
No
al carcere con San Patrignano
Il cartello
ConFiniZero prende
posizione contro l'inaugurazione, il 21.3.05, di una nuova struttura
penitenziaria di Castelfranco Emilia. La struttura dell'Amministrazione
Penitenziaria verrebbe gestita in collaborazione con San Patrignano e
sarebbe indirizzata al recupero di soggetti tossicodipendenti che, dovendo
scontare una pena superiore ai quattro anni, non possono usufruire dei
benefici di legge previsti per la cura e la riabilitazione di chi ha
compiuto reati minori. Le posizioni di opposizione al Governo ed a San
Patrignano, che provengono anche da altre parti, sono particolarmente dure e variegate.
In estrema sintesi si contesta la
possibilità che si crei una sorta di "mercato" delle comunità-carcere ma
anche il fatto che l'iniziativa possa essere solo l'inizio della
privatizzazione delle carceri in senso ampio. Nello stesso tempo è messa
in rilievo la connessione con la "legge Fini", attualmente in
fase di discussione parlamentare, e la possibilità di renderla
operativa aumentando i posti disponibili per la detenzione anche con la costruzione di carceri affidate alla gestione di
privati autorizzati, dalla stessa legge, a certificare lo stato di
dipendenza. Si passa quindi da posizioni libertarie ed antiproibizioniste
alla contestazione, così come dice il comunicato del cartello "ConFiniZero",
di "un modello che rimanda subito con il pensiero alle
Aziende-Carcere americane orientate allo sfruttamento di questa nuova
tipologia schiavile e diventate ormai un vero e proprio business nella
economia statunitense".
La posizione
dell'opposizione politica alla struttura di Castelfranco appare molto chiara e definita in un articolo di Manconi pubblicato sull'Unità
del 19 Marzo. Sostiene, tra l'altro,
Manconi: "Da molti anni, la destra politica tenta di
privilegiare la strategia riassumibile nell'esperienza di San Patrignano,
al fine di renderla egemone tra le metodiche adottate dall'intervento
pubblico. Sotto il profilo scientifico si tratta di una vera sciagura. E
lo sarà da domani, con molta probabilità, anche da un punto di vista degli
effetti sociali e culturali: perché San Patrignano e Castelfranco
rappresentano quel "solidarismo autoritario" che è senso comune e modello
pedagogico-terapeutico della destra italiana e di parte del suo
elettorato. E sarà "cura coatta", dunque, anche per chi non vuole o non ha
necessità di essere curato; sarà "detenzione privata", in barba al fatto
che è pubblico - e inalienabile funzione dello Stato - quel diritto che
sanziona e decide la reclusione; e sarà "mercato", tutto ciò, se quel
centro, come annunciano i vari giovanardi, dovesse diventare modello per
la cura delle dipendenze (vere o inventate). Dio ce ne scampi e liberi".
In opposizione anche il Coordinamento Nazionale
delle Comunità di accoglienza che dichiara: "I rischi che
vediamo nell'iniziativa di Castelfranco Emilia ci paiono amplificati anche
dal fatto che tale esperienza viene affidata a realtà del privato sociale
di cui non condividiamo i dichiarati metodi di dissuasione e di
contenimento, a volte estremi, che si vorrebbero legittimati dal fatto che
il fine giustifica i mezzi". Dopo aver stigmatizzato la scelta di
scavalcare Servizio Pubblico e reti territoriali, il CNCA sostiene che "non
servono le “pseudo carceri modello”; il carcere non può essere il nuovo
scenario dello scontro politico, serve un progetto vero e complessivo con
interventi organici e strutturali che prevedano un ricorso ben più
significativo e integrato alle misure alternative alla detenzione" (Fonte
www.vita.it
- 21.3.05) .
Il CEIS di Modena è possibilista
Non tutte le posizioni sono, però, ostili
alla struttura di Castelfranco. Ad esempio Giuliano Stenico, presidente del Ceis di
Modena - Fict, riferendosi ai detenuti, ha sostenuto in tempi non
remoti (fonte
www.ristretti.it):
"La suggestione è di poterli aiutare meglio a riflettere sulla loro
situazione agevolandoli nel rimotivarsi circa un cambiamento del loro
stile di vita. Il grosso limite è che questo avverrebbe in un ambiente di
costrizione che mal si concilia con l’elaborazione di scelte. Ma
trattandosi di detenuti, per cui non c’è la possibilità di misure
alternative, è tutto quello che si può fare. La situazione si presenterà
senz’altro migliorativa rispetto alla costituzione di sezioni ad hoc
all’interno del carcere comune". Stenico sostiene che la struttura non
sarà in nessun modo un carcere privato, essendo la direzione in capo al Dap
(Dipartimento Amministrazione Penitenziaria N.d.A.) che opererà unitamente alle realtà del territorio coinvolte. Come se
non bastasse, sempre dalla sua descrizione, tutta la vicenda sembra
veramente lontana da quello che altri paventano come un nuovo business:
"Non posso non precisare - dice il Presidente del Ceis - che il
finanziamento è a sola copertura della formazione del personale
carcerario, mentre le risorse per la formazione al lavoro, per gli
interventi degli operatori del Ser.T. e delle Comunità non sono state
stanziate. Come dire: la macchina è pronta, ma manca il combustibile".
Il dibattito sulla struttura di
Castelfranco prosegue a fasi alterne da qualche anno. Per chi volesse
approfondirlo suggerisco la lettura dei documenti riportati sul sito
www.ristretti.it in una
apposita sezione dedicata all'argomento
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Dura
contestazione per Castelfranco. Occupato il Dipartimento Nazionale.
L'inaugurazione della struttura
penitenziaria di Castelfranco Emilia ha visto la contemporanea attivazione
di manifestazioni di protesta che, tra l'altro, hanno portato all'
occupazione del Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga. Ecco
come riporta la notizia il sito
www.altremappe.org: "21.03.05
- Roma. Circa cinquanta persone del cartello
ConFini zero tra
studenti, precari e attivisti dei centri sociali
Astra e Esc
hanno occupato il Dipartimento nazionale sulle politiche antidroga di via
Quintino Sella. I manifestanti hanno esposto la scritta "Il consumo non si
chiude in carcere. Fini e Muccioli piantatela". La manifestazione è stata
organizzata in contemporanea all'inaugurazione del primo carcere privato
per tossicodipendenti, gestito dalla comunità di San Patrignano. Alcuni
manifestanti vestono simbolicamente la tuta a strisce bianco-nere, per
ricordare il rischio del carcere per i dieci milioni di consumatori
italiani. Tensione altissima per l'intervento di circa cinquanta tra
poliziotti e carabinieri, venti auto della polizia e tre blindati. I
partecipanti, dopo essere stati accerchiati, sono stati tutti
identificati". Ma anche a Castelfranco ci sono state
manifestazioni. Riferisce ADNKRONOS che circa 200 persone tra
esponenti del Bologna social forum,
No global,
Prc, Verdi e
Arci, hanno bloccato il traffico della
strada per Castelfranco e presidiato l'ingresso dell'istituto.
Il Dott.
Andrea Fantoma del Dipartimento Nazionale per le Politiche
Antidroga ha dichiarato, in un comunicato stampa, “Stamattina
a Roma un gruppo di manifestanti, appartenenti alle organizzazioni “ESC” e
“ASTRA” che si riconoscono nel cartello “Confinizero”, ha organizzato una
violenta protesta presso la sede del Dipartimento nazionale per le
politiche antidroga tentando di occuparne gli uffici e interrompendo le
attività che si stavano svolgendo. Questa azione intimidatoria è
inconcepibile in quanto il Dipartimento nazionale ha ripetutamente
manifestato la disponibilità al dialogo con tutte le componenti e gli
operatori del settore. L’efficacia dell’azione del DNPA, che ha intrapreso
con le Regioni e con gli operatori un percorso condiviso che garantisca
un’ampia partecipazione in vista della Conferenza nazionale di Pescara,
evidentemente non è gradita a chi ha interesse a creare più un clima di
tensione sociale che una dialettica serrata ma corretta. Richiamo tutti ad
un atteggiamento di responsabilità; isolare i violenti e gli intemperanti
è indispensabile per favorire una seria discussione nel merito dei
problemi da affrontare". - e, ancora - "È
urgente isolare i violenti che vogliono creare un clima da guerriglia.
Parole d’ordine quali “assedieremo la Conferenza nazionale del Governo” o
“accerchieremo Pescara il 21 settembre” (dove si svolgerà, appunto,
la Conferenza Nazionale N.d.A.) che alcuni esponenti
del PRC stanno irresponsabilmente usando rischiano di creare un clima di
tensione col quale impedire di affrontare un serio dibattito. Gli
operatori del Settore isolino questi “cattivi maestri”.
Il Guardasigilli,
Roberto Castelli, ha preso posizione
contro chi ''ha cercato di creare un clima di
tensione sociale attraverso una precisa e scientifica operazione di
disinformazione" ed ha smentito le voci diffuse a mezzo stampa
circa un probabile affidamento della struttura a San Patrignano (Fonte
ADNKronos). Ciò che viene contestato, però, non è solo il
rapporto tra la struttura e San Patrignano. Sul sito
www.globalproject.info , in preparazione della manifestazione
si dice, infatti, " Un carcere che risulta essere
uno dei terminali della legge Fini sulle droghe, la quale ha come
obiettivo la criminalizzazione di consumatori di sostanze e l’introduzione
di nuove categorie di soggetti ritenuti socialmente pericolosi. Una nuova
struttura che si vuole porre come alternativa ai carceri tradizionali
poiché il lavoro svolto dai detenuti è finalizzato all’arricchimento dei
gestori di questa struttura, siano essi comunità di recupero o privati
sociali".
I toni sono molto duri ma non è
questo il problema. Il rischio è che, senza un grande sforzo di volontà da
parte di tutti, la giornata di oggi possa segnare l'inizio di un percorso
dal dibattito politico allo scontro vero e proprio che, di per sé,
impedisce il confronto e, quindi, la comprensione di cosa accade.
Emblematica è, in questo senso, l'occupazione del Dipartimento Nazionale,
una struttura della Presidenza del Consiglio che si pone, tra l'altro,
come possibile (ed opportuno) punto di incontro per l'azione antidroga tra
le organizzazioni del settore, gli operatori, le Regioni ed il mondo della
Politica. Non per nulla sta preparando la Conferenza Nazionale in cui il
Presidente del Consiglio dei Ministri, nella sua qualità di Presidente del
Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga, secondo
l'attuale normativa, "invita soggetti pubblici e privati che esplicano la
loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza.
Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al
fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga
dettate dall'esperienza applicativa". Credo che si debba riportare il
dibattito politico nei luoghi deputati a farlo e, in questo senso, mi
sembra opportuna la richiesta di Massimo
Brutti, responsabile Giustizia dei Ds : 'Il ministro Castelli
risponda in Parlamento, illustrando in modo chiaro il progetto in cui si
inserisce il nuovo carcere '' . Ribadisco che è molto importante riuscire
a distinguere posizioni, ruoli e luoghi dell'interlocuzione altrimenti,
come altre volte è successo, si rischia di parlare di droga solo per
contrapposizione politica trasportandone il metodo anche in ambiti dove,
invece, sarebbe necessario il confronto tecnico ed operativo.
Forse è necessario ricordare che il
vero nemico da battere è un monopolio globale ed opprimente costituito
dalle organizzazioni che, attraverso la droga e quanto vi è collegato,
stanno tentando di controllare la società civile a nostro danno e a nostre
spese. Questo monopolio si nutre anche della nostra confusione.
Riccardo C. Gatti 21.3.05