Il teorema di Ferrero

 

 

Donatella Poretti (Rosa nel Pugno) fa una interrogazione parlamentare: ricordando che “la legge Fini-Giovanardi è in vigore da 390 giorni, di cui 138 durante il precedente Governo che l'ha voluta, e 252 -quasi il doppio- durante l'attuale Governo che l'ha in sostanza fatta sua" dichiara "Come ricorda l'Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), lo scorso 9 ottobre, il Ministro aveva anche annunciato che aveva redatto e inviato ad altri ministeri competenti un nuovo Ddl sulle tossicodipendenze. Che fine ha fatto quel Ddl? Che fine hanno fatto i numerosi annunci su una imminente modifica della legge Fini-Giovanardi, modifica che era stata considerata fra le priorità dell'azione di Governo?" (Tellusfolio). Si dichiara, poi, soddisfatta quando il Ministro dice che “non c'e' ancora un ddl del Governo, ma e' stato istituito un tavolo interministeriale per tracciare delle linee guida: - depenalizzazione consumo come da indicazione del referendum del 1993, eliminare le sanzioni amministrative; - eliminare tabelle e che la distinzione tra consumo e spaccio torni al giudice e non alla rigidita' delle tabelle; - inquadramento del fenomeno dal punto di vista socio-sanitario e non di polizia".

Quindi siamo ancora a livello di "linee guida" e non di un DDL . Porretti è soddisfatta ma preoccupata dei tempi. Non ha tutti i torti. La necessità di fare un "comitato interministeriale" ad hoc, tra l'altro, potrebbe essere vista positivamente ma potrebbe essere anche il segno di un accordo ancora lontano tra gli stessi membri del Governo. Il tutto significa anche che proposte di legge come quella di Boato, firmata da 40 deputati dell'Unione, che prevede "depenalizzazione totale del consumo di droga, abolizione delle sanzioni amministrative; ampliamento delle misure alternative al carcere; rafforzamento delle misure di riduzione del danno, introducendo le shooting room e il sistema di allerta rapido per analizzare le droghe presso i luoghi di consumo; tabelle diverse per le varie sostanze (ADUC)" ...non vanno bene. Probabilmente si cerca qualcosa di minore impatto. Ma cosa?

Tecnicamente non dovrebbe essere difficile definire che sia il giudice a decidere, caso per caso, la discriminazione tra spaccio e consumo. Già lo faceva, dopo il referendum del ‘93 ma anche dopo la legge Fini - Giovanardi, dove il superamento delle dosi definite dalle tabelle ministeriali è solo un indizio di spaccio che deve essere, comunque, valutato assieme ad altri elementi. Il problema, come al solito, da quando in Italia abbiamo una legge organica sulla droga, non è tanto quello di depenalizzare il consumatore, quanto quello di sanzionare lo spacciatore che, evidentemente, in assenza di livelli di riferimento è favorito nella sua attività. Pertanto, a mio parere, l'eliminazione dei dosaggi "consentiti" dalle tabelle non cambia moltissimo l'attuale scenario anche tenendo presente che, poter decidere caso per caso senza parametri di riferimento, presenta, ovviamente, vantaggi e svantaggi da diversi punti di vista. 

La vera parziale novità dell'orientamento del Ministro è, invece, l'eliminazione delle sanzioni amministrative per i consumatori con "l'inquadramento del fenomeno dal punto di vista socio-sanitario". Che significa? Evidentemente l'intenzione non è quella di abolire le sanzioni amministrative ... e basta. Che succederà allora? Chi è trovato in possesso di droghe dalle Forze dell'Ordine, se non spacciatore, sarà segnalato direttamente al Ser.T. e non al Prefetto? Non è una strada scevra da rischi: potrebbe perversamente aumentare ulteriormente l'attuale utilizzo improprio del sistema terapeutico - riabilitativo consumandone ulteriormente le già scarse risorse per aumentarne ulteriormente le funzioni di controllo sociale, a scapito di quelle preventive, terapeutiche e riabilitative (e non diciamo che verrebbero aumentate le risorse per Ser.T. e Comunità perchè non è vero già da alcune legislature!). La strada, comunque, non è, poi, così nuova. Basterebbe estendere al livello nazionale ciò che si sta già facendo dove esistono progetti per collocare la funzione prefettizia in ambiti socio-educativi e/o terapeutici in collaborazione con i Servizi Pubblici e Privato Sociale. Questa sperimentazione, ad esempio, è attiva già da tempo in Regione Lombardia a Milano e Provincia. Ma, anche qui, c'è un problema: in mancanza di sanzioni amministrative, perchè una persona, che non lo ha già fatto spontaneamente, dovrebbe rivolgersi ad ambiti socio-educativi o terapeutici? Per una raccomandazione della Polizia o in seguito ad una lettera del Ser.T.?  Teniamo presente che, già oggi, molti segnalati dalle forze dell'ordine non sono semplici consumatori occasionali di droghe ma si trovano in situazioni di confine  tra il consumo ed il piccolo spaccio (a fini di consumo?).  Alcuni, già oggi,  preferiscono la sanzione amministrativa al programma educational o terapeutico che sia!

Vedremo. In ogni caso la strada mi sembra  ancora lunga visto che si stanno facendo ancora linee guida.

Intanto ri-proliferano comitati e consulte: di tutto ciò, per ora, non hanno ancora parlato. Al momento, per la questione droga, abbiamo la consulta degli Operatori e degli Esperti istituita dal Ministro Ferrero, il suo Comitato Scientifico e l'istituenda nuova consulta della Ministra della Salute, Livia Turco. Poi ci sarebbe anche una consulta sull'alcol (da Ferrero) che continua, storicamente, la sua attività in collaborazione anche con organizzazioni dei produttori di alcolici.  La sua stessa esistenza sottolinea simbolicamente, (alla faccia della volontà di depenalizzazione e di de-sanzionamento ed anche della considerazione dell'abuso e della dipendenza da sostanze come situazioni patologiche), la differenza tra abusi e dipendenze tra sostanze legali ... e illegali.  Purtroppo, all'interno di queste attività, ancora una volta, non è chiaro il rapporto con le Regioni che, poi, sono le vere istituzioni decisionali in campo programmatorio (preventivo, terapeutico e riabilitativo) mentre completamente assenti sono i Comuni, le Aziende Sanitarie Locali ed i Dipartimenti Dipendenze che, di fatto, programmano ed attuano localmente l'azione antidroga ... ma, chissà perchè, a livello centrale non sono rappresentati da alcuna parte. Il risultato è noto: chi partecipa ai lavori discute, studia,  realizza e propone documenti ma il suo lavoro finisce, in gran parte, per perdersi nel nulla. Una prova? Che fine hanno fatto e quale considerazione hanno avuto a livello nazionale, ad esempio, i documenti conclusivi con le proposte della Conferenza Nazionale di Genova (prima) e della Conferenza di Palermo (dopo)? Contenevano precise proposte operative: quanto necessario per costruire una seria strategia di azione. Sono state buttate via.  Chi, di volta in volta, prima all'opposizione, diventava, poi, maggioranza ha disconfermato lavoro di mesi di centinaia di persone. E' la conseguenza di una strana, perdurante, utopia non dichiarata secondo cui l'azione antidroga è fatta dal Governo e ... dagli Operatori, saltando tutto ciò (anche di istituzionale) che c'è in mezzo. Così, nelle diverse consulte, prima, e nelle conferenze nazionali, dopo, i partecipanti  rappresentano i Ser.T. , le Comunità, le Prefetture, la Scuola, il Sindacato, le Forze dell'Ordine, la Magistratura oppure la loro Regione o l'organizzazione  di appartenenza ecc. ecc. ma ... solo simbolicamente.  In mancanza di criteri e di mandati di rappresentanza chiaramente definiti, finiscono, così, per essere identificati con chi dà loro il mandato: il Governo in carica. Verranno, poi, richiamati dal Governo successivo (con alcuni cambi di ruoli) a far parte di organismi simili a quelli appena disconfermati. Prima o poi prepareranno una nuova Conferenza Nazionale: ma per farne cosa?  

Così siamo comunque ancora molto distanti da quello che viene definito il  "superamento" della legislazione vigente che rimane il risultato di rimaneggiamenti successivi  di un (vecchio) impianto del 1975. Siamo distanti perchè il "superamento" non può essere fatto senza creare condizioni diverse di approccio e di discussione della questione. Oggi come ieri, in mancanza di queste diverse condizioni, il "superamento" è impossibile senza posizioni traumatiche per il Paese (voti di fiducia, colpi di mano, referendum abrogativi, posizioni elettoralistiche di bandiera, spaccature interne ed esterne alla maggioranza ecc.). Continua a non essere chiaro il quadro complessivo ed il risultato che si vorrebbe ottenere, sul fenomeno droga nel suo complesso, maneggiando una legge senza una strategia che sottenda questa azione. Così si cambiano le leggi ... perchè lo si ritiene giusto. Quello che, poi, accade realmente nel Paese è un'altra cosa. Non è una questione di questo o di quel governo: è una questione di sempre. Il Comitato Interministeriale lavorerà da una parte, le Consulte da un'altra, i Ministeri per conto loro, da un'altra parte ancora, e, così, le Regioni, i Comuni, le Province e le ASL. Ser.T , Privato sociale e volontariato (gli unici rimasti a fare una vera azione antidroga) rincorreranno risorse aggiuntive, limitate e improbabili, a puro scopo di sopravvivenza (se la sopravvivenza sarà possibile ).  

Ritornando al legislativo ed alle strategie di governo del Paese io sono convinto da tempo che la strada sia un'altra. Ecco quanto riporta di un mio "vecchio" intervento il sito www.genovaduemila.it (con tutte le limitazioni di un riassunto):  "il tossicodipendente va considerato come un malato e come tale, una persona da curare". Viene posto l'accento sulla salvaguardia della "dignità" del paziente che spesso non è garantita dalle condizioni di precarietà nelle quali il personale dei SerT si ritrova spesso a dover lavorare. La proposta politica del dott. Gatti consiste nella costituzione di una commissione formata da maggioranza, opposizione e tecnici del settore per la revisione della legge 309". L'intervento era dell'anno 2000, alla conclusione della Conferenza Nazionale di Genova (allora il Ministro era Livia Turco) durante una tavola rotonda "proposte alla politica". Proprio in quei giorni il Presidente del Consiglio, Giuliano Amato dichiarava "Non c'è una posizione che io possa assumere come presidente del Consiglio, perché i presidenti del Consiglio su queste cose devono fare delle scelte politiche. Questo governo non è in condizione, a questo punto della legislatura, da fare scelte sull'argomento". Passano gli anni, cambiano i governi ma la sensazione è che si continui a girare intorno. Chissà cosa direbbe, oggi, Romano Prodi?

In ogni caso partecipai ai lavori ed alle conclusioni di quella Conferenza, invitato da Livia Turco, e, proprio per quella strana utopia non dichiarata  che legherebbe il Governo agli Operatori nell'azione antidroga, mentre io credevo di adempiere a un compito istituzionale, ci fu subito chi si occupò di rappresentarmi come persona organica alla Sinistra (soprattutto a chi stava a destra ). Nel 2006 partecipai ai lavori ed alle conclusioni della Conferenza di Palermo, invitato da Giovanardi, e venni rappresentato come uno di destra (soprattutto a chi stava a sinistra) ma, naturalmente, in un caso e nell'altro, quello che suggerivo (così come quello che suggerivano i miei colleghi) non veniva preso in grande considerazione. Poteva avere una considerazione diversa? Probabilmente si se le condizioni di partenza fossero state diverse. Il problema è che, attualmente, non c'è scelta per cui gli organismi di consultazione tecnica, a queste condizioni, più che strumenti diventano strumentalizzati e strumentalizzabili, anche indipendentemente dalla volontà di chi li costituisce. E, poiché ho memoria, ritornando indietro nel tempo al 1990, ricordo bene alcuni esponenti politici sostenere, anche di fronte alle obiezioni tecniche ed etiche di molti Operatori di settore (ancora una volta poco ascoltate,  considerate o prese necessariamente come posizioni di parte avversa) la grande validità della legge Jervolino - Vassalli, che, allora, prima del referendum del 2003, prevedeva sanzioni penali per chi reiteratamente non si sottoponeva a cura o non guariva! Sembravano veramente convinti delle loro affermazioni e, probabilmente, lo erano. Molti di questi esponenti, oggi, fanno parte di quella compagine che dovrebbe depenalizzare e desanzionare il consumo di droga.

Mettendo insieme tutti gli elementi di questo ragionamento arriviamo, purtroppo, ad una conclusione. Tutti sono oramai convinti dell'inadeguatezza dell'attuale azione antidroga,  carente di una vera strategia condivisa a diversi livelli e, quindi (di conseguenza!), senza gli investimenti necessari per poter essere realmente incisiva. Viene lasciato spazio ad un mercato in continua crescita che determina un grave rischio per tutta la società . Date le premesse, però,  temo che anche con questo Governo, in questa Legislatura, in tema di droga non si concluderà un gran che. E' ciò che avviene da diverse legislature. Questo è il problema che mi fa pensare che quanto propongo dal 2000 sia l'unica strada percorribile per realizzare una strategia ed una azione (anche legislativa) adeguata. O si esce dalla logica degli schieramenti e da ciò che ne consegue anche nei rapporti interistituzionali e personali, nonché nella costituzione dei meccanismi tecnici di reale rappresentanza delle diverse componenti anche istituzionali del settore o, in questo campo, non faremo un passo avanti, indipendentemente da chi governa.     

E' vero, cambiano i tempi, passano gli anni e noi tutti cambiamo, fisicamente, nell'esperienza, nelle opinioni e nell'immagine che gli altri hanno di noi ma ... non vorrei che una frase rubata da Striscia la Notizia al Ministro Ferrero: "Che governasse la destra o la sinistra non cambia un caz..." possa, almeno per l'azione antidroga, essere considerata un teorema la cui dimostrazione è inutile perchè evidente.

Riccardo C. Gatti 28.1.07 


 

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