Appunti su "nuove droghe" e sistema di intervento

di Riccardo C. Gatti


Questo testo e' costituito da appunti sul problema delle "nuove droghe" in relazione

a come oggi potrebbe essere strutturata una risposta del sistema di intervento (servizi per le tossicodipendenze).

Si tratta di una riflessione ancora in corso ... sono graditi suggerimenti ed opinioni. Grazie.

 


Problemi attuali

 

1) inadeguatezza dei sistemi di monitoraggio dell’evoluzione dei fenomeni di abuso

Il nostro sistema è inadeguato: abbiamo ben due osservatori che si occupano di fornire dati relativi ai soggetti che sono stati seguiti dai Servizi ... ma nessuno di questi è in grado di misurare l’evoluzione dei fenomeni e di prevederne o descriverne l’andamento.

2) indirizzo e plasticità del sistema di intervento

Se anche potessimo avere un osservatorio adeguato sull’andamento dei fenomeni di abuso non esiste nulla che possa indirizzare la risposta del sistema di intervento ... se non la "libera iniziativa". Qualunque attore del sistema di intervento (pubblico o privato) che abbia un potere decisionale si comporta come un libero imprenditore. Ciò rende il sistema abbastanza plastico ma non lo rende sinergico (in realtà è, solo parzialmente un sistema). Le uniche scelte vincolanti sono quelle politiche mentre a livello tecnico operativo ciascuno sembra avere una propria "vision" ed una propria "mission".


3) conseguenze dei punti 1 e 2

Percepita la nascita di nuovi fenomeni (che sono solo percepiti ma più difficilmente compresi stimati ed analizzati) assistiamo a diversi atteggiamenti, talvolta anche contrapposti:

a) la scotomizzazione del fenomeno che viene negato: esiste un generico problema "nuove droghe" ma ciascuno ritiene che non sia affar suo occuparsene

b) la valorizzazione del fenomeno come funzionale al connettivo sociale (es. uso dell’ ecstasy visto come rituale iniziatico per il mondo giovanile), come rito di passaggio e quindi, per definizione, fisiologico allo sviluppo dell’individuo e della società

c) la preoccupazione per il fenomeno con conseguente visione di emergenza e competizione rispetto alla competenza di chi se ne debba occupare


E’ abbastanza interessante notare come alcuni pronunciamenti di opinion leaders del settore siano già indirizzati rispetto all’affermazione che non è possibile pensare che, ad occuparsi di questi fenomeni, siano i SERT (Servizi pubblici per la tossicodipendenze) così come sono (!?). A parer loro, non è possibile, infatti, ghettizzare questi nuovi abusatori di sostanze all’interno di situazioni connesse con il disagio, la devianza e l’emarginazione.

Questi pronunciamenti sono molto interessanti infatti, inconsapevolmente (?), pongono contemporaneamente un forte giudizio di valore sulle sostanze, sulle persone e sui Servizi.

Essenzialmente:

· i nuovi tossicofili sono (e saranno) meglio di quelli vecchi
· i nuovi tossicofili difficilmente avranno bisogno di cure
· i nuovi tossicofili non saranno mai tossicomani
· le nuove droghe sono meno pericolose delle vecchie
· le nuove droghe danno meno dipendenza delle vecchie
· i SERT sono emarginanti e/o per emarginati

Mi sembra anche interessare notare come questo tipo di giudizi siano di per sè predittivi della scarsa utilità di qualsiasi intervento superando implicitamente concetti cardine della storia dell’intervento sulle tossicodipendenze e sui fenomeni di abuso di questi ultimi 20 anni : il tossicodipendente (o il drug abuser) come persona che esprime un sintomo (di patologia o di disagio); il tossicodipendente (o il drug abuser) come deviante (o come criminale).


Un salto di categorie "storiche"

Le diffusione delle nuove droghe, pertanto, sembra un’occasione per un salto di categorie storiche che non sembrerebbero essere rimpiazzate da altre categorie. Addirittura l’interesse della società nell’intervenire su questi fenomeni passa in secondo piano sia dal punto di vista etico (il fatto che esistano fenomeni di massa in cui fasce della popolazione giovanile alterano volutamente lo stato mentale passa in secondo piano, come gravità, rispetto al fatto di quanto la sostanza in sè possa o meno "far male") sia dal punto di vista organizzativo (quando si afferma che i SERT non sono adatti ad intervenire senza chiedersi il perchè).

Tutto ciò è senza dubbio molto "strano" se si considera il fatto che il "far male" in sè delle sostanze oppiacee, allo stato puro, non è probabilmente superiore al "far male" in sè delle nuove droghe e l’intervento terapeutico riabilitativo nei confronti degli eroinomani avrebbe dovuto essere strutturato per attuare una azione contraria alla devianza ed alla emarginazione. Perchè allora considerare SERT e Comunità inadatte e ghettizzanti per i nuovi "drug abusers" e non per quelli "vecchi" ?

La situazione diventa ancor più strana seguendo un altro percorso logico che è quello di chiedersi se esistano effettivamente delle "nuove droghe" e quali siano, o meglio, a che cosa ci si riferisca, parlando di nuove droghe.

La cocaina non è, evidentemente, una nuova droga e, oltre oceano, ha provocato situazioni epidemiche simili per conseguenza alla diffusione di eroina in Europa.
Le "micropunte" o "acidi" usate da alcuni giovani altro non sono che LSD.
Gli amfetaminici in genere li conosciamo da tempo, al punto che la constatazione che uno dei loro effetti è quello di provocare poter provocare psicosi indistinguibili sintomatologicamente dalla schizofrenia paranoidea, è alla base di tutta la psicofarmacologia della psicosi e, quindi, è una della basi della psichiatria moderna. Il binomio musica-droga è anch’esso storico (sex & drugs & rock&roll ...).

Quando si parla di "nuove droghe", quindi, molto probabilmente, non ci si riferisce a nuove sostanze ma a nuove abitudini d’uso o forse, più probabilmente, al fatto che queste sostanze, non essendo usate principalmente da devianti ed emarginati, attraversano la società nel suo complesso e costituiscono, quindi, "nuove situazioni".

Queste situazioni, come dicevo, non riguardano, per ora il mondo della devianza e dell’emarginazione e, quindi, sono più tollerate (o tollerabili).

Poichè l’allarme sociale relativo al deviante ed al diverso non si è (ancora) attivato la percezione del rischio rispetto all’utilizzo delle "nuove droghe" è, generalmente, molto bassa sia dal punto di vista individuale che da quello sociale.



Ma chi deve occuparsi di "nuove droghe" ?

Ritorniamo, ora, al discorso su chi si debba occupare di questi fenomeni.

Il nostro Paese, dopo aver impiegato anni a costruire un sistema di intervento sulle tossicodipendenze, sembra, poco per volta, riconoscere come questo potrebbe non essere adatto ad affrontare i nuovi fenomeni di abuso di sostanze.

Il concetto di tossicodipendenza è stereotipicamente collegato all’utilizzo di eroina endovena ed il SERT, il Servizio Pubblico per le tossicodipendenze, è il luogo dove vanno i tossicodipendenti (ossia gli eroinomani cronici).
Il concetto di SERT è stereotipicamente collegato all’emarginazione, al disagio, all’ AIDS ed alle terapie sostitutive con metadone Tutto ciò rende difficile pensare che chi non è un eroinomane emarginato si possa rivolgere ad un SERT. Questo è sempre stato un errore fondamentale nella costruzione del nostro sistema di intervento.

Pertanto il problema "nuove droghe" rende necessario un ampio e approfondito ragionamento sul significato, sull’attività, sull’organizzazione e sull’immagine pubblica dei SERT . Questo ragionamento potrebbe essere molto utile non solo per l’intervento sui nuovi tossicofili ma anche per l’intervento sugli eroinomani.
Se questi servizi continueranno ad essere identificati (e ad identificarsi !?) come il luogo per gli emarginati, difficilmente potranno essere qualcosa di diverso da un contenitore per l’emarginazione fino ad essere, così come oggi accade, essi stessi emarginati.

Probabilmente il SERT dovrà diventare qualcosa di concettualmente ed operativamente diverso dall’ambulatorio unico ed omnicomprensivo che si occupa contemporaneamente, con lo stesso setting ed analoghe procedure, di qualunque tipo di problema connesso all’uso di qualsiasi sostanza d’abuso.


Come ripensare i SERT

Un nuovo modello possibile potrebbe essere quello di una organizzazione che incominci a separare, affrontandoli con setting di intervento adeguati, i problemi connessi con la riduzione del danno e con le terapie sostitutive da quelli correlati al raggiungimento ed al mantenimento (in tempi rapidi) di uno stato "drug-free". E’ questo il modello attuato dal SERT che dirigo in cui esistono due moduli con sedi e due equipe distinte: il modulo per l’accettazione, la diagnostica ed il "drug-free" ed il modulo per la riduzione del danno.

Questo modello può essere, concettualmente, alla base di una organizzazione più complessa su base dipartimentale (dipartimento delle dipendenze) strutturata in moduli organizzativi quali, ad esempio:

· accettazione e diagnostica
· drug free
· riduzione del danno
· alcoldipendenze
· prevenzione - educazione alla salute

Il SERT deve, in prospettiva, diventare una struttura a carattere dipartimentale composta da moduli organizzativi multidisciplinari a mission definita perchè deve essere in grado di affrontare tutte le dipendenze patologiche ... e non solo alcune, approcciando anche i disturbi e i problemi connessi a qualsiasi sostanza d’abuso (anche di tipo legale). Durante un mio viaggio in Germania ero entrato in contatto con un Servizio che si occupava delle dipendenze patologiche in senso ampio: del gioco d’azzardo alle eroinopatie. Questo tipo di organizzazione mi aveva francamente stupito, a quei tempi. Oggi penso che questo tipo di visione del problema fosse quella corretta.



Comunicazione, collaborazione ed immagine

Ogni corso di formazione ed ogni convegno che riunisse pubblico e privato sociale ha, in questi anni, posto l’accento sulla necessità di collaborazione e sull’opportunità di costruire sistemi a rete.
Esiste questo sistema a rete ?

Mi pongo un’altra domanda: pubblico e privato sociale sono posti, in questo momento, in una situazione che favorisce la sinergia oppure sono, di fatto, in competizione ?

Basta analizzare, anche senza grandi strumenti, la situazione attuale per comprendere che pubblico e privato sociale non sono parte di un sistema di rete ma agiscono in competizione. Per la precisione non esiste un sistema del privato sociale ma esistono forze del privato sociale in competizione fra di loro per l’accesso alle risorse. In questa competizione a volte si alleano con il servizio pubblico e, a volte, lo contrastano a seconda del caso e dell’opportunità. D’altra parte, gli stessi SERT, hanno atteggiamenti ed organizzazioni, anche contrastanti tra di loro.

Complessivamente non esiste una strategia comune e condivisa e, quindi, non è possibile parlare dell’esistenza di un sistema in rete anche perchè non esiste (e non è mai esistito) un luogo dove si possa governare la complessità del sistema stesso.

Il risultato di tutto ciò è che il cittadino paga anche i costi delle competizioni interne ad un sistema che, complessivamente, mi sembra dare risultati inferiori alla possibile somma delle sue componenti. L’equilibrio attualmente raggiunto attorno al trattamento degli eroinomani è precario e rischia di essere messo pericolosamente in discussione dall’avvento di nuovi scenari.
La conseguenza è un sistema che utilizza la diversità non per costruire sinergie ma per valorizzare conflitti e che, complessivamente, non comunica, non si confronta e teme l’innovazione ed il progresso.

E’, pertanto, necessario ripensare non soltanto alla organizzazione del SERT in quanto tale ma anche della rete di cui dovrebbe far parte o, addirittura, essere un elemento coordinatore e stabilizzatore.

Probabilmente è necessario superare gradualmente il concetto del dualismo pubblico - privato sociale per arrivare alla considerazione di un unico sistema gestito in parte dallo Stato e in parte dal privato no profit. Il sistema potrebbe essere governato da una Agenzia Nazionale con diramazioni regionali che veda la partecipazione delle varie componenti del sistema stesso responsabilizzate sulla programmazione, sulla gestione degli interventi, sul controllo degli standard, della qualità, dei risultati e della spesa.


L'attuale sistema di intervento, cresciuto in maniera tumultuosa e poco sinergica, rischia, oggi, di diventare un sistema statico o addirittura di non essere mai un sistema rischiando, alla rincorsa di questa o di quella iniziativa che, al momento, può sembrare vincente, di perdere significato e di essere poco incisivo sia sulle vecchie che sulle nuove forme di abuso.

Non a caso la stessa capacità specifica di memoria, conoscenza tecnica e capacità progettuale di questo settore è poco utilizzata e le proposte, che appaiono innovative, sono sempre appannaggio di leaders politici o provengono, comunque, da altri ambiti.
I tecnici dell’intervento sulle tossicodipendenze e sui fenomeni di abuso appaiono sempre più distanti dalla possibilità di essere elementi fondamentali per le scelte di programmazione.
Ciò avviene anche in altri campi ma nel nostro ambito questa situazione si va facendo fin troppo acuta.

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