
Nel 1998 avevo curato l'edizione di un libro su ecstasy e nuove droghe su questo libro una ricerca che descriveva quella che, solo nel '99, sarebbe diventata una (inutile) emergenza tra l'altro prevedibile, così come scrivevo anche su questo sito, sempre nel '98 riportando un mio articolo del'97. Una mia strana e particolare sensazione è che il grande parlare di ecstasy abbia, soprattutto, mascherato l'ancor più grave problema della diffusione di cocaina. Oggi la cocaina, in Italia, sta diventando LA DROGA attraversando confini generazionali e di classi sociali che circoscrivono, invece, la diffusione di ecstasy e metamfetamine a determinati ambiti molto più ristretti.
Probabilmente se ne accorge L'Espresso che a ottobre 1999 documenta il Boom della cocaina a Milano

(su 50 banconote di tagli diversi raccolte in varie zone della metropoli, ben 41 sono entrate in contatto con la coca. Un livello altissimo che colloca Milano dietro Londra dove il 4 ottobre scorso la droga era stata trovata sul 99 per cento delle banconote britanniche, ma davanti a San Francisco, città dove nel 1995 un'analoga analisi aveva acceso i riflettori sul 75 per cento dei dollari circolanti)
ma la copertina e gli interessanti articoli dell'Espresso non sembrano fare sensazione perchè, subito dopo l'uscita del giornale, scoppia "l'emergenza ecstasy".
Alcuni politici recitano il "mea culpa" ...anche per gli altri al punto da giustificare la quanto mai opportuna reazione di Fulvio Scaparro sul Corriere della Sera del 13.11.99
"Ho invece avvertito sentimenti ben diversi ascoltando alcune autorità dello Stato affermare che «abbiamo sottovalutato» i pericoli delle droghe sintetiche. Vorrei chiedere a chi si riferiscono quando dicono «abbiamo». Se si tratta di plurale maiestatico non ho nulla da dire, se non che certi posti di responsabilità dovrebbero essere occupati da persone più competenti o almeno più informate. Se invece si vuole dire che tutti abbiamo sottovalutato quei pericoli, si tratta di un'affermazione del tutto infondata. Non da ieri ma da anni, in Italia, in Europa, negli Stati Uniti e altrove il diffondersi di droghe sintetiche tra i giovani è stato studiato e denunciato. Dagli esperti ma anche dagli stessi ragazzi. Le vittime non si contano. Esistono studi, ricerche, rapporti e lapidi in grande quantità. Recenti indagini dicono che un giovane su quattro non ritiene rischioso usare l'ecstasy, considerata non una droga ma un mezzo per socializzare. Si parla di 85 mila consumatori abituali e 300-500 mila potenziali. Un numero altissimo di giovani ha provato l'ecstasy almeno una volta. Ogni pastiglia costa dalle 15 alle 90 mila lire: in Italia ne vengono sequestrate in media 180.000 all'anno, forse appena il 5% del consumo totale. Altre droghe sintetiche ancora più pericolose sono in arrivo. Tutto questo non è avvenuto d'improvviso, ma nel corso di anni. Cosa deve succedere per non «sottovalutare» un fenomeno?"
Tuttavia anche i "mea culpa" non hanno prodotto grandi risultati. Chi, a livello politico, dovrebbe occuparsi di dare indirizzi precisi e procurare le risorse necessarie per la lotta alla droga sembra interessato ad altro. Le misure del Governo, per ora, sembrano essersi ridotte ad inserire, nelle tabelle ministeriali, che definiscono quali sono le droghe, alcune sostanze tra cui (chissà cosa c'entra) anche il GHB, un farmaco utilizzato in alcune fasi della terapia dell'alcolismo. Nel frattempo si è fatto un patto con il SILB, l'associazione dei proprietari delle sale da ballo, che ormai, a seconda della necessità, viene tirata fuori dall'armadio per far vedere che si sta facendo qualcosa (si legga "Che succede in discoteca": un mio articolo del '97).
Rimane il fatto che, dopo l'emergenza ecstasy:
1) il prezzo di questa droga è aumentato e non vorrei che le pronte azioni repressive abbiano, semplicemente, tagliato le gambe ai "trafficanti fai da te" favorendo, così, indirettamente, le organizzazioni più solide nel riappropriarsi di un mercato che, forse, avevano un po' troppo sottovalutato
2) è stato soffocato il problema "diffusione cocaina" che, come ho detto, è molto grave, veramente importante e diffuso in un continuo che va da persone assolutamente inserite socialmente agli eroinomani storici in trattamento sostitutivo con metadone
Il 3.11.99, su questo stesso sito scrivevo "Per dieci anni nuovi fenomeni d'abuso sono andati consolidandosi in Italia nella più totale indifferenza. La nostra società non può affrontare un problema se non si rende nemmeno conto di averlo. Sarà un brusco risveglio ma, almeno, svegliamoci!"
Adesso (siamo nel gennaio del 2000 e l'emergenza sembra passata) incomincio a pensare che quando ci sveglieremo sarà troppo tardi e ... non è detto che non ci sia una logica in tutto questo.
Riccardo C. Gatti (4.1.2000)
P.S. Sempre a proposito di cocaina ... già alla fine degli anni '80 era chiaro che questa droga avrebbe avuto una grande diffusione in Italia ed in Europa tanto è vero che, nel 1989, organizzai a Milano un convegno sulla cocaina e sul crack. Molti pensarono che volessi parlare di un problema che non esisteva. Ancor oggi mi chiedo se si trattasse di persone che dormivano o che volevano dormire.
a completamento della trattazione riporto una mia intervista al Corriere della Sera pubblicata in piena polemica sulla "svolta antiproibizionista" (somministrazione controllata di eroina e legalizzazione dei cannabinoidi) del congresso DS del gennaio 2000
Martedì 18 Gennaio 2000
INTERNI PAGINA 2
«I nuovi consumatori? Persone
normali
E credono di smettere quando vogliono»
MILANO Li chiama «consumatori
da supermarket»: scelgono polvere e pastiglie come le mamme
i detersivi sugli scaffali dei magazzini. Li chiama «consumatori
temporanei»: «Credono di poter mantenere il controllo
sull'uso di quelle sostanze che non considerano stupefacenti ma
soltanto psicostimolanti dice Riccardo Carlo Gatti, autore
di libri e ricerche sull'argomento . Invece tutto dà
dipendenza. Soprattutto certi cocktail: chi consuma un tipo di
droga, difficilmente resiste alla tentazione di provarne altri
e di mescolare». Lavora sui libri e in strada è
responsabile del Sert, il servizio riabilitativo territoriale
dell'Asl Città di Milano ma l'unica convinzione
che Gatti ha maturato è che «siamo tutti a rischio».
Tutti?
«Sì, la novità di questi anni è questa:
non esistono categorie immuni. Ci sono giornalisti, medici, perfino
chirurghi che usano occasionalmente stupefacenti. Ci sono manager,
agenti di borsa, persone che hanno enormi responsabilità
e ricorrono all'aiuto di psicostimolanti. Persone apparentemente
normali».
Nessun sintomo? Gli eroinomani non sono riconoscibili?
«Chi usa l'ecstasy o la cocaina, no. Per questo sono considerate
droghe socialmente accettabili. Non hanno le ricadute di microcriminalità
dell'eroina. Non così evidenti, perlomeno. La cocaina gira
a fiumi in questo momento. Nelle discoteche, ma anche negli ambienti
di lavoro. Ma non esiste l'immagine del cocainomane».
Cè un problema di «riconoscibilità sociale»?
«Esatto. I nuovi consumatori non sono riconoscibili perché
non si sentono tali. Fa male sempre solo quello che prendono gli
altri: chi ci resta è stato sfortunato o si è fatto
fregare da roba cattiva. Fino a quando non perdono il controllo.
La cocaina, a esempio: può provocare crisi psicotiche che
si manifestano a seconda delle attività. Un rapinatore
si mette a sparare. Un agente di Borsa sbaglia gli investimenti».
E leroina?
«I danni sono chiari a tutti. Ha distrutto vite e famiglie,
ma non è scomparsa. Ora si presenta sotto forme più
accettabili. Non più iniettata ma sniffata. O respirata,
dopo essere stata scaldata e gassificata. Si evita l'Aids, non
la dipendenza».
Come si passa da una droga allaltra?
«E' sempre più raro il consumatore di un solo tipo
di sostanza. Di solito si usa una droga per compensare gli effetti
negativi di un'altra, per esempio la cocaina e l'eroina. O la
cocaina con l'alcol. O l'ecstasy con i sedativi. Un groviglio
che da qualche anno sta creando enormi problemi terapeutici».
M. Ima.
E. Ro.