La teoria dell’evoluzione

di Riccardo C. Gatti

(pubblicato su informaSERT)

 

L’evoluzione ha perfezionato le specie esistenti a scapito di altre che si sono estinte. Non è detto che siano sopravvissute le migliori.

E i Servizi Tossicodipendenze?

Sono nati quando si auspicava un Servizio Sanitario Nazionale Pubblico esteso a tutti i cittadini prevalentemente territoriale e controllato direttamente dalle Comunità Locali (vi ricordate i Comitati di Gestione delle U.S.L. nominati dal Consigli Comunali). In fondo dovevano quasi essere "Servizi di quartiere" costruiti a contatto con il territorio, multidisciplinari, integrati, e poi, secondo alcuni, … de-medicalizzati, de-psichiatrizzati, de-ospedalizzati … il che cosa non dovevano essere era, forse, la parte più chiara della loro identità. Nemmeno il nome era uguale in tutta Italia: N.O.T., S.A.T, G.O.T.. Il mio referente nel Comitato di Gestione della U.S.L. era un Vigile Urbano di uno dei Comuni che la costituivano. Una brava persona: sapeva ascoltare. Il Presidente lavorava in una casa editrice ed aveva voglia di fare: allora si cercava di costruire servizi che non c’erano. Il periodo d’oro venne dopo. Come per Internet la decisione di "fare" fu presa negli U.S.A.. C’era la guerra alla droga e gli alleati dovevano combattere. In Italia si decise di sanzionare i tossicomani "per spingerli alla cura" dopo un po’ di anni che non lo si faceva per lo stesso identico motivo. Probabilmente per quel tanto di cultura catto-mammistica che ci pervade si decise anche che lo Stato sanzionatore, in qualunque momento, doveva dare la possibilità al tossicomane di smettere. Da qui Servizi in ogni Unità Sanitaria Locale, finalmente con lo stesso nome (SERT), previsti, in alcuni luoghi, come aperti 24 ore su 24. Fu un periodo inebriante ed anche un po’ folle. Come spesso succede, quando ci sono le guerre, sui campi di battaglia si bruciano risorse umane e materiali spropositate se paragonate all’effettivo esito della singola azione. Molti operatori giovani furono mandati allo sbaraglio ad occuparsi di problemi più complessi di quelli che erano preparati ad affrontare. Nel Privato Sociale c’era molta dedizione ma anche molta improvvisazione. Si faceva ciò che si poteva e forse di più. Ma nel frattempo tante cose stavano cambiando. Nelle U.S.L. si scopriva la gestione manageriale; la territorializzazione della Sanità e la multidisciplinarietà degli interventi cominciava ad essere troppo costosa per uno Stato che si spostava sempre più in una sfera europea dove il risanamento del debito pubblico diventava condizione imprescindibile. Le priorità diventarono altre. Francamente crollarono anche dei miti. Se penso a trasmissioni televisive in cui gli spettatori sembravano propensi a scegliere come capo del Governo un leader di Comunità terapeutica capisco come tra il 90 ed oggi siano passati molto più di dieci anni. Purtroppo i SERT sono rimasti come in bilico. Il loro equilibrio è instabile: l’evoluzione non si sa che ruolo giocherà. Il motivo è apparentemente semplice: ancora oggi il che cosa non sono è la parte più chiara della loro identità. Non sono servizi di quartiere visto che gli abitanti dei quartieri ne farebbero volentieri a meno. Non sono servizi specialistici visto che anche per medici e psicologi non è stata prevista una specialità in questo campo (N.d.A. a mio parere un gravissimo errore). Non sono servizi clinici visto che in molti luoghi fanno capo ai Servizi Sociali pur essendo la maggior parte degli utenti interessati da attività di cura. Paradossalmente se perseguono l’obiettivo di raggiungere e di curare il maggior numero possibile di tossicomani, alcolisti e di abusatori di sostanze varie (legali ed illegali) rappresentano sempre di più una spesa (anziché una entrata) per l’Azienda che li gestisce. Capisco che siano artifici contabili ma gli artifici non sono mai casuali: per un Ospedale più interventi si fanno più soldi entrano, per una A.S.L. più tossicodipendenti si curano più soldi escono! Come se non bastasse, e qui francamente bisognerebbe chiedersi perché, in Italia non si è sviluppato dopo diversi anni un modello di riferimento operativo, tecnico ed organizzativo che possa essere preso ad esempio e non è nata una "scuola" di settore che potesse tracciare una strada. L’evoluzione e l’involuzione del sistema sembrano essere più veloci dello sviluppo culturale e tecnico del sistema stesso al punto che, in questo momento, molti considerano ipotesi sperimentali, innovative, riorganizzative o migliorative come "voli pindarici" non comprendendo, per ignoranza o malafede, come ci siano dei momenti in cui si vola o si precipita. All’interno della "normalizzazione" del fenomeno droga, che un mercato illegale intelligente ed aggressivo tende a trasformare in "normale consumo", lo spazio per l’esistenza del sistema SERT va restringendosi al punto che qualcuno incomincia a chiedersi che cosa succederebbe se questo tipo di servizio non esistesse. Si ritorna così, con forme apparentemente nuove, a riproporre il problema del perché mai lo Stato dovrebbe spendere danaro pubblico per curare una malattia "che ci si procura da soli" negando poi il concetto di malattia anche in considerazione del fatto che i servizi che si fanno carico del problema non sono servizi di cura ma servizi sociali. Lavorando nel settore conosco bene come il ragionamento sia viziato ma anche in grado di innescare una specie di gorgo involutivo. Alla fine del gorgo c’è solo il potenziamento delle strutture contenitive a basso costo per chi non è in grado di uscire da una situazione che "poteva anche evitare". Alla fine del gorgo l’unica cosa che salva dalla soluzione carceraria o manicomiale, per chi non è in grado di gestirsi la sostanza senza combinare pasticci, è il fatto… che queste non sono strutture a basso costo. Occorre fare molta attenzione perché è proprio la legge dell’evoluzione che spinge alla soppressione del più debole ma è anche il superamento intellettuale e politico di certe leggi naturali che, nel bene e nel male, distingue l’uomo dall’animale. La situazione del tossicodipendente o dell’alcolista non sono senza speranza ma l’esperienza di questi anni ci ha insegnato come, spesso, siano richiesti interventi complessi e sofisticati per risolvere casi apparentemente irrisolvibili. Sostenere che "non ci sono soldi" per realizzare questi interventi o per sostenere una rete di intervento qualificata è una idiozia. Sarebbe come pensare che il problema degli anziani si risolve morendo in giovane età e contemporaneamente che la questione giovanile si risolve con gli anni. A mio parere i soldi ci sono e non pochi. Probabilmente, come spesso accade, vengono male utilizzati. Ci sono, ad esempio, persone pagate per incarcerare soggetti che, subito dopo, qualcun altro è pagato per decarcerizzare. Ci sono organizzazioni deputate al controllo sociale che ragionevolmente desidererebbero che le loro funzioni venissero delegate ai Servizi territoriali e trasformate in azioni educative o terapeutiche ma altre che richiedono e ottengono finanziamenti per progetti di prevenzione primaria che, forse, hanno poca esperienza e titolarità per condurre. Sempre in ambito preventivo si va a mode. Capita che, a seconda degli argomenti (nuove droghe, discoteche, scuole guida, doping ecc.), si ritrovino tutti negli stessi luoghi sviluppando teorie che sembrano adatte per tutte le stagioni e per tutti gli argomenti dal gioco d’azzardo alla bulimia, all’abuso di ecstasy, all’alcolismo. In ogni caso si agisce "a termine" senza pensare che la vera prevenzione lavora a tempi medio lunghi. Si costruiscono sistemi di aggancio in strada ma non si supporta adeguatamente l’azione di supporto investendo poi molto in progetti di reinserimento lavorativo quantomeno improbabili e poco frequentati. Ci sono molte strutture del Privato Sociale semi-vuote ma, contemporaneamente l’offerta rimane troppo indifferenziata per rispondere alle diverse esigenze. La possibilità di ricovero clinicizzato in luoghi specializzati per il trattamento delle dipendenze è possibile praticamente solo a pagamento ma, contemporaneamente, si spendono soldi per posti letto ospedalieri eccedenti le normali necessità che restano quindi costosamente vuoti a far nulla. Non si creano scuole di specialità sulle dipendenze ma si pretende che i clinici delle A.S.L. che vengono assunti nei SERT abbiano una specialità (naturalmente aspecifica) con il risultato che, appena possibile questi cercano di trasferirsi dove il loro curriculum può essere valorizzato pienamente. Si spendono soldi per certificare esami clinici aventi valore medico legale ma si risparmia sulle procedure per garantire che i campioni esaminati corrispondano senza possibilità di errore alla persona cui sono attribuiti. Gran parte dei fondi che potrebbero servire per sperimentazione e ricerca vengono spesi per finanziare attività ordinarie di strutture od organizzazioni che, probabilmente, avrebbero poca ragione di esistere ma poi non si riesce a realizzare sperimentazioni e ricerche per mancanza di risorse.. Si sostiene che l’alcolismo provoca costi enormi (sociali e sanitari) ma l’investimento per l’intervento precoce in quest’area è poco (si preferisce assistere i pazienti terminali ?). Si decide di affrontare la dipendenza da tabacco ma si valuta che chi si è sempre occupato di dipendenze non sia adatto per farlo compiendo poi a livello di intervento gli stessi errori, oggi evitabili, compiuti nell’affrontare la questione droga. Gli esempi potrebbero continuare e mi scuso della genericità: non tutto avviene così dappertutto, evidentemente, ma certamente occorre un salto di qualità.

Il sistema dei SERT e più in generale il Sistema di Intervento Pubblico-Privato sulle tossicodipendenze sta mostrando la corda perché è un sistema chiuso, molto "provinciale" e dagli orizzonti limitati. Essendo nato su successive emergenze porta con sé una provvisorietà congenita ed istituzionale che non lo proietta nello spazio e nel tempo. Di conseguenza rifugge dal dimostrare quello che fa, i risultati che ottiene e come utilizza il danaro. Favorisce troppo per motivi storici, ma anche economici, la scarsa qualificazione degli operatori. Questa posizione oggi è inaccettabile. Dall’esterno o dall’interno è necessario ristrutturare il sistema ed adeguarlo ai tempi sfuggendo alla tentazione di pensare che quest’opera si compia automaticamente e da sola fissando degli standard e liberalizzando il mercato dell’offerta. Esiste un’azione tecnica e politica di programmazione, verifica, manutenzione e sviluppo della rete e della professionalità che non è mai stata adeguatamente esercitata. Per esercitarla, occorre decidere ed invertire una linea di tendenza che oggi sembra premiare le organizzazioni, i servizi e gli operatori meno seri. L’evoluzione dei fenomeni che si affrontano richiede una specializzazione ed una qualità di intervento maggiore di quella mediamente disponibile oggi. Un unico contenitore territoriale di qualunque questione collegata all’uso di droghe legali o illegali e depositario di funzioni contemporaneamente cliniche, sociali, di ordine pubblico, di controllo sociale non è quanto di meglio si possa pensare indipendentemente da chi sia gestito. L’antico dualismo SERT – Comunità appare anacronistico. Nel frattempo la mentalità che, attraverso un pianto antico sulla cronica mancanza di risorse, costruisce giustificazioni all’impossibilità di evoluzioni positive finisce per creare un solido alibi a chi non vuole fare nulla perché non sa fare nulla o a chi pensa che l’intervento nel settore si esaurisca nel coltivare bene il proprio orticello. Siamo pronti per una riforma del sistema? E’ difficile dirlo. D’altra parte o adesso o mai più. Ci sono momenti in cui le ristrutturazioni sono ancora possibili perché le fondamenta ed i muri della casa hanno ancora una sufficiente solidità. Tuttavia rifare la casa ti lascia allo scoperto, dà insicurezza, fa paura ma alla fine la scelta evolutiva è sempre stata premiata. Chi resta fermo, chi non si evolve sembra più tranquillo ma in fondo è già "in via di estinzione". Ciò vale per sia per i singoli che per i sistemi sociali e professionali in cui si riconoscono ed operano. L’uomo si è evoluto proprio perché ha saputo raccogliere la complessità dell’esperienza e valutare la storia per progettare e costruire il futuro.

Per questo da sempre spera in un futuro migliore: perché ha futuro.

 

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