26 giugno '99 "Giornata Mondiale contro la Droga": e chi se ne …

 

Sentii parlare per la prima volta del 26 giugno come "Giornata Mondiale contro la Droga" nel 1990.

Non amo particolarmente le ricorrenze commemorative ma credo che possa essere utile, ogni tanto, un'occasione di riflessione su problemi particolari. Ho telefonato a qualche collega ed a qualche Ministero: la "Giornata Mondiale contro la Droga" non è stata "abrogata" ma, di fatto, non sembra che in molti abbiano organizzato qualche occasione ufficiale. Forse è meglio così. L'affare droga, evidentemente, non è più un'emergenza e nemmeno un problema prioritario. Sono ben pochi gli uomini politici che, ormai, inseriscono la parola tossicodipendenza nei loro programmi, nei loro discorsi e, ovviamente, anche nelle loro iniziative.

Fuori dall'emergenza si può anche lavorare meglio: meno pressioni, meno proclami, meno parole.

Certo che è strano. Il mercato della droga sta cambiando. Una pluralità di sostanze è ormai alla portata di tutti. Consumi trasversali a tutte le classi sociali di sostanze, probabilmente più pericolose dell'eroina, preparano periodi non facili per molte persone. E allora che si fa ? TUTTI ZITTI !

Che mondo strano … ma certo la mia è una visione particolare. Io sono convinto che l'uso di droghe legali e illegali sia uno dei problemi più gravi dell'Europa nel nuovo millennio.

Lo dico e lo scrivo, così come nel 1989, quando realizzai, probabilmente, uno di primi convegni tecnici in Italia sul problema della cocaina e del crack. Allora mi dissero che parlavo di problemi che non esistevano. Era più interessante dibattere a fondo su ciò che, ormai, aveva fatto danno e si era consolidato e che si sarebbe potuto almeno tentare di prevenire … se solo si fosse agito prima: quando la RAI mostrava servizi giornalistici sull'eroina che si diffondeva in Europa. Ero molto più giovane e non lavoravo ancora in questo campo ma ricordo molti opinion leaders sicuri che in Italia non sarebbe successo. Meglio stare TUTTI ZITTI perché a parlare di droga la gente finisce per drogarsi.

La storia si ripete: sembra che debba proprio andare così.

Dal mio punto di vista vedo chiaro chi avrà molto da perdere da tutto questo: troppi giovani si vanno convincendo (ancora una volta) che l'utilizzo di droghe, per migliorare la propria vita, sia effettivamente praticabile, che le sostanze siano controllabili. Sarebbe interessante capire chi ci guadagnerà e perché ma, forse, è meglio non fare dietrologia sul futuro visto che, ormai, è così presente da riguardarci da vicino: meglio stare TUTTI ZITTI, non si sa mai.

Parlandone troppo ci potrebbero anche essere giovani in grado di arrivare alla convinzione che a fronte di noia, brutture, mancanza di speranze e prospettive anziché canne, paste, chicche, coca, special K, cartoni, micropunte, alcol, psicofarmaci, cobret e, perché no, eroina in vena, forse, si potrebbe tentare di cambiare il mondo. Questa posizione, per chi ha più anni di loro, potrebbe sembrare ingenua, irrealistica, inaccettabile forse anche da reprimere. In fondo agli adulti questo mondo non va poi così male visto che, quando parlano di disagio, citano sempre il "disagio giovanile" e, quando lo vogliono ridurre, danno il mandato a psicologi, educatori ed assistenti sociali di prevenirlo al fine di limitare la devianza che è l'unica cosa che infastidisce veramente anche loro.

 

Riccardo C. Gatti

 

(C) 1999 - Dott. Riccardo C. Gatti

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