
|
|
|
|
|
martedì, 7 ottobre, 2003 |
|
|
DROGA |
|
|
Pag. 049 |
|
|
|
LA DROGA NASCOSTA |
|
|
|
|
|
I rimedi e l' indifferenza |
|
|
Gatti Riccardo |
L' abuso di sostanze legali e illegali non è un problema solo dei giovani ma, soprattutto, degli adulti. Basta guardarsi intorno. Lo sanno gli imprenditori e i capi del personale che, sempre più, devono risolvere questioni molto delicate. Naturalmente lo sanno i sindacati, così come, più genericamente, i lavoratori: oggi non c' è più solo l' alcol. Anche chi lavora nella comunicazione, nei trasporti, nella finanza, nella moda, nello spettacolo, nella politica è al corrente della situazione perché osserva non solo il ""mondo esterno"" ma anche i colleghi e, magari, se stesso. Lo sanno i farmacisti, visto, che tra i farmaci più venduti, ci sono quelli che provocano dipendenza. Lo sanno i medici e gli psicologi perché affrontano i problemi dei pazienti e talvolta dei colleghi. Lo sanno gli sportivi, gli agonisti ma anche i dilettanti. Lo sanno gli educatori. È, tuttavia, una consapevolezza strana. Ciascuno cerca di fare qualcosa, vagamente, ma poi, alla fine, quando se ne parla, finisce sempre allo stesso modo. L' uso, le sanzioni, i danni, le conseguenze: nel dibattito di questi giorni si è detto di tutto. Si è parlato anche di cose vecchie, di questioni nodali trent' anni fa quando i cinquantenni di oggi avevano vent' anni, il mondo era diverso e le droghe avevano altri significati. Ciascuno, però, parlava degli altri e così, i veri drogati, sono rimasti i giovani che, non avendo il potere di farlo, non hanno negato l' evidenza. Da anni siamo abituati a comprare ciò che il marketing ci propone: chi vende droghe conosce le tecniche del marketing e le usa. Oggi le droghe sono un bene di consumo: acquistiamo ciò che rappresentano. A quattordici anni si compra lo sballo, nell' adolescenza l' adrenalina, attorno ai trenta si cerca di aumentare la prestazione, più avanti di non perderla. Per questo il mercato avanza e i promotori sono i colleghi, gli amici, i compagni di scuola. Tutta gente che, nel tempo libero, lavora per la criminalità organizzata forse senza nemmeno pensarci. Ci va bene questa situazione? Apparentemente no. Ma le emergenze ci appassionano solo fin che durano: pochi giorni, poi ne arriva un' altra. Quanto tempo dedicano i genitori ai figli per affrontare l' argomento droghe legali e illegali? Quale parte del bilancio delle aziende è riservato alla prevenzione sui luoghi di lavoro? Quanti manifestano la loro posizione con gli amici e con i colleghi quando li vedono abusare di farmaci, di alcol o di droghe? Quanti, invece, preferiscono far finta di simpatizzare per un atteggiamento che non condividono per non sembrare retrivi rompiscatole? Si potrebbe continuare ma per ogni domanda la risposta, purtroppo, sarebbe sempre la stessa: oscillerebbe tra poco e niente. Eppure a Milano ci sono capitali, teste pensanti, istituti di ricerca, sedi di organi chiave nel mondo della comunicazione e dell' educazione, come ha scritto Barbiellini Amidei: è così difficile pensare di mettere energie, risorse e intelligenza in comune con gli esperti del settore per costruire una strategia e un' azione preventiva vincente? No, non è difficile: ma bisogna creare occasioni perché tutti i cittadini dedichino tempi e spazi mentali per contrastare un atteggiamento di consumo pilotato ad arte da un gruppo di mascalzoni che ci stanno portando via intelligenza, soldi e salute, vendendoci solo illusioni.