Una «enorme schifezza elettorale». Verso la V Conferenza Nazionale.
Una “enorme schifezza elettorale”. Così si esprime Andrea Muccioli attaccando le nuove norme sulla droga in una intervista al Corriere del 4.3.06. Le nuove norme, a questo punto, sembrano proprio non andar bene a nessuno. Per motivi diversi, a volte anche opposti, la quasi totalità delle Organizzazioni di settore, Società Scientifiche comprese, si è espressa contro le modifiche di legge recentemente approvate. Le posizioni contrarie si sono viste a sinistra ma anche a destra anzi, secondo Muccioli, i favorevoli potrebbero proprio essere “quelli di sinistra che facevano ipocritamente finta di non vedere che in realtà questa legge a loro va benissimo perché di fatto tutto può essere consumo personale”. Così Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini vengono ora accusati da Muccioli di essere degli “irresponsabili” e di aver presentato “per rigorosa e severa una legge che invece depenalizza di fatto il consumo garantendo una sorta di impunibilità a moltissimi casi di spaccio” visto che “in pratica se tu dimostri che sei un consumatore non c’è un limite preciso alla quantità”. La posizione di Muccioli (che parla anche a nome di diverse comunità collegate a San Patrignano) è chiara: si aspettava venisse rispettato l’impegno di “fissare confini chiari e definitivi sui casi di consumo personale e quelli di spaccio”. “Il metodo non sarà mai perfetto? Fate delle tabelle fissando dei limiti massimi più alti. Ma fatele!”. “Che te ne fai di una bella definizione sull’illegittimità della droga se poi non hai gli strumenti per colpire davvero lo spaccio?”. “Invece niente. Diritti! A colpi di maggioranza! Per mostrare che loro sì che facevano una cosa contro la droga!”.
Ma siamo proprio sicuri che le nuove norme non vadano bene a nessuno? Secondo una recentissima indagine Eurisko (Fonte Ansa), infatti, il 60% degli italiani si dichiara d'accordo con le nuove norme, che equiparano la pericolosità e la perseguibilità di tutte le sostanze, con una predominanza di elettori del centrodestra. I più favorevoli alla nuova legge sono donne (66%), del Sud (66%) e maturi (55-64 anni). Più cresce il livello di istruzione, invece, più cala il gradimento: i laureati sono infatti i meno entusiasti (37%), quelli con la sola licenza elementare i più convinti (65%). Inoltre, la necessità di punire chi fa uso di stupefacenti è riconosciuta dal 55% nel caso delle droghe leggere e dal 72% per quelle pesanti; una propensione alla repressione che risulta più marcata al Sud.
A questo punto nel nostro Paese si sta verificando una situazione degna di nota. Muccioli, da sempre vicino alla attuale maggioranza, o, almeno ad alcuni suoi esponenti di spicco, riprende un’accusa proveniente anche dall’opposizione: la nuova normativa peggiora la situazione esistente ed è solo una operazione costruita per procurare voti. In questo senso si associa alla quasi totalità dei tecnici di settore quando pensano (per ragioni diverse) che la nuova normativa sia inaccettabile. Se, viste le attuali posizioni, il Governo avesse ascoltato i tecnici di settore non avrebbe varato queste norme di legge, visto che, per ragioni molto diverse, nessuno sembra appoggiarle apertamente mentre quasi tutti le osteggiano. Ma come mai tecnici su posizioni antitetiche finiscono per concordare che una legge di questo tipo possa raccogliere il consenso dei cittadini? Ci troviamo effettivamente di fronte ad una “enorme schifezza elettorale” oppure alla rappresentazione in una legge di ciò che pensa una gran parte del Paese? Perché i tecnici di settore non condividono questo tipo di pensiero?
Ho provato a darmi delle risposte a queste domande. Mi sono accorto che non è facile. Mi sono anche accorto che, in ambito tecnico, non sono pochi a pensare che chi si esprime sulla legge lo faccia o lo abbia fatto per obiettivi che non corrispondono a quanto dichiarato. L’ultimo ad esporre questo concetto è, appunto, Muccioli, quando dice che, in fondo, alla sinistra questa legge potrebbe andare benissimo nonostante le dichiarazioni inequivocabilmente contrarie. Siamo di fronte, perciò, ad una situazione molto particolare in cui i diversi possibili interlocutori che potrebbero e, anzi, dovrebbero costruire una strategia ed una azione antidroga a livello tecnico ed a livello politico tendono a screditarsi reciprocamente. Diventa così impossibile realizzare una interlocuzione costruttiva se ciascuno è convinto che l’altro non dica ciò che pensa e agisca secondo interessi “diversi”: sarebbero interessi che, proprio perché non dichiarati, rimangono invalutabili mentre, all’interno di questo scenario, anche gli elettori sarebbero ingannati da manovre elettoralistiche senza, però, aver alcun metro di giudizio visto che, appunto, tecnici e politici non parlerebbero in chiaro.
La situazione è potenzialmente devastante. Ben rappresenta, infatti, un blocco della comunicazione e dell’azione conseguente. Sintomi di questo blocco della comunicazione si sono già manifestati quando molte Organizzazioni di settore hanno deciso di non partecipare alla Conferenza Nazionale di Palermo. Dice la Legge vigente che “le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall'esperienza applicativa” ma chi era contrario alla proposta legislativa del Governo ha deciso di non rappresentare la propria posizione in quella sede ma altrove. Perché? Evidentemente non riteneva che questo tipo di partecipazione e comunicazione potesse servire a qualcosa e che, anzi, potesse essere intesa in modo equivoco. Così chi è andato alla Conferenza Nazionale ma anche chi non c’è andato poteva essere accusato implicitamente o esplicitamente di compiere una azione di fiancheggiamento politico … ancora una volta elettoralistica, nella migliore delle ipotesi, oppure a sostegno di interessi “altri”. Si tratta di una situazione paradossale in cui chi compie una azione o si esprime in chiaro rischia di essere considerato, per definizione, meno credibile di chi non agisce e non si esprime.
Questo blocco della comunicazione non può che avere esiti negativi, come ho detto, sulle strategie antidroga e sulle azioni conseguenti ma rischia anche di mettere alle corde la credibilità dei tecnici e delle organizzazioni di settore nella loro interlocuzione con il potere legislativo ma anche con i cittadini che, non per nulla, già oggi sembrano essere su posizioni differenti.
Credo che sia necessario trovare un rimedio per evitare una situazione involutiva in cui, persa la credibilità dei tecnici, le uniche scelte possibili siano proprio quelle populistiche ed elettoralistiche.
Io partirei da qui: teoricamente la Conferenza Nazionale dovrebbe essere l’organo tecnico massimo di consultazione per il potere legislativo. In realtà non lo è mai stato a pieno in virtù della sua occasionalità che ha inevitabilmente costretto i vari Governi a costruire interazioni dirette con i singoli esperti, gruppi ed organizzazioni. Alla Conferenza si è così sempre lasciata una impropria funzione di “fiera campionaria” in cui più si è … meglio è … l’importante è che tutti esprimano la propria opinione … per fare cosa … non si sa.
Le cose sono precipitate nel momento in cui la Conferenza stessa è stata convocata in coincidenza di una revisione della normativa vigente in un periodo prossimo alle elezioni. Chi non era d’accordo con le posizioni del Governo, soprattutto quando rappresentava altri, si è chiamato fuori impoverendo ulteriormente la funzione di quello che avrebbe dovuto essere un momento istituzionale. A questo punto le posizioni dei presenti e degli assenti potevano essere strumentalizzate ed è esattamente quello che è avvenuto.
Concordo con Giuseppe Vaccari, Responsabile del Progetto tossicodipendenze nel Dipartimento del Welfare della Direzione Nazionale DS quando dice “Non voglio, e non ne avrei l'autorevolezza, soffermarmi a disquisire su di un tema molto caro alla comunità scientifica: quello della neutralità del sapere scientifico in rapporto alla politica. Colgo solo che non vi sono opinioni univoche e che, più in generale, negli ultimi cinquant'anni filosofia e sociologia della scienza hanno progressivamente insistito sul carattere non neutrale della conoscenza”. Sono tuttavia convinto del fatto che se è vero che la neutralità del pensiero tecnico – scientifico non esista in assoluto, è anche vero che sia necessario affermarla e perseguirla come principio a cui continuamente tendere almeno come risultante complessiva del pensiero di un settore. Se può essere difficile ed anche inopportuno sperare che ciascun singolo tecnico diventi una sorta di rappresentante di una verità neutrale, visto che non esiste, sarebbe, invece, auspicabile ed opportuno costruire un luogo tecnico – scientifico di corretta interazione tra il mondo della Politica, rappresentato dal Parlamento e dalla Conferenza Stato - Regioni, ed il mondo delle Organizzazioni e degli Operatori del Settore. In campi come questo, infatti, se la corretta interazione tra due mondi che sono e devono continuare a rimanere distinti salta (così come è successo) ed i tecnici sono o vengono sospettati di essere dei politici mascherati, la loro credibilità si azzera e diventa difficile costruire strategie di intervento applicabili e leggi coerenti con le strategie. Non si può, a questo punto, biasimare i politici se fanno ciò che è connesso nella loro funzione di rappresentanza: cercare, prima di tutto, il consenso dei cittadini.
Se, invece, la Conferenza Nazionale diventasse un organismo permanente convocato (come da legge) ogni tre anni dal Presidente del Consiglio per una relazione al Parlamento ma in grado di lavorare continuamente come organo consultivo tecnico-scientifico in rapporto con l’azione del Governo, del Parlamento, della Conferenza Stato Regioni e, ovviamente, del Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga … forse le cose andrebbero diversamente. Certo bisognerebbe definire meglio “chi rappresenta che cosa” all’interno della Conferenza Nazionale Permanente e non sarebbe semplicissimo ma, risolta una fase costituente, avremmo un interlocutore insostituibile per l’azione antidroga nel nostro Paese. Accennavo ai criteri di rappresentanza perché oggi esiste un po’ di confusione nel settore. Esistono, ad esempio, organizzazioni che non è chiaro se rappresentino gli interessi, il sapere, e le idee degli operatori tecnici del settore oppure quello dei loro datori di lavoro, oppure, ancora, quello di network di gestori di servizi oppure degli utenti di questi stessi servizi. Evidentemente non è la stessa cosa e la definizione “soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza” che la legge definisce come partecipanti alla Conferenza è quanto mai vaga.
A proposito: questa è stata la proposta al Parlamento di uno dei gruppi di lavoro della IV Conferenza Nazionale di Palermo che ho contribuito a coordinare. E’ stata presentata in assemblea plenaria ed approvata dalla sala direi … per acclamazione … (assieme alla proposta di costituzione dei Dipartimenti per le Dipendenze in ogni realtà locale con pari dignità tra Pubblico e Privato Sociale ed alla determinazione di budget definiti per l’intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo).
Ora ci si potrebbe chiedere se sia proprio utile per affrontare un problema proporre una soluzione che deriva da una situazione che di questo problema è stata un emblema. D’altra parte l’applicazione della la teoria dei sistemi ci spiega come un paradosso, a volte, sia risolvibile solo con un controparadosso.
Riccardo C. Gatti 5.3.06