Che succede in discoteca ?

di Riccardo C. Gatti

 

Periodicamente le cronache si interessano ad episodi che accadono nelle discoteche o nei loro immediati dintorni. Situazioni violente in cui, per motivi che sembrano futili, ci scappa il morto. A questo punto si assiste alla solita difesa di ufficio degli operatori del settore. La discoteca è ritenuta uno dei pochi luoghi di ritrovo che si offrono ai giovani. La maggior parte di loro non ci va, certamente, per essere violenta. Non si può demonizzare i locali e chi li gestisce per episodi sporadici che potrebbero accadere, e accadono, ovunque. Il Corriere della Sera il 23 settembre 97, in occasione di uno di questi episodi, che ha visto la morte di un ragazzo di 22 anni, riporta una elencazione dei casi precedenti: sono, in tutto otto dal 1995: nemmeno pochi, anche considerando il numero dei locali e delle persone che li frequentano. Ma le morti che "stanno attorno" alle discoteche non sono solo queste. Quasi ogni fine settimana le cronache riportano una lista di gravi incidenti stradali in cui, soprattutto ragazzi giovani, lanciati a velocità folli con le loro auto, perdono il controllo e si schiantano con tutte le conseguenze del caso. Sono le "morti del sabato sera", forse frutto di quella "febbre" e di quella perdita di energia che pervade chi scarica tutta la sua capacità di controllo tra decibel di suono e luci colorate. Anche qui nulla di nuovo: velocità e spericolatezza sono fattori tipici dell'età giovanile. Chi difende il "popolo della notte" parla di montature: gli incidenti stradali accadono sempre e hanno a che fare anche con il numero di persone che si spostano. Ma, allora, esiste un "problema discoteche" oppure tutto e' riconducibile ad una amplificazione dei media che pone in forzata relazione fatti che, in realtà, non sono direttamente connessi con il mondo del divertimento notturno ?

 

Mio padre mi racconta che, ai suoi tempi, capitava di fare a botte fuori dal ballo pubblico. Soliti problemi: questione di donne, ad esempio, e contrapposizione di gruppi. Quando il ballo pubblico era fuori dal paese non era infrequente, ad esempio, che i ragazzi del luogo non volessero la presenza di persone venute da altri posti. Ad un certo punto imponevano il cosiddetto "ballo dei forestieri": l'ultimo ballo per chi non era del luogo e che, subito dopo, doveva andarsene. I maschi locali non gradivano la concorrenza nella conquista delle donne da parte di estranei. Se non se ne andavano erano botte. Probabilmente, anche a quei tempi, qualche fatto di interesse per le cronache dei giornali sarà avvenuto. Eppure mio padre non ha memoria di un "problema balli pubblici".

Forse la questione, dei giorni nostri, è collegata ad altre situazioni. Si tratta del che cosa si va a fare in discoteca. Per una serie di motivi complessi, connessi a mode e situazioni socio-culturali, esiste un numero non indifferente di ragazzi che cercano, sempre più, l'alterazione dello stato mentale come strumento di piacere. Sono, spesso, persone assolutamente normali che, tuttavia, nel fine settimana, si trasformano, slatentizzando tutto ciò che è slatentizzabile. In qualche modo queste situazioni si ritrovano anche in altre aggregazioni, come quelle che si costruiscono attorno alle partite di calcio. Si tratta di particolari posizioni, non necessariamente violente, che hanno, forse, a che fare con il desiderio di essere liberi e di ritrovare sé stessi. Un mio amico, ad esempio, va alla partita vestito in modo folle con in braccio un elefantino rosa perchè ricorda che aveva quel vestito e quell'elefantino un giorno memorabile in cui la sua squadra vinse una partita di coppa. Durante la settimana è uno stimato professionista che gira, in giacca e cravatta ma, almeno la domenica, dice, "faccio quello che voglio: allo stadio ognuno può essere sé stesso". Naturalmente nessuno, allo stadio, pensa che sia pazzo e nemmeno lui si trova a disagio abbigliato in un modo. Purtroppo le aggregazioni, costruite attorno alle squadre di calcio, non riguardano soltanto abbigliamenti strani ed elefantini rosa. I dirigenti sportivi e i poliziotti lo sanno bene: temono la guerriglia urbana ed il coltello o il bastone che spuntano all'improvviso. Temono quelle persone che vanno allo stadio per agire l'aggressività. Temono, soprattutto, la loro aggregazione, quando il gruppo diventa branco e basta un nulla per scatenare qualsiasi cosa. Ragionando dall'esterno sembrerebbe impossibile che, per vedere una partita, sia necessario un piccolo esercito di poliziotti in tenuta antisommossa: purtroppo è così.

 

Tornando alle discoteche, ma non è detto che il problema non riguardi anche alcuni frequentatori degli stadi, negli ultimi anni abbiamo assistito alla diffusione di droghe sintetiche psicostimolanti. Chi cerca dalla musica ad alto volume e dalle luci della discoteca lo stordimento e l'alterazione dello stato mentale trova, in queste sostanze, un utile coadiuvante. Cugine delle amfetamine, le pillole di ecstasy e prodotto similari, aiutano anche a reggere lo stress e la fatica del ritmo e del ballo continuo e rimanendo il mezzo e, talvolta, il fine, di una aggregazione piacevole in cui ci si sente amici di tutti senza relazionarsi, realmente, con nessuno. Il mercato di questi stimolanti continua a crescere: l'Europa è ormai regione di grande produzione e la possibilità di sintetizzare sempre nuove sostanze è pressoché infinita. Normalmente non scatenano aggressività quando il loro effetto è pieno ma, mano a mano che si affievolisce, ansia e tensione affiorano e devono essere limate, assumendone ancora o associandole ad altre sostanze sedative: l'alcool è la più comune. A questo punto la situazione mentale può deteriorarsi completamente: le conseguenze possono essere tragiche.

Chi gestisce un locale, di fronte a questi fenomeni, si dichiara quasi impotente. Un gestore di discoteca non può perquisire i clienti e nemmeno può impedire, direttamente, che in bagno o, fuori dal locale, ci siano, nascostamente, degli scambi di droga. Ricordo una trasmissione radiofonica in cui aveva telefonato uno di questi imprenditori dicendo che, proprio per la sua impotenza, aveva abbandonato l'attività. La diffusione delle nuove droghe è un cancro che non può essere sottovalutato e, soprattutto, non può essere sottovalutata la situazione che permette il mercato: il desiderio di alterazione artificiale dello stato psico-fisico che, attualmente, riguarda molti giovani. Se, da una parte, sarebbe idiota demonizzare chi gestisce il divertimento notturno e chi lo frequenta, dall'altra sarebbe altrettanto stolto minimizzare una situazione che c'è, che tutti gli operatori del settore conoscono e che rischia, tra le altre cose, di distruggere attività commerciali fiorenti che, tuttavia, (anche per questo ?) cominciano a dare segni di crisi. La politica dello struzzo, insomma, non paga sotto tutti i punti di vista anche perchè, la maggior parte dei giovani, non ha alcuna voglia di mettere in gioco la vita per passare una serata in allegria.

 

Il problema, quindi, si sposta sull'analisi di un fenomeno (l'alterazione dello stato mentale a scopo edonistico) che ha una sua preoccupane dignità, indipendentemente dal luogo in cui si svolge. Anzi mi sembra di aver ragioni per sostenere che se si svolgesse ovunque, se non fosse, quindi, localizzabile in situazioni spazio-temporali determinate, sarebbe ancora più preoccupante e pericoloso. Tutto sommato la discoteca ha suoi spazi, tempi regole e miti che fungono da strumenti modulatori di ciò che in discoteca avviene. Anche in quei locali dove il ritmo e l'alterazione mentale sono portati all'eccesso si partecipa, comunque, a un "rito" che, per quanto non condivisibile dai non iniziati, ha una sua liturgia che riesce a contenere, nella maggior parte dei casi, situazioni altrimenti incontenibili.

Non so esattamente per quale motivo l'ecstasy, e le altre sostanze psicostimolanti metamfetaminiche, trovano un luogo favorevole per la loro diffusione attorno alle discoteche. Altre droghe si consumano da soli o in pochi, non in situazioni di massa. Le stesse metamfetamine, per anni, sono state utilizzate in piccoli gruppi di sperimentatori. Dire che è il tipo di musica a determinare il tipo di droga mi sembra altrettanto banale e falso: è come sostenere che chi ama il Rock ama necessariamente anche il sesso e la droga. Una interpretazione suggestiva del fenomeno me l'ha suggerita uno dei più grandi impresari italiani di eventi musicali per giovani. Se un tempo si andava a ballare, anche alla ricerca dell'avventura o della relazione sessuale, e, quindi, la vera estasi era il sesso, più che la musica, oggi l'epidemia di HIV e, soprattutto, un certo tipo di campagne preventive hanno provocato delle forti inibizioni in questo senso. Si cerca, perciò, un altro tipo di ebbrezza mentre la sessualità è più spesso esibita che agita realmente. L'ecstasy e le metamfetamine diventerebbero, così, una specie di sostitutivo. Questa ipotesi, ha fondamento? Probabilmente la maggior parte dei giovani va, ancora, in discoteca per ballare e socializzare ma, se si osservano certi eventi che avvengono in questi luoghi, ci si accorge, effettivamente, di quanto il ballo, e l'approccio finalizzato alla relazione anche di tipo sessuale, diventino, quasi, momenti secondari che vengono sostituiti o, forse, rappresentati nell'esibizione, nel travestimento, nell'atteggiarsi. In questo la differenza tra la discoteca e la balera è totale. Nella seconda ci si va soprattutto per ballare e se nasce qualche cosa d'altro è ciò che può nascere nell'ambito di tutte le situazioni sociali: se c'è l'orchestra meglio, mentre gli spazi e i tempi sono adatti a persone di tutte le età. In discoteca, ciò che prevale è il ritmo, ma il ritmo sembra, soprattutto in certi locali, un supporto alla rappresentazione di sé o al raggiungimento di uno stato di trance vissuta quasi da soli, seppure in mezzo a tanta gente. Il D.J. non fa musica ma, assieme ai suoi collaboratori, ai vocalist ed alle cubiste, costruisce gli spazi e i tempi di una rappresentazione collettiva. Questi spazi e questi tempi sono adatti solo a chi è in grado di entrare in questa rappresentazione. Quando si è entrati ci si lascia portare e, fin quando si può, ci si perde. E' in questo tipo di rappresentazione che le sostanze che circolano possono essere funzionali. Infatti il loro uso sembra tollerato dai più: anche da chi non le assume.

 

Quanto sono diffusi questi fenomeni e l'utilizzo di questo tipo di droghe psicostimolanti? Apparentemente molto. Attorno a questi eventi, ed alle sostanze che vengono usate, è nato, addirittura, un linguaggio fatto di parole e di significati che non sono conosciuti ai non adepti e che sono diversi da quelli usati da chi usa altri tipi di droghe come l'eroina. La mia sensazione è, tuttavia, che la percezione di diffusione sia amplificata dal tipo di situazione, pubblica, spettacolare e di massa e, quindi, adatta ad essere ripresa dai mezzi di comunicazione. Senza dubbio, però, questo mercato si espanderà: tutti gli indici di rischio per la diffusione di questi consumi sono allarmanti. Ciò significa maggior incidenti, rischi concreti per la salute e possibilità di slatentizzazioni aggressive da parte di persone in stato mentale alterato a causa di psicostimolanti e/o alcolici.

 

Fatte queste considerazioni mi sembra di poter affermare che non è possibile, anzi è inutile, criminalizzare le discoteche: la società, nel suo complesso, deve farsi carico del problema. Se una fetta non indifferente di giovani cerca soddisfazione nell'alterazione artificiale dello stato mentale è perchè non ha educazione, cultura, risorse e spazi per farlo altrimenti in modo soddisfacente. D'altra parte chi gestisce e organizza il divertimento notturno non può negare di avere compiti e responsabilità che non finiscono, semplicemente, organizzando un buon servizio di sicurezza per prevenire le risse all'interno del locale. Le dichiarazioni di impotenza hanno un fondo di verità ma non sono tutta la verità. C'è un doppio legame tra come è organizzata una certa parte del mondo della notte e l'uso di droghe per alterare lo stato mentale. Quando gli eventi vengono costruiti in modo compatibile con lo stravolgimento e l'uso di droghe, non è, semplicemente, un caso. Se la musica, il ritmo, gli spazi e i tempi possono essere affrontati solo usando stimolanti non ci si può stupire del fatto che, attorno e dentro certi locali girino droghe. Quando c'è gente che agisce in stato di alterazione mentale certe conseguenze sono inevitabili: non si tratta solo di incidenti. Gestori di locali, D.J., P.R., vocalist e, comunque, tutti coloro che organizzano il popolo della notte hanno, quindi, una propria precisa responsabilità che verrà sempre più a galla con la sempre maggiore diffusione di questo tipo di fenomeni di abuso di sostanze. La loro responsabilità principale, in questo momento, è proprio dovuta alla posizione di chi cerca di starne fuori. Chi ha un problema evidente, e lo nega, rischia di non essere credibile. Se gli opinion leader del mondo della notte diventano poco credibili non sono più dei leader. Probabilmente non si sono, ancora, resi conto di essere anche educatori ed artefici di cultura e non, semplicemente, dei produttori e degli organizzatori di spettacoli. La loro posizione, astensionista nel momento in cui bisogna decidere, rischia di negare la loro stessa funzione: è una esplicita condanna all'autodistruzione.

 

Che fare, dunque ?

Quello che fa chiunque quando ha un problema: prima lo riconosce, poi lo studia e cerca di elaborare una strategia per affrontarlo. Non è questione di mezzi ma di ragionamento. Il settore ha già canali di comunicazione e opinion leader tali da poter avere una penetrazione notevole nella popolazione bersaglio. Manca il riconoscimento del problema, il suo studio e l'elaborazione di una strategia. Non poco ma non impossibile. Alcuni segnali si sono già visti: il SILB, l'associazione degli imprenditori delle sale da ballo, non è insensibile a questi problemi. Qualcuno sospetta che dia "risposte di facciata" ma non credo che sia così. Alcuni imprenditori incominciano ad accorgersi che senza una strategia, nel momento in cui l'identificazione droga - discoteca prendesse veramente piede, la loro attività imprenditoriale sarebbe finita. La maggior parte degli attuali frequentatori delle discoteche, che non si drogano e non gradiscono queste identificazioni, troverebbe il modo di passare il suo tempo e di spendere i suoi soldi altrove. C'è quindi un interesse economico, non solo etico, ad assumere una posizione attiva ed anche a isolare le "mele marce" da quelle buone. Mi sembra, a questo proposito, interessante la proposta di istituire un codice etico e di comportamento per gli operatori del settore. A mio avviso dovrebbe essere un codice di autoregolamentazione pubblicizzato: il cliente dovrebbe conoscere quali sono i locali che lo applicano. Bisognerebbe, poi, dare, a chi lavora in questi ambiti, la preparazione professionale necessaria per intervenire e modulare le situazioni di rischio. Ciò dovrebbe avvenire non solo dal punto di vista della sicurezza immediata del cliente, ma anche per la gestione di spazi e tempi, tipici della discoteca, che, quando sono mal gestiti, possono collaborare a situazioni di perdita di controllo decisamente pericolose. Un codice etico e di comportamento assieme ad una migliore formazione degli operatori non sono certo la soluzione di ogni problema anche se possono rappresentare un modo concreto per incominciare un ragionamento ed acquisire consapevolezze. La società civile deve, però, assumersi le proprie responsabilità ed aiutare il mondo della notte, ed i suoi operatori, a costruire sinergie. Chi decide di farsi carico di determinati problemi, anche fornendo livelli ambientali, di personale e di organizzazione, tali da consentire una maggiore sicurezza, deve essere agevolato in questa operazione. Gli imprenditori del settore, calcolando il loro "rischio di impresa", oggi, devono tener presente anche la necessità di farsi carico di problemi che non possono risolvere da soli. Tutto ciò apre un discorso ancora più ampio sul che cosa è possibile offrire sul mercato proprio del "mondo della notte". Il fatto che ci sia un numero sempre più grande di persone che, per divertirsi e relazionarsi con gli altri, ha bisogno di stravolgere lo stato mentale con droghe sintetiche, mette, anche, in evidenza come, per sempre più persone, l'attuale offerta di "eventi" non sia sufficientemente interessante per poter essere fruita di per sè. Se per essere attivi, per partecipare, per divertirsi, per diventare protagonisti, non si può essere sè stessi, qualcosa non va nell'interazione tra chi offre occasioni di incontro e chi ne usufruisce. Il popolo della notte ha i suoi leader, i suoi condottieri: è giusto, a questo punto, chiedersi verso quale direzione si stiano muovendo.

Non è, per caso, che abbiano già abdicato, rispetto alla funzione che ha determinato la loro fortuna. Non vorrei che questo popolo abbia, ormai, troppi leader che sembrano dei condottieri ma che, in realtà, si agitano senza una meta da raggiungere ... sapendolo.

 

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