Questo articolo fu scritto nel 1997 ... quindi molto prima della emergenza ecstasy del '99. Ho deciso di lasciarlo come "documentazione storica": le "emergenze" in questo settore sono prevedibili con molti anni di anticipo. Ricordo, ad esempio, che organizzai un convegno sulla cocaina ed il crack addirittura nel 1989. Peccato, però, che la cultura della prevenzione non esista e che, quindi, si finisca sempre per chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Evidentemente va bene così.

 

Il silenzio non è degli innocenti


di Riccardo C. Gatti

Qualche mese fa mi sono capitati fra le mani i dati di una ricerca fatta a Milano tra gli alunni delle scuole medie superiori. Non posso citarla perché non è mia ed è ancora in fase di elaborazione. Tutto parte da lì, o meglio, quasi tutto. Ci sono cose che fanno parte della mia cultura, della mia formazione e del mio carattere. Ho visitato Paesi stranieri, ho confrontato diverse situazioni e mi sono accorto che la diffusione di droghe assomiglia molto alle epidemie. Un fenomeno nasce, resta sommerso da qualche parte in questa o quella zona del mondo, poi esplode, si diffonde, a volte in modo imprevedibile cogliendo tutti impreparati. Così, oltre alle capacità cliniche tipiche di chi cura, ho sviluppato una certa sensibilità per l’osservazione, l’ascolto la concatenazione di tanti piccoli elementi di per sé poco significativi ma che, assieme, costruiscono un quadro logico. Cosa mi aveva colpito di quella ricerca? Una certa percentuale di studenti di prima e seconda superiore riferiva, tra le altre cose, di usare droghe frequentemente. Una percentuale non altissima, ma significativa, attorno al 3 - 5 % che riguardava varie sostanze ecstasy, cocaina, LSD, amfetamine, eroina.Ripensai agli anni in cui io avevo frequentato le scuole superiori. Sono tempi lontani ma non troppo: ho 42 anni. Un mio compagno, allora, usava amfetamine quando era sotto esame. Un altro, tra tutti i miei amici, non solo i compagni di scuola, usò eroina e la sua storia non finì affatto bene. Una percentuale veramente infinitamente piccola rispetto al grande numero di persone che conoscevo e frequentavo e, soprattutto, una percentuale decisamente più piccola rispetto a quella che leggevo sulla ricerca.Da qualche anno sono un frequentatore di reti telematiche. Già prima che ci fosse il boom di Internet mi affascinava esplorare, comunicare, ricercare attraverso questa via che permetteva al mio computer di aprirsi al mondo. Chi esplora Internet, e si interessa di droga, si sarà accorto come sia più facile imbattersi in luoghi in cui si parla favorevolmente di droghe, piuttosto che in altri in cui se ne parla a sfavore. Il computer scopre argomenti, immagini e colori che hanno, senza dubbio, fascino e che più o meno esplicitamente suggeriscono un percorso verso gli psicostimolanti. L’eroina non ha molto spazio ma tutto ciò che è psicostimolante gode di considerazione. Un giorno, in un’area di discussione, ho trovato un messaggio che spiegava dettagliatamente come farsi il crack in casa ma c’è anche chi, in modo "scientifico" propone l’ecstasy come strumento per la psicoterapia. Ho addirittura trovato un programma "allucinogeno" che, osservato sullo schermo del computer, per qualche secondo altera la percezione spaziale: tutto attorno sembra distorcersi cambiando forma. La cultura telematica, in termini di droghe, sembra riscoprire una "new age" che, partendo dagli psicostimolanti si sposta in un’area di confine con la psichedelia. Il problema hashish sembra superato: ormai molti luoghi sono dedicati alla sua legalizzazione e, in confronto a questi, la pagina del National Institute on Drug Abuse statunitense che parla di come i suoi ricercatori avrebbero dimostrato il substrato biologico della dipendenza da cannabis ... scompare.C’è però ancora qualcosa che porta molti di noi a diffidare della realtà virtuale di Internet. E’ quasi uno stacco con questo mezzo di comunicazione che ti porta a dargli una dimensione imprecisata rispetto alla realtà "vera". Molti di noi, ad esempio, sono più disponibili a credere che sia più vero quello che vedono in televisione rispetto a ciò che incontrano su Internet. Ho degli amici che, dopo avermi spedito un messaggio per posta elettronica mi telefonano per chiedere se è arrivato e per dirmi quello che c’è scritto. La realtà virtuale tende a rimanere virtuale e, le informazioni che mi arrivavano dalla rete telematica, venivano conservate in qualche angolo della mia mente senza essere necessariamente associate a quelle della vita quotidiana. Ecco scoperto il meccanismo della mia inquietudine. La mia mente, in modo quasi inconscio, stava associando le informazioni ricavate da Internet ed il quadro disegnato o, forse, soltanto suggerito dalla ricerca nelle scuole superiori di Milano. Chi viaggia nel mondo telematico non è certamente un emarginato. L’uso di droghe di cui si parla in questo mondo non corrisponde allo stereotipo dell’eroinomane emarginato. Gli studenti delle scuole superiori sono più vicini al "popolo di Internet" che a quello di chi usa eroina. Gli psicostimolanti, nella ricerca che avevo tra le mani, risultavano molto più usati dell’eroina. Le informazioni provenienti dalla realtà virtuale andavano a coincidere con quelle provenienti dal quotidiano. Decisi, così, di capirne qualcosa di più.Proprio in quei giorni un Istituto Tecnico Industriale aveva chiesto l’intervento del nostro Servizio (il SERT della USSL 41 di Milano) per un approfondimento sul tema droga, stimolato da un gruppo di insegnanti e di studenti. Poteva essere un’occasione ed andai ad una riunione preliminare.Gli insegnanti ponevano un problema usuale in questo tipo di riunione: quello di dare informazione. Io avevo il problema opposto: ricavare informazioni. Una prima informazione la ricavai subito.Gli insegnanti avevano una percezione del problema droga molto diversa da quella degli studenti. Essenzialmente pensavano che alcuni ragazzi fumassero spinelli in bagno e che vi fosse veramente in modo sporadico il "problema eroina" in qualche soggetto particolare. La loro idea era quella di attuare un’iniziativa di prevenzione primaria, indirizzata, cioè, a persone che non avevano nulla a che fare con sostanze d’abuso. Poiché ritenevano l’iniziativa adatta ad un pubblico maturo pensavano di attuarla dalla terza classe in poi, preoccupati di suscitare curiosità inopportune.Gli studenti non parevano d’accordo. Li compresi meglio parlando con loro direttamente, e da solo. La loro posizione è sintetizzabile con una frase detta da una studentessa: "Dottore, a che serve parlarne in terza superiore quando dalla terza media le droghe girano di già ?".Gli adolescenti sono fatti per stupire, amano il paradosso, la contrapposizione, l’esagerazione. Stava venendo fuori lo stacco tra la mia età e la loro: praticamente ero più vicino al pensiero degli insegnanti. Francamente pensavo che, in terza media qualcuno avesse accostato l’hashish ma loro erano determinati: "Dottore, l’hashish alla nostra età l’hanno usato in tanti, ma tra noi gira ecstasy, LSD, talvolta coca e queste cose si incominciano a vedere anche in terza media."Pensavo ad una esagerazione e ne fui ancora più convinto quando, tralasciando l’hashish, chiesi, secondo loro, quante persone, tra i loro compagni ed amici, facevano uso frequente di ecstasy. Le risposte oscillavano tra il 10 ed il 30 percento. Uscii dalla riunione con sentimenti ambivalenti. Insomma non ci volevo credere e continuo e non volere credere a percentuali così elevate. Pochi giorni dopo, a casa mia, c’è una giovane conoscente di mia moglie che lavora in una discoteca a Milano. Si sta per laureare e, nel frattempo, lavora al bar di una discoteca di Milano. Le chiedo qualcosa sull’ecstasy, la coca e la situazione dal suo punto di vista. Le cose che mi risponde non sono affatto rassicuranti. Chi, come lei, lavora al bar della discoteca, usa tappi per le orecchie perché non riesce a sopportare il livello della musica, specie da una certa ora in poi quando il volume ed il ritmo si fanno insopportabili. Il problema è dato anche dalle luci stroboscopiche, usate in modo indiscriminato, che, assieme al rumore, producono una situazione in cui anche servire al banco una bibita diventa una operazione complessa. Ad una certa ora il via vai verso il bagno diventa più intenso ed è lì che la gente assume droghe per poi ritornare in pista e continuare la serata. Quando chiedo quanta gente, secondo lei, utilizza droghe ed alcol per alterare lo stato mentale mi risponde che è molta ... troppa. A volte ci sono dei problemi perché qualcuno sta male.Riprendo il discorso qualche giorno dopo con un animatore di una discoteca di Milano che partecipa con me ad un dibattito televisivo. Quando le telecamere sono accese è, quasi, aggressivo. Tende a difendere la discoteca come luogo di aggregazione anche se nessuno intende attaccarlo. Sul problema droghe minimizza. Pochi giorni dopo davanti alla discoteca in cui lavora c’è una sparatoria in cui persone vengono raggiunte da colpi di mitraglietta. Mi sembra di ricordare che qualcuno sia morto. Gli articoli sui giornali parlano di controllo del commercio di ecstasy. Nei giorni successivi incontro altri studenti di altre scuole. Piccoli gruppi. L’accordo è che io dico tutto quello che conosco sulle droghe e loro fanno lo stesso. Le cose che vengono dette, le percentuali dichiarate sono analoghe a quelle del primo gruppo di studenti che avevo incontrato. La percezione di questi studenti delle scuole superiori è che un gran numero di loro utilizzi hashish senza problemi. Per ecstasy (soprattutto), ma anche cocaina, le percentuali d’uso riferite sono tra il 10 ed il 30%, l’eroina è una droga non ben considerata, esiste un certo uso di LSD a basso dosaggio (sembra) e, talvolta, circola il crack. In ogni gruppetto ci sono alcuni studenti che dichiarano, con qualche diffidenza iniziale ma senza problemi successivi, di usare o di aver usato ecstasy, qualcuno cocaina, qualcuno LSD. La sensazione è che la diffidenza sia soprattutto nei confronti miei, solo perché sono un estraneo, ma che il fatto sia tranquillamente conosciuto dai compagni di classe. Non esistono sentimenti di trasgressione o di devianza. Chi assume queste sostanze non si ritiene e non è un deviante, ed i termini drogato e tossicodipendente vengono riservati agli eroinomani. Delle sostanze che anche qualcuno di loro usa, non sanno un gran che, se si escludono gli effetti direttamente osservati o provati. "L’ecstasy è quella cosa grazie a cui un ragazzo, magari timido, che fa fatica ad approcciare una ragazza ... va da lei anche se non la conosce e incomincia a parlare senza problemi." A questo punto chiedo una maggior precisione a proposito delle percentuali d’uso. Non voglio sapere la loro impressione generale sull’argomento ma capire quante persone effettivamente conoscono che fanno uso continuativo di droghe. Per fortuna la situazione si ridimensiona. Tralasciando l’hashish il cui uso anche saltuario sembra ormai diffuso a circa la metà della popolazione studentesca, l’uso continuativo o frequente di droghe può essere riferito a percentuali che tendono al 5%. Un valore attorno al 3% può essere considerato "sicuro". Le percentuali più ampie, sino al trenta percento, possono essere riferite ad un uso saltuario o sporadico di sostanze che, tuttavia, non sono affatto "droghe leggere". Esiste una diffusa tendenza all’uso eccessivo di alcolici (es. birre ad alta gradazione) definito come molto diffuso e che complica la situazione generale. C’è una specie rifiuto nell’analizzare problemi che pure vengono osservati. La festa con l’ambulanza fuori dal locale, quello che crolla a terra con una crisi convulsiva, la ragazza che deve essere rianimata e parte con l’ambulanza, sono episodi narrati ma vissuti acriticamente con un distacco strano che, francamente, non ho capito. Non c’è nessuna idea di creare una consapevolezza "contro" l’abuso di sostanze. La percezione del rischio è bassissima così come la sensazione di illiceità rispetto alla situazione. Anche lo stato di ebbrezza alcolica o quello provocato dalla cannabis è vissuto come una questione personale che non desta particolari critiche specialmente quando fa parte di un contesto di socializzazione e rilassamento. Qualcuno, alla fine di questo tipo di incontri, presenta, però, dei problemi e lo fa individualmente, parlandomi a livello personale. Una studentessa mi parla del suo ragazzo che continua ad assumere cocaina. E’ preoccupata perché le sembra che stia perdendo il controllo mentale: dice cose strane, è aggressivo ... Uno studente mi avvicina per chiedermi qualcosa sull’AIDS. Dice di usare ecstasy e di non avere problemi ma si muove un poco a scatti, è molto nervoso, un po’ sospettoso, ha disturbi del sonno, parla in un modo un po’ particolare. Il suo problema è il sesso fatto senza precauzioni specialmente quando si "cala" nella sostanza. Uno studente di un Istituto Tecnico Industriale mi parla di uno di loro "che non c’è perché è andato fuori" (di testa). Nei giorni successivi incontrerò altre persone, sempre abbastanza giovani, ma che lavorano nell’ambito del commercio. L’atteggiamento è analogo a quello degli studenti. Ricavo un altro elemento interessante. Mi spiegano: "Vedi, l’ecstasy è diversa dalla cocaina. Con entrambe ti senti molto sveglio ma con l’ecstasy succede una cosa strana: guidi e sei assolutamente sveglio poi senti uno che viaggia con te che grida e ti da una gomitata ... improvvisamente hai davanti le luci del camion e freni ... sei sveglio ma non lo vedi ...". Mi sembra, inoltre, di notare un’altra cosa di particolare interesse. La crescita di interesse per droghe diverse dall’eroina è un fatto recente. Molte persone di età superiore ai 25 anni sembrano saperne complessivamente di meno dei loro colleghi più giovani. Inoltre sulle "nuove droghe" le donne parrebbero più disponibili all’esperienza di quanto lo siano state negli anni passati. Ogni volta che una droga si diffonde molta gente dice che:· probabilmente non fa (molto) male· il suo uso è controllabile· non da tolleranza o dipendenza· chi la usa non ha una personalità patologica· ha effetti favorevoli sulla sessualità· non è una droga come le altreTutto ciò è quello che sta succedendo oggi con l’ecstasy, o meglio, con un gruppo di sostanze di sintesi chiamate meta-amfetamine di cui l’ecstasy ( MDMA) è, al momento, la più diffusa per motivi commerciali. Infatti, a parità di precursore chimico se ne ricava di più. L’ecstasy detta anche X, E, XTC, Adam è solo una delle metamfetamine che è possibile sintetizzare. Se ne conoscono quasi 200. Ve ne sono di più allucinogene, come l’MMDA, di più dispercettive come l’MDA oppure con poco effetto amfetaminico MDE - MDEA (Eve) ecc. ecc. ecc.. Con una dose media, una compressa da 100, 150 mg., si ha effetto in circa 45 minuti. L’effetto fisico è simile a quello delle amfetamine: euforia, ipereccitabilità, nervosismo, tachicardia, sudorazioni, movimento senza riposo, insonnia, digrignamento dei denti, parlare continuo, minore sensazione di fatica. L’effetto fisico dura circa 8 ore ma chi compra ecstasy lo fa soprattutto per l’effetto mentale che provoca una esperienza di benessere e "pace felice", sentimenti di vicinanza emozionale, sensazione di "possedere il controllo" dei propri problemi, distorsioni piacevoli della vista, del tatto, dell’olfatto e del gusto.L’effetto mentale ha durata abbastanza lunga: anche 1 o due giorni ed è ottenuto in seguito alla stimolazione di vie di trasmissione cerebrale collegate all’azione della serotonina e della dopamina.L’ecstasy vende: vende molto! Nel 1994 è stato sequestrato un vero e proprio stabilimento in Olanda in grado di produrre dodici milioni di pastiglie al giorno. Ormai la produzione è industriale. In Germania è normale trovare laboratori in grado di produrre centomila compresse/ora. I paesi dell’EST sono entrati nel mercato mettendo a disposizione chimici professionisti. La produzione non è più artigianale le compresse hanno un aspetto ed una consistenza tipici dei prodotti farmaceutici. I sequestri continuano ad aumentare, segno che la droga è sempre più diffusa. Sono raddoppiati in Gran Bretagna tra il ’93 e il ’94. In Germania sono passati da 4000 compresse nel ’91 a 250.000 nel ’94. Da gennaio ad ottobre ’95 sono aumentati, in Italia del + 111.44% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Toscana, Lombardia e Veneto sono le regioni in testa alla classifica.Eppure quando mi incontro con operatori che lavorano agli "sportelli di consulenza psico-sociale" nelle scuole o con gli operatori della "medicina scolastica" ... sembra non ne sappiano nulla. Spesso, non solo non conoscono le sostanze ma non si accorgono di una situazione che è rilevabile, semplicemente, parlando con gli studenti. Sono nella medesima posizione della maggior parte degli insegnanti. Infatti, mentre tutti erano polarizzati sul "disagio, sulla devianza, sull’emarginazione, sull’assistenza e sull’eroina " il mercato ha incominciato a proporre droghe differenziate. Chi produce droga ha perfettamente centrato l’obiettivo di offrire prodotti che permettano di allargare il mercato e, nel giro di pochi anni, ha creato una situazione molto complessa e pericolosa. E’ rimasta la linea di prodotti oppiacei (eroina in testa) con tutto un certo tipo di clientela indirizzata all’anestesia ed alla sedazione. E’ nata una interferenza con le attività di riduzione del danno mediante metadone: visto che chi lo assume non è un buon cliente per l’eroina può, infatti, continuare ad esserlo per la cocaina. Si è espansa in maniera notevolissima la vendita di cocaina ad un pubblico assolutamente diverso da quello degli eroinomani: gente integrata, produttiva, attiva. Si incomincia a vedere il crack (potente e devastante derivato della cocaina). E’ nata la nuova linea di prodotti di sintesi come l’ecstasy che, a metà strada tra la cocaina e gli allucinogeni, apre la via anche a questi ultimi, che stanno guadagnando mercato con la possibilità del ritorno di una nuova "era allucinogena". Purtroppo però, se escludiamo i sequestri realizzati dalle forze di Polizia, i nostri "osservatori istituzionali" non danno alcun segnale o indicazione perché sono tarati sulla rilevazione dei casi di soggetti che si rivolgono alle cure dei SERT e delle Comunità terapeutiche: attualmente una popolazione di eroinomani in invecchiamento. Per questo motivo, per rilevare e descrivere un nuovo fenomeno che è già in atto e diffuso, sono costretto, mosso da sensibilità personale, ad elaborare in modo molto artigianale tutta una serie di informazioni che, invece andrebbero approfondite in modo scientifico con strumenti di indagine e di interpretazione dei dati che sono al di fuori della portata e della competenza di un singolo specialmente se si tratta di prevedere per prevenire. Anche se molte fra le persone che ho conosciuto vedono il fenomeno più vasto di quello che è oppure lo amplificano per qualche motivo conscio o inconscio, resta chiaro e che la soglia di resistenza all’utilizzo di sostanze psicoattive a scopo socializzante o ricreazionale si va progressivamente abbassando e che esiste un gruppo di consumatori abituali di droghe in crescita perché si aggiunge a quello, in Italia più tradizionale, degli eroinomani.Intossicati dalla demagogia fastidiosa ed invadente della fine degli anni ’80 e dell’inizio degli anni ’90 che vedeva il problema della droga in testa ad ogni programma politico, abbagliati ed, oggi, forse delusi dal can-can di salvatori, leader carismatici, consulte onnicomprensive, lotte tra prime donne, fumate di canne in piazza, collegamenti televisivi e film di santificazione del privato sociale, denaro pubblico speso e distribuito senza criterio, metodi che ti cambiano la vita in tre giorni ... poco per volta abbiamo abbassato la guardia: ne pagheremo le conseguenze. Tra quelli che pensano di risolvere tutto dando, a chi lo chiede, la sostanza che vuole senza problemi (ma sotto controllo medico !?) e quelli che vorrebbero ancora "mettere tutti in galera", stiamo pensando ad altro e continueremo così sino a quando scoppierà una nuova "emergenza droga". Ma, indipendentemente dal fatto che scoppi o no l’emergenza, la situazione è, oggi, molto grave e ne sono oggettivamente preoccupato. Si è sgretolato, infatti, un fronte di opposizione all’uso di droga che rivendichi l’importanza di una ecologia della mente come valore culturale e come scelta individuale e sociale. Negli incontri con gli studenti e con le persone che conosco e da cui sono coinvolto in dibattiti anche pubblici, la questione fondamentale è diventata: "fa male o non fa male?". Trovata una droga che non da dipendenza fisica e tolleranza, non produce effetti collaterali, non è rischiosa per la salute, dona la felicità potremmo dunque, tutti, finalmente essere felici senza remore. Perché prevenire, perché discutere, perché curare? Dovremo presto fare i conti con la realtà. Poiché i fenomeni di abuso sono cambiati e riguardano tutte le classi sociali stanno nascendo nuovi problemi di controllo e sicurezza non più legati alla devianza ed alla emarginazione ma alla possibilità di interazione tra la società e persone che svolgono i loro compiti di responsabilità in uno stato di alterazione mentale. A differenza di quello provocato da sostanze anestetiche e sedative, questo stato di alterazione è molto più difficilmente gestibile da chi ne è affetto ed anche da chi lo circonda. Le sostanze psicostimolanti come la cocaina, le amfetamine e le metamfetamine possono provocare sindromi psichiatriche che, secondo vari gradi di gravità, possono arrivare a situazioni indistinguibili dalla schizofrenia paranoidea. Quando si è in uno stato di psicosi pura, l’unico intervento possibile è quello psichiatrico d’urgenza ma esistono situazioni sub-cliniche in cui il giudizio è alterato ma non ne si ha la consapevolezza. In queste situazioni qualunque cosa è possibile. Inoltre sembra proprio che i produttori di droghe stiano percorrendo la strada della produzione chimica industriale di sintesi che è la via migliore, nel tempo, per rendere impossibile qualsiasi ipotesi di legalizzazione e somministrazione controllata, resa difficile non solo dalla varietà di droghe producibili clandestinamente e difficilmente sostituibili, ma anche da una clientela che non ha bisogno di entrare in contenitori di sicurezza sociale simili a quelli che oggi esistono per gli eroinomani. Come se non bastasse è osservazione comune di chi frequenta il mondo giovanile che l’abuso di alcolici pare in aumento. Pochi giorni fa sono andato a parlare di queste cose a un gruppo di colleghi, in un corso di aggiornamento. Mi ha stupito l’associazione di idee che qualcuno fa tra cocaina, ecstasy e droghe leggere. Anche tra molti Operatori del settore c’è l’idea che il drogato vero sia solo l’eroinomane e che per gli altri ... non si possa fare nulla. La cocaina ha provocato negli Stati Uniti problemi analoghi a quelli che l’eroina ha provocato da noi. Le metamfetamine non fanno male ?Fino a quando se ne è fatto un uso individuale e controllato sono stati descritti problemi esclusivamente in soggetti cardiopatici. Le cose sono cambiate da quando l’uso di queste sostanze è diventato un fenomeno collettivo. Ipertermie, collassi, crisi epilettiche, aritmie cardiache, sono frequenti e sono stati descritti strani fenomeni di necrosi epatica. Reazioni conosciute, in parte, anche per l’uso di amfetamine e cocaina. La gravità delle reazioni non è collegata necessariamente al dosaggio (non si tratta necessariamente di overdose) ed alla durata dell’assunzione. Purtroppo queste situazioni sono relativamente imprevedibili anche se, evidentemente, si sa che un ambiente affollato, magari troppo caldo, con una attività fisica continua e stimoli sonori e visivi esasperati può facilitarle. Negli U.S.A. dal 1991 al 1994 ci sono già stati 1124 morti associate all’uso di metamfetamine (dati pubblicati dal C.D.C. - MMWR vol. 44/no.47) solo nelle aree campione che sono state monitorate: ciò significa che altre persone sono morte ma il loro numero non è stato registrato perché non comprese nell’area di attività che veniva osservata. Quello che più impressiona è vedere la progressione dei decessi: 151 il primo anno, 205 il secondo, 335 il terzo, 433 il quarto. Nel cervello degli animali da esperimento sono stati dimostrati danni irreversibili dovuti alle metamfetamine ma, chi è favorevole all’ecstasy, dice che l’uomo non e’ simile all’animale e che le vie di somministrazione, ed i dosaggi, non sono comparabili. Siccome non è possibile tagliare a fettine il cervello di chi usa ecstasy per dimostrare se ha avuto un danno o no, non è scientificamente corretto affermare che questo danno potrebbe esserci. Nel frattempo, però, incomincio ad osservare fatti strani. Chi usa ecstasy di solito non lo fa continuamente. L’uso principale è nei week-end. Ciò dovrebbe rendere difficili fenomeni di dipendenza e di tolleranza. Eppure si incominciano a vedere casi di persone che aumentano il dosaggio nel tempo per avere effetti che dichiarano, comunque, inferiori a quelli provati le prime volte. Come è possibile ? L’effetto di una dose dura così a lungo da condizionare l’efficacia della dose successiva 6 giorni dopo ? Abbiamo pazienti che hanno sospeso l’ecstasy da settimane e soffrono ancora di insonnia. Come mai ? Ho seguito persone che progressivamente, non improvvisamente, sono andate verso uno stato di angoscia e di delirio perché non sono riuscite a sospendere l’uso della sostanza. Perché non si sono fermate prima ?Oggi ho incontrato ancora alcuni giovani studenti. L’atteggiamento di alcuni di loro è quello di chi non capisce di cosa mi preoccupo. Ancora ritorna la leggenda del grande imprenditore che avrebbe usato cocaina tutta la vita e che sta benone anche se non ho mai capito che cosa questo possa dimostrare. C’è gente che ha usato droghe senza averne avuto danni ... e allora ? Quelli che li hanno avuti sono stati solo meno furbi degli altri ? Quando incominciò l’epidemia di eroina in Europa pensavamo che non fosse problema di nostro interesse: le nostre famiglie erano solide, si diceva, e i giovani non venivano mandati fuori di casa a sedici anni come nei Paesi del nord ... altra cultura, altri problemi. Poi è successo quello che è successo. La cocaina negli USA ha creato situazioni devastanti così come il crack ... ma noi non siamo negli Stati Uniti.L’ecstasy ... ma perché è un problema?L’LSD ... perché c’è ancora ?L’hashish ... beh quello proprio è come bere un bicchiere in più o forse nemmeno ! Intanto di politiche giovanili nessuno più ne parla, di prevenzione non repressiva nemmeno.Indipendentemente dal fatto che esistano azioni singole importanti e di grande valore manca un progetto complessivo, un coordinamento dell’azione, una pianificazione vera.Forse non si tratta nemmeno più di lottare contro la droga: bisogna lottare contro la miopia e la mancanza di intelligenza. Non restare in silenzio: un silenzio colpevole.

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