La fine del sistema di intervento nazionale

 

C'era da aspettarselo: la Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione Emilia Romagna che aveva fatto ricorso contro il Decreto del Ministro della Salute del 14 giugno 2002 sull'organizzazione ed il funzionamento dei SERT. Tira un respiro di sollievo chi, come il presidente della SITD (Società Italiana Tossicodipendenze), si era espresso con grande preoccupazione (in una lettera agli Operatori  ) a proposito dei contenuti del Decreto stesso. Personalmente, soprattutto se confrontato con quanto veniva allora dichiarato in alcuni ambiti politici della maggioranza, il Decreto del Ministro non mi era parso poi così terribile specialmente associandolo ad altri documenti emanati dal Ministero nello stesso periodo, come  il  DECRETO 4 giugno 2002 (Modifica dell'autorizzazione all'immissione in commercio delle specialità medicinali contenenti metadone cloridrato. ), il cui contenuto sembrava confermare quelle "buone pratiche" che, altrove, venivano messe in discussione.

Finisce così un'epoca (breve) nella storia dell'intervento sulle tossicodipendenze in Italia (iniziata con il D.P.R. 309/90) in cui è stato istituito ed ha funzionato un sistema Pubblico Nazionale di intervento sulle tossicodipendenze  basato su standard validi per tutto il territorio Italiano. Fino a quel momento, ad esempio, i Servizi Pubblici avevano, nelle diverse Regioni, addirittura nomi differenti. Ora, come ha sostenuto l'Assessore alle Politiche Sociali dell'Emilia Romagna, Gianluca Borghi, "al Governo spetta il compito di definire i livelli di assistenza essenziali, alle Regioni le decisioni sull'organizzazione ed il funzionamento dei servizi" (fonte ADUC).

Si apre così definitivamente una nuova era che presenta alcune potenzialità ma anche molte incognite. Ricordo, ad esempio, che, prima del 1990, l'impegno di diverse Regioni in questo ambito era francamente scarso. Si ritornerà a quei tempi ?

Fatti salvi i "livelli essenziali di assistenza" vi sarà grande autonomia decisionale non solo per le singole Regioni ma anche per i singoli Direttori Generali delle Aziende Sanitarie Locali. Volendo essere più precisi l'autonomia riguarderà i Direttori di quelle diverse organizzazioni cui le singole Regioni affideranno gli attuali SERT e/o le loro funzioni ma non solo. Nel frattempo, infatti, la porta si sta aprendo anche alle organizzazioni Private visto che gli Accordi Stato Regioni, già definiti nella precedente legislatura, hanno equiparato il Pubblico ed il Privato Sociale al Privato Profit in una "pari dignità" molto rischiosa per chi, sino ad oggi, è vissuto in un regime di duopolio.

Una grande incognita riguarda la possibilità di promuovere, mantenere e perfezionare, a livello nazionale, un'azione antidroga non repressiva, coordinata e basata su una strategia univoca e sinergica (a questo proposito consiglio l'ascolto di una mia riflessione in merito nella sezione "audio" ).

Rimanendo il compito principale dello Stato Centrale semplicemente quello definire livelli essenziali di assistenza ed alcune linee generali, è possibile pensare che, in un tempo relativamente breve, ciascuna Regione si possa muovere per adottare una propria linea politica in grado di condizionare l'azione preventiva, terapeutica e riabilitativa. Il rischio tuttavia è che, fatti salvi alcuni principi generali, magari enfaticamente rappresentati in contrapposizione con quelli di regioni appartenenti ad altro schieramento, poco per volta l'interesse principale dell'azione programmatoria si sposti soprattutto su concertazioni burocratico - amministrative - organizzative (standard, accreditamenti, contratti). Una "politica", quindi, dei gestori e per i gestori in cui i saperi tecnici e professionali in ambito clinico, sociale ed educativo ed i bisogni dei clienti del sistema passano in secondo piano. E' da un po' di anni, ormai, che si naviga verso questa direzione e non mi sembra che il problema sia legato a questa o a quella compagine politica.

Chi lavora in questo settore avverte un certo malessere che ha un sua ragionevolezza perché è legato alla progressiva perdita di senso dell'azione complessiva del sistema che sembra far fatica ad evolversi. In questi anni i fenomeni relativi all'uso ed all'abuso di sostanze sono radicalmente cambiati. Le situazioni che si incontrano sono molto più diversificate di un tempo. Anche l'azione preventiva classica deve essere rimessa in discussione per intercettare target coerenti con un minimo di efficacia mentre a maggiori capacità diagnostiche non corrispondono setting e strumenti terapeutici e riabilitativi sufficientemente differenziati. E' il senso dell'azione complessiva che deve essere recuperato: i modelli organizzativi devono essere una conseguenza.

Le Regioni, rivendicando autonomia, si sono assunte una grande responsabilità: dovranno dotarsi di strumenti utili per esercitarla in modo coerente. A livello locale sarà perciò necessario investire, in questo settore, molto di più di quando il governo del sistema era affidato in toto allo Stato Centrale. Non si tratterà soltanto di esercitare funzioni regolatorie ma anche di progettare l'azione, di trovare idee, di individuare strategie nuove ridisegnando l'equilibrio che regola l'indirizzo politico e l'azione tecnica. Avverrà tutto ciò ?

La linea tecnico - professionale - scientifica potrebbe effettivamente essere l'elemento unificante e sinergizzante per le azioni di Regioni che inevitabilmente si daranno organizzazioni differenziate. Anche per gli operatori del settore (e per le Associazioni che li rappresentano) è venuto il momento di giocare le carte delle idee, della professionalità e della conoscenza (ammesso che effettivamente le abbiano in mano e le vogliano mettere sul tavolo). Se giocheranno la partita in difesa, rimanendo ancorati alla memoria di un sistema che, ormai, non esiste più, oppure se si disperderanno in questioni marginali o improprie per il loro ruolo (tecnico - professionale - scientifico) o manterranno antiche contrapposizioni ideologiche vivificando battaglie che si combattono, ormai, senza nemmeno più conoscerne la ragione, perderanno una grande occasione: il senso della loro esperienza non potrà essere utilizzato come una necessaria base evolutiva. Perderanno, cioè, la loro ragione di esistere,

Una verifica semplice - semplice  per chi lavora in questo ambito. Provare a completare a frase: "la ragione per cui io esisto all'interno del sistema di intervento è ...." Compiere analoga operazione per l'organizzazione di cui si fa parte: "l'organizzazione per cui lavoro ha ragione di esistere perché ...." . Confrontare con i colleghi, (ed eventualmente con la propria Società Scientifica) senza dimenticare di chiedersi se ciò che si fa è coerente efficace ed adeguato per i bisogni delle persone cui si dovrebbe rendere il Servizio e con le "buone pratiche" o i protocolli tecnico scientifici esistenti. Quando i conti non tornano c'è, probabilmente, molto da fare per costruire coerenza nell'azione e, senza questa coerenza, è molto difficile essere interlocutori credibili.

Il futuro può anche essere migliore del passato ... se si lavora per costruirlo migliore.

Riccardo C. Gatti 3.4.2003

 

Per rileggere il Decreto del Ministro della Salute del 14 giugno 2002 (ormai non più valido) ed una mia riflessione a proposito  seguire questo collegamento  


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