
di Riccardo C. Gatti
Da quando in Italia, nei primi anni 80, è stato autorizzato lutilizzo del metadone per lintervento sugli eroinomani, si è sempre discusso sulla sua utilità. La considerazione del trattamento metadonico ha, comunque, attraversato diverse fasi:
Lesperienza italiana, nellutilizzo del metadone è, comunque, abbastanza lunga da poter essere considerata acquisita clinicamente ma, contemporaneamente, abbastanza breve, visto che viene periodicamente ridiscussa criticamente, soprattutto, in occasione di dibattiti parlamentari inerenti il tema della tossicodipendenza. Oggi cè chi critica aspramente una posizione demedicalizzata nel trattamento dei tossicomani ricordando, tra laltro, che lHIV trovò alimento, per la sua diffusione, in Servizi che preferivano respingere i pazienti sulla strada piuttosto che sostituire leroina col metadone. A metà degli anni 80, tuttavia, e fino ai giorni nostri, hanno continuato a proliferare opinioni esattamente opposte che criticavano i Servizi pubblici proprio in quanto "bar metadonici".
Potrebbe essere interessante tentare una interpretazione sul perché, se lesperienza scientifica e clinica, a livello nazionale ed internazionale, può essere, ormai, considerata acquisita, non si sia, ancora, definitivamente, stabilizzato il dibattito che, periodicamente, sembra riaccendersi pro o contro il metadone.
A mio parere ciò dipende dal fatto che esiste un salto logico troppo grande tra le categorie del dibattito politico e quelle della pratica clinico-terapeutica anche se esistono punti di incontro che fanno erroneamente pensare, a chi si occupa di politica, che sia possibile gestire politicamente lazione clinico terapeutica e, a chi si occupa di clinica, che le evidenze della letteratura scientifica dovrebbero essere determinanti e conclusive. Per questo motivo linvenzione della categoria "riduzione del danno" ha avuto unimportanza stabilizzatrice in quanto può essere considerata accettabile sia in clinica che in politica.
Cerchiamo, tuttavia, di ragionare su quali siano i punti di incontro che hanno provocato questa specie di nodo critico tra pensiero politico e pensiero clinico. I Servizi per le tossicodipendenze in Italia e, probabilmente, in Europa nascono su esigenze di risposta politica alla pressione dellopinione pubblica, allarmata dallinerzia degli Stati rispetto al diffondersi epidemico di tossicodipendenze e fenomeni di abuso. Per essere più precisi questa pressione dellopinione pubblica sembra, soprattutto, motivata dalla preoccupazione per i comportamenti aggregativi e microcriminali di quella parte di eroinomani più legati alla "piazza" (intesa come luogo di spaccio e di aggregazione insieme). Bisogna, tra laltro, tenere presente che, almeno in Italia, la "piazza" rende visibili problemi e comportamenti altrimenti invisibili o non visti perché culturalmente meno alieni come labuso di alcol. I Servizi per le tossicodipendenze nascono in seguito ad "emergenze droga" che sono, soprattutto, emergenze di opinione pubblica che entra in risonanza con i mezzi di comunicazione di massa.
Il mandato sociale è, quindi, quello di "fare qualcosa" per la sicurezza e per far cessare un comportamento ritenuto non congruente con la cultura locale e, perciò, socialmente pericoloso. Il fare qualcosa assume, in fretta, un tono normativo tanto che è diffusa uniformemente la convinzione che "se ci fossero leggi più adeguate e venissero fatte rispettare" probabilmente ci sarebbero molti meno problemi connessi con la tossicodipendenza, per la popolazione generale e per gli stessi tossicomani. Faccio notare che questa convinzione è molto diffusa nel campo proibizionista, in quello opposto ed anche in chi non si identifica con queste posizioni ma pensa, comunque, che "bisogna fare qualcosa".
Il mandato che provoca la nascita e che sostiene, anche economicamente, loperare dei Servizi per le tossicodipendenze è, dunque, lo stesso che indirizza, in questo campo, anche lazione della Polizia e della Magistratura ed è proprio per questo motivo che, in questo settore, si verificano così tante "contaminazioni" operative tra sistemi di controllo, di assistenza e terapia. In Italia, ad esempio, essere tossicomane può evitare la carcerazione (anche se si è arrestati mentre si commette un reato) a patto di sottoporsi ad un trattamento terapeutico. Il terapeuta diventerà così, volente o nolente, una specie di controllore per il sistema penale.
Meno chiaro è, invece, quanto forte sia il mandato più strettamente clinico: quanto, cioè, la tossicodipendenza sia effettivamente considerata una patologia e, quindi, qualcosa su cui si possa intervenire mediante processi di diagnosi, prognosi e terapia.
Lattività clinica dei Servizi per le tossicodipendenze nasce nel momento in cui si accetta, a livello politico, che il tossicomane non sia, di per sé, un criminale ma possa essere anche un malato che, a causa della sua patologia, compie una serie di azioni illecite, più o meno sanzionate nei diversi Stati, che vanno dal procurarsi droga al procurarsi i soldi necessari a comprare la droga stessa. Tuttavia il concetto di malattia non è mai stato completamente metabolizzato sia a livello politico che a livello di opinione pubblica rimanendo, per tutta una serie di aspetti, più vicino al concetto di "malato = vizioso" piuttosto che di "malato = sofferente". Per questo motivo lattività clinica inerente i tossicomani , in generale, ed i trattamenti con metadone per gli eroinomani, in particolare, è una attività complessa anche perché sottoposta a condizionamenti ed a giudizi che, con la clinica e con la valutazione scientifica, hanno ben poco a che fare. Va anche detto che, chi lavora nel settore delle tossicodipendenze come terapeuta è, ovviamente, un cittadino come gli altri e partecipa alle motivazioni generali di unopinione pubblica che, sul tema droga, non ha ancora raggiunto una convinzione consolidata e condivisa.
Il metadone porta in sé un peccato originale: quello di essere un oppiaceo. Poiché la definizione del concetto di droga è molto complicata, in molte nazioni, come lItalia, si è deciso che fossero droghe quelle sostanze che venivano definite dalla legge come tali, indicandole in apposite tabelle. Poiché in queste tabelle vi sono gli oppiacei, il metadone è una droga. Questo ragionamento, apparentemente banale, è particolarmente importante in quanto, linserimento degli oppiacei in tabelle nelle quali convivono farmaci e droghe dabuso, essendo, queste ultime, identificate con una forte valenza emotiva negativa, fa estendere automaticamente, questa valenza anche ai farmaci. Per questo stesso motivo molte persone identificano il trattamento metadonico come un "male in sé", qualificandolo come sostituzione di una droga con unaltra droga. Nonostante la conoscenza scientifica, visto che, ormai, i riscontri sullefficacia di questo trattamento ci sono da tempo, la coscienza dice no e la confusione diventa tale che si discute, anche tra operatori del settore, sul trattamento metadonico in alternativa ad altri tipi di trattamento come quello comunitario o lintervento psicologico.
Forse sarebbe necessario uscire dalla confusione: il metadone non è un trattamento per leroinomane che può essere posto in alternativa alla psicologia o alla comunità terapeutica. Il metadone è, più semplicemente, un farmaco che può essere utilizzato allinterno di un trattamento terapeutico per gli eroinomani. Forse la medicina dei nostri giorni, e, quindi, anche quella delle tossicodipendenze sta, erroneamente, scomponendo latto terapeutico in prodotti a sé stanti quasi come se il rapporto terapeuta paziente nella diagnosi, nella prognosi e nella terapia non sia più un processo unitario ed individualizzato. Nello stesso tempo si tende a confondere la prescrizione farmacologica con lintervento terapeutico nel suo complesso. Ciò giustifica il fatto che si possa definire a priori, per una determinata categoria patologica, se sia "giusto o non giusto" utilizzare un certo tipo di farmaco, indipendentemente dal riscontro scientifico dellesperienza clinica e dal rapporto del singolo terapeuta con il singolo paziente. Il metadone, così, diventa "ciò che è giusto o ciò che non è giusto" dare al tossicodipendente da eroina, quasi come se il metadone fosse il fine, e non uno degli strumenti, dellintervento terapeutico
E , a mio parere, importante ribadire che NON E LA SOMMINISTRAZIONE IN SE DI UN QUALSIASI FARMACO DA PARTE DI PERSONALE SANITARIO A DEFINIRE CHE, IN QUEL MOMENTO, SI STA COMPIENDO UN INTERVENTO TERAPEUTICO.
Lintervento terapeutico è una azione che non può attuare il terapeuta da solo. Il paziente ne è, allo stesso modo, produttore e consumatore e ne diventa, quindi, lattore principale. Se il paziente non partecipa al progetto lazione terapeutica è inapplicabile. Ciò significa, anche, che il paziente deve riconoscersi come tale: nellambito delle tossicodipendenze, al di là delle dichiarazioni formali, che possono essere anche di tipo strumentale, non è, poi, così scontato che ciò avvenga.
Lintervento terapeutico è, soprattutto, un progetto finalizzato al benessere psico-fisico di una persona. Se il progetto manca non è la somministrazione di un farmaco a riqualificare lazione. Perché esista un progetto terapeutico individualizzato è necessario che esistano almeno:
Ciascuno di noi ha esperienze dirette, per sé o per qualche congiunto, di quanto poco si verifichino, in generale, le condizioni descritte nei punti precedenti per qualunque tipo di patologia.
Per quanto riguarda le tossicodipendenze ciò è ancora più difficile considerando che un approccio corretto richiede spesso lintervento di diverse professionalità (ad esempio psicologi e medici), nonché azioni al confine tra lassistenza sociale e il counseling educativo, in situazioni in cui non esiste un solo problema. La patologia tossicomanica rischia, così, di diventare un qualcosa che esiste senza essere percepito consapevolmente da chi ne è portatore, mentre, invece, la richiesta ai terapeuti diventa quella di risolvere problemi contingenti talmente complessi da rendere impossibile la risoluzione delle loro cause.
Il riportare il processo al suo significato originario di progetto terapeutico individualizzato e regolato da canoni determinati è pertanto un lavoro attivo la cui "fatica" è, spesso, ad unico ed esclusivo carico degli Operatori di un Servizio tossicodipendenze con laggravante che, come ho già spiegato, il mandato sociale e politico della loro azione potrebbe fermarsi alla presa in carico ed al contenimento di problemi sociali emergenti senza richieste ulteriori.
In questo scenario è evidente che il metadone, per quanto riguarda gli eroinomani, è, potenzialmente, un ottimo farmaco anche perché permette realisticamente di avere spazio e tempo sufficienti per sviluppare una azione terapeutica corretta per quei pazienti in cui la consapevolezza di patologia è ridotta o sommersa da problemi contingenti. Tuttavia, in mancanza di uno sforzo attivo ed esperto dei terapeuti e del coinvolgimento consapevole del paziente, non è detto che il metadone sia, di per sé, terapeutico.
In un recente rapporto il GAO (General Accounting Office), un Ufficio dei Congresso U.S.A. che istruisce accreditate indagini e valutazioni a proposito dellutilizzo dei fondi pubblici sostiene, tra laltro, che importanti studi longitudinali multicentrici hanno prodotto significative evidenze sul fatto che il trattamento dellabuso di droga è di beneficio per lindividuo e per la società. Una parte sostanziale dei pazienti studiati ha riportato una riduzione delluso di droghe e delle attività criminali in seguito a trattamento. Sostiene, inoltre, che studi che hanno valutato la situazione di migliaia di persone hanno dimostrato un decremento delluso di droga per ciascuno dei tre principali tipi di trattamento: residenziale a lungo termine, ambulatoriale di disassuefazione, ambulatoriale di mantenimento con metadone. Secondo il GAO, per quanto riguarda il metadone, numerosi studi hanno dimostrato che gli eroinomani che ricevono questo tipo di trattamento hanno migliori risultati rispetto a soggetti che non vengono trattati o che affrontano altri approcci trattamentali. In passato questo tipo di outcomes erano maggiormente variabili in quanto diversi Servizi fornivano routinariamente dosaggi troppo bassi e concludevano i trattamenti troppo in fretta. Diversi studi hanno anche dimostrato il significativo miglioramento dei risultati quando counseling, psicoterapia e Servizi sociali vengono offerti assieme al trattamento a mantenimento
Le conseguenze di queste considerazioni sono che il metadone è un farmaco molto importante per lintervento sugli eroinomani e che, forse, in questi anni, per una serie di motivi che ho descritto, è stato, sottovalutato nella sua efficacia clinica, ingiustamente demonizzato da alcuni e male utilizzato da altri. Anche dal punto di vista delle politiche sanitarie e sociali è fondamentale che questo farmaco sia disponibile per il trattamento degli eroinomani.
Tuttavia se, dal punto di vista delle politiche sociali e della sanità pubblica, nonché da quello della salute individuale degli eroinomani, è dimostrato che il metadone riduce i comportamenti criminali, lassunzione di droga ed i comportamenti a rischio dei tossicodipendenti in trattamento, non bisogna mai dimenticare che ciò che costruisce una azione terapeutica in questo campo non è il farmaco, qualunque esso sia, ma linterazione positiva tra il terapeuta ed il paziente nellambito di una progettualità definita.
E proprio questa progettualità, definita e dinamica che fa la differenza tra una pura opera di contenimento delle emergenze sociali o sanitarie (che, è, spesso, ciò che più interessa allOpinione Pubblica ed agli Amministratori Politici) e la vera azione clinica - terapeutica.
Se vogliamo approfondire maggiormente questa differenza possiamo dire che il contenimento delle emergenze sociali e sanitarie, con particolare riferimento alle tossicodipendenze, può tranquillamente convivere col mantenimento di uno stato di cronicità nella patologia dei singoli, purché questo sia gestito in modo da ridurre i danni alla collettività, mentre una azione clinico terapeutica corretta non può prescindere dallinteresse del singolo paziente, la cui cronicizzazione in uno stato di "patologia assistita" va, per quanto possibile, evitata.
Ancora una volta sono i rapporti tra gli uomini che definiscono il progresso di una azione: gli strumenti, per quanto importanti, devono rimanere un mezzo per il raggiungimento di obiettivi. Nello svolgere la loro funzione i medici e, più in generale i terapeuti, devono ricordarsi sempre che il loro mandato sociale originario e fondamentale rimane quello di curare i loro pazienti. Se non lo dimenticano, gli strumenti potenti come il metadone rimangono strumenti di progresso per loro, per i loro pazienti e per la società intera.

Permettere di ricostruire una vita "normale" a chi ha
avuto una lunga storia di tossicodipendenza dovrebbe essere uno degli
obiettivi fondamentali per chi cura. Una delle terapie di scelta, in questi
casi per gli eroinomani, comporta l'utilizzo, anche per tempi lunghi, di
metadone. Da quando in Italia, nei primi anni ’80, è stato autorizzato
l’utilizzo del metadone, si è sempre discusso sulla sua utilità
in modo spesso inadeguato
e stereotipato. Questa discussione, stranamente, non ha mai riguardato la
buprenorfina (un altro farmaco che si usa con lo stesso scopo ed,
egualmente, provoca dipendenza ma costa molto di più). Ad un certo punto,
però, avviene una sorta di "apertura" normativa rispetto all'uso di
metadone. Qualunque medico, seguendo il piano terapeutico di un Ser.T., e,
naturalmente il Ser.T. stesso, vengono autorizzati a prescrivere su ricetta
sino a trenta giorni di terapia. In pratica il paziente in cura (che
immagino in trattamento stabilizzato e con uno stile di vita, ormai,
regolare) può ricevere una ricetta per ritirare gratuitamente in farmacia il
metadone necessario per un periodo di trattamento fino a un mese (in
alternativa alla possibilità di averlo affidato direttamente da un Ser.T).
E' una comodità ed anche una possibilità per considerare la persona in un
modo più simile a quello di qualunque altro paziente che va del medico ed ha
una prescrizione per la sua cura. E' una rivoluzione rispetto ai tempi
ancora recenti in cui il paziente veniva sempre obbligato ogni giorno,
indipendentemente dall'andamento del percorso terapeutico, a recarsi al
Ser.T. per "bere" il farmaco davanti a un sanitario che ne verificava
l'assunzione. Ma c'è un ma. La Federazione Italiana degli Ordini dei
Farmacisti chiede un chiarimento al Ministero della Salute da cui arriva una
risposta (nota del 16.2.2008 dell'Ufficio Stupefacenti) che specifica come
la prescrizione del metadone per trenta giorni sia possibile ma che nei
trattamenti della tossicodipendenza (a differenza che nella terapia del
dolore) per avere il farmaco gratuitamente, perchè rimborsato dal Servizio
Sanitario Nazionale, sia necessario riportare un massimo di tre confezioni
per ricetta. Si deve considerare che un mese di terapia per un
tossicodipendente richiede, mediamente, dalle 20 alle 30 ricette in su,
visto che le singole boccette vendute in farmacia hanno un contenuto
relativamente limitato. Fare un'unica ricetta con tutto il farmaco
necessario è possibile ma il paziente deve pagare il quantitativo che eccede
le tre confezioni.
Tutto qui. Naturalmente no perché il metadone è prescrivibile anche per la terapia del dolore e, in questo caso, però, si può prescrivere il quantitativo necessario per il trattamento di trenta giorni in una unica ricetta (e il farmaco viene regolarmente pagato dal Servizio Sanitario). Se la prescrizione è fatta dal Ser.T., dunque, ... la limitazione è automatica. Morale: per gli eroinomani in cura al Ser.T. ci sono limitazioni che rendono la pratica di prescrivere il metadone su una ricetta rimborsata dal SSN pressoché impercorribile.
Non ne capisco il motivo ma, evidentemente, c'è un' etica burocratica, che penalizza il tossicodipendente meno abbiente in cura al Ser.T.. Queste limitazioni, infatti, non hanno a che fare con il tipo di farmaco o di patologia. Decadono se il paziente ha la possibilità di pagarsi il metadone!
Amen.
Riccardo C. Gatti 9.3.08
(C) Dott. Riccardo C. Gatti