Perchè vado a Palermo

23 ottobre 2005

 

A proposito della IV Conferenza Nazionale di Palermo ricevo una e-mail da un amico che lavora nel settore. Mi aggiorna sul fatto che “le regioni, per bocca degli assessori alle politiche sociali”, avrebbero definitivamente rinunciato ad essere presenti. Manderanno un unico rappresentante che, per di più, dovrebbe esprimersi contro le politiche governative. A suo avviso, essendo alcune importanti organizzazioni del settore quasi sull’orlo di una frattura interna rispetto alla volontà di partecipare, avendo altre già deciso di non andare a Palermo o, addirittura, di organizzare un contro-conferenza, la IV Conferenza Nazionale  sarebbe essenzialmente un fallimento perché frequentata solo da alcune organizzazioni e da tecnici da sempre vicini alle politiche governative. Conclude dicendo “se posso capire perché ci vadano alcune persone dichiaratamente di destra (la cui posizione da sempre non si discosta molto da quella del governo) mi risulta molto difficile comprendere che cosa ci vada a fare tu”.   

Il tema è abbastanza … spinoso.

Dice la legge vigente:  “Ogni tre anni, il Presidente del Consiglio dei Ministri, nella sua qualità di Presidente del Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga, convoca una conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope alla quale invita soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza. Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall'esperienza applicativa (DPR 309/90 art. 1.15)”.

Ogni tre anni (anche se adesso dalla precedente Conferenza ne sono passati cinque !) tutti coloro che sono contrari alle posizioni del Governo minacciano di non partecipare alla Conferenza, non partecipano,  indicono contro – conferenze o mandano delegati con comunicati di fuoco contro la gestione governativa in atto. I motivi sono i più diversi. La Conferenza viene così trasformata da momento tecnico a momento politico facendole perdere di significato o rendendola, di fatto, ingestibile rispetto ai fini per cui è stata costruita (qualcuno ricorderà i passati appelli fatti nell’occasione da Ministri della Sinistra, allora al governo, rispetto al fatto che i politici dovessero fare “un passo indietro” e ricorderà anche i tentativi, con risultati variabili, per far si che anche ci si sentiva vicino all’opposizione partecipasse).

Ma la Conferenza è tecnica o politica? Dice, in proposito, Giuseppe Vaccari, Responsabile Progetto tossicodipendenze, Dipartimento Welfare, Direzione Nazionale DS: “Non voglio, e non ne avrei l'autorevolezza, soffermarmi a disquisire su di un tema molto caro alla comunita' scientifica: quello della neutralità del sapere scientifico in rapporto alla politica. Colgo solo che non vi sono opinioni univoche e che, più in generale, negli ultimi cinquant'anni filosofia e sociologia della scienza hanno progressivamente insistito sul carattere non neutrale della conoscenza” e ancora “Attenti allora che un approccio al tema droga e tossicodipendenze positivistico, tecnico, professionale così come rivendicato dalle organizzazioni citate (Federserd e Fict in odore di partecipazione alla Conferenza N.d.A), non diventi, loro malgrado, una foglia di fico con cui si cercheranno di coprire le tante manchevolezze del passato e le cattive intenzioni future in tema di droga da parte di questo governo” (Fonte Notiziario Droghe - ADUC).

Quale è la situazione al momento in cui scrivo?

Tutte le organizzazioni del settore dichiaratamente e storicamente vicine all’Opposizione non andranno alla Conferenza Nazionale ed anzi prenderanno posizioni attive contro; altre organizzazioni più tecnico – scientifico - professionali stanno valutando la situazione altre, non ostili o favorevoli alle posizioni del Governo, parteciperanno.

Un bel disastro a mio parere dovuto ad alcune cause specifiche:

1)       La pessima gestione del Governo delle politiche sulla droga ed anche della Conferenza che ha finito per essere spostata a ridosso delle elezioni

2)       Il fatto che per un insieme complesso di ragioni, anche conseguenti a quanto riportato nel punto precedente, la Conferenza è stata implicitamente trasformata in una occasione di discussione di una proposta di legge che potrebbe trasformarsi in legge indipendentemente dalla Conferenza stessa e dai suoi eventuali suggerimenti tecnici

3)       Il fatto che molte organizzazioni del settore abbiano una forte ed orientata anima politica e siano più vicine all’opposizione che alla maggioranza

4)      Il fatto che il sistema bipolare obblighi a schierarsi da una parte o dall’altra e, a ridosso delle elezioni, far fallire la conferenza potrebbe essere considerato un successo politico per l’opposizione

Il problema nasce per chi, come me, ritiene che se è vero che la neutralità assoluta del pensiero tecnico – scientifico non esista in assoluto, è anche vero che sia necessario affermarla e perseguirla come principio a cui continuamente tendere. Un pensiero tecnico – scientifico troppo asservito alle leggi della politica o dell’economia, infatti, rende senz’altro cattivi servizi a tutti i cittadini. La storia è piena di esempi che ci ricordano quali tipi di perversioni possano essere conseguenti a questo tipo di asservimenti.

Se la Conferenza non ci sarà, potrà anche essere una vittoria, per qualcuno o per molti, ma sarà senz’altro una sconfitta per chi avrebbe cercato nella Conferenza stessa un luogo istituzionale di incontro tra il sapere operativo di chi lavora nel settore e le scelte legislative e di governo del Paese (“Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall'esperienza applicativa .“)  In questo senso non sarei preoccupato così tanto come, alcune organizzazioni di settore, del fatto che sia il Governo a rimborsare ai partecipanti le spese di viaggio e di soggiorno con soldi pubblici. La Conferenza ha una funzione pubblica ed è un momento di lavoro: preferirei vederlo non sponsorizzato da Case Farmaceutiche o singole Organizzazioni.

Ciò che mi preoccupa è che ora, comunque vadano le cose, la Conferenza sarà ancora una volta snaturata nel suo significato originale e, forse, né alla maggioranza, né all’opposizione questo interessa più di tanto. Vedendo le azioni del Governo e le contro-reazioni dell'opposizione, sembrerebbe, infatti, che il contatto diretto tra “soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza”  e Parlamento ... non debba esistere. A causa di ciò un eventuale parere tecnico, per poter essere tenuto presente in ambito parlamentare o di governo, rischia di dover essere "mediato" da Partiti o da Organizzazioni vicine alla politica che ne possano definire priorità, forme e contenuti. Il tutto spinge a fornire pareri e posizioni tecniche solo a quelle parti con cui si concorda politicamente e ad entrare in interazione con le altre solo se accettano un ambito dialettico di tipo politico.

Questo tipo di situazione non mi piace e mi allarma perché, considerando i fatti, mi sembra direttamente conseguente ad un modo di pensare diffuso (a destra e a sinistra) che, comunque, non è il mio. Considerando che il fine ultimo della azione che io compio ogni giorno è quella di curare persone e di prevenire la diffusione dei fenomeni di abuso di sostanze (legali o illegali) non posso pensare che le occasioni tecniche e politiche di incontro diventino la stessa cosa. Evidentemente qualcosa non funziona, fin dall’inizio, anche nel modo di organizzare e di pensare la Conferenza che dovrebbe essere qualcosa di permanente e non di occasionale e che dovrebbe dipendere da un Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga che sia messo nelle condizioni di poter esercitare funzioni di snodo tra tecnici e politici senza assomigliare ad un piccolo Ministero.

Per questo, se ci sarà la Conferenza di Palermo, ci andrò egualmente e, se possibile (visto che non ne conosco ancora il programma), dirò anche queste cose ma cercherò anche di parlare di una situazione droga che sta diventando sempre più complicata in assenza di strategie e di investimenti all’interno di una povertà di pensiero programmatorio ed organizzativo generale che fa paura e lascia praticamente isolati sul campo tutti gli operatori del settore.

Forse dirò cose a sproposito, rispetto all’occasione, ma mi sentirei di farlo sia con la maggioranza che con l’opposizione in attesa di un ambito che, evidentemente, ancora manca, in cui di tutto ciò si possa parlare  a proposito.

Riccardo C. Gatti . www.droga.net

 

Per leggere la mia proposta su "Nuovi consumi e adeguamento del sistema di intervento" (file pdf)