi. A mia sensazione, anche considerando le operazioni di polizia che seguirono, vennero cambiati proprio i flussi di mercato e le linee di "cambio" della droga: a livello economico, la droga non è una sostanza psicoattiva ma una moneta di scambio.
Per chi si pone il problema della prevenzione delle tossicodipendenze la droga è una cosa, per chi si occupa di economia e di finanza la droga è unaltra cosa. Può avere a che fare, ad esempio, con operazioni non fattibili direttamente né attraverso le banche internazionali, né attraverso società off-shore, magari per comprare armi o finanziare segretamente persone o situazioni che non possono essere palesi.
La guerra alla droga ci fu presentata soprattutto come la lotta per difendere i nostri figli dalla tossicodipendenza, ma il risultato fu quello di cambiare i flussi economici internazionali. Forse si stavano generavano flussi economici che potevano essere reinvestiti in attività anti-occidentali ed era necessario un intervento che richiedeva un consenso ed un finanziamento non ottenibile in altro modo. Non voglio proseguire a lungo su questo ragionamento mirato soprattutto far comprendere come quando il mondo si muove contro la droga, non è detto che lo faccia per il fine che sembra più ovvio.
Anche noi investimmo molto nella guerra alla droga anche se, in quegli anni, della cocaina non ci interessava nulla. Cambiammo addirittura le leggi. Nel 1975 avevamo depenalizzato il consumo personale, per far uscire il fenomeno dalla clandestinità e favorire le persone che si volevano rivolgere ai Servizi di cura. Nel 1990, per lo stesso motivo ma perché eravamo in guerra (contro la droga), decidemmo di sanzionare anche penalmente i tossicodipendenti. Si vide in fretta che questa strada non funzionava. Tre anni dopo, ci fu un referendum abrogativo della sanzione penale praticamente appoggiato anche da politici che appartenevano agli stessi partiti che lavevano proposta.
Si ritornò, così, al periodo pre-guerra alla droga: la droga non fu più un problema prioritario per il nostro Paese.
Appena qualche anno prima non cera Sindaco, Associazione di quartiere, Presidenza del Consiglio, Presidenza Regionale che non affermasse la grande priorità dei programmi di lotta alla droga. Dopo il 93, poco per volta, il problema venne dimenticato .... in una progressione che prosegue fino ad oggi. Allultima conferenza istituzionale organizzata dal Dipartimento Affari Sociali della Presidenza del Consiglio (Genova novembre 2000) nessuno se ne è forse accorto, ma il Presidente della Repubblica, presente alle due precedenti edizioni non c'era e non era presente nemmeno il Presidente del Consiglio, che è anche il Presidente del Comitato di coordinamento per lazione antidroga. Il fatto che due cariche così importanti dello Stato avessero qualcosa di più importante da fare, fa pensare appunto che ci sia qualcosa più importante da fare. Questo problema non è più, ufficialmente, un problema prioritario per le istituzioni.
Domanda : è meglio o è peggio ?
La situazione diventa un po complicata: sul tema guerra alla droga consiglio la visione del magnifico film Traffic. Invece, ritornando alla situazione locale, che cosa è accaduto, dopo la mobilitazione del 90 per arrivare alloblio di oggi? Si è risolto il problema della droga? La situazione è migliorata?
Non credo. Dopo la guerra le linee di traffico che dal Sud America arrivano in Europa, diventano più solide e dirette: il giro di scambio aumenta. In Europa non cè mai stata così tanta cocaina! Il crollo del muro di Berlino significa un avvicinamento dei Paesi dellEuropa dellEst allEuropa occidentale, significa poco per volta la possibilità di scambi economici più semplici ed una più facile internazionalizzazione anche dei loro traffici criminali. Sembrerebbe una globalizzazione delle mafie. Oggi a Milano, nei diciottenni, labuso di cocaina è ai primi posti dopo quello di alcol (ricordiamoci lalcol !) e cannabis, ma abbiamo anche ecstasy, popper, ketamina, ecc. Le diverse organizzazioni non hanno nemmeno bisogno di combattersi: il mercato è fiorente cè guadagno per tutti. Gira addirittura molta eroina, tanta che non si giustifica nemmeno con i consumi locali. Si prepara un suo rilancio?
Lecstasy, tra le droghe, è quella che sembra piacere di più ai media. E più rappresentabile, "tele-visionabile". Inoltre è la dimostrazione di come, volendo, sia possibile, nel giro di qualche anno, creare un mercato competitivo con le droghe di origine naturale. Credo che le droghe di origine naturale continuino ad essere prodotte e vendute semplicemente perché possono essere usate come moneta di scambio nel viaggio molto lungo che lega la produzione agricola al consumo del prodotto finale: è la "old economy" della droga. Va conservata perché dà solidità a tutto il mercato. Ma le droghe di origine sintetica rappresentano, nel mercato della droga, quello che nel mercato farmaceutico è stata la possibilità di poter costruire i farmaci sintetizzandoli in laboratorio rispetto al fatto di prepararli prendendoli dalle piante o dagli animali: una rivoluzione industriale. Il processo produttivo è più rapido, molto meno costoso: si può teoricamente produrre ciò che si vuole. E la "new economy" della droga.
Il mercato della droga si è trasformato: si sta consolidando mentre la questione non è più prioritaria, mentre le Alte Cariche dello Stato si concentrano su problemi più importanti. In silenzio, senza troppo clamore, levoluzione è assolutamente simile a quella degli altri mercati che vanno globalizzandosi. Si può comprare di tutto, la qualità è migliore non è necessario andare in luoghi oscuri. Un messaggino SMS, una telefonata al numero giusto e la portano a casa. Il prezzo è accettabile per chi sa comprare. In alcuni locali con una grande attenzione per il cliente è addirittura possibile che sia compresa nel prezzo. Le sostanze sono tante, ma anche i meccanismi di distribuzione sono tanti: te la può vendere lo spacciatore extracomunitario clandestino, ma anche il compagno di classe. Per quanto la polizia faccia grandi operazioni io non ho mai visto di nessuna sostanza una qualsiasi indisponibilità di mercato o qualcuno che si disperasse perché non trovava quello che voleva.
Poco per volta questo mercato della droga interessa ormai non più le fasce disagiate, ma le masse. Il marketing mira a più target e fidelizza molti clienti socialmente inseriti che occupano anche ruoli decisionali e che sono, così, ricattabili: da loro niente più "resistenza" alla droga, naturalmente. Si è passati dal negozio sotto casa alla catena di distribuzione, come in tutti gli altri settori.
Anche se in pochi lo hanno ancora capito per davvero il mercato della droga non è più diverso dagli altri mercati: è la stessa cosa. Forse è la stessa cosa più di quanto possiamo immaginare: cè, forse, un punto in cui tutte le cose confluiscono: "il denaro non puzza".
Ultima riflessione. Nella città di Milano il 14% dei giovani che vanno a scuola hanno già provato la cocaina . Sta succedendo quello che succede nellinformatica : i più giovani ne sanno di più dei vecchi. Questo mette in crisi i progetti di prevenzione e di comunicazione. Fino ad un po di anni fa, chi aveva 40 anni ne sapeva molto di più di chi ne aveva venti: per informatica e droga, oggi, non è più così. Come fanno gli educatori ad educare se non sanno di che cosa stanno parlando, se non possono utilizzare la loro conoscenza per orizzontare il pensiero critico di chi dovrebbe essere educato?
E un problema enorme anche perché si sta creando, attorno al mercato della droga, ed indirizzato in prima istanza al mondo giovanile un indotto assolutamente lecito (luoghi di ritrovo, viaggi, feste popolari, musica, eventi comunicativi, televisivi, giornali, ecc..) che, poco per volta, incomincia a rendere anche più del mercato illecito. Quando questo processo si sarà realizzato a pieno la "lotta alla droga" o, comunque, la prevenzione delluso di droghe significherà un attacco alle attività commerciali lecite.
Purtroppo il livello politico in questo campo è paralizzato su vecchie questioni. Non si esprime e non decide, oppure, quando si apre il dibattito sembra che il problema fondamentale sia se legalizzare o no la cannabis oppure quanto metadone è distribuito nei Ser.T. Ma, se il mio ragionamento è corretto, se ho ragione, proprio per quanto ho prima esposto, tutto questo non centra più nulla con il problema della droga.
Se, invece, ho torto, tanto meglio: pensiamo se legalizzare o no la cannabis, tanto non si arriverà mai ad una conclusione e permettiamoci pure di ritenere che il problema della droga non è e non sarà uno dei problemi fondamentali del nostro Paese.
Io ritengo, però, di avere ragione e penso che unazione politica, intellettuale, creativa, di ragionamento su questo problema vada ripresa, perché altrimenti, quando scoppierà una nuova emergenza, qualcuno penserà, di trovare soluzioni semplici per la soluzione di problemi complessi e creerà più danni di quelli che già ci sono. Se non ci svegliamo in fretta credo che qualsiasi resistenza, anche semplicemente culturale, alla diffusione di droghe sarà difficilmente organizzabile. Ricordo che la droga, oltre che strumento di alterazione dello stato mentale e moneta di scambio, ha sempre avuto unaltra importante funzione nella storia delluomo come strumento di colonizzazione. Ho limpressione che i Paesi e le Culture occidentali, dagli Stati Uniti allEuropa, se lo siano dimenticato. Quando si vuole osservare una economia globalizzata forse meglio cercare di osservare la situazione da un punto di vista macro per capire bene chi, nel tempo, può guadagnare e chi perdere in una determinata situazione.