La quinta Conferenza Nazionale di Trieste
Trieste, 12-14 marzo 2009
(tutto ciò che ho scritto su droga.net in ordine cronologico)

Partono le "mobilitazioni" in margine alla prossima Conferenza Nazionale di Trieste. Al via una azione (anche on line) di Fuoriluogo "per rompere il silenzio sulla prossima conferenza governativa sulle tossicodipendenze di Trieste", perché, viene affermato, "non si ripeta la farsa del precedente appuntamento di Palermo". In un appello che Fuoriluogo invita a sottoscrivere vengono indicate le questioni ritenute fondamentali "per rendere la Conferenza un appuntamento degno di questo nome" e viene ribadito l'impegno "ad organizzare, dentro e fuori la Conferenza, momenti pubblici aperti per una discussione libera, sia scientifica che politica, a partire dalla valutazione delle politiche internazionali che saranno oggetto di verifica al meeting Onu di Vienna del marzo 2009". Noto che questa presa di posizione sembra presumere anche una partecipazione alla Conferenza. La cosa non appare così scontata visto che a suo tempo, come dice l'appello di Fuoriluogo, "Il vasto movimento di opposizione alla svolta punitiva decise per protesta di disertare Palermo e il Cartello -Non incarcerate il nostro crescere-, insieme alle Regioni (di Centro Sinistra N.d.R.), promosse all’Università La sapienza di Roma una Contro-conferenza, in cui fu presentata una articolata piattaforma di riforma della politica delle droghe, con al primo posto la cancellazione della legge Fini-Giovanardi". Bisogna anche dire che questo movimento contava di vedere in breve tempo una forte affermazione del Centro Sinistra i cui programmi di Governo prevedevano l'abrogazione della legge proposta dal Centro Destra. Il Governo Prodi, tuttavia, come è detto nell'appello, "deluse le aspettative" di cancellazione di quella normativa. Caduto Prodi, vi fu una nuova netta affermazione del Centro Destra. Se, dunque, la Conferenza di Palermo sembra ormai molto lontana, la Conferenza di Trieste ... pare troppo vicina. Di fatto tutti coloro che avevano deciso di disertare la Conferenza di Palermo contro Giovanardi e la sua riforma si trovano, infatti, ora, in caso di partecipazione, nella paradossale condizione di fare oggi quello che non avevano fatto a suo tempo: discutere in assemblea (col medesimo interlocutore!) delle norme, del sistema dei servizi e delle politiche antidroga. Vedremo: intanto i tempi sono già molto stretti per organizzare un percorso preparatorio esaustivo e partecipato anche se è imminente la prima riunione della nuova Consulta degli esperti e degli operatori sociali che si terrà il prossimo 13 gennaio, convocata dal Sottosegretario Giovanardi e dal Dipartimento Nazionale. Anche FederSerD si prepara alla Conferenza e, consapevole della gravità della situazione, invia una lettera di auguri 2009 agli associati in cui dice, tra l'altro: "Siamo il fanalino di coda di una sanità strangolata, in alcune regioni è proprio il caso di dirlo, dai debiti al punto che sembra di veder sostituire al posto degli uomini i numeri e al posto della compassione nei confronti delle sofferenze umane l’assillo dei riequilibri contabili. (RCG 10.1.09) .
Per
leggere l'appello di Fuoriluogo
Per leggere gli "auguri" di FederSerd
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"Mai come in questa occasione la
conferenza rappresenterà una vera e propria polifonia di interventi,
tentando di controllare le varie spinte di protagonismo che sfioravano a
volte l’esibizionismo di alcune organizzazioni e persone che hanno portato
come unico contributo, durante le pre-consultazioni, la richiesta di parlare
in plenaria e di avere uno spazio mediatico”. Così riporta, tra l'altro, un
comunicato stampa della Conferenza Nazionale che, essendo in parte, anche
una risposta ad una
lettera della Consulta delle Società Scientifiche e
Professionali
configura pure un' azione preventiva o correttiva rispetto ad altre
questioni "In relazione alle numerose dichiarazioni che in questo periodo
stanno esondando le agenzie". Si veda ad esempio la dura
posizione di Rifondazione
Comunista
ma anche l'
espressione di Don Gallo
che chiede agli alleati di un tempo contro la Conferenza di Palermo
(Antigone, Cgil, Cnca, Cnnd, Forum droghe, Forum Salute Mentale, Gruppo
Abele, Itaca Italia) "da che parte state?" dopo la pubblicazione del
documento "A
Trieste ci saremo, per discutere liberamente e senza omissioni
".
Vedremo: la Conferenza è sempre stata una sorta di grande vetrina del
pensiero "tecnico - politico" di settore. Chi organizza sembra, oggi, voler
stemperare le occasioni di contrapposizione
frontale impedendone lo spazio, anche dal punto di vista della
rappresentatività. Il Comunicato della Conferenza da questo punto di vista è
fin troppo chiaro: "e’ stato chiesto a tutte le organizzazioni, da parte del
Dipartimento, di rinunciare a far parlare le - solite persone - ma di
proporre relatori giovani, non conosciuti e particolarmente impegnati, anche
per dare un segnale di ricambio generazionale e di valorizzazione di giovani
risorse che molto probabilmente potrebbero portare una innovativa spinta
fuori dall’ormai trito dibattito che usa la contrapposizione come unico modo
di confronto". Anche qui ... staremo a vedere: nella scorsa edizione, la Conferenza di Palermo, a
mio avviso, sbagliò chi, opponendosi alla politica governativa, se ne andò
altrove per invalidare la Conferenza stessa. Ora, però, quel fronte sembra
voler partecipare, "Diffidente ma presente". Non vorrei che a questo punto,
per evitare contrapposizioni frontali, l'Organizzatore finisse per compiere
un'altro errore: quello di togliere significato alla Conferenza. Sarebbe,
invece, interessante permettere il confronto, a costo di rischiare la
contrapposizione. Sappiamo che in Italia in tema di droga le posizioni non
sono univoche e travalicano gli schieramenti. Non è una sorpresa. Proprio
per questo è necessario lavorare organizzativamente e "politicamente"
per evitare un "trito dibattito", ma anche per cercare strade costruttive,
coniugando l'innovazione con l'esperienza. Ciò non avviene senza confronto
che, anche quando è contrapposizione di parti, rappresenta, se la si sa
cogliere, un' occasione di crescita e di cambiamento a patto di mantenere il
rispetto delle funzioni e dei ruoli dei diversi interlocutori. Sarebbe un disastro
se, invece, si finisse per concludere che occasioni come la Conferenza
Nazionale non servono soprattutto per la mancanza di condizioni idonee a
dibattere, a discutere, a confrontarsi ed a tirare delle conclusioni. Forse
i più vecchi ricordano che la Conferenza Nazionale venne originariamente
voluta proprio per permettere un confronto a vantaggio, tra l'altro, della funzione
legislativa del Parlamento: un confronto così alto e importante da vedere,
in passate edizioni, la partecipazione del Presidente del Consiglio e del
Presidente della Repubblica. Ma sono ricordi del passato e, Trieste,
evidentemente, "non è un paese per vecchi".
Riccardo C. Gatti 1.3.09
Quasi ci siamo: la
V
Conferenza Nazionale di Trieste
sta per partire. Diciamo che è una partenza un po' strana visto che, sino a
questo momento (è il pomeriggio di venerdì 6) un vero e proprio programma
non esiste. Per chi conosce questi eventi la lettura è chiara: si sta
lavorando sino all'ultimo momento per mettere a posto i tasselli di un
mosaico difficile da comporre. Non deve essere un lavoro facile al punto che
... si può rischiare di dimenticare qualcosa. Infatti mentre, almeno
apparentemente, si sta ottenendo il grande risultato di mantenere un
equilibrio tra tutti quelli (Regioni comprese) che hanno titolo per "salire
sul palco della conferenza" ... gli "spettatori" sono pochi. Se ne sono
accorti anche gli albergatori che erano stati allertati per un afflusso di
persone che, di fatto, non ci sarà. Addirittura il Sottosegretario
Giovanardi dichiara: "Prendo atto delle problematiche, da più parti
segnalate, in ordine alla presenza dei rappresentanti e degli operatori dei
servizi pubblici alla Conferenza sulle droghe, dovuta alla difficoltà delle
aziende sanitarie di permettere la partecipazione degli operatori dei Sert
per vari motivi tra cui anche quello di ordine economico". Una presa d'atto,
comunque, un po' sconsolante considerando l'istituzionalità dell'occasione.
"Il Dipartimento si farà dunque carico, almeno in parte, degli oneri di
trasferta di 300 persone provenienti dai Servizi per le tossicodipendenze,
divisi per regione in proporzione al numero complessivo di operatori" (Fonte
ADUC). Ma la conferenza, ormai, è tra pochi giorni ed anche gli Operatori
del Privato Sociale, sebbene con rimborso a carico del Dipartimento
garantito da tempo, sono sensibilmente meno di quanti si pensasse.
Certamente Trieste presenta difficoltà di collegamento superiori a quelle di
precedenti sedi (come Genova, Napoli o Palermo), certamente le Aziende
Sanitarie stanno stringendo la cinghia (come tutti), ma siamo proprio sicuri
che la partecipazione inferiore a quella di altre edizioni sia dovuta
principalmente a questi motivi. Rispetto alla Conferenza una collega,
qualche giorno fa, si chiedeva ad alta voce "ma cosa ci vado a fare?" E' una
domanda che, negli anni, e, indipendentemente dalla compagine al governo,
sta diventando sempre più frequente. Quale utilizzo hanno avuto, ad esempio,
gli atti delle precedenti Conferenze? Hanno cambiato qualcosa? Hanno avuto
una seppur minima utilità? Sono conservati e consultabili oppure se ne è
persa addirittura traccia? Sono stati, nelle loro conclusioni, presentati al
Parlamento come prevede la legge? Incontro sempre più persone che, pur
lavorando attivamente nel settore, incominciano a ritenere inutile un
confronto ed una interazione istituzionale. Per ora è un insidioso
malessere. Forse è solo un segno dei tempi. Spero che non si trasformi in
qualcosa di più grave. E se c'è chi incomincia a pensare che questa potrebbe
essere l'ultima edizione della Conferenza Nazionale io credo, invece, che
dal punto di vista delle Istituzioni (Stato e Regioni) questa non possa
essere una risposta adeguata non solo alla domanda della mia collega ma
anche ai bisogni del Paese. Sono anche convinto, però, che una riforma della
Conferenza in grado di darle una diversa organizzazione (permanente), un
regolamento, e precisi criteri di rappresentanza delle diverse componenti
del sistema, sia quanto mai indispensabile. Lo penso da tempo.
Riccardo C. Gatti 6.3.09
Ormai ci siamo. Giovedì 12 parte la V Conferenza Nazionale di Trieste.
Questo appuntamento densissimo (probabilmente troppo) di sessioni sui più
disparati argomenti che riguardano la droga, viene annunciato
sul sito ufficiale
con una
espressione un po' particolare che riporto testualmente evidenziandone una
parte: "La manifestazione si pone l'obiettivo di riunire sinergicamente
molteplici figure in grado di analizzare fattivamente il problema, proporre
e condividere possibili soluzioni. Questa
Conferenza, e soprattutto l'istituzione di consultazioni permanenti che
seguiranno, rappresentano un valido aiuto al Governo, alle
Amministrazioni regionali e alle Province autonome nella formulazione di
strategie e politiche nella lotta alla droga". Interessante. Evidentemente,
non si pensa alla Consulta che già esiste ma a qualcosa di diverso mentre la
frase di presentazione modifica sul nascere il significato della Conferenza,
sminuendone l'importanza, visto che, dunque, sarà
soprattutto l'istituzione "di consultazioni permanenti che seguiranno" e non
la Conferenza a contribuire alla realizzazione di strategie di Governo
nazionale, regionale e locale.
Sul "dopo conferenza" viene in aiuto la brochure ufficiale che spiega: "Poiché
i giorni di lavoro dedicati alla realizzazione della Conferenza Nazionale
non sono sufficienti ad esaurire il confronto e il dibattito sui numerosi
argomenti proposti, é necessario considerare questo importante incontro un
punto di partenza e non di arrivo, dando seguito, nei prossimi mesi, ai
lavori di Trieste, con un serie di incontri seminariali già programmati".
Poiché sono convinto (e l'ho scritto diverse volte) che "una riforma della Conferenza in grado di darle una diversa organizzazione (permanente), un regolamento, e precisi criteri di rappresentanza delle diverse componenti del sistema, sia quanto mai indispensabile" guardo con particolare attenzione a questo tipo di annuncio. Potrebbe prefigurare una buona idea ma molto dipende da come verrà gestita. "Consultazioni permanenti" ed "Incontri seminariali" sono termini un po' vaghi visto che, tra l'altro, le Istituzioni svolgono normalmente consultazioni (la Conferenza stessa è nata dopo una lunga serie di consultazioni) ma non è detto che queste abbiano l'alto significato istituzionale attribuito alla Conferenza. Rimane, già da subito, difficile pensare come sia possibile declinare in "successivi incontri seminariali", ad esempio, ciò che è espresso nell'articolo 1 del DPR 309/90 "Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza lavorativa”. Se ci si fa caso, infatti, proprio questo aspetto non è previsto tra gli argomenti in programma per i futuri incontri seminariali. Questi incontri che, almeno a livello mediatico, non avranno assolutamente la rilevanza della Conferenza, comunque, proprio perché già programmati, sposteranno in un futuro solo relativamente definito la possibilità di trarre delle conclusioni ma, qualora le traessero in modo strutturato, potrebbero rendere di fatto inutile una nuova convocazione della Conferenza. Tutto l'attuale modello organizzativo, con spazi e tempi compressi al massimo, e con argomenti che dovranno essere presentati in plenaria in pochi minuti sembra, infatti, rappresentare implicitamente la poca utilità della Conferenza Nazionale triennale rispetto a seminari di approfondimento su temi specifici. Rimane, però, una questione da risolvere: un possibile nuovo modello di consultazione seminariale sarebbe in grado di migliorare effettivamente la relazione e l'interazione tra gli ambiti programmatori e legislativi e l'ambito dell'operatività sul campo? I lavori preparatori delle precedenti Consulte degli Operatori e degli Esperti e dei Comitati Scientifici non erano, in fondo, equivalenti a seminari tematici permanenti? Perché hanno avuto così poco seguito? E' da cambiare il modello di consultazione attualmente previsto dalla legge ... oppure la Conferenza sarebbe un ottimo strumento se fosse organizzata diversamente? Insomma si sta proponendo una storia ancora tutta da costruire e progettare con molta attenzione tenendo conto che l'interazione proposta dovrebbe essere anche con le Regioni. Un nuovo modello potrebbe avere risvolti positivi anche per il Sistema di Intervento. Bisogna fare però attenzione a non gettare il bambino con l'acqua sporca rischiando di perdere anche l'ultima occasione di un possibile contatto istituzionale diretto tra chi fa le leggi e chi le deve applicare.
Riccardo C. Gatti 10.3.09
Molti documenti sono (e saranno) presentati sul sito ufficiale della
Conferenza
sul
sito del Dipartimento Nazionale
e su
Dronet.org
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Sul sito di Itaca Italia segnalo,
tra l'altro, un interessante documento per vedere come la Consulta degli
Operatori e degli Esperti del Precedente Governo, aveva affrontato il tema
del il sistema dei
Servizi ![]()
Sullo stesso tema segnalo la registrazione MP3 della mia relazione finale
alla precedente Conferenza di Palermo
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Anche la Federazione di Comunità Educative "Com.E." (mille posti accreditati
in Lombardia) invia un contributo che volentieri
pubblico
e segnala
il poster di uno studio sulla situazione psicofisica degli
utenti
![]()
Molte notizie verranno riportate dal notiziario quotidiano di
ADUC
![]()
Decisamente antagonista Fuoriluogo
![]()
Antagonista alle posizioni governative anche la conferenza
L'altra Trieste
cui
parteciperà, tra gli altri, Don Andrea Gallo
Vale la pena di tenere d'occhio anche il punto di vista della più grande
organizzazione di Operatori dei Ser.T. :
FederSerD
che espone il suo "DECALOGO"
![]()
Particolare la presa di posizione ("Diffidenti ma presenti") di CGIL, CNCA,
CNND, Forum Droghe, Forum Salute Mentale,
Gruppo Abele e Itaca Italia ![]()
N.B. Basandomi sulle passate esperienze ricordo che ciò che arriverà da parte dei media a proposito della Conferenza riguarderà solo in parte i contenuti della Conferenza stessa. Bisogna considerare, infatti, che i lavori dei convenuti, suddivisi nelle diverse sessioni, si svolgeranno in seconda giornata e verranno riassunti nella terza. Difficilmente avranno il carattere di "notizia" o verranno presentati in conferenze stampa. Pertanto, sarà più probabile la divulgazione degli interventi ufficiali delle Autorità di Governo, delle prese di posizione pubbliche di membri della maggioranza o dell'opposizione, oppure, ancora, dei contenuti di manifestazioni antagoniste o del pensiero di personaggi di spicco. Spero che sul sito della Conferenza vengano, prima o poi, pubblicati gli atti dei lavori (o almeno una sintesi) al fine di poterne trasmettere i contenuti a tutti gli interessati. R.C.G.
Come è stata
Insomma: presa pezzo per pezzo la Conferenza ha portato elementi anche di grande interesse ma, vista nell'insieme, mi ha dato la sensazione di una riunione in cui i combattenti celebrano i fasti e gli splendori di eserciti e guerre passate. Inoltre, sempre considerando l'insieme, il tutto avrebbe potuto svolgersi, più o meno allo stesso modo e con analoghi contenuti, nel secolo scorso: alla fine degli anni'80 (fatte salve le commemorazioni di chi, allora, era ancora vivo).
Dare, però, solo all'Organizzatore la responsabilità di
questa atmosfera "vintage" sarebbe molto facile ma, a mio avviso, non corretto.
La Conferenza è stata la rappresentazione di un sistema e di intendimenti
generali che lo sottendono ma complessivamente, almeno in questo momento, hanno
un’ evoluzione bloccata, o meglio, si evolvono ma con una lentezza
sproporzionata ai tempi veloci che il mondo attraversa. Così vengono messi in
mostra prodotti che hanno fatto la storia e che, ancora funzionano. Belli e
funzionali come la vespa, la lambretta e la
Vorrei sbagliarmi ma credo, tuttavia, che questa stasi nel "modernariato" abbia un significato preciso: potrebbe essere la quiete prima della tempesta. La Conferenza di Trieste, per quanto riguarda il rapporto Stato - Regioni ha reso evidente, infatti, un "non dialogo" istituzionale lasciando molte domande aperte. Eccone due fondamentali:
1) - Posto che la competenza dell'intervento in questo ambito a livello preventivo, terapeutico e riabilitativo non è più dello Stato ma delle Regioni, possono queste ultime, coordinandosi e raccordandosi tra loro, determinare ed applicare una strategia di azione complessiva sul territorio nazionale indipendentemente dal Governo del Paese?
2) - Può il Governo intervenire sull'operatività del settore non solo indicando alle Regioni livelli base di assistenza uguali per tutti i cittadini (fatto di sua competenza) ma anche entrando direttamente nel merito delle strategie e delle attività erogative organizzando "Piani di Azione" per la "la creazione di reti operative" e la stipula di protocolli d’intesa fra Agenzie educative e Sert. e/o dando indirizzi specifici per l'organizzazione degli interventi?
La risposta a queste domande non definisce, semplicemente, come si governa il sistema costituito da Ser.T. e Comunità e le sue interazioni ma mette in gioco una questione molto più ampia e fondamentale: il significato stesso di riforma in senso devolutivo della Costituzione. Si tratta di un nodo critico che potrebbe venire al pettine in questo settore perché, prima di altri, essendo nato in altri tempi all’interno di un Servizio Sanitario Nazionale regolato dallo Stato, ha oggi la necessità di essere rimodulato o, forse, completamente ristrutturato (vista la rapida evoluzione degli scenari di cui si occupa) dalle Regioni. Si deve, inoltre, tenere presente che il rifondato Dipartimento Nazionale, cercando molto attivamente i suoi spazi di competenza, potrebbe aver dato fuoco alle polveri di un possibile conflitto non essendo chiaro se le sue competenze si limitino al coordinamento delle politiche antidroga a livello delle diverse componenti del Governo (es. rapporti tra Ministeri e con gli Stati Esteri) oppure siano ampliabili al coordinamento delle politiche e delle azioni regionali.
Se gli Assessori regionali (o i funzionari delegati) riunendosi tra loro, avessero la facoltà di realizzare accordi per l'indirizzo ed il governo generale del sistema di intervento, anche convocando autonomamente Conferenze Nazionali con gli Operatori di settore, tirandone le conclusioni ed agendo di conseguenza, metterebbero fuorigioco il Governo Centrale (in questo caso rappresentato dal Sottosegretario delegato e dal Capo Dipartimento Nazionale). Per questo l' annunciata, convocazione da parte del Dipartimento Nazionale, di Conferenze Permanenti per la focalizzazione su temi specifici, inerenti l'operatività del Sistema di Intervento, ed il varo di "Piani di Azione" per la "la creazione di reti operative" e la stipula di protocolli d’intesa fra Agenzie educative e Sert, potrebbe suonare come una minaccia di guerra (permanente) a Regioni che, dal canto loro, sembrano schierarsi in formazione da combattimento istituendo una "Conferenza sulla droga delle Regioni".
Quindi il "vintage" potrebbe essersi generato non tanto per la volontà di singoli ma come inevitabile conseguenza di un conflitto istituzionale irrisolto, forse, nemmeno ancora pienamente iniziato, ma già chiaramente rappresentato proprio all'interno della Conferenza Nazionale. Anche modi e tempi di organizzazione della Conferenza di Trieste potrebbero trovare spiegazione da questo punto di vista. Cosa sarebbe successo, ad esempio, se le Regioni avessero organizzato una propria conferenza sulla droga prima del Governo?
Indebolitosi il dibattito politico sulla legge Fini - Giovanardi, non abrogata durante la scorsa legislatura di Centro Sinistra, questo avrebbe potuto essere il tempo ed il momento per "prendere in mano" il governo del sistema, visto che una riforma adeguata ai tempi è necessaria. Purtroppo, i tentativi di prendere in mano il timone del sistema hanno fatto cozzare tra loro Stato e Regioni con la conseguente impossibilità, da parte di chiunque (leggi organizzazioni di settore), di mettersi in mezzo ai contendenti senza rischiare di finire con le ossa rotte. Da qui l’inevitabilità di una proiezione nel passato visto che quella sul futuro era ancora estremamente incerta: una occasione per gli amanti del "vintage"; una grossa preoccupazione per tutti gli altri.
Ora c'è da augurarsi che proprio quelle persone dello Stato e delle Regioni che potrebbero diventare contendenti in un conflitto interistituzionale trovino, invece, le energie e la maturità per aprire, con l'aiuto di tutti, una strada evolutiva diversa e nuova. Da un conflitto, infatti, usciremmo tutti perdenti visto che i veri nemici stanno altrove.
In fondo la Conferenza non è stata soltanto “vintage”. Chi
aveva voglia di ascoltare con attenzione ha anche sentito analisi politiche
della situazione droga particolarmente aggiornate, approfondite, non
superficiali e lontane dagli usuali stereotipi e dall'usuale conflitto bipolare
destra – sinistra. Ne ho citato due all’inizio ma anche l’analisi di Gianfranco
Fini, in assoluta sintonia con Giovanardi, ha rappresentato, a suo modo, una
piccola rivoluzione in questo senso, forse favorita dal ruolo istituzionale non
di parte. Analogamente la partecipazione alla Conferenza da parte delle
Organizzazioni di settore e di persone legate all’opposizione è stata ampia
superando, così, la politica dei fronti contrapposti che aveva attraversato
Per questo se "Vintage" ha significato fermarsi un attimo per portare alla luce i problemi (istituzionali) sottostanti ad una mancata evoluzione; se il tutto, guardando al passato migliore, servirà per costruire le condizioni necessarie a costruire il futuro, senza dimenticarci della nostra storia e della nostra esperienza, allora ...ben venga il "Vintage"!
Riccardo C. Gatti 16.3.09
(*) Se è un prodotto deve avere almeno vent'anni e, spesso, diventa un oggetto di culto anche perché considerato di qualità superiore. Può anche essere una tendenza trasversale, un modo di essere e, forse, anche una sperimentazione che, invece di rivestire i panni della novità, indossa quelli della memoria. Tutto questo è "Vintage".
