Quella insostenibile leggerezza

percorsi logici e riflessioni sulle emergenze droga

questo articolo è di fine '99, quelli che seguono sono di inizio 2000: tutti rimangono, purtroppo, estremamente attuali

 

Fine 1999: le emergenze si rincorrono. Nel giro di qualche settimana si è passati dalla necessità di curare obbligatoriamente i tossicomani (Corriere) al "coca boom" (Espresso) all'emergenza ecstasy (tutti i media). Ci saranno misure urgenti tanto per placare l'ansia dell'opinione pubblica con qualche azione dimostrativa. Il problema, purtroppo, è che abbiamo lasciato il campo (soprattutto culturale) libero a chi propone droga. Inoltre chi vende ha uomini, mezzi e arriva ovunque con una potenza distributiva impressionante. Chi organizza la resistenza nel territorio e cerca di costruire argini (ad esempio nei SERT, servizi pubblici tossicodipendenze incaricati delle prevenzione e della cura) ha a che fare quotidianamente con il contenimento della spesa pubblica. Risultato: organici all'osso e risorse scarse. Credo che si debba decidere, una volta per tutte, quale priorità deve avere nel nostro Paese l'intervento preventivo e terapeutico in questo settore. Per ora si tratta di una priorità molto bassa. Ciò significa che si va alla guerra col fucile a tappi mentre gli altri hanno i cannoni. Quattro operazioni di immagine e un po' di miliardi sono come un sasso nello stagno. Non muovono nulla. Il sistema di intervento terapeutico va riorganizzato. Non era il massimo già per gli eroinomani: potrebbe non reggere all'ondata dei cocainomani e dei poliabusatori che sta già arrivando. Per la prevenzione non bastano i soldi: ci vogliono strategie e persone capaci di coordinarle e attuarle. Soprattutto ci vuole del tempo perchè si riescano a costruire circuiti virtuosi a livello locale coinvolgendo chi ha responsabilità educative e formative. E' tutto quel tempo che abbiamo perso quando si sapeva ma non si è voluto agire: le priorità sono state altre per diversi anni !!!

Non so come andrà a finire. Di sicuro vedo un momentaneo gran fermento nei giornalisti, qualche tentativo di strumentalizzare la vicenda a fini politico-elettorali, ma non capisco se ci sia la voglia e la forza di costruire strategie reali di intervento. Probabilmente il mondo politico è trasversalmente diviso tra vecchie questioni irrisolte per cui il dibattito parlamentare continua a girare attorno a vecchi temi: rafforzare le Comunità (vuote per quasi la metà dei posti in Lombardia!); legalizzare o meno la cannabis; si o no al metadone e, più recentemente, all'eroina controllata. Complessivamente (fatto salve rare eccezioni) si vive la stessa scarsa conoscenza dei problemi tipica della popolazione generale. Così, forse, è meglio non prendere in mano la patata bollente e aspettare che tutto si plachi sino ... alla prossima emergenza droga.

Magari, solo allora, qualcuno si chiederà perchè, nel nostro Paese, il tema delle tossicodipendenze e degli abusi di sostanze legali e illegali non sia affrontato (se non sporadicamente) nei corsi di studi universitari anche di medici e psicologi; perchè non esista una specialità di medicina e di psicologia delle dipendenze; perchè non esistano reparti specializzati di ricovero per accompagnare in maniera adeguata, quando necessario, il distacco dalle sostanze d'abuso; perchè i SERT siano, spesso, così brutti, poco accoglienti e organizzati in modo da essere incompatibili col territorio che li circonda essendo anche considerati, all'interno del Sistema Sanitario Nazionale, come una specie di palla al piede e di risorsa di "minore importanza"; perchè si sia permesso che le persone "realmente competenti" a parlare di droga ai più giovani siano rimaste, principalmente, quelle che le droghe le vendono o le usano; perchè si parli tanto di reti di intervento territoriale senza pensare che queste reti vanno, prima di tutto, progettate, programmate, supportate, gestite; perchè ci siano così pochi investimenti sul personale che lavora in questo campo nel Pubblico e nel Privato Sociale; perchè molte attività importanti e ordinarie come quelle relative alla prevenzione, alla riduzione del danno al reiserimento sociale e lavorativo, continuino ad essere basate, soprattutto, su finanziamenti straordinari per progetti a termine; perchè si sia creduto, un po' tutti quanti, che il problema droga poteva essere affrontato costruendo un bel contenitore elastico fatto da Comunità. SERT e Sistema Penale dove inserire tutti i tossicomani in modo che tutti gli altri potessero lavarsene le mani.

I "perchè" potrebbero continuare ma, come ho già detto, forse potranno essere affrontati alla prossima emergenza droga. Per ora, e come sempre, si farà ciò che si può anche a livello di "politiche per i giovani". Eventualmente manteniamoci sul vago: lo stiamo facendo anche per gli anziani. Speriamo che anche loro non decidano di buttarsi sull'ecstasy condividendo uno strano clima che ci sta avvolgendo in pensieri e azioni di una insostenibile leggerezza. (R.C.G.)


Nel 1998 avevo curato l'edizione di un libro su ecstasy e nuove droghe su questo libro una ricerca che descriveva quella che, solo nel '99, sarebbe diventata una (inutile) emergenza tra l'altro prevedibile, così come scrivevo anche su questo sito, sempre nel '98 riportando un mio articolo del'97. Una mia strana e particolare sensazione è che il grande parlare di ecstasy abbia, soprattutto, mascherato l'ancor più grave problema della diffusione di cocaina. Oggi la cocaina, in Italia, sta diventando LA DROGA attraversando confini generazionali e di classi sociali che circoscrivono, invece, la diffusione di ecstasy e metamfetamine a determinati ambiti molto più ristretti.

Probabilmente se ne accorge L'Espresso che a ottobre 1999 documenta il Boom della cocaina a Milano

(su 50 banconote di tagli diversi raccolte in varie zone della metropoli, ben 41 sono entrate in contatto con la coca. Un livello altissimo che colloca Milano dietro Londra dove il 4 ottobre scorso la droga era stata trovata sul 99 per cento delle banconote britanniche, ma davanti a San Francisco, città dove nel 1995 un'analoga analisi aveva acceso i riflettori sul 75 per cento dei dollari circolanti)

ma la copertina e gli interessanti articoli dell'Espresso non sembrano fare sensazione perchè, subito dopo l'uscita del giornale, scoppia "l'emergenza ecstasy".

Alcuni politici recitano il "mea culpa" ...anche per gli altri al punto da giustificare la quanto mai opportuna reazione di Fulvio Scaparro sul Corriere della Sera del 13.11.99

"Ho invece avvertito sentimenti ben diversi ascoltando alcune autorità dello Stato affermare che «abbiamo sottovalutato» i pericoli delle droghe sintetiche. Vorrei chiedere a chi si riferiscono quando dicono «abbiamo». Se si tratta di plurale maiestatico non ho nulla da dire, se non che certi posti di responsabilità dovrebbero essere occupati da persone più competenti o almeno più informate. Se invece si vuole dire che tutti abbiamo sottovalutato quei pericoli, si tratta di un'affermazione del tutto infondata. Non da ieri ma da anni, in Italia, in Europa, negli Stati Uniti e altrove il diffondersi di droghe sintetiche tra i giovani è stato studiato e denunciato. Dagli esperti ma anche dagli stessi ragazzi. Le vittime non si contano. Esistono studi, ricerche, rapporti e lapidi in grande quantità. Recenti indagini dicono che un giovane su quattro non ritiene rischioso usare l'ecstasy, considerata non una droga ma un mezzo per socializzare. Si parla di 85 mila consumatori abituali e 300-500 mila potenziali. Un numero altissimo di giovani ha provato l'ecstasy almeno una volta. Ogni pastiglia costa dalle 15 alle 90 mila lire: in Italia ne vengono sequestrate in media 180.000 all'anno, forse appena il 5% del consumo totale. Altre droghe sintetiche ancora più pericolose sono in arrivo. Tutto questo non è avvenuto d'improvviso, ma nel corso di anni. Cosa deve succedere per non «sottovalutare» un fenomeno?"

Tuttavia anche i "mea culpa" non hanno prodotto grandi risultati. Chi, a livello politico, dovrebbe occuparsi di dare indirizzi precisi e procurare le risorse necessarie per la lotta alla droga sembra interessato ad altro. Le misure del Governo, per ora, sembrano essersi ridotte ad inserire, nelle tabelle ministeriali, che definiscono quali sono le droghe, alcune sostanze tra cui (chissà cosa c'entra) anche il GHB, un farmaco utilizzato in alcune fasi della terapia dell'alcolismo. Nel frattempo si è fatto un patto con il SILB, l'associazione dei proprietari delle sale da ballo, che ormai, a seconda della necessità, viene tirata fuori dall'armadio per far vedere che si sta facendo qualcosa (si legga "Che succede in discoteca": un mio articolo del '97).

Rimane il fatto che, dopo l'emergenza ecstasy:

1) il prezzo di questa droga è aumentato e non vorrei che le pronte azioni repressive abbiano, semplicemente, tagliato le gambe ai "trafficanti fai da te" favorendo, così, indirettamente, le organizzazioni più solide nel riappropriarsi di un mercato che, forse, avevano un po' troppo sottovalutato

2) è stato soffocato il problema "diffusione cocaina" che, come ho detto, è molto grave, veramente importante e diffuso in un continuo che va da persone assolutamente inserite socialmente agli eroinomani storici in trattamento sostitutivo con metadone

Il 3.11.99, su questo stesso sito scrivevo "Per dieci anni nuovi fenomeni d'abuso sono andati consolidandosi in Italia nella più totale indifferenza. La nostra società non può affrontare un problema se non si rende nemmeno conto di averlo. Sarà un brusco risveglio ma, almeno, svegliamoci!"

Adesso (siamo nel gennaio del 2000 e l'emergenza sembra passata) incomincio a pensare che quando ci sveglieremo sarà troppo tardi e ... non è detto che non ci sia una logica in tutto questo.

Riccardo C. Gatti (4.1.2000)

P.S. Sempre a proposito di cocaina ... già alla fine degli anni '80 era chiaro che questa droga avrebbe avuto una grande diffusione in Italia ed in Europa tanto è vero che, nel 1989, organizzai a Milano un convegno sulla cocaina e sul crack. Molti pensarono che volessi parlare di un problema che non esisteva. Ancor oggi mi chiedo se si trattasse di persone che dormivano o che volevano dormire.


a completamento della trattazione riporto una mia intervista al Corriere della Sera pubblicata in piena polemica sulla "svolta antiproibizionista" (somministrazione controllata di eroina e legalizzazione dei cannabinoidi) del congresso DS del gennaio 2000


Martedì 18 Gennaio 2000


INTERNI PAGINA 2

«I nuovi consumatori? Persone normali
E credono di smettere quando vogliono»

MILANO — Li chiama «consumatori da supermarket»: scelgono polvere e pastiglie come le mamme i detersivi sugli scaffali dei magazzini. Li chiama «consumatori temporanei»: «Credono di poter mantenere il controllo sull'uso di quelle sostanze che non considerano stupefacenti ma soltanto psicostimolanti — dice Riccardo Carlo Gatti, autore di libri e ricerche sull'argomento —. Invece tutto dà dipendenza. Soprattutto certi cocktail: chi consuma un tipo di droga, difficilmente resiste alla tentazione di provarne altri e di mescolare». Lavora sui libri e in strada — è responsabile del Sert, il servizio riabilitativo territoriale dell'Asl Città di Milano — ma l'unica convinzione che Gatti ha maturato è che «siamo tutti a rischio».
Tutti?
«Sì, la novità di questi anni è questa: non esistono categorie immuni. Ci sono giornalisti, medici, perfino chirurghi che usano occasionalmente stupefacenti. Ci sono manager, agenti di borsa, persone che hanno enormi responsabilità e ricorrono all'aiuto di psicostimolanti. Persone apparentemente normali».
Nessun sintomo? Gli eroinomani non sono riconoscibili?
«Chi usa l'ecstasy o la cocaina, no. Per questo sono considerate droghe socialmente accettabili. Non hanno le ricadute di microcriminalità dell'eroina. Non così evidenti, perlomeno. La cocaina gira a fiumi in questo momento. Nelle discoteche, ma anche negli ambienti di lavoro. Ma non esiste l'immagine del cocainomane».
C’è un problema di «riconoscibilità sociale»?
«Esatto. I nuovi consumatori non sono riconoscibili perché non si sentono tali. Fa male sempre solo quello che prendono gli altri: chi ci resta è stato sfortunato o si è fatto fregare da roba cattiva. Fino a quando non perdono il controllo. La cocaina, a esempio: può provocare crisi psicotiche che si manifestano a seconda delle attività. Un rapinatore si mette a sparare. Un agente di Borsa sbaglia gli investimenti».
E l’eroina?
«I danni sono chiari a tutti. Ha distrutto vite e famiglie, ma non è scomparsa. Ora si presenta sotto forme più accettabili. Non più iniettata ma sniffata. O respirata, dopo essere stata scaldata e gassificata. Si evita l'Aids, non la dipendenza».
Come si passa da una droga all’altra?
«E' sempre più raro il consumatore di un solo tipo di sostanza. Di solito si usa una droga per compensare gli effetti negativi di un'altra, per esempio la cocaina e l'eroina. O la cocaina con l'alcol. O l'ecstasy con i sedativi. Un groviglio che da qualche anno sta creando enormi problemi terapeutici».

M. Ima.
E. Ro.

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