La cartina al tornasole

E' in partenza, al Senato, l'iter legislativo della nuova legge sulla droga proposta da Gianfranco Fini che sta assumendo anche un certo significato di "verifica" per la maggioranza. E' lo stesso Fini, infatti, ad aver dichiarato recentemente "sarà la cartina di tornasole per far capire che questa e' una maggioranza che governa non solo per amministrare ma anche per dare nuovi valori di riferimento" - e ancora - "E' falso che parta da un presupposto repressivo, non e' vero che chi fuma uno spinello va in galera quello che la legge sostiene e' che non può esistere il diritto di drogarsi o di farsi del male" (fonte AGI).

Effettivamente l'iter di legge potrebbe essere anche un test di compattezza della maggioranza non solo verso l'esterno, come sostiene Fini, ma anche verso l'interno. Infatti, pur essendo rappresentate posizioni non punizioniste o anche francamente antiproibizioniste trasversalmente ai due poli, il Vicepremier mostra sicurezza rispetto alla compattezza della compagine di governo. E' possibile, di conseguenza,  che la discussione parlamentare sia aspramente "polarizzata" e "blindata" proprio in senso dimostrativo (le cartine al tornasole servono per testare l'acidità di un liquido N.d.A.) con una  maggioranza compattamente a favore della legge e l'opposizione compattamente contro. Personalmente spero che tutto ciò non si verifichi perché, in questo caso, sarebbe sacrificata la possibilità di una ragionevole discussione della proposta. L'opinione pubblica, in questi anni, ha dimostrato di essere abbastanza divisa sull'argomento con l'espressione di opinioni molto differenziate e, talvolta, antitetiche. Chi governa, quindi, in caso di scelte significative, si trova nella condizione di dover forzare la mano anche nei confronti dei propri sostenitori. Succede oggi con la proposta Fini ma sarebbe egualmente successo con proposte simmetriche di tipo antiproibizionista.

Forse tutto ciò ha una sua ragionevolezza che si rivela affrontando la questione da un altro punto di vista. Infatti non tutte le questioni umane sono affrontabili con leggi adeguate. Molto spesso ce ne dimentichiamo. Quando parliamo del problema droga tendiamo a cadere nella tentazione di vederlo come un fenomeno univoco che necessita di una risposta altrettanto univoca ... di tipo legislativo. Tutto allora sembra polarizzarsi verso la soluzione che riteniamo migliore. Peccato che non ci troviamo di fronte ad un fenomeno univoco ma ad una serie di situazioni molto complesse che ci riguardano, di volta in volta con proporzioni differenti dal punto di vista individuale, collettivo, culturale, commerciale e, più in generale, di potere. La droga in sé, tra l'altro, può essere contemporaneamente una sostanza psicoattiva, una moneta di scambio, una risorsa economica, uno strumento di colonizzazione o di controllo sociale, un fenomeno di consumo, l'espressione di un sentire comune di una cultura o di una sottocultura. Dubbi? Il nostro Paese è uno dei maggiori produttori mondiali di una droga che in altri luoghi e in altre culture è considerata illecita: l'alcol. Nel momento in cui si parla di droga, tuttavia, tendiamo a considerarlo una cosa a parte. E' giusto? E' sbagliato? Difficile dirlo anche se, proprio questo esempio, può aiutarci a comprendere la complessità di una situazione che, in alcuni momenti, tendiamo a semplificare troppo.

Il ragionamento dovrebbe ripartire da qui. Cos'è possibile fare perché la nostra società incominci a rifiutare il mito dell'additivo, del doping, dell'alterazione? E' evidente e quasi automatico che chi governa pensi ad una legge. Per questo Gianfranco Fini ha buone ragioni nel sostenere che non può esistere il diritto di drogarsi o di farsi del male. Tuttavia, non sono convinto che chi assume droga rivendichi, nello stesso tempo, anche il diritto di farsi del male. In ogni caso qualsiasi risposta legislativa, di per sé, sarà sempre poca cosa di fronte alla complessità del fenomeno a meno che non diventi uno degli strumenti conseguenti di processi culturali e di consapevolezza sociale che, in questo momento, mancano. E' possibile generarli e promuoverli? C'è chi sostiene che sia una utopia pensare di cambiare l'atteggiamento sociale nei confronti di questi fenomeni ma c'è anche chi, da sempre,  la pensa diversamente ed ha lavorato con costanza per l'espansione del mercato della droga e, più in generale, delle sostanze d'abuso. Dal suo punto di vista ha avuto ragione: il cambiamento c'è stato. Quindi non si trattava di utopia. Una questione di investimenti?  Probabilmente si: uniti a buone strategie. Ci sono investimenti e strategie proporzionati alla situazione sul fronte dell'antidroga? Anche la risposta a questa domanda potrebbe essere una cartina al tornasole per valutare l'azione e l'intenzione della maggioranza al governo.

Riccardo C. Gatti 22.9.04

Cominciamo male

Dopo aver visto "La cartina al tornasole" e la sua conclusione ("Ci sono investimenti e strategie proporzionati alla situazione sul fronte dell'antidroga? Anche la risposta a questa domanda potrebbe essere una cartina al tornasole per valutare l'azione e l'intenzione della maggioranza al governo") Un lettore mi ha trasmesso la notizia di agenzia che pubblico senza commenti o, meglio, ...senza parole  .

DROGA: A INIZIO 2005 NUOVA CONFERENZA NAZIONALE MA MANCANO FONDI
(ASCA) - Roma, 24 set - La quarta Conferenza nazionale per la lotta alle tossicodipendenze si terrà nei primi mesi del 2005. Ad esserne certo e' il Commissario di Governo per il coordinamento delle politiche antidroga, Nicola Carlesi. Il Commissario di Governo ha, però, lamentato la mancanza di fondi. ''Per la Conferenza - ha detto - sono a caccia di soldi perche' l'impegno economico non e' irrilevante. Come sapete - ha detto - c'e' un decreto taglia-spese con il quale fare i conti anche se ritengo opportuno tenere la conferenza".