
di Riccardo C. Gatti
C'è una legge, certamente non conosciuta dal grande pubblico, che, tra le altre cose, impone, la copertura dei posti vacanti nei Ser.T (servizi pubblici per le tossicodipendenze) entro la data, ormai trascorsa, del 31.12.99. Si tratta di posti che già avrebbero dovuto essere coperti, in seguito a decreti che discendevano dalla legge 309 del 1990. Ci sono cose che sembrano semplici ma, evidentemente, semplici non sono. Si definisce che esistano dei Servizi e quante persone ci debbano lavorare ma poi le norme non vengono applicate. Così si resta "sotto organico" e ciò che si riesce a fare non è quello che si dovrebbe o si potrebbe.
Un'organizzazione degli Operatori, Federsert, nel dubbio che anche questa volta la norma non sia applicata, è già partita all'attacco in un editoriale del suo periodico "Informa Ser.T" di dicembre in distribuzione in questi giorni. L'editoriale, firmato C.V., parla di Regioni che fanno "orecchie da mercante", di Direttori Generali A.S.L. che "hanno aspettato in silenzio sospetto le scadenza del 31 dicembre" e della "codardia dimostrata dai Capi Dipartimento o dai Responsabili di Ser.T, i quali, incollati alla loro sedia con una attaccatutto troppo debole, non si sono voluti esporre per evitare rappresaglie o peggio per una temuta rimozione dal proprio posto di comando ( )". La posizione di Federsert parte da una giusta premessa (le leggi ci sono e vanno rispettate nell'interesse dei cittadini) ma, riferendosi genericamente a colpe di Regioni, Direttori Generali, Responsabili di Dipartimenti e Responsabili dei Ser.T non mi pare aiuti a fare chiarezza. Rischia, "sparando nel mucchio", di colpire buoni e cattivi assieme con accuse molto pesanti. Francamente mi pare una posizione inappropriata. Resta, inoltre, il dubbio sul perché questo grande gruppo eterogeneo di Enti e persone si sarebbe unito a svantaggio dei Servizi da loro stessi gestiti e dei loro clienti. Non è chiaro come mai un'Associazione di settore si senta in dovere di proporsi come paladina della giustizia sino al punto di attaccare una parte dei suoi aderenti e sostenitori classificati come codardi.
La storia degli "organici mai coperti", come spesso accade in questi casi, parte male dall'inizio. I tempi della legge 309/90 furono tempi di demagogia. Servizi pubblici aperti 24 ore su 24, assieme organico previsto relativamente abbondante, già allora, erano considerati irrealisticamente sproporzionati non in assoluto (gli operatori del settore sono sempre stati troppo pochi rispetto ai compiti che dovevano teoricamente assumersi) ma quando paragonati ad altre situazioni che, a livello territoriale, avevano analoghe gravi necessità di intervento ed assistenza ma per le quali non era prevista alcuna risposta. Tra l'altro le norme erano irrealistiche anche per altri motivi: la definizione di "alta utenza" partiva da un numero troppo ristretto di utenti non discriminando, in fatto di organici, tra Servizi che potevano anche avere, l'uno rispetto all'altro, il doppio o il triplo di tossicodipendenti assistiti. Iniziò così una mai risolta contrattazione tra chi richiedeva personale (ben sapendo che non avrebbe mai potuto aspettarsi quanto previsto dalle norme e dalle necessità) e chi doveva, per mandato istituzionale, far quadrare bilanci in rosso e rispondere anche ad altre priorità. A quei tempi chi non applicava la norma (Regione o Unità sanitaria locale) poteva essere commissariato ma non mi sembra che questa via di controllo istituzionale sia stata particolarmente valorizzata. Non fu questo un implicito (e precoce) riconoscimento di inapplicabilità della norma da parte di chi la aveva emanata ?
La legge 45 ripropone, in termine
di piante organiche,
di applicare la normativa che non
era stata applicata. Come lo fa? Attraverso un meccanismo di sanatoria
del personale precario che, sebbene costruito con ottimi propositi,
ha, purtroppo, predisposto condizioni tali per cui l'organico
dei Servizi sarà instabile ancora a lungo.
Chi, non occupato stabilmente, aveva titoli per presentarsi ai
concorsi riservati definiti dalla legge, ha presentato domanda
un po' dappertutto sperando, naturalmente, di qualificarsi vicino
a casa o, almeno, in un luogo raggiungibile ma non disdegnando
la possibilità di una assunzione con l'immissione a ruolo
là dove possibile. La legge, infatti, ha definito l'effettuazione
di concorsi riservati a chi aveva maturato certi titoli lavorando
in un Servizio tossicodipendenze senza, tuttavia, limitare la
possibilità di partecipazione a chi era in servizio al
momento della sanatoria e senza definire limitazioni almeno rispetto
al luogo dove erano stati maturati i titoli stessi.
Così persone appena immesse in ruolo in un determinato
Ser.T stanno già pensando a come potersi trasferire altrove.
Nel frattempo, però, è possibile che abbiano indirettamente
provocato la fine di un contratto precario di un collega che già
in quel Servizio lavorava e che questi, oggi, sia costretto a
cercare un'altra occupazione oppure, avendone i titoli, sia diventato
di ruolo in un'altra zona o in un'altra regione.
Dal punto di vista organizzativo questa situazione è assurda:
lo è ancora di più dal punto di vista di chi è
in cura presso un Ser.T.. Ci sono infatti colleghi precari che
lavorano nei Servizi ed hanno pazienti in cura: pur avendo titoli
del tutto analoghi ad altri colleghi che, magari, nemmeno più
lavorano nei Ser.T, dovranno lasciare il posto a favore di questi
ultimi semplicemente per questioni di date connesse all'applicazione
della legge. Come se non bastasse la necessità di applicare
la sanatoria relativa alla legge 45 ha, di fatto, impedito la
possibilità di assumere attraverso normali concorsi e,
sino a "bocce ferme", ciascun responsabile di Ser.T
non potrà sapere se, effettivamente, ha guadagnato il personale
che si aspettava oppure lo ha visto soltanto "transitare"
(perdendo anche i precari che non avevano accesso ai concorsi
a norma di legge ma già lavoravano e sono stati rimandati
a casa per l'arrivo di colleghi immessi in ruolo).
La sanatoria toglierà dal precariato un certo numero di colleghi ma, almeno per diversi mesi, non stabilizzerà la situazione dei Ser.T.. Era questo che si voleva?
Chi non applica correttamente le normative e le leggi non si comporta in maniera lecita ma sarebbe più facile individuarne le oggettive responsabilità se le normative fossero più ragionevolmente applicabili. Almeno a chi opera nel settore non può essere sfuggito che ci sono un po' troppe cose che non funzionano nella normativa. Ciò non sfugge nemmeno a Federsert quando nell'editoriale viene affermato "Noi abbiamo avuto l'onore e la fortuna di poter essere ascoltati formalmente (non è nostro stile adoperare vie traverse) ed intervenire con pareri e suggerimenti durante alcuni passaggi via via che la legge prendeva corpo e solamente la diversità assai polimorfa delle situazioni lavorative dei colleghi precari, in tutta Italia ci ha costretto a ragionare in certi termini, cosa che ha influito sulla composizione delle nostre riflessioni creando qualche lacuna: la passione di qualche Deputato ha fatto il resto insieme a qualche collega che ha messo in moto resistenze, infilandosi con emendamenti sollecitati -ad personam-".
AMEN!
Riccardo C. Gatti 28.2.2000
Link al sito di FEDERSERT dove si può anche richiedere una copia del trimestrale INFORMA SER.T