
Lei dice di non avere le idee ben chiare. Si consoli: è in buona compagnia. Io sono nella sua stessa situazione. Peccato che siamo gli unici due, vista la scientifica certezza con cui molti, ormai, si esprimono.
Quando il Procuratore Generale Galli Fonseca parla di sperimentazione, suppongo che intenda sperimentare la somministrazione controllata di eroina per ridurre i fatti criminali connessi alla necessità di procurarsi droga sul mercato clandestino. Ciò che non capisco, però, è quali potrebbero essere i limiti e i confini di questa sperimentazione, visto che l'intervento del Procuratore Generale incomincia a confondersi con altri interventi di diversa finalità e intonazione.
Attorno al sostegno del concetto di sperimentazione, ad esempio, si è anche riunito, chi pensa di avere trovato un nuovo mezzo per raggiungere i tossicomani che non si rivolgono, oggi, ai Servizi; chi crede di poter proporre nuovi trattamenti terapeutici anche somministrando eroina e metadone (assieme); chi è convinto che questa sia la strada per fare vera "riduzione del danno"; chi pensa che, non sperimentare, è, per principio, un fatto negativo; chi crede che non solo bisognerebbe somministrare eroina agli eroinomani ma anche cocaina ai cocainomani. Qualche politico, inoltre, in un recente passato, aveva proposto la somministrazione controllata di eroina nei casi più gravi. Forse, chi vuole fare esperimenti, dovrebbe, almeno, esplicitare chiaramente che cosa vuole sperimentare, come, e per ottenere quali risultati. Io mi sono fatto la convinzione che ciascuno abbia in testa una sua specifica idea, non necessariamente simile a quella degli altri.
Una cosa che mi colpisce, nel dibattito in corso, è la necessità di aggiungere il concetto di "controllo" alla azione della somministrazione: la somministrazione, appunto, controllata.
Chi lo propone, pensa, evidentemente, che potrebbe esistere una somministrazione "incontrollata".
Non vorrei che la sperimentazione consistesse proprio nel verificare se è veramente possibile tenere sotto controllo la somministrazione di droga ai tossicomani o, meglio, tenere sotto controllo i tossicomani attraverso la somministrazione di droga.
Per questo chi, come noi, anche attraverso la somministrazione di farmaci sostitutivi, è convinto di compiere una azione terapeutica e riabilitativa, fatica a comprendere un concetto che, da altri punti di vista, è fin troppo chiaro.
R.C.G.
COME CAMBIA IL CONSUMO
L'esperto: i nuovi tossicomani, ragazzi della porta accanto
Gatti, responsabile Asl: in questi anni troppa indifferenza
Qui, una volta, c'era la fila. I ragazzi si mettevano per strada, chiedevano il metadone, aspettavano il turno. Ora le code sono sparite, tutto è asettico, efficiente, soft: si entra, si prende il «pacchetto», si va via. Perché a Milano ci sono già tremila persone che ricevono «la somministrazione controllata»: non di eroina, ma solo di metadone. Che acquieta l'organismo senza l'effetto «sballo». I medici ascoltano, prendono nota, spiegano che calano gli eroinomani, crescono i cocainomani. Calano gli emarginati e crescono i «normali», che sono drogati e non se ne accorgono.
Piazzale Accursio, Milano ovest. Il capo ha 45 anni, si chiama Riccardo Gatti, dirige 160 dipendenti. In burocratese è il «responsabile del servizio tossico-alcol-dipendenze dell'Asl città di Milano», in pratica è la persona che da vent'anni segue il mercato, il consumo, gli effetti della droga. Ha letto la proposta di Nobili. Allarga le braccia. «E' un problema complesso, terribilmente complesso, non ci sono ricette semplici». Come dire che «dare l'eroina» senz'altro «non cura le persone» e chissà «se limita i crimini». Ci pensa. «Dovremmo immaginare un tossicomane consapevole. Che commette i reati solo e soltanto per la dose. Che prende la droga qui, da noi, e poi non delinque più. E' possibile... ma è solo una fetta del pianeta». Traduzione: difficile giurare che «la somministrazione» riduca i crimini.
Ma Gatti non vuole bocciare l'idea. Si limita alle obiezioni. «Il problema è anche tecnico. Oggi abbiamo strutture generaliste, non saremmo in grado di dare a qualcuno il metadone, ad altri l'eroina, ad altri ancora... Ci vorrebbero investimenti, centri differenziati. Non solo. La sperimentazione si può fare su pochi casi, mirati: ma allora l'effetto sociale diventa scarso, quasi irrilevante». E ancora. «In tanti commettono i reati sotto l'effetto della cocaina... dovremmo distribuire anche la polvere bianca? Impossibile, perché il controllo sulla coca è ancora più complicato: le reazioni sono diverse, alcuni hanno gravi disturbi psichici».
E siamo al secondo punto. I cambiamenti. «A Milano la cocaina è in crescita: non è vero che era la droga degli anni Ottanta. Anzi. Prima era destinata a gruppi ristretti, adesso ha una diffusione trasversale, è più disponibile». Ma l'eroina? «Stabile. E' entrata in crisi con la paura dell'Aids e delle siringhe. Però adesso ricompare con nuovi metodi: viene respirata. Tanto che in America l'eroina ha di nuovo superato la cocaina». Non basta. Cresce l'ecstasy, la pillola chimica. «Non è più legata soltanto alle discoteche e al divertimento, ma a volte diventa un'abitudine fissa, anche quotidiana... E i consumatori non sono gli emarginati dell'eroina ma i giovani "normali" che si mettono lo zainetto e vanno a scuola». Dal tossicomane maledetto al tossicomane fantasma, dal disperato al ragazzo della porta accanto.
Quindi? Il valore del dibattito? «E' enorme, ci ricorda che l'emergenza esiste. Negli ultimi anni non è diminuita la droga, ma solo l'attenzione sulla droga». Pausa. «Insisto. Non so se l'eroina tornerà in nuove forme. Ma qui, a Milano, adesso, l'emergenza sta diventando la cocaina. Che è subdola, devastante. Può portare alla schizofrenia, alla violenza, al delirio. E lo stato "intermedio" è il più pericoloso: si agisce credendo di avere il controllo e invece il controllo si è perso. Si entra nei negozi e si arriva a sparare: vedendo un pericolo che non esiste. Per di più la coca provoca tolleranza e dipendenza: come l'eroina. I nostri pazienti sono tremila: ma forse il numero di chi avrebbe bisogno della terapia va moltiplicato per quattro». Per cui ci potrebbero essere 12 mila schiavi della droga, quasi tutti giovani. Sono diminuite le siringhe: non i tossicodipendenti.
Venanzio Postiglione, Corriere della Sera
Martedì, 31 Agosto 1999
Milano